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	<title>Segni dei tempi &#187; Controstoria</title>
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	<description>C&#039;è un mistero, c&#039;è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.  Card. Jean Danièlou</description>
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		<title>Ma chi erano gli ebrei nascosti dai religiosi?</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Monsignori e personalità diverse si fecero portavoce di Pio XII e del sostituto Montini • I nomi, gli indirizzi e le cifre per Roma e l&#8217;intero territorio italiano<br />
di Grazia Loparco<br />
Tratto da L&#8217;Osservatore Romano<br />
Dieci anni di ricerca sugli ebrei nascosti presso le case religiose hanno portato alla luce diversi elementi riferiti ai clandestini, braccati dai nazifascisti a Roma e in tutta Italia durante la seconda guerra mondiale, in particolare dal 16 ottobre 1943 al 1945. Oltre alla documentazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Monsignori e personalità diverse si fecero portavoce di Pio XII e del sostituto Montini • I nomi, gli indirizzi e le cifre per Roma e l&#8217;intero territorio italiano<br />
di <strong>Grazia Loparco</strong><br />
Tratto da L&#8217;Osservatore Romano</p>
<p style="text-align: justify;">Dieci anni di ricerca sugli ebrei nascosti presso le case religiose hanno portato alla luce diversi elementi riferiti ai clandestini, braccati dai nazifascisti a Roma e in tutta Italia durante la seconda guerra mondiale, in particolare dal 16 ottobre 1943 al 1945. Oltre alla documentazione inedita, molti articoli, testimonianze, saggi, studi, deposizioni dei &#8220;soccorsi superstiti&#8221; in occasione dell&#8217;attribuzione del titolo di Giusto fra le Nazioni a coloro che rischiarono la vita, consegnano una miriade di frammenti informativi. L&#8217;Associazione culturale Coordinamento Storici Religiosi (vedi in rete: <a title="www.storicireligiosi.it" href="http://www.storicireligiosi.it/" target="_blank">www.storicireligiosi.it</a> ) dal 2002 ha inteso ricostruire un mosaico un po&#8217; più completo, iniziando da Roma. La capitale costituisce infatti un caso unico per diversi motivi, legati al numero degli ebrei residenti o arrivati in quegli anni in cerca di sicurezza (10. 000-12. 000), come pure all&#8217;elevato numero di case religiose, non di rado con la presenza di superiori generali o provinciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono così individuati gli indirizzi e i nomi degli istituti religiosi maschili e femminili interessati alla vicenda e presenti a Roma, che si sono potuti sin qui appurare. Si tratta di più di 220 case su circa 750 totali presenti in quegli anni nella capitale. Non è escluso che emergano ancora altre informazioni significative sia su quelle che cooperarono a nascondere ebrei e altri clandestini, correndo i rischi ben noti, sia sulle motivazioni di quelle comunità che invece non si aprirono volutamente all&#8217;emergenza drammatica.</p>
<p style="text-align: justify;">È pure disponibile la bibliografia che concerne i diversi istituti, peraltro in continua evoluzione. Fermo restando che dalla ricerca si escludono per ora, per scelta metodologica, le parrocchie, le famiglie private, gli arcivescovadi, in questi anni ci ha accompagnato la domanda: oltre la capitale, in quante e quali località d&#8217;Italia furono nascosti ebrei da parte di religiosi e religiose? Si può tracciare una mappa per aree e regioni? Ci furono dei percorsi consolidati, delle traiettorie di spostamento nella ricerca della salvezza, verso la Svizzera, l&#8217;America, o semplicemente dalle città a località più isolate, o viceversa per entrare nell&#8217;anonimato? Quali furono i nodi e come funzionarono le reti di collegamento, sia in senso geografico, che istituzionale?</p>
<p style="text-align: justify;">Le congregazioni religiose avevano a riguardo il vantaggio di un governo centralizzato e di una notevole diffusione sul territorio nazionale. In diversi casi &#8211; tra cui quello degli orionini (recentemente ricordato per il titolo di Giusto attribuito a don Gaetano Piccinini il 23 giugno 2011 a Roma) &#8211; la struttura istituzionale si rivelò una chance per trasferire, accompagnare su mezzi pubblici e nascondere in altre sedi persone note a livello locale e ricercate. Non di rado si trattava di apprezzati professionisti o noti commercianti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver identificato gli istituti religiosi rintracciati sulla base di documentazione certa, resta aperta l&#8217;altra domanda: ma chi erano realmente gli ebrei di cui si conosce non solo il nome, ma anche il cognome, a Roma e nelle altre sedi di cui si sa qualcosa? Diverse centinaia di nomi sono noti, alcuni elenchi sono pubblicati, ne appaiono continuamente qua e là, ma mancava un elenco unitario di quelli che sono stati accolti nelle case religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Beninteso, siamo pienamente coscienti che l&#8217;elenco resterà del tutto incompleto perché non è rimasto documentato il nome della maggioranza degli ebrei nascosti per breve o lungo tempo, per ovvi motivi. Molti di essi diedero un nome falso; molti religiosi &#8211; specialmente giovani e dunque gli unici ancora oggi intervistabili &#8211; neppure sapevano chi fossero gli ospiti apparsi all&#8217;improvviso; molti furono identificati con pseudonimi. Alcuni furono registrati nelle cronache o in elenchi segreti, subito o dopo qualche