di Carmelo Bonvegna

A proposito di pedofilia, vedo su “Repubblica” (13 marzo 2010), prima pagina, la foto di Papa Benedetto XVI, con un’ombra che gli passa sulla fronte, e, nello sfondo, le sagome scure, disegnate a vignetta, di due vecchi prelati che confabulano fra loro: l’insieme sembra studiato apposta affinché il riferimento ai preti pedofili, alle responsabilità della Chiesa e, soprattutto, allo stesso Papa, risalti subito anche all’occhio del lettore più distratto e gli rimanga impresso nella mente. Sembrava a me che per queste trovate, maestra indiscussa fosse “l’Unità” che spesso usa espedienti volgari per denigrare la Chiesa come quando – ad esempio – pubblicò la foto del Papa ripreso di spalle con le scritte “Le vite degli altri” e “drammatica frenata sui trapianti” (8. 9. 2008), con l’intento di farlo apparire lontano e indifferente al dolore del prossimo, solo perché in un discorso del giorno prima egli aveva esortato i donatori di organi alla “precauzione” onde evitare “abusi nei trapianti e il loro traffico che spesso toccano persone innocenti quali i bambini” ; oppure quando, giorni fa, ha messo in prima pagina la foto di un prete in talare, anch’esso preso di spalle, mentre passa di notte in un dormitorio di un collegio per bambini con sotto la scritta in grande “Segreti e bugie” (26. 3. 10); altro “insieme”che, dato il momento, ha lo scopo evidente di far pensare alla pedofilia dei preti, con l’aggiunta, poi, di ben sette pagine di “spiegazione”che è superfluo commentare.

Ora, invece, mi convinco che, forse a causa del calo endemico di lettori che preferiscono fonti più veloci a cui attingere informazioni, anche un giornale per intellettuali “primi della classe” e a grande tiratura nazionale come “Repubblica”, sia costretto a ricorrere a mezzi da osteria come foto, sagome a vignetta, didascalie e titoli accozzati ad effetto per attirare avventori, in questo caso col solo fine di infangare il Papa.

E, infatti, la pedofilia, vera o presunta, di preti serve ai nemici delCattolicesimo soprattutto per aggredire Benedetto XVI, la cui vera colpa è l’essere filosofo e teologo di prim’ordinechenon si piega agli idoli del Mondo Moderno, avere il coraggio dellaverità, il dichiarare a voce alta la giustezza, la forza e la bellezza della Dottrina dellaChiesa in difesa della vita, dei bambini che hanno diritto a nascere con un solo padre e una sola madre, in difesa della famiglia, del matrimonio naturale tra un uomo e una donna, contro l’aborto, l’eutanasia…; insomma, nel proclamare che la legge di Dio è superiore a quella degli uomini (omelia del Giovedì Santo 2010); e più limpida è la sua parola, incontrovertibile il suo ragionamento, convincente nell’animo soprattutto degli umili e dei semplici il suo altissimo insegnamento, e più monta contro di lui il fango dei superbi.

Non è una novità. La sorpresa e il disappunto per la sua elezione (anche di parecchi chierici che frequentano chiese e sacrestie!) furono evidenti fin da subito sul loro volto; così, un minuto dopo l’ habemus papam del 19 aprile 2005, cominciò il rullo dei tamburi per dirne tutto il male possibile nel tentativo di sminuire la sua figura; del resto l’operazione demolitoria partiva facilitata: Ratzinger era un libro stampato già allora, denso di migliaia di pagine e bastava cliccare il suo nome su un computer per sfogliarle e apprendere tutte le notizie volute.

Di conseguenza l’indomani ci toccò leggere sui giornali frasi oltraggiose del tipo: “Ratzinger, erede oggettivo di chiordinò persecuzioni e roghi”, “Ratzinger un papa a marcia indietro”, “il Torquemada di Wojtyla”, “reazionario e intransigente” e, incredibile, “attento soprattutto ai ricchi europei” …! Da quel momento gli attacchi sono stati costanti e ritmati; schiere di filosofi livorosi e “maestri”di pensiero, giornalisti, giullari, vignettisti, buffoni e teatranti per spettatori ammaestrati al riso e all’applauso non hanno perduto occasione per gettargli fango e fargli pagare caro la sua strenuadifesa del Vangelo.

Così – tra molti esempi tratti da quotidiani – mi vengono in mente i borghesi “comunisti”del “Manifesto” che, in prima pagina, mettono sotto la foto del Papa la scritta a caratteri cubitali “castigo di dio” (12. 11. 08), spiegando nell’articolo accanto che Ratzinger non è “un buon pastore” ma un “pastore tedesco” e che – falsità ignobile – quella della Chiesa è “la cultura della morte” ; per non dire del chiasso in occasione del famoso discorso all’università di Ratisbona (12. 9. 06) con intellettuali di quasi tutti i giornali che, senza averlo letto, corsero a tranciare giudizi contro il Papa e di comprensione per l’islam che sarebbe stato “offeso” dalle sue parole su “fede eragione”; o l’imboscata tesagli per l’accenno al “profilattico” durante la chiacchierata sull’aereo coi giornalisti nel viaggio in Africa (17. 3. 09); o la levata di scudi – anche di bravi ecclesiastici! – contro di lui, reo di avere rimesso la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani; o per il “motu proprio” che riabilitava la messa antica con gli strilli di qualcuno che subito volle vedervi il ripristino della frase “pro perfidis Judaeis” della “vecchia” liturgia del Venerdì Santo, parole che, però, erano state abolite già prima dello stesso Concilio… Sono tutti segnali di un’avversione che, come vino guasto, grilla e ribolle ogni giorno nella botte profonda di costoro e che, poi, esplode a tratti, in momenti precisi e a comando.

