Tratto dal sito Cultura Cattolica.it

Ho ricevuto questa lettera da un amico. La pubblico su CulturaCattolica. it perché ne condivido il contenuto

Cari amici di CulturaCattolica. it,
scrivo a voi perché ho trovato spesso sul vostro sito una chiarezza di giudizio e una assoluta fedeltà alla Chiesa e al suo magistero. E, in questi tempi, è una dote straordinaria. Di fronte a quello che accade, anche nella nostra cara Chiesa, a volte sorgono domande e perplessità.

Le notizie dei fatti che ci riguardano sembrano dare testimonianza e conferma di quanto recentemente diceva il Papa Benedetto XVI*, quando riconosceva che le persecuzioni nella Chiesa a volte hanno una radice all’interno della stessa.

Ho visto che avete commentato le parole di Enzo Bianchi, pronunciate in un recente incontro che si è tenuto nel comune di Rimini. Non c’è qui bisogno di riportarle, chi volesse ne può trovare una carrellata sul giornale “La Voce” dell’8 novembre di quest’anno. Incuriosito e stupito per quanto anche da voi affermato, e ricordando che tale Enzo Bianchi era uno dei firmatari della “lettera dei sessantatré teologi” che, nel 1989, era stata pubblicata anche dal settimanale “Famiglia Cristiana”, ho fatto una breve ricerca in Internet per schiarirmi un po’ le idee. In questo ho seguito il suggerimento dato da Benedetto XVI, a proposito della triste vicenda legata a Williamson, ed ecco che cosa ho trovato: innanzitutto mi ha colpito il fatto che molti dei firmatari sono stati e sono tuttora docenti nelle istituzioni cattoliche (compresi seminari e Università); poi ho riconosciuto il nome di Franco Giulio Brambilla, che, dopo essere stato vescovo ausiliare di Milano, ora è attualmente vescovo di Novara; non sto poi a dirvi tutti i nomi dei firmatari (che potrete ritrovare nel documento che chi invio in allegato).

Si potrà certo dire “peccato di gioventù”, oppure “acqua passata”. Si potrà parlare di un’epoca oramai superata dagli eventi successivi. A dire il vero tutto questo non mi convince affatto. Ricordo ancora lo stupore, e il dolore, e, in qualche modo, lo scandalo per aver letto questo documento non su una rivista specializzata ma su un settimanale che si rivolgeva a tutto il popolo cattolico dell’Italia, in particolare alle famiglie: nella mia educazione sono stato aiutato a guardare alla Chiesa, al magistero, e in particolare al Papa con un rispetto e una devozione che compete solo a loro per il mandato divino di Cristo.

Ho sempre aspettato una ritrattazione pubblica di quello scritto. Del resto Giovanni Paolo II era stato capace di “chiedere perdono” per gli errori di tanti cristiani e di tanti esponenti della Chiesa, anche autorevoli.

E invece nulla di tutto questo, non mi risulta una presa di posizione pubblica, che abbia avuto lo stesso rilievo dello scandalo suscitato. Sono tutti maestri nel chiedere al magistero della Chiesa di saper riconoscere i propri errori, chissà perché nessuno di costoro abbia mai fatto lo stesso: sarà forse perché non credono che questi siano stati errori, ma in qualche modo sia ancora la loro posizione, che ha loro consentito di essere presenti sulla stampa, intervistati e osannati, con posti di prestigio nella Chiesa stessa? E perché alcuni di loro figurano – come per esempio Enzo Bianchi – tra gli invitati al sinodo dei vescovi (come quello sulla parola di Dio), mentre altri nomi, sicuramente più fedeli al magistero della Chiesa, non sono stati neppure invitati? Esperti nella fede o esperti nella ribellione?

Mi aspetto da membri della Chiesa che hanno responsabilità apostoliche, da uomini religiosi che pubblicano testi sulla spiritualità cristiana, un atteggiamento coerente con la fede che professano, in particolare un serio riconoscimento del valore del magistero ecclesiale, una ritrattazione che ripari il danno fatto alla coscienza del popolo cristiano.

Siamo giustamente esigenti nei confronti di chi ha commesso gravi peccati che hanno distrutto la coscienza giovanile (è ovvio qui il riferimento ai troppi casi di pedofilia all’interno delle istituzioni ecclesiastiche), siamo ugualmente esigenti nei confronti di chi ha violato e scandalizzato la coscienza del popolo di Dio.

Ne va della verità della testimonianza.

Con amicizia.

[Lettera firmata]
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* «Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali. Così rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia.» [Martedì, 11 maggio 2010]

«In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr Mt 10, 16-33) – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto. Questa realtà è attestata già dall’epistolario paolino. La Prima Lettera ai Corinzi, ad esempio, risponde proprio ad alcuni problemi di divisioni, di incoerenze, di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa. Ma anche la Seconda Lettera a Timoteo – di cui abbiamo ascoltato un brano – parla dei pericoli degli “ultimi tempi”, identificandoli con atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e che possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro, eccetera (cfr 3, 1-5). La conclusione dell’Apostolo è rassicurante: gli uomini che operano il male – scrive – “non andranno molto lontano, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti” (3, 9). Vi è dunque una garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali spirituali e morali, che possono intaccarne l’autenticità e la credibilità» [Martedì, 29 giugno 2010].