tempo. Altri, che restarono in contatto con i religiosi per lungo tempo dopo l&#8217;emergenza, sono conosciuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni dopo decenni si sono decisi a testimoniare anche pubblicamente; altri sono tornati da soli o con le famiglie a rivedere le case, le soffitte, gli scantinati dove furono nascosti in mesi indimenticabili. Altri hanno scritto articoli, memorie, testimonianze. Per tante vie, dunque, un certo numero, ma sempre esigua minoranza, è uscita allo scoperto. Così qualcosa si può sapere. Si trattava di mettere insieme questi elementi, nella consapevolezza di rendere un servizio anche alla comunità ebraica, agli stessi clandestini di una volta che non raramente chiedono oggi se restano tracce della loro permanenza in una casa religiosa di cui ricordano vagamente il nome o l&#8217;ubicazione o un religioso o religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo si è appena pubblicato un contributo &#8211; Per carità e per giustizia. Il contributo degli istituti religiosi alla costruzione del welfare italiano, a cura di Tiziano Vecchiato (Padova, Fondazione Zancan, 2011, pagine 384) &#8211; che nomina sia gli ebrei nascosti presso le diverse congregazioni religiose a Roma, sia le città e i centri minori di cui resta qualche testimonianza sicura, con gli ebrei ivi soccorsi, sempre presso istituti religiosi maschili o femminili. Infine si elencano i religiosi e le religiose italiani o operanti in Italia cui è stato attribuito il titolo di Giusto fra le Nazioni, con l&#8217;indicazione della congregazione di appartenenza, anch&#8217;essi punta di iceberg, come gli ebrei riconosciuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dare volto a vicende che accorciarono improvvisamente le distanze, rivoluzionarono diverse consuetudini, modificarono le vite e le coscienze, ancor più che gli orari e i numeri dei pasti da racimolare ogni giorno. I risultati dell&#8217;indagine riguardano almeno 134 centri accertati, città o paesi di varie dimensioni, soprattutto del nord e centro Italia, centinaia di istituti religiosi e diversi monasteri di clausura, sottoposti a una severa disciplina canonica. Tutto questo movimento e la serie di trasgressioni rispetto alle consuetudini religiose non potevano sfuggire alla Santa Sede, che al contrario si servì dei canali ordinari di comunicazione per favorire l&#8217;aiuto dei religiosi, fermo restando la prudenza raccomandata e osservata. La documentazione concernente Roma menziona diversi monsignori e ufficiali degli uffici vaticani, conferenzieri o cappellani di case religiose femminili, o personalità di spicco che si facevano portavoce del Papa e del Sostituto monsignor Giovanni Battista Montini, senza dimenticare iniziative autonome di superiori e superiore che non attesero alcuna indicazione per agire con prontezza secondo le urgenze e il buon senso. Fuori Roma, specie per i monasteri, occorse almeno la conferma esplicita dei vescovi, muniti di speciali facoltà, a quanto stava avvenendo. I processi decisionali dei religiosi, a volte il loro cambiamento in seguito a direttive che apparivano chiare, possono illustrare meglio la relazione tra congregazioni, Chiesa locale e Santa Sede.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arrivo, la permanenza, le strategie di occultamento degli ebrei, le relazioni interpersonali e religiose sono abbastanza note, tuttavia dietro ogni nome c&#8217;è una storia, personale e familiare. Gli elenchi di singoli o di nuclei familiari, uniti o separati per sesso ed età e parentela, sono ben più che una catena di nomi. Più di 300 sono identificati fuori Roma e più di 600 nella capitale, alcuni solo per cognome per indicare l&#8217;intera famiglia, e dunque con un numero impreciso, ma sicuramente più elevato. Certamente si tratta di una percentuale, rispetto agli almeno 4. 500 ebrei di cui resta memoria spesso non identificata, che furono nascosti in vario modo nelle comunità religiose di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">La valenza umana e sociale, motivata dalla carità cristiana a fondamento dei rischi da correre, rende ragione dell&#8217;inclusione di questo contributo nel volume che si inserisce nel concerto degli studi realizzati in occasione del centocinquantenario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo si articola in diversi aspetti che delineano come un sondaggio sulla presenza religiosa di cui molto poco è studiata la reale incidenza nel tessuto dell&#8217;Italia in costruzione: &#8220;Educare, soccorrere, curare. La funzione sociale delle Dorotee a Vicenza dagli anni Trenta del Novecento al secondo dopoguerra&#8221; (Albarosa Ines Bassani); &#8220;Educandati in Italia&#8221; (Giancarlo Rocca); &#8220;Oratori per la gioventù nell&#8217;Italia unita&#8221; (Luciano Caimi); &#8220;I convitti per operaie. Le colonie agricole&#8221; (Giovanni Gregorini); &#8220;L&#8217;assistenza domiciliare&#8221; (Luigi Nuovo, Giancarlo Rocca); &#8220;La &#8220;Protezione della giovane&#8221; e le congregazioni religiose nel Nord Italia&#8221; (Andrea Salini); &#8220;Le cucine economiche delle suore di Maria Bambina&#8221; (Marina Carmela Paloschi); &#8220;L&#8217;assistenza alle persone disabili tra Ottocento e Novecento: gli istituti religiosi si raccontano&#8221; (Michela Carrozzino); &#8220;Percorsi storici dell&#8217;assistenza e dell&#8217;educazione dei sordomuti nell&#8217;Italia unita&#8221; (Elisa Mazzella); &#8220;La protezione degli ebrei nelle case religiose italiane (1943-1945). Mappa, reti di salvataggio, nomi&#8221; (Grazia Loparco); &#8220;Il contributo degli istituti religiosi a sostegno dell&#8217;emigrazione umana&#8221; (Vincenzo Rosato); &#8220;Uno sguardo al presente&#8221; (Elisabetta Mandrioli); &#8220;Gli istituti religiosi nelle opere della Chiesa italiana&#8221; (Maria Bezze).</p>
