Chennai, 6. Una pacifica marcia a sostegno dei diritti dei dalit cristiani in India, è degenerata nei giorni scorsi nell’arresto, per alcune ore, di centinaia di cristiani, tra cui tre presuli cattolici. Il fatto è accaduto a Chennai, capoluogo dello Stato del Tamil Nadu.

La marcia aveva preso le mosse il 10 febbraio dalla città di Kanyakumari e in varie tappe, lungo un percorso di ben ottocento chilometri, è poi approdata a Chennai, dove ai manifestanti si sono uniti i membri della comunità cristiana locale, tra cui i leader religiosi. L’iniziativa ha visto l’adesione di migliaia di persone e intendeva sensibilizzare le autorità statali sulle discriminazioni subite dai cosiddetti “fuori casta”. Quando il corteo si è snodato per le vie di Chennai, la polizia ha reagito compiendo numerosi fermi tra la folla, inclusi i presuli. Tra i fermati ci sono stati l’arcivescovo di Madurai, Peter Fernando, l’arcivescovo di Madras and Mylapore (Meliapor), A. Malayappan Chinnappa e il vescovo di Chingleput, Anthonisamy Neethinathan. “Migliaia di cattolici e protestanti si sono riuniti a Chennai – ha raccontato il segretario della commissione per i dalit dell’episcopato, padre Cosmon Arokiaraj – per concludere la lunga marcia organizzata per chiedere uguaglianza per i dalit cristiani. A centinaia sono stati fermati e rinchiusi senza una giustificazione, a riprova della discriminazione di cui siamo fatti oggetto”. In un breve comunicato della Catholic Bishop’s Conference of India (Cbci) si stigmatizza l’accaduto, sottolineando che “questo è il modo con il quale il governo del Tamil Nadu e quello centrale rispondono alle legittime e democratiche istanze di pace e di amore della comunità cristiana”. Peraltro, due presuli volevano incontrare il primo ministro del Tamil Nadu, ma questi ha replicato “che non era preparato all’incontro con i leader cattolici”. La questione dei dalit è stata al centro anche dell’ultima assemblea della Cbci a Guwahati.
La marcia, si sottolinea, era un’iniziativa annunciata da tempo e, proprio per questo, conosciuta da parte delle autorità e le forze dell’ordine. I leader della comunità cristiana hanno chiesto alle autorità di compiere un’indagine su quanto avvenuto ed evidenziano che, nonostante gli arresti, continueranno a sostenere i diritti dei dalit. Il giorno prima della manifestazione a Chennai, l’arcivescovo Chinnappa, che fra l’altro presiede il consiglio dell’episcopato nel Tamil Nadu, aveva denunciato nel corso di una conferenza stampa i ritardi che sta subendo l’iter di approvazione di un provvedimento legislativo che consente un uguale trattamento tra i dalit delle varie minoranze presenti nel Paese. Ai “fuori casta” cristiani e musulmani, per esempio, è tuttora inibito l’accesso al lavoro e ai servizi di base, concesso invece ai dalit indù; oppure i dalit che si convertono al cristianesimo o all’islam perdono ogni diritto goduto in precedenza. In pratica, i dalit cristiani e musulmani chiedono al Governo centrale di cancellare il terzo paragrafo del Constitution Scheduled Castes Order del 1950 che concede lo status e i diritti previsti per i fuori casta solo a indù, buddisti e sikh. Peraltro, la commissione nazionale per le minoranze linguistiche e religiose ha definito la norma discriminatoria e contraria ai dettami della Costituzione.
In occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario della proclamazione della Repubblica e dell’entrata in vigore della Costituzione, avvenuti il 26 gennaio 1950, il presidente della Cbci, il cardinale arcivescovo di Bombay, Oswald Gracias, aveva affermato:  “In India, la Chiesa cattolica è sempre stata al servizio della nazione per realizzare il bene comune. Dopo lo Stato, la Chiesa è la principale istituzione che provvede all’istruzione per formare persone che possano dare un effettivo contributo alla società e al Paese. I cattolici sono promotori del dialogo per costruire ponti di comprensione, fiducia e armonia tra persone di ogni casta, credo politico e religioso e appartenenza etnica”.
Intanto, nei giorni scorsi a Sagar, nel Madhya Pradesh, si è svolta un’altra manifestazione di sostegno per i diritti delle donne, alla quale, fra gli altri, ha partecipato un gruppo di religiose. In particolare, la protesta verteva sull’esigenza di migliorare l’accesso al sistema scolastico. Anche se il Governo indiano ha espresso un forte impegno verso l’istruzione a favore di tutti, senza distinzioni tra sessi, il Paese risulta ancora tra quelli nel mondo con l’indice di analfabetizzazione più alto per quanto riguarda le donne. Questo, ha aggiunto, non ha soltanto un impatto negativo sulla vita delle stesse donne, ma anche su quella delle loro famiglie e, in generale, sullo sviluppo economico della nazione.

(©L’Osservatore Romano – 7 marzo 2010)