L’ultimo attacco violento, come forse mai era avvenuto negli ultimi decenni, e concentrico contro il Papa, è stato fatto scoppiare prendendo spunto dalla pedofilia di alcuni preti: in breve, egli è ritenuto “responsabile” perché, come capo della Chiesa, “non poteva non sapere”. Tutto è partito da giornali americani e del Nord Europa di stampo superlaicista e protestantico, sicuramente irritati dalle sempre chiare parole del Papa sui “principi non negoziabili” e, forse, dalle conversioni che, nonostante tutto, avvengono anche da quelle parti a favore della Chiesa di Roma ; subito un codazzo di giornali nostrani, accoliti e servitori, non hanno perso l’occasione e sono accorsi a tenervi bordone.

Così, sono stati bravissimi a organizzare, scrive Massimo Introvigne, il fenomeno del “panico morale” (“Avvenire”18. 3. 10), ampliando a dismisura ed esagerando alcuni dati reali, molti peraltro vecchi di decenni, e rimestandoli ogni giorno come fossero accaduti ieri, bombardando a tappeto mezze verità e intere menzogne dai giornali e dalle televisioni sì da imprimere nel lettore/spettatore, sbalordito e sprovveduto, l’idea che la Chiesa sia piena di pedofili, che tutti i vescovi cerchino di coprire gli scandali e, di conseguenza, il Papa ne sia direttamente o indirettamente responsabile. Ma, diradata la nebbia diffusa ad arte, la verità risulta assai diversa: i preti pedofili sono stati, per fortuna, una esigua minoranza (lo “zero-virgola” …) rispetto all’esercito dei circa 500 mila sacerdoti nel mondo e Ratzinger, professore, arcivescovo, prefetto del “Sant’Uffizio” e Papa, risulta essere proprio il più integerrimo fustigatore del loro comportamento. Intendiamoci, i casi ci sono stati, e anche il cattivo esempio di un solo traditore della sua missione è già di troppo nella Chiesa e provoca, giustamente, scandalo e clamore (“corruptio optimi, pessima” si diceva in buon latino!) essendo la sua colpa pesante come un macigno: io, che da sempre mi sforzo di essere fedele e praticante, sono qui a vergognarmene e mi sento coinvolto in prima persona; la mia memoria perciò va subito alle tremende e inequivocabili parole di Gesù: “chi scandalizzerà uno diquesti piccoli, meglio sarebbe per lui che gli sia legata al collo una macina d’asino e lo si getti nel mare” (Mc, 9, 42).

Ma, ciò premesso, non accetto chesantoni senza titolidebbano impancarsi e dare lezioni a chicchessia o – peggio – che coloro che negli ultimi decenni hanno versato a piene mani corruzione nella società, siano proprio loro a processare la Chiesa e il Papa! Essendo nato nella “prima metà del secolo scorso” e avendo visto e sentito ormai la più parte di ciò che mi toccava vedere e sentire, credo di aver diritto anch’io – quidam de populo – di fare domande e magari dare qualche piccola risposta.

Intanto dico subito che questi signori, espertissimi manipolatori elanciatori di “fango”, io li conosco da molto tempo; li ho visti in faccia e li ho sentiti quando, giovani figli di papà danarosi, guidavano i cortei e coi megafoni incitavano a bruciare le auto degli altri per fare la rivoluzione marxista che – ironia! – dove era già attuata nel mondo, produceva fame, miseria e morte; ora, come me, hanno i capelli bianchi e, vistasi fallire fra le mani quella rivoluzione a cui fideisticamente avevano creduto e che doveva partorire l’ “homo novus”, smesso l’eskimo, hanno riindossato l’abito borghese, da sempre livrea della loro casta e dei loro soldi; ora non corrono più le strade e le piazze delle nostre città, non lanciano bottiglie molotov contro carabinieri e poliziotti proletari, ma scrivono sui giornali e pontificano accattivanti e seriosi dalle televisioni a ogni ora del giorno e della notte, spesso sparandomenzogne contro la Religione che è rimasta il solo ostacolo alla trasformazione nichilista del mondo a cui tendono ancora.