<p style="text-align: justify;">Resta da notare che, come altri contributi, anche quello sugli ebrei non è esaustivo nell&#8217;informazione, ma rimanda a un&#8217;indagine più ampia che merita di essere completata.</p>
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		<title>Cinismo anticlericale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 13:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È davvero irritante il cinismo con cui, sull’onda emotiva dei sacrifici imposti dall’attuale situazione economica nazionale, vengono brandite contro la Chiesa Cattolica le armi spuntate del radicalismo anticlericale, agitando la (inesistente) questione dell’ICI e dell’8 per mille.<br />
Operazione di sciacallaggio mediatico quella che vuole strumentalizzare l’oggettiva difficoltà in cui si trovano gli italiani, per lanciare una campagna tanto demagogica quanto calunniosa.<br />
E disonesti intellettualmente appaiono tutti coloro che a tale campagna si aggregano o che ad essa plaudono con la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È davvero irritante il cinismo con cui, sull’onda emotiva dei sacrifici imposti dall’attuale situazione economica nazionale, vengono brandite contro la Chiesa Cattolica le armi spuntate del radicalismo anticlericale, agitando la (inesistente) questione dell’ICI e dell’8 per mille.</p>
<p style="text-align: justify;">Operazione di sciacallaggio mediatico quella che vuole strumentalizzare l’oggettiva difficoltà in cui si trovano gli italiani, per lanciare una campagna tanto demagogica quanto calunniosa.</p>
<p style="text-align: justify;">E disonesti intellettualmente appaiono tutti coloro che a tale campagna si aggregano o che ad essa plaudono con la stessa cecità ideologica delle tricoteuses giacobine sotto i patiboli. Per quanto riguarda il primo tema, quello relativo alla richiesta di abolizione dell’asserita esenzione I. C. I., Avvenire ha documentalmente dimostrato per tabulas, attraverso la sua meritoria campagna, che trattasi di pura menzogna. Per cui la questione si può anche chiudere qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che concerne, invece, il secondo tema, ovvero il trasferimento dei fondi dallo Stato italiano alla Chiesa cattolica attraverso il meccanismo dell’8 per mille del gettito fiscale, il discorso merita una considerazione. Approfittando, in perfetta mala fede, del rigore generale imposto dalla nuova politica di austerity, i soliti anticlericali hanno trovato spazio per amplificare il logoro refrain sull’«odiato privilegio» concesso alla Chiesa, che vanno ormai ripetendo, come un disco rotto, dal 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapendo di non poter vincere la guerra dell’abolizione, ora tentano almeno di vincere la battaglia della riduzione. «Se il popolo deve fare sacrifici, li facciano anche i ricchi cardinali», sentivo giorni fa alla radio. Tutto ciò apparirebbe risibile se la drammaticità del momento non lo facesse apparire una farsa macabra.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ad una simile operazione mistificatoria, bisognerebbe trovare il coraggio di fare una proposta davvero radicale. Un coup de théâtre: accettare l’abolizione totale dell’8 per mille. Ad una sola condizione, però. Che lo Stato italiano restituisca tutto l’immenso patrimonio, costituito da chiese, conventi, monasteri, palazzi, biblioteche, terreni, opere d’arte, suppellettili sacre, ecc., illegittimamente sottratto alla Chiesa Cattolica, in violazione di ogni diritto, ivi compreso il diritto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché qualcuno ancora si ostina a dimenticare che l’8 per mille, dal punto di vista morale e giuridico, non rappresenta una generosa liberalità, ma l’indennizzo dello Stato a quell’illecito incameramento del patrimonio ecclesiastico, perpetrato a partire dal 1855, quando l’ex ministro Clemente Solaro della Margherita (autentico conservatore), prendendo la parola nel parlamento piemontese, definì le Leggi Siccardi un «sacrilego latrocinio».</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Stato italiano, ovviamente, non sarebbe in grado di restituire tutti i beni illecitamente sottratti alla Chiesa dal 1855 al 1875, e la proposta ha evidentemente il sapore di una provocazione. Si tratta però di una provocazione che dovrebbe far riflettere soprattutto i trisnipotini di Siccardi, Rattazzi, Ferraris. Oggi allo Stato italiano, proprio in concomitanza del 150° anniversario dell’unità, non conviene davvero riaprire quella dolorosa ferita, maldestramente coperta dalla mitologia risorgimentale anticattolica. <em>Intelligenti pauca</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Gianfranco Amato</strong><br />
Tratto dal sito dell&#8217;agenzia Corrispondenza Romana</p>
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		<title>LE DUE ITALIE. Parte 5.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 07:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[La seconda Guerra Civile e la Questione Meridionale.<br />
