Chi è più maturo tra un cattolico “adulto”, che è cattolico ma su alcuni argomenti si “sente” di dissentire dal magistero della Chiesa, e un cattolico senza aggettivi, che si impegna con tutte le sue forze a capire il senso profondo di un magistero millenario che va ben oltre la nostra breve esistenza?
Leggiamo spesso sui giornali l’esaltazione di chi crede ma su alcuni temi dice la sua ribellandosi ai “diktat” di vescovi e prelati, come chi di don Lorenzo Milani conosce solo il titolo di un famoso libro, “L’obbedienza non è più una virtù”, senza leggerne mai una sola riga: l’avesse fatto, avrebbe capito che l’esperienza meravigliosa di don Lorenzo nasceva proprio dall’obbedienza alla Chiesa. Quella silenziosa, sofferta e consapevole obbedienza.
E’ un cattolico maturo un credente che si prende il lusso narcisista di dirsi tale, pur prendendo le distanze, in nome della libertà d’opinione, da tutte le questioni in cui si sente in disaccordo con la Chiesa? O non è forse anche lui vittima, come molti del resto, di quella voglia di religione “fai da te” tanto diffusa al giorno d’oggi? Un bisogno di religioso che non pone Dio al centro della propria vita, ma fa di se stessi degli dei.
E’ più maturo un cattolico che prende della religione ciò che più gli fa comodo, dall’alto della sua convinzione di sapere ciò che per lui è buono e ciò che non lo è, o un cattolico che pur non capendo, magari con immensa sofferenza, crede che nel magistero della Chiesa soffi il prezioso alito di Dio?

La storia di ciascun santo ha il suo fondamento nell’essersi affidato alla millenaria sapienza che proviene dalla parola di Dio. Ha il suo fondamento in un’obbedienza fiduciosa, un’obbedienza che non dissente. Pur con fatica, anche se non capisce.

Un`obbedienza che crede che in quella sapienza risieda la volontà di Dio per la propria vita. In quell’obbedienza, che è il fine ultimo di chi ascolta veramente, sta la maturità del cristiano e del santo. Non nel salottiero e continuo borbottare di cattolici che a pancia piena si permettono di avere l’ultima parola sempre e comunque, anche nei confronti di Cristo.

Cristian Carrara