di Andrea Zambrano da www.lanuovabq.it

Tomba di Rolando Rivi

«Quella mostra infanga la Resistenza». Così la scuola elementare di Rio Saliceto (Reggio Emilia) ha dovuto sospendere le visite programmate alla mostra sul Beato Rolando Rivi esposta in questi giorni nei locali della parrocchia del comune della Bassa reggiana. Coincidenze: la scuola primaria di Rio è intitolata ad Anna Frank, una delle più cristalline martiri della furia omicida nazista.

E forse il simbolo dell’innocenza perduta della Seconda Guerra Mondiale. E Rolando Rivi è con Anna Frank un simbolo della violenza delle ideologie e dei totalitarismi del ‘900. Ma ci sono simboli e simboli. Al neo beato, ucciso dai partigiani comunisti sul finire della guerra e beatificato da Papa Francesco perché martire in odio alla fede, per farsi accettare dal mainstream culturale, deve servire più tempo.

Lo dimostra il fatto che nessuno si aspettava che la mostra voluta dal parroco don Carlo Castellini per celebrare la beatificazione di Rivi, suscitasse tanto scandalo. Sotto accusa il pannello «domani un prete di meno», nel quale la mostra raggiunge il suo clou con la narrazione, ad usum infante, dell’uccisione da parte dei partigiani comunisti.

La cosa non è piaciuta ad alcuni genitori che hanno visionato la mostra e l’hanno ritenuta non adatta all’educazione del propri figli. «Infanga la Resistenza e i partigiani». Così hanno così chiesto al parroco di togliere il pannello incriminato. Don Castellini ha opposto un netto rifiuto: la mostra è così, se non piace pazienza, ma non si può cambiare. La scuola però aveva già richiesto l’autorizzazione dei genitori a partecipare alla visita.

Una visita che si sarebbe dovuta svolgere anche in questi giorni all’interno dell’ora di religione, a scanso di equivoci e dunque filtrando già non tutta la popolazione scolastica, ma solo chi ha optato per l’insegnamento della religione cattolica.

Niente da fare: la protesta dei genitori, esternata alle maestre ha raggiunto il suo apice con l’interessamento della preside, che ha deciso di fermare tutto per poter visionare in prima persona i pannelli della mostra inaugurata al Meeting di Rimini da un’idea del biografo di Rolando Rivi, il giornalista e scrittore Emilio Bonicelli.

Delusi gli altri genitori che ora si sono sentiti discriminati e avevano accettato di buon grado l’idea di far vedere ai loro figli la storia per immagini del martirio di Rolando Rivi. La preside ha visionato la mostra è alla fine ha emesso il suo giudizio. Paradossale. «La visita alla mostra viene annullata per ragioni didattiche per l’impossibilità di contestualizzare dal punto di vista storico e didattico la mostra».

La dirigente al telefono con La Nuova Bussola Quotidiana ha anche aggiunto che «a studiare quel periodo storico le scuole elementari non arrivano». Paradossale e a tratti grottesco dato che la scuola è dedicata ad Anna Frank e che nelle scuole elementari la Seconda Guerra Mondiale è studiata ampiamente.

Ma evidentemente la paura di uscire dal seminato del politicamente corretto ha preso il sopravvento e gli strepiti di pochi genitori, alcuni dei quali eletti democraticamente nelle file del Pd locale, hanno avuto la meglio su una maggioranza silenziosa di genitori che ora si sentono presi in giro dalla scuola.

Resta il fatto che quella frase “domani un prete in meno” fa parte della storia ormai, essendo parte integrante della vicenda non solo storica di Rivi, ma anche giudiziaria, su cui una sentenza della Cassazione della Repubblica italiana ha messo la parola fine 50 anni fa attribuendo la sua uccisione ad opera di partigiani comunisti in odio alla fede.

La beatificazione e il culto sarebbero arrivati molto dopo. Così come le recenti richieste di perdono espresse dal presidente dei partigiani reggiani Giacomo Notari. Ma nell’Emilia rossa evidentemente certi aggiornamenti non sono ancora arrivati.

La vicenda mostra chiaramente come la scuola pubblica italiana stia rinunciando anche alla propria storia e al fondo alla propria identità.