Certificato penale anti-pedofilia per vedere la recita dei figli

di Erica Orsini
Tratto da Il Giornale del 30 novembre 2009

Adesso in Gran Bretagna per accompagnare i figli alla recita di Natale ci vuole il certificato penale.

A questo ha condotto la fobia del pedofilo della porta accanto che ormai ossessiona il Regno Unito. Ogni anno scompaiono nel nulla centinaia di bambini e tra le misure di prevenzione messe in atto per proteggere i minori da rapimenti e abusi c’è anche l’obbligo di presentare un certificato con eventuali precedenti penali nel caso si abbia a che fare con i bambini. Perfino se si tratta dei propri figli e dei loro amici. Il certificato serve di fatto ad effettuare un controllo incrociato dei dati per scoprire se alla persona in questione è stato proibito di lavorare con i minori perché in passato ha commesso reati di natura sessuale o per altre ragioni.

Tutte precauzioni legittime che a volte però possono sembrare esagerate. Può capitare che a qualche mamma che s’incontra quotidianamente nel cortile della scuola venga impedito di far parte del gruppo di genitori che scortano i bambini delle elementari nel tragitto che va da casa fino a scuola, oppure fino allo posta più vicina dove gli alunni possono imbucare la lettera per Babbo Natale. Poco importa che si tratti delle stesse persone che vi camminano accanto ogni mattina, che s’incontrano alle riunioni scolastiche o alle feste della parrocchia. Le regole sono molto rigide: i genitori devono presentare alla scuola un documento d’identità in modo che la loro buona condotta possa venir verificata. Per le scuole tutto questo si traduce in un notevole carico di lavoro di cui però le autorità scolastiche non si lamentano. Per Graham McArthur, preside di una scuola elementare nel Cambridgeshire, i controlli sono necessari perfino per quella dozzina di volontari che il 17 dicembre prossimo accompagneranno gli alunni alla Messa di Natale nella vicina chiesa di St. John. E non importa se saranno comunque affiancati da insegnanti e dalla polizia locale. «Anche le famiglie hanno accettato le regole – spiega – dopotutto sono pensate per la salvaguardia dei bimbi».

Qualcuno propone di imporle solo per i volontari che lavorano frequentemente con gli alunni, altri ritengono che si tratti di misure inutili. «Contribuiscono ad instaurare un rapporto negativo tra grandi e piccoli – afferma Anastasia de Waal, coordinatrice dell’osservatorio familiare Civitas – escludono gli adulti dalla vita scolastica e suggeriscono ai piccoli che non ci si può fidare di nessuno, soprattutto se adulto». Neppure dei propri genitori.

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