Io c’ero nelle università e ricordo bene quando nelle okkupazioni questi signorini quagliavano il loro pensiero e scrivevano che pure i bambiniavevano diritto alla loro rivoluzione eai rapporti sessuali anche conadulti ; quando predicavano che la droga non faceva male anzi poteva “allargare la coscienza, essere determinante per la distruzione delle inibizioni e quindi aumentare le possibilità di comunicazione fra uomo e uomo”; quando dicevano che l’ aborto non era “niente di più di un intervento medico ambulatoriale, come l’incisione di un foruncolo o la medicazione di una scottatura”; quando gridavano in corteo “siamodonne, siamo figlie, distruggiamo le famiglie!”; quando incitavano i ragazzi a fuggire di casa

E costoro vogliono processare il Papa e la Chiesa? Ma andiamo! Sono lorsignori i padroni e i mestatori di tanta melma che da allora è cominciata a correre più veloce e a fiumi nella società e corre tuttora nei film, nei romanzi, e pullula sui siti pedofili in internet e in tutte le diavolerie tecnologiche che devastano l’anima e il corpo dei nostri figli e nipoti e diffondono a macchia d’olio la pedofilia in ogni strato sociale, come non si stanca di ripetere l’eroico prete don Di Noto. E costoro fingono di difendere i bambini e si scandalizzano se qualche religioso, sciagurato e traditore del giuramento a Cristo, avendo abbandonato la preghiera e il contatto con Dio, cade nella fossa che la loro “cultura” ha scavato in tanti anni?

Perché non alzano la voce per il “partito dei pedofili” sorto nella civilissima Olanda, nel paese del divorzio lampo, della eutanasia dei bambini malati, del suicidio assistito, la perversione sessuale diffusa, nel paese a cui molti giornaloni nostrani hanno sempre guardato come a un oracolo? Nessuno di questi signori fa un decimo di baccano di quello che, mai visto prima, stanno facendo contro la Chiesa, per i milioni di europei (circa 100 mila sono italiani!) che ogni anno si recano in Oriente per il turismopedofilo ? Nessuno protesta per i radicali che possono affermare tranquillamente che “in uno stato di diritto essere pedofili, proclamarsi tali non può essere considerato reato” ? (“Il Foglio quotidiano”, 16. 3. 10). E dire che politici di quest’area culturale si sono perfino indignati che giorni fa i cattolici non li abbiano votati a sufficienza nel Lazio e in Piemonte! Leggasi, a tal proposito, uno scampolo di prosa, fresco di stampa, tratto dalla solita “Unità”(30. 3. 10) e firmato dall’ineffabile “Rag. Fantozzi”: “Ieri si è votato…e la casta politica di tangentisti, cocainomani, fornitori di escort, transessuali e ladri ha come sempre chiesto aiuto alla Santa Romana Chiesa. Ed eccoli i porporati con le loro voci di agnelli castrati, minacciano gli indecisi, soprattutto le donne: “Attente”, miagolano questi finti santi che saranno ricordati per la loro sempre mascherata pedofilia …, “vi aspettano le fiamme dell’inferno””.

Forse l’autore voleva scherzare, dato il mestiere che ha sempre fatto, ma l’odio contro la Chiesa in queste sue proposizioni sembra essere proprio fuori misura e schizza incontenibile da ogni parola!

Cattolici, credo sia giunto il momento di riprendere coscienza che ci troviamo di fronte a quel “mondo” per cui Gesù la notte dell’Ultima Cena si rifiutò di pregare: “Non prego per il mondo” (Gv, 17, 9); esso è – per diametrum – il contrario di ciò che insegna il Papa Benedetto. Non c’è da meravigliarsi se quel “mondo” odia la Chiesa e crede – stolto! – di poterla distruggere tanto che, ciclicamente, ci riprova e corre all’assalto come fosse la prima volta; l’unica meraviglia è data, purtroppo, dalla paura e dal silenzio di noi che ci diciamo cristiani e talvolta non ci rendiamo conto che in questa battaglia in difesa della verità abbiamo l’obbligo di esserci con la carità, la chiarezza e il coraggio; consapevoli sempre che il “mondo”, dicendo male del Papa Benedetto, fa il suo vecchio mestiere di odiatore ; guai se del Papa e della Chiesa dicesse bene, vorrebbe dire che Papa e Chiesa sarebbero passati nel campo dell’Avversario; e invece: “Beati voi quando vi perseguiteranno e, mentendo, diranno di voi ogni male per causa mia. Rallegratevi etc. etc. “(Mt, 5, 11).

Cattolici, difendiamo il Papae preghiamo per lui in questo momento: Oremus pro Pontifice nostro Benedicto. Dominusconservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in anima inimicorum eius! (Il Signore lo conservi e lo fortifichi e lo renda beato sulla terra e non lo faccia cadere nelle mani dei suoi nemici).

Pasqua 2010

P. S. Sono stato in seminario, portando l’abito talare come si usava allora, fino a 18 anni: scuole medie, ginnasio e prima liceo (1953-1960); da cattolico praticante, curioso di storia, ricercatore dello spirito, ho sempre frequentato chiese, conventi, sacrestie, oratori e santuari; non sono maistato testimone di casi di pedofilia né maine ho sentito dire nei riguardi dei moltissimi preti e religiosi – più e meno bravi – da me incontrati e conosciuti fino ad oggi in quasi sessant’anni. C. B.