Con questo intervento concludo la presentazione del saggio di Massimo Viglione, Le due Italie, Edizioni Ares di Milano. Un libro che consiglio di leggere per la chiarezza, sinteticità e soprattutto per l&#8217;ampia documentazione, potrebbe essere un ottimo sussidio da utilizzare soprattutto nelle nostre istituzioni scolastiche, dopo tanti decenni di racconti di favole che hanno costituito, scrive Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica,“alimento primo di ogni refezione scolastica e di ogni ragionamento politico”. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>La seconda Guerra Civile e la Questione Meridionale.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Con questo intervento concludo la presentazione del saggio di <strong><em>Massimo Viglione</em></strong>, <strong><em>Le due Italie</em></strong>, <strong><em>Edizioni Ares </em></strong>di Milano. Un libro che consiglio di leggere per la chiarezza, sinteticità e soprattutto per l&#8217;ampia documentazione, potrebbe essere un ottimo sussidio da utilizzare soprattutto nelle nostre istituzioni scolastiche, dopo tanti decenni di racconti di <em>favole</em> che hanno costituito, scrive Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica,<em>“alimento primo di ogni refezione scolastica e di ogni ragionamento politico”</em>. E purtroppo in questo anno di festeggiamenti del 150°, non si è smesso di raccontare soprattutto a scuola, le solite <em>favole. </em>A pagina 176, Viglione affronta il tema dei plebisciti farsa, dopo aver conquistato tutti gli Stati preunitari, il nuovo Regno d&#8217;Italia per essere accolto nel concerto delle Potenze internazionali, <em>“occorreva dimostrare al mondo intero e alla storia che non solo era necessario liberare le popolazioni italiane oppresse da intollerabile barbarie, ma che tali popolazioni fossero contente – anzi, entusiaste – di essere liberate dai fratelli piemontesi”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>Così man mano che i territori italiani cadevano preda dei piemontesi, venivano svolti i plebisciti di annessione al Regno di Sardegna. Su 22 milioni di persone, votarono 2.990.307 persone. Oltre il 98% dei votanti scelse Vittorio Emanuele. Non mi soffermo sulla “democrazia” di queste elezioni. Certamente però serve affrontare il grosso problema meridionale. Gli italiani del Sud non erano d&#8217;accordo <em>a divenire piemontesi. </em>Per questo ben presto presero le armi e furono pronti a morire <em>contro il Regno d&#8217;Italia, contro i Savoia, contro Cavour e Garibaldi. </em>Settant&#8217;anni dopo nasce la seconda guerra civile italiana, la prima fu quella tra giacobini e insorgenti. Dopo la rapida conquista del Sud ad opera dei mitici Mille di Garibaldi,<em>“mille uomini –</em> scrive Viglione – <em>probabilmente, non conquisterebbero realmente nemmeno la collina di Posillipo, qualora i napoletani decidessero di resistere”. </em>Tra l&#8217;altro ormai, <em>è universalmente noto; tranne i manuali di storia che ancora si attardano sulle fantasiose ricostruzioni della <strong>vulgata</strong> per continuare a indottrinare le giovani menti, tutti riconoscono quelle che furono le reali ragioni per cui Garibaldi poté arrivare a Napoli (in treno) e conquistare un Regno con qualche morto. </em>E qui Viglione elenca le cause che portarono i garibaldini alla cavalcata trionfale, dai tradimenti degli ufficiali borbonici all&#8217;appoggio della marina inglese, della mafia e della camorra, al finanziamento dei vari banchieri inglesi e italiani,<em>“i Mille</em>,<em> essendo uomini come tutti gli altri e non titani, non sarebbero sbarcati a Marsala, o, nella più benevola delle ipotesi, una volta sbarcati di sorpresa, sarebbero stati ributtati in mare subito dopo”.</em> Non si comprende come il generale Lanza che disponeva di 20 mila uomini a Palermo, si arrese senza colpo ferire, e firmò l&#8217;armistizio a bordo, guarda caso, di una nave britannica. A questo proposito è interessante il commento di Massimo D&#8217;Azeglio in una lettera scritta a Michelangelo Castelli, il 17 settembre 1860: <em>“Nessuno più di me stima ed apprezza il carattere e certe qualità di Garibaldi; ma quando s&#8217;è vinta un&#8217;armata di 60.000 uomini, conquistato un regno di 6 milioni, <strong>colla perdita di otto uomini</strong>, si dovrebbe pensare che c&#8217;è sotto qualche cosa di non ordinario(&#8230;)”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>Cavour aveva pensato a tutto a Garibaldi non restava altro che compiere la missione, marciando tranquillamente dalla Sicilia a Napoli, l&#8217;unica battaglia che dovette affrontare fu sul Volturno, ma qui ricorda Viglione, la battaglia fu vinta da Cialdini. Tra l&#8217;altro per conquistare le tre fortezze di <em>Gaeta</em>,<em> Messina</em> e <em>Civitella del Tronto</em>, le uniche che opposero eroica e fedelissima resistenza agli invasori, fu sempre l&#8217;esercito piemontesi del generale Cialdini, il massacratore dei primi insorgenti meridionali. E qui inizia <em>la grande strage. </em>Una rivolta che riveste proporzioni straordinarie, per Viglione le vittime meridionali furono complessivamente 70 mila, ma altri storici, danno numeri più elevati, come nel libro <em>Terroni</em> di  Pino Aprile. Nella primavera del 1861 al comando del generale Cialdini con un esercito di 120.000 uomini, inizia la campagna militare del nuovo Regno d&#8217;Italia per reprimere la guerriglia dei cosiddetti briganti. <em>“Inizia una spietata repressione militare, fatta di eccidi e distruzioni di paesi e centri ribelli, di fucilazioni e incendi, di saccheggi e incitazioni alla delazione, di arresti domiciliari coatti (la prima volta nella storia italiana) e di distruzioni di