di Caterina Soffici
Tratto da Il Giornale del 5 agosto 2009

La prima cosa da domandarle è questa: perché? Perché tu Gisele Bundchen, che sei una celebre modella, tu che non hai certo bisogno di vendere il tuo corpo per uno scatto in più, che sei strapagata e la più top delle top, hai accettato di farti cancellare il pancione con photoshop per apparire sexy e snella nella nuova pubblicità degli impermeabili London Fog? La maternità non è una malattia di cui vergognarsi. La pancia di una donna in gravidanza non è una cosa da nascondere. Cancellare la pancia di una donna incinta significa ritenere che una donna incinta sia meno vendibile.

È probabile che i geniali guru della comunicazione autori di questo scempio abbiano agito seguendo sondaggi dove si dimostra che una donna incinta non è sexy. Possibile, ma allora perché non prendere una modella non incinta? Il mondo pullula di modelle non incinte, mentre di incinte ce ne sono pochissime, le devono cercare con il lanternino. Invece si sceglie una donna in gravidanza e la si violenta eliminando il pancione con il computer. Ai pubblicitari che hanno avuto la bella pensata andrebbe fatta la stessa domanda rivolta alla Bundchen: perché? Se il motivo è commerciale, cioè creare il caso del pancione sparito, la trovata non è originale e sostanzialmente poco riuscita. È vero che la pubblicità negativa non esiste e che è sempre meglio parlar male di qualcuno che non parlarne affatto, ma la quantità di critiche e di insulti che la London Fog sta raccogliendo nei siti e nei blog di mezzo mondo dovrebbe far riflettere. Se lo scopo fosse quello, appellandosi a Machiavelli qualcuno potrebbe diabolicamente accettare la tesi che il fine giustifica i mezzi. Ma non pare che sia questa la motivazione. Infatti i dirigenti del marchio inglese hanno risposto imbarazzati al clamore suscitato dagli scatti ritoccati balbettando scuse tapine come il rispetto della privacy della modella. Si fotografano donne nude, si sbattono sui giornali, nelle tv, sui cartelloni pubblicitari immagini di una volgarità e di una violenza inaudite, e poi si invoca la privacy nel caso di una donna incinta. Questo è uno dei pochi casi dove la privacy non c’entra affatto. In questa epoca dove l’immagine domina sovrana su tutti gli altri aspetti della vita privata e sociale, si può continuare ad alzare l’asticella all’infinito senza fermarsi mai a riflettere? Perché le donne non possono più apparire con il loro vero corpo? È l’ennesimo sopruso a cui nessun uomo viene obbligato. I volti delle modelle vengono stirati e levigati per sembrare lisci come palle da biliardo, invece gli uomini si fotografano come sono, con le loro rughe e le loro pancette. A photoshop si aumentano i seni e si snelliscono le cosce, si cancella la cellulite, ma l’eliminazione della pancia gravida come fastidioso inestetismo fisico non si era ancora vista.

Quando il corpo di una donna incinta non può essere mostrato in pubblico, si crea un danno enorme. Questi messaggi entrano nelle nostre case, arrivano ai nostri figli e anche alle nostre figlie, che quando superano la taglia 38 entrano in crisi. Dopo l’anoressia anche la maternità deve diventare un tabù? Fino a poco tempo fa i rotocalchi erano pieni di fotografie di donne incinte che si facevano fotografare addirittura nude. Monica Bellucci e Laetitia Casta, solo per citarne due, hanno posato per le copertine di importanti settimanali. Ora il pancione di  una mamma non va più bene? Nella omologazione dei corpi calibrati e modellati al computer, una pancia da gravidanza è un’anomalia insopportabile. Il corpo perfetto è una dittatura e nessuno si ribella più. Neppure una modella strapagata, che accetta l’ultima umiliazione e l’ultima negazione dell’essenza femminile.