di Benedetta Frigerio da www.tempi.it

L’iniziativa di un sacerdote americano che, attraverso i social network e il passaparola è riuscito a strappare dalla morte un bambino 

Fr thomas Vander WoudeNon abortire questo figlio down, ti troverò io una famiglia pronto ad accoglierlo. Questa, nella sostanza, la promessa di padre Thomas Vander Woude (in foto). Ma certo non si sarebbe mai aspettato che la risposta a quel suo azzardato impegno facesse il giro del mondo.
Tutto è cominciato circa dieci giorni fa quando il sacerdote – prete della parrocchia cattolica della Santa Trinità a Gainesville, una cittadina della Virginia di 11 mila abitanti – ha sentito parlare di una donna che, quasi al sesto mese di gravidanza, aveva scoperto di attendere un figlio affetto dalla sindrome di Down. La madre e il padre erano decisi per l’interruzione di gravidanza, finché il sacerdote non ha varcato la soglia di casa ed è riuscito a strappare loro la promessa che, se avesse trovato una famiglia pronta ad adottare il piccolo, quello sarebbe nato.

L’EMAIL. Così, essendo i tempi strettissimi, padre Thomas ha mandato un’email a un piccolo gruppo di istituzioni scolastiche. Quindi, domenica 7 luglio, ha scritto su Facebook: «C’è una coppia in un altro Stato che ha contattato un’agenzia di adozione cercando una famiglia per il figlio in grembo con la sindrome di Down. Se non si trovasse un’altra coppia ora, sceglieranno l’aborto. Se siete interessati all’adozione di questo bambino per favore contattate immediatamente padre V.W.». Poi ha aggiunto: «Chiediamo comunque a tutti di pregare per questo bimbo e affinché a questa coppia sia data la saggezza per comprendere l’importanza della vita umana e non abortire questo bellissimo regalo di Dio».

IL TELEFONO SQUILLAVA. Il giorno dopo il suo indirizzo di posta elettronica era intasato. «Sono entrato in ufficio – ha raccontato – e il telefono non smetteva di squillare. Centinaia di persone hanno chiamato». Migliaia di email sono giunte dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dal Portorico e dai Paesi Bassi. Padre Thomas è stato costretto a chiedere l’aiuto di quattro collaboratori, assoldando un seminarista giunto in parrocchia per il periodo estivo, per gestire tutto il “traffico di aiuti”. «Mai avrei pensato che ci fossero tante persone pronte a cambiare radicalmente la propria vita per amore di un bambino», ha confessato il giovane. Anche Martha Drennan, una delle impiegate dell’ufficio parrocchiale, ha dichiarato che «nessuno si aspettava che la risposta sarebbe stata così veloce ed eccedente la richiesta». Sopratutto, ha aggiunto la donna, questo dice «quanto la vita non sia misurabile sulle prestazioni».
Padre Thomas, invece, si è rimproverato per la sua poca fede: «Sinceramente mi sgriderei per non aver mai fatto una cosa del genere prima; questo fatto dice quanto poco basta per farsi strumenti di Dio». Il piccolo ha ricevuto la disponibilità di novecento di famiglie, di cui tre sono state esaminate dalla coppia per essere scelte come genitori adottivi del figlio.