casolari e masserie, compresa l&#8217;eliminazione del bestiame dei contadini per la loro rovina materiale”. </em>O&#8217;Clery parla di vero e proprio “terrore piemontese”, che si evince in particolare nei proclami con i quali i vari Cialdini, Pinelli, La Marmora e altri terrorizzavano le popolazioni in nome della libertà rivoluzionaria. <em>“Superfluo ricordare –</em> scrive Viglione – <em>come questi &#8216;signori&#8217;, celebrati in tutti i nostri libri di storia e tramite migliaia di vie e piazze a loro dedicate in tutta Italia, oggi finirebbero senza dubbio alcuno sotto processo al Tribunale dell&#8217;Aja per crimini contro l&#8217;umanità e altro ancora”. </em>Basta ricordare la distruzione e il massacro delle popolazioni dei due paesi lucani di <strong><em>Casalduni </em></strong>e <strong><em>Pontelandolfo</em></strong>. E poi i prigionieri circa 50 mila borbonici e 12 mila pontifici, definiti “canaglia” da Vittorio Emanuele II e Cavour. Furono deportati al Nord nei forti di Fenestrelle e nel campo di concentramento di S. Maurizio vicino Torino. Civiltà Cattolica la definì significativamente, <em>“la tratta dei napoletani”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>Le popolazioni meridionali furono definiti <em>briganti, </em>del resto è un termine ripreso dai giacobini francesi che definivano briganti i controrivoluzionari vandeani e chi si oppeneva alla loro rivoluzione. La storiografia ufficiale liberale e filorisorgimentale, spiega il fenomeno come un fatto di delinquenza comune, mentre quella marxista come espressione di rivolta proletaria. Per il professore Viglione, <em>le motivazioni reali </em>(del cosiddetto brigantaggio) – <em>senza voler escludere di principio anche elementi di carattere sociale e ricordando che senz&#8217;altro fra i ribelli vi furono efferati delinquenti nel senso letterale del termine – sono però più profonde e sono naturalmente quelle religiose e legittimiste: il popolo odiava liberali e &#8216;galantuomini&#8217; perché, fin dai tempi napoleonici, avevano oppresso e vilipeso sempre la religione, profanando chiese e reliquie; la presenza di frati e preti è costante nelle raffigurazioni popolari della guerriglia, così come nei vessilli delle bande di guerriglieri esprimono sempre soggetti religiosi”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>Dopo i massacri e la violenza delle armi, arriva la fame, <em>“le terre della Chiesa e dei demani furono confiscate e vendute ai facoltosi borghesi, i quali sfruttarono milioni di contadini; le industrie del Sud avviate da i Borbone furono distrutte, milioni di persone ridotte al lastrico. Nacque la &#8216;Questione meridionale&#8217;”.</em>Migliaia di meridionale prendono i bastimenti ed emigrano per le Americhe, sono<em> i figli indegni, che non capivano le esigenze di progresso e civiltà dei nuovi italiani, e restavano quindi fuori dalla nuova identità nazionale. Quella degli &#8216;italiani già fatti&#8217;, opposta a quella degli italiani &#8216;ancora da fare&#8217;”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"> Termino ma evidentemente si potrebbe continuare a lungo. Il nodo da sciogliere della storia italiana è l&#8217;<strong><em>ideologia risorgimentale</em></strong>, questa specie di <em>“dogma nazionale”. </em>Quello che <em>per essere patrioti, per dimostrare di amare l&#8217;Italia, occorre amare il Risorgimento</em> e in particolare la venerazione dei quattro “padri della patria”. <em>“E&#8217; la più grande vittoria della <strong>vulgata </strong>risorgimentale </em>- scrive Viglione – <em>l&#8217;inganno per eccellenza: il far credere che chi narra ciò che è stato occultato (le insorgenze, il settarismo utopista, la guerra alla Chiesa cattolica, i brogli elettorali dei plebisciti, le stragi dei &#8216;briganti&#8217;, il piemontesismo, il fiscalismo, l&#8217;emigrazione ecc.) e di contro non celebra Mazzini e Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi, Napoleone e Gioberti, sia &#8216;antitaliano&#8217; o comunque contro l&#8217;unità nazionale. O magari studioso poco serio”. </em>Il libro di Viglione racconta a grandi linee,<em>“la drammatica favola risorgimentale, la <strong>&#8216;leggenda nera&#8217; </strong>che i settari, i cantastorie prezzolati, i traditori, gli ingannati, i pigri e gli ignoranti vanno ripetendo sulle piazze e fanno ripetere nelle aule scolastiche, per la formazione dell&#8217;uomo e del cittadino”. </em>(Giovanni Cantoni, L&#8217;Italia tra Rivoluzione e Controrivoluzione; saggio introduttivo a <strong><em>Rivoluzione e Controrivoluzione, P.C. De Oliveira, Cristianità, </em></strong>Piacenza 1977).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em></em></strong><strong><em>DOMENICO BONVEGNA</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em></em></strong><strong><em>domenicobonvegna@alice.it</em></strong></p>
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		<title>Le due italie: Basta con la vulgata risorgimentista scriviamo la verità sui Regni preunitari (parte 4)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 07:13:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Domenico Bonvegna<br />
Concludevo la 3 parte della presentazione del volume di Massimo Viglione Le Due Italie edito da Ares indicando velocemente le due vittime designate dalla Rivoluzione Italiana, cioè il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio.<br />
