di Domenico Bonvegna

Sono intervenuto sull’indifferenza, sulla confusione di certo mondo cattolico nei confronti dei principi non negoziabili, in particolare nel voto amministrativo delle settimane scorse. L’argomento è stato affrontato in una intervista su www.labussolaquotidiana.it da monsignor Gianpaolo Crepaldi arcivescovo di Trieste che tra l’altro è autore di un interessante libro edito da Cantagalli, Il cattolico in politica.

Se i cattolici si conformano «al mondo e ai suoi venti di opinione» invece che ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa, è difficile che prendono le decisioni giuste, in particolare in politica. Monsignor Crepaldi critica l’uso di «slogan ecologisti» da parte di molte associazioni cristiane in vista del referendum sull’acqua e descrive come, a suo parere, dovrebbe essere la «casa comune» dei cattolici in politica a partire dai «principi non negoziabili», cioè la difesa della vita, della famiglia e della libertà di educazione.

“La gestione della rete idrica – afferma Crepaldi – è cosa diversa dalla proprietà e dal controllo, e può essere affidata sia ad aziende pubbliche o semipubbliche sia a soggetti privati, a seconda delle situazioni e delle opportunità. I quesiti referendari sono stati caricati da parte cattolica di eccessive valenze ideologiche o addirittura salvifiche con contrapposizioni inaccettabili. Lo stesso concetto di “privatizzazione”dell’acqua è fuorviante”.

Secondo l’arcivescovo di Trieste spesso nel mondo cattolico si finisce per fare l’enciclopedia dei problemi e per porre tutto sullo stesso piano: il sì all’acqua è visto come un dovere imprescindibile e intanto il trentesimo anniversario del referendum sull’aborto è passato quasi inosservato. Così alla fine i cattolici impegnati, aggiungo quelli delle parrocchie, gli oratori, gli scout, etc. sono spesso vittime delle ideologie e pensano di esprimere una posizione cattolica quando invece si adeguano al mondo e ai suoi venti di opinione. Per Crepaldi serve un luogo unitario in cui stabilire le priorità e i criteri.

Monsignor Crepaldi lamenta un disorientamento, una notevole confusione che si manifesta in occasione del voto: le indicazioni del Papa sui “principi non negoziabili” non sono penetrati ancora nella base dei nostri fedeli. I principi non negoziabili sono fondamentali anche negli enti locali. Purtroppo oggi l’elettore medio si fa guidare da mille valutazioni: dal sentito dire, dalle impressioni, dalle promesse, dalla simpatia, dagli slogans, dalle barzellette… si crea così un’aria, una tendenza, un flusso epidermico di sensazioni che determinano anche l’esito elettorale. La politica va preparata, non si può pensare di ottenere risultati nelle ultime settimane, ormai il tempo è scaduto. Bisogna investire sulla formazione in tempo. Occorre una riflessione culturale non frammentata, come avviene per esempio sui media cattolici, a volte sembra che per i cattolici ci sono più cose che dividono anziché quelle che uniscono.

Monsignor Crepaldi auspica una maggiore omogeneità di cultura politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, capace di individuare delle priorità: una condizione che oggi manca e si è fatto poco per promuoverla. Nel frattempo si dovrebbe stare dalla parte che garantisce la tenuta dei principi non negoziabili. Non si può stare con tutti, bisogna esserecoerente con i principi non negoziabili.

C’è un episodio dove il mondo cattolico, specialmente quello milanese, in questi giorni è risultato, assolutamente assente, mi riferisco all’assalto che domenica scorsa ha subito la Chiesa di S. Giuseppe Calasanzio nel quartiere S. Siro, a Milano. Un gruppo di giovanotti antagonisti, vicini ai centri sociali, entrati nella chiesa, hanno urlato slogan contro i preti, il loro programma («Chiudete le chiese!») e poi «Pisapia ha liberato Milano e ora ne vedrete delle belle!». La segreteria del primo cittadino ha smentito ogni legame con l’atto teppistico, ma è un fatto che tra gli eletti nella nuova maggioranza ci sia un rappresentante dei Centri Sociali.

Ma perché tanto furore dei giovani “democratici”? La grave colpa è che nei locali della parrocchia opera l’associazione “Obiettivo Chaire” che svolge da diversi anni un’opera di formazione e informazione sul tema dell’ identità di genere ispirandosi al Magistero della Chiesa e che accompagna, da un punto di vista spirituale, le persone che hanno difficoltà a vivere la propria mascolinità o femminilità. Da qualche anno, nei locali della parrocchia, si riuniscono mensilmente uomini e donne che provano qualche disturbo relativamente all’identità sessuale, prevalentemente omosessuali, e che desiderano essere aiutati da un punto di vista spirituale, culturale ed esistenziale, se possibile a superare una condizione indesiderata.

