E-Cristians avverte che potrebbe limitare la libertà religiosa

di Patricia Navas

BARCELLONA, lunedì, 20 luglio 2009 (ZENIT.org).- L’associazione E-Cristians ha messo in discussione l’utilità della legge sui centri di culto o di riunione con fini religiosi approvata mercoledì dal Parlamento della Catalogna (Spagna).

Il suo presidente, Josep Miró i Ardèvol, ha detto a ZENIT che esiste già una legislazione orizzontale della Generalitat e municipale che regola le questioni, di questi e altri centri, collegate alla sicurezza, all’igiene, alle condizioni ambientali, ai parcheggi e alla necessità di non provocare danni a terzi.

La nuova legge si svilupperà attraverso un regolamento che stabilirà le condizioni tecniche e materiali che devono rispettare i centri di culto in Catalogna.

Secondo Miró, “è una legge molto vaga che rimette tutto al regolamento e potrebbe finire per facilitare, attraverso una via amministrativa, la limitazione dei diritti fondamentali come quello del libero esercizio della pratica religiosa”.

L’avvocato Manuel Silva ha confermato a ZENIT che esiste il rischio che il regolamento di sviluppo di questa legge stabilisca “misure esorbitanti”, e ha segnalato che “l’istituzione di centri di culto e di riunione con fini religiosi fa parte della libertà religiosa, che non si può sottoporre a una licenza”.

Il testo stabilisce che i centri di culto che superano la capienza stabilita dal regolamento dovranno ottenere una licenza per aprire, e che quelli già esistenti dovranno comunicare di rispettare le condizioni di salubrità e sicurezza stabilite nel regolamento.

In questo modo, è stato limitato il carattere retroattivo della legge, visto che inizialmente il Governo tripartito della Catalogna voleva, ad esempio, che tutte le vecchie chiese rispettassero i requisiti attuali.

Il relatore dei lavori della commissione e dell’intervento per approvare la legge, Miguel Àngel Estradé, ha osservato che la legge indica alle confessioni religiose “che l’attività religiosa, anche se la libertà di culto è un diritto fondamentale, è sottoposta a licenza e a regolamento, e che i templi devono avere certe condizioni e sono sottoposti a regolamentazione”.

Silva si è chiesto se si possa limitare un diritto fondamentale attraverso una legge che non sia Organica e se si possa rimettere lo sviluppo del diritto alla libertà religiosa a una regolamentazione.

Tra le carenze della legge sui centri di culto, ha sottolineato la “mancanza di riconoscimento della realtà sociologica e del fatto che esiste una confessione praticata dalla grande maggioranza, così come il radicamento storico delle confessioni religiose”.

“La legge parla di egualitarismo, di non discriminazione, ma c’è un eccesso di uniformità; se tutte si trovano in una situazione identica, non si riconosce che ce n’è una [quella cattolica] professata da milioni di persone e con radicamento storico”, ha detto.

“Bisogna ricorrere all’articolo 16 della Costituzione, che dice che si terrà conto delle convinzioni religiose”, ha raccomandato.

In tal senso, la responsabile per gli affari religiosi della federazione Convergència i Unió, Glòria Renom, ha spiegato che il tripartito di sinistra che governa in Catalogna ha respinto tassativamente la sua proposta di “riconoscere nella legge l’umanesimo cristiano come parte delle basi della nostra cultura”.

Da parte sua, uno dei promotori della legge, il vicepresidente della Generalitat, Josep Lluís Carod Rovira, ha sottolineato il carattere pionieristico di questo provvedimento, che non esiste in alcun luogo d’Europa.

Secondo Miró, “è logico che in Europa non ci siano leggi di questo tipo, perché l’Europa in genere non fa leggi inutili”.

Dall’altro lato, il “carico potenziale di conflitto con la comunità musulmana”, contenuto a suo avviso dalla legge, “è senz’altro un’altra ragione per cui in Europa non abbondano”.

“Fare leggi che non abbiano paragone nel mondo civilizzato non abitua mai ad essere un buon riferimento”, ha aggiunto.

Una legge molto diversa dal progetto iniziale

Il testo approvato mercoledì è molto diverso dal progetto iniziale proposto dal Governo tripartito della Catalogna dopo un iter parlamentare di un anno e mezzo.

Per Renom, la legge, per come è stata approvata, “non sarà nociva”, anche se “non è fatta a partire dalla realtà del nostro Paese”.

A suo avviso, ha diminuito la sua carica ideologica, la licenza per i centri di culto è stata piuttosto diluita ed è stato limitato il carattere retroattivo della legge.

Circa il carico ideologico, il testo è cambiato notevolmente rispetto a quello iniziale: la parola “laicismo” è scomparsa dal preambolo ed è stata invece introdotta una spiegazione sul senso della laicità.

E’ stato anche eliminato un paragrafo che determinava l’esistenza di tredici grandi religioni in Catalogna.

L’iter parlamentare ha anche permesso che le cappelle degli ospedali e delle scuole non siano interessate da questa norma.

I comuni non saranno infine costretti a riservare spazio ai centri di culto, come prevedeva il progetto, ma dovranno farlo in base alla disponibilità municipale.

Entro un anno e mezzo, sono previste l’approvazione del regolamento e l’entrata in vigore della prima legge sui centri di culto in Europa.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]