Due Stati per quei tempi abbastanza floridi, ricchi, con tante riforme alle spalle, sia dal punto di vista economico che culturale, al contrario del piccolo Piemonte che mirava a riunificare il Paese ed era il più indebitato tra tutti gli Stati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Domenico Bonvegna</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Concludevo la 3 parte della presentazione del volume di <strong>Massimo Viglione</strong> <em>Le Due Italie</em> edito da Ares indicando velocemente le due vittime designate dalla <em>Rivoluzione Italiana</em>, cioè il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio.</p>
<p style="text-align: justify;">Due Stati per quei tempi abbastanza floridi, ricchi, con tante riforme alle spalle, sia dal punto di vista economico che culturale, al contrario del piccolo Piemonte che mirava a riunificare il Paese ed era il più indebitato tra tutti gli Stati preunitari. Dal 1848 al 1860 (gli anni rivoluzionari di Cavour) il debito arrivava a oltre un miliardo. <em>Per l&#8217;esattezza 1. 024. 970. 595 lire. Una cifra astronomica che non risente ancora delle spese per l&#8217;unificazione. </em> Scrive Viglione, <em>negli stessi anni il bilancio dello Stato Pontifico raggiunge il pareggio effettivo (1858), mentre quello del regno delle Due Sicilie è in attivo. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante questa situazione, si fece a gara nel descrivere questi Stati come delle mostruosità intollerabili, specie quello Pontificio e il Regno delle due Sicilie. <em>&#8220;Era quindi necessario l&#8217;intervento del grande e progredito fratello piemontese, a sua volta aiutato dalla grande e benevola madre britannica, a portare la luce della civiltà a quelle sventurate popolazioni (anche se in realtà esse non avevano mai chiesto nessun aiuto e intervento esterno; anzi, già ai tempi di Napoleone, avevano perfettamente dimostrato, armi alla mano, la propria fedeltà ai governi papale e borbonico). </em></p>
<p style="text-align: justify;">Celeberrima è l&#8217;espressione di Lord Gladstone, ministro del governo Palmerston (il &#8220;grande fratello&#8221;del Risorgimento italiano), per definire il governo borbonico: <em>&#8220;la negazione di Dio&#8221;. </em> Frase aberrante che fece il giro del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Viglione nel testo oppone alle falsità della <em>vulgata</em> ufficiale, ampia documentazione tratta ormai dalla ricca bibliografia che attesta l&#8217;effettiva civiltà, il concreto progresso e il reale benessere raggiunto dalle popolazioni italiane degli Stati preunitari. <em>&#8220;E&#8217; facile</em> &#8211; scrive Viglione &#8211; <em>sia perché si tratta di dire la semplicemente la verità, sia perché ormai non pochi fra gli storici risorgimentisti più seri da tempo non hanno più &#8216;l&#8217;animo&#8217; di continuare a far finta di credere ai peana della <strong>vulgata</strong> e hanno iniziato una seria revisione e ripresentazione generale dell&#8217;intera situazione, specie per quel che riguarda proprio il governo borbonico&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Viglione è ottimista ma ancora in certi storici persiste il vezzo di raccontare &#8220;favole&#8221;sul risorgimento, come nel programma di Rai 2 condotto da Piero Angela, dove un certo Barbera continua imperterrito a raccontare <em>palle. </em> Ma non scherza neanche il nostro(?) presidente Napolitano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il professore Viglione accenna soltanto ad alcune &#8220;conquiste&#8221;o <em>&#8220;barbarie&#8221;</em> del Regno borbonico, a cominciare dello sfarzo e della bellezza della <strong>Reggia di Caserta</strong>, <strong>secondo palazzo reale al mondo per grandezza e bellezza</strong> ; e poi numerose strade, ponti, porti, la flotta navale, la prima in Italia, seconda in Europa soltanto a quella inglese. Attività industriali, come la scuola per gli arazzi, la produzione di porcellane di Capodimonte, Università, Accademie, gli scavi di Ercolano e Pompei. Viglione si concentra soprattutto sulle riforme sotto Ferdinando II, il sovrano più illuminato degli Stati italiani, sotto il suo regno, il <em>Meridione d&#8217;Italia raggiunse il massimo livello di ammodernamento e civiltà. </em> Nel 1762 venne costruito a Napoli il primo cimitero in Italia e poi quello di Palermo. Nel 1768 stabilì una scuola gratuita per ogni Comune del regno e per ambo i sessi, ordinando che nelle case religiose si facesse altrettanto. Nel 1818 salpò da Napoli la prima nave a vapore italiana. <em>&#8220;Molto altro vi sarebbe da dire</em> &#8211; scrive Viglione &#8211; <em>Ferdinando fu la massima e più completa espressione di quel riformismo politico e sociale, inaugurato dal suo bisnonno Carlo, e che caratterizzò sempre la Real Casa di Borbone delle Due Sicilie&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i borboni, il professore elenca alcune delle <em>&#8220;barbarie&#8221;</em> papiste. <em>&#8220;Lo Stato Pontifico, dal punti di vista del consenso morale e operativo al Risorgimento, è sicuramente fra gli Stati preunitari quello che ha sempre dato le maggiori delusioni ai nostri patrioti&#8221;. </em> In pratica è rimasto sempre fedele al Sommo Pontefice, invano hanno cercato di farlo sollevare contro la teocrazia papista, ma non ci sono riusciti mai. Il 20 settembre 1870, <em>&#8220;non un romano andò a salutare i liberatori, mentre finestre e case della città erano serrate o chiuse a lutto&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 6 capitolo a pagina 155 Viglione insiste su come non andava fatta l&#8217;Italia. Non una unificazione politica con ingrandimento del piccolo Piemonte, ma una confederazione cattolica degli Stati preunitari. Si scelse la <em>&#8220;via sabauda&#8221;</em>, con la conquista dei Regni della Penisola e della guerra all&#8217;Austria. Occorreva giustificare la conquista come una inevitabile azione di civiltà contro un&#8217;intollerabile barbarie non più accettabile in tempi di progresso e di democrazia. Ricordate Gladstone, tornato a Napoli nel 1888, confessò che aveva scherzato sullo stato di salute del Regno borbonico, lo stesso Petruccelli della Gattina, noto deputato della Sinistra, feroce anticlericale, scrive in riguardo a Poerio, un attivo fuoriuscito inventato per calunniare i borboni: <em>&#8220;Quando noi agitavamo l&#8217;Europa e la incitavamo contro i Borboni di Napoli, avevamo bisogno di personificare la negazione di questa orrida dinastia, avevamo bisogno di presentare ogni mattina ai credenti leggitori d&#8217;una Europa libera una vittima vivente, palpitante, visibile, che quell&#8217;orco di Ferdinando divorava ad ogni pasto&#8221;. </em> Il problema è che dopo centocinquant&#8217;anni si continua a scherzare e a credere a queste menzogne. A incensare ai vari padri della Patria come Cavour e Garibaldi, soprattutto quest&#8217;ultimo, <em>un pirata e ladro di cavalli</em>, in Perù venne arrestato e gli tagliarono i padiglioni delle orecchie. Sulla morte di Anita, la sua compagna, c&#8217;è un racconto inquietante, pare che dall&#8217;autopsia del cadavere si riscontra <em>la trachea rotta e una lividura circolare intorno al collo, </em><em>segni &#8216;non equivoci&#8217; di morte per strangolamento. Se veramente così fosse, chi e perché poteva avere interesse a strangolare Anita?</em> Si chiede il professore Viglione nel libro.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito della spedizione dei mille in Sicilia, scrive nel 1882, il massone Pietro Borrelli: <em>&#8220;non si deve lasciar credere all&#8217;Europa che l&#8217;unità italiana, per realizzarsi, aveva bisogno d&#8217;una nullità intellettuale come Garibaldi. Gli iniziati sanno che tutta la rivoluzione in Sicilia fu fatta da Cavour, i cui emissari militari, vestiti da merciaiuoli girovaghi, percorrevano l&#8217;isola e compravano a prezzo d&#8217;oro le persone più influenti&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, enormi sono state le somme dispensate per corrompere i funzionari borbonici e per fomentare tra il popolo manifestazioni antiborboniche. Ma queste cose non sono accadute solo nel Sud in mano a Garibaldi. La corruzione, diventava malattia endemica della nuova Italia.</p>
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		<title>Le due Italie. Parte 3.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 07:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mazzini, il Risorgimento e i padri del totalitarismo rosso e nero.<br />
Con la caduta di Napoleone, fallirono i tentativi giacobini di organizzare una “Nuova Italia” rivoluzionaria, ma non si poterono cancellare quegli ideali di sovversione politico-istituzionale connessi a quelle esperienze. Fu Giuseppe Mazzini, il padre spirituale della Patria a ereditare quegli ideali e il professore Viglione nel testo che sto presentando Le due Italie, edito da Ares, sviluppa una singolare tesi quella di riscontrare nel processo risorgimentale le “radici dei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mazzini, il Risorgimento e i padri del totalitarismo rosso e nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la caduta di Napoleone, fallirono i tentativi giacobini di organizzare una “Nuova Italia” rivoluzionaria, ma non si poterono cancellare quegli ideali di sovversione politico-istituzionale connessi a quelle esperienze. Fu Giuseppe Mazzini, <em>il padre spirituale della Patria </em>a ereditare quegli ideali e il professore Viglione nel testo che sto presentando <strong><em>Le due Italie</em></strong>, edito da Ares, sviluppa una singolare tesi quella di riscontrare nel processo risorgimentale le “<em>radici dei fenomeni di totalitarismo di massa, che hanno caratterizzato la storia italiana del XX secolo. Sia del totalitarismo di stampo nazionalista e sociale che condurrà alla dittatura fascista, sia di quello rivoluzionario, radical-laicista, che condurrà prima alla guerra civile del 1943-45 e poi alla vasta diffusione delle istanze comuniste e alla lacerazione ideologica dell&#8217;Italia repubblicana (fino al terrorismo)”</em>. Il professore si rende conto che il tema del legame <em>fascismo-Risorgimento, </em>e quello con le <em>istanze comuniste </em>per certi aspetti è scottante. Entrambi i filoni totalitari riconducono, seppure per vie differenti, a quel mondo settario massonico italiano dell&#8217;età del Risorgimento e quindi nel primo dei “padri della patria”, Giuseppe Mazzini, <em>il grande ispiratore del totalitarismo italiano</em>, sia quello rosso che nero e volendo anche del terrorismo. Del resto lo avevano sempre denunciato diversi studi storici, tra cui quelli cattolici del XIX secolo come Giacinto de&#8217; Sivo, Paolo Mencacci, Patrick K. O&#8217; Clery o i padri de <em>La Civiltà Cattolica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>Massimo Viglione sinteticamente ripercorre il pensiero di Mazzini, considerato un vero e proprio “sacerdote dell&#8217;umanità”, fondatore di una nuova religione panteista e gnostica che come compito primario doveva liberarsi dal cristianesimo e soprattutto dal Papato, per fondare la “terza Roma”, che dovrà sostituire quella cattolica. Addirittura Mazzini non accettava nemmeno la formula cavouriana “libera Chiesa in libero Stato”, perché per lui <em>lo Stato sarà la Chiesa e la Chiesa sarà lo Stato. Non per niente si parla di &#8216;teocrazia mazziniana&#8217;. </em>Simile alla teocrazia islamica? Così Mazzini e compagni preparano una Nuova Italia, voluta da pochi, non popolare, elitaria, contro quella Vera millenaria, autentica, cattolica. E dopo il pensiero viene l&#8217;azione, un pensiero così <em>“utopico e di un dottrinario estremista</em> &#8211; per Viglione – <em>non può che far seguito una scia di sangue e di tragedie. </em>Mazzini dopo aver plagiato questi giovani spingendoli fino al suicidio collettivo, li manda a morire per una missione senza nessuna speranza, guardandosi bene dal partecipare in prima persona.