Riferendosi al gruppo dei facinorosi, Invernizzi, responsabile nazionale della associazione Alleanza Cattolica, scrive: “A loro interessa intimidire, impedire a chi prova una omosessualità indesiderata di chiedere aiuto ed essere effettivamente accompagnato nel superamento del disagio. E per impedire questo sono disposti anche a usare la violenza, come nel novembre dello scorso anno, quando hanno imbrattato di scritte contro l’omofobia la stessa parrocchia, o come nel maggio del 2010, quando hanno sempre imbrattato di scritte la sede di Scienza e Vita di Milano, in concomitanza con la presenza in Italia di Joseph Nicolosi, lo psicoterapeuta americano che propone da decenni con importanti risultati l’approccio riparativo verso quelle persone che gli chiedono di essere aiutate a superare i disturbi dell’omosessualità. In entrambi i casi, lo scopo era quello di mettere paura in chi ha cominciato questo servizio, fra l’altro rispondendo a una domanda reale”. (Marco Invernizzi, Milano, assalto in Chiesa. Un problema di genere, 6. 6. 2011, www.labussolaquotidiana.it ).

È una brutta atmosfera, che ricorda l’inizio degli anni Settanta, quando la violenza cominciò a manifestarsi nelle scuole e nelle università, togliendo il diritto di parola prima, e poi lo stesso diritto di esistere, a coloro che non accettavano di subire intimidazioni da parte di una minoranza violenta. Così, attraverso piccoli e apparentemente insignificanti fatti di cronaca, cominciò la tragica deriva terroristica, che ogni uomo di buon senso spera non si possa mai più ripetere.

Mentre Vincenzo Sansonetti, si interroga sull’assordante silenzio del mondo cattolico di fronte a un grave episodio. “In nome di quale principio gli stessi non muovono un dito dopo la vergognosa irruzione di un manipolo di squadristi rossi in una chiesa di Milano? Non si sa. Ce lo devono spiegare.

Soprattutto di quelli che si genuflettono alla sinistra, invocano il proliferare delle moschee? E si chiede, cosa avremmo letto su certa stampa se un gruppo di facinorosi, anziché irrompere in una chiesa accusando il parroco di fare il suo mestiere – in questo caso seguire gli insegnamenti della Chiesa in materia di morale sessuale – avesse fatto irruzione in una moschea inveendo contro il mullah, poniamo per le sue prese di posizione contro i «crociati» e l’Occidente? Apriti cielo! Avremmo dovuto sorbirci fiumi di parole sull’intolleranza, sulla pericolosità di certe frange integraliste, ecc. Ma ad essere profanata è stata una chiesa cattolica. Quindi va tutto bene. Anzi, se la sono cercata. Che è poi ciò che emerge dal modo con cui è stata data la notizia dai siti gay. Una malcelata soddisfazione. Anzi, quasi l’incoraggiamento ad andare avanti. Una, cento, mille messe da interrompere. Complimenti”. (V. Sansonetti, Gli indignati strabici, 7. 6. 2011 www.labussolaquotidiana.it )

Certo questa è gente che fa il suo mestiere, ma noi cattolici che facciamo? La Curia di Milano, certi ambienti che si “ergono a paladini, un giorno sì e l’altro pure, di rom, musulmani, gay, emarginati di ogni sorta, in nome del rispetto della dignità umana. Questi cavalieri dell’indignazione ci devono spiegare perché invece i cristiani sono da considerare una specie subumana, che può subire ogni oltraggio nell’indifferenza generale. C’è chi comincia a ipotizzare che, se viene alimentato un clima di caccia alle streghe contro i cattolici (attenzione! i cattolici osservanti, quelli che seguono il Papa), allora si dovrebbe cominciare a pensare a una sorta di servizio d’ordine, di gruppi di difesa delle chiese, come in fondo avviene in tanti Paesi islamici. Siamo davvero a questo punto? Speriamo di no. Non siamo tra coloro che vorrebbero «vederne di belle». Ma un po’ più di solidarietà ai sacerdoti e ai parrocchiani della chiesa profanata, quella sì che vorremmo vederla. Curia di Milano, se ci sei batti un colpo”.