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel 3 capitolo della II parte il libro di Viglione si occupa della <em>Proposta Cattolica</em> per l&#8217;unità del Paese e non può non fare riferimento a quella più conosciuta di <strong><em>Vincenzo Gioberti</em></strong>, presentato dalla storiografia ufficiale come <em>l&#8217;uomo nuovo dei &#8216;moderati&#8217;, colui che aveva compreso che non potevano essere i metodi fallimentari del Mazzini a fare l&#8217;Italia. </em>Ma per Viglione, Gioberti un prete, ed ex mazziniano è l&#8217;uomo dell&#8217;inganno, se in un primo momento auspicava una <em>Italia unita senza Rivoluzione. </em>Una confederazione degli Stati preunitari con <em>leadership</em> del Pontefice romano, forse per <em>addolcire</em> i cattolici, <em>di &#8216;ingraziarsi&#8217; perfino il Papa. </em>Successivamente Gioberti, <em>gettò la maschera, passando senz&#8217;altro dalla parte dei democratici, </em>soprattutto dopo il 1849, scrivendo il <em>De Rinnovamento civile d&#8217;Italia</em>, opera di chiara matrice rivoluzionaria e sovversiva, che rinnegava apertamente il precedente pensiero. Peraltro Viglione, presenta una lettera di Gioberti, proprio nell&#8217;anno del <em>Primato</em>, dove il nostro afferma che l&#8217;unione federativa della nostra Penisola e l&#8217;arbitrato del Papa sono utopie. <em>Parole agghiaccianti, per chi conosce l&#8217;entusiasmo generale che la sua opera aveva suscitato in Italia, specie tra i moderati e i cattolici.</em> E soprattutto dopo che addirittura lo stesso Pio IX credette alla sincerità della proposta di Gioberti. Per Viglione il <em>Primato </em>fu il libro degli inganni, che riuscì a disgregare come conferma Antonio Gramsci, il movimento cattolico e a togliergli la fiducia in se stesso, <em>fu il capolavoro politico del Risorgimento, di Vincenzo Gioberti, il Mazzini dei moderati.</em></p>
<p style="text-align: justify;"> Il neoguelfismo di Gioberti è lo stratagemma per far passare la Rivoluzione liberale borghese sulle masse italiane che non ne volevano sapere della rivoluzione. Del resto nell&#8217;<em>Istruzione permanente</em> data ai membri della setta massonica nel 1817, troviamo scritto:<em>“il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della Rivoluzione francese: l&#8217;annientamento per sempre del cattolicesimo ed ancora dell&#8217;idea cristiana (&#8230;)</em>Per fare questo non ci vuole qualche mese, un anno, forse degli anni, qualche secolo, <em>“ma nelle nostre file il soldato muore, ma la guerra continua(&#8230;)”.</em>Gioberti secondo Viglione condivideva in pieno il progetto dell&#8217;<em>Alta Vendita</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel 1848, dopo la I guerra di indipendenza avviene la rottura con il mondo cattolico e la possibilità che ci sia una vera unità degli italiani nel rispetto dell&#8217;identità del popolo italiano. Nella I guerra di indipendenza, almeno nella prima fase <em>“si realizzò</em>- per il professore Viglione – <em>il momento migliore dell&#8217;intera storia nazionale degli ultimi due secoli: un&#8217;unione ideale vera fra una buona parte degli italiani”. </em>Il progetto venne fatto fallire miseramente, nel 1848 si decise <em>“la scelta di campo” </em>- scrive Viglione – <em>se avesse vinto il progetto neoguelfo, sarebbe nata un&#8217;Italia confederativa cattolica e monarchica, decentrata e tradizionalista, che avrebbe senzìaltro riscosso il consenso massiccio delle popolazioni italiane (proprio ciò che mancava a Mazzini e ai vari settari), legate ai loro legittimi sovrani: insomma, la &#8216;vera Italia&#8217;, &#8216;universale&#8217; in quanto cattolica, decentrata in quanto confederativa, monarchica e sacrale, opposta alla &#8216;nuova Italia&#8217;, voluta dalle élite rivoluzionarie. </em>Per Viglione<em>, occorreva assolutamente mandare a monte il progetto neoguelfo, a costo di far vincere l&#8217;Austria. E così fu fatto”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>Nel 4 capitolo il libro sfata alcuni pregiudizi, la <em>vulgata</em> nei confronti degli Stati preunitari, in particolare, quello riguardante il Regno delle Due Sicilie e poi dello Stato Pontificio. Conquistati, meglio scrivere aggrediti, <em>manu militari, una inequivocabile operazione politico- militare di aggressione a legittimi e secolari Stati amici e pacifici da parte del Re di Sardegna. </em>Naturalmente, <em>“per giustificare tutto questo dinanzi ai contemporanei e alla storia, occorreva creare le condizioni morali che rendessero apprezzabili tali operazioni”. </em>Così venne fatto credere agli italiani e alle Potenze straniere, <em>“che quegli Stati erano infami e corrotti, oppressivi e incivili, e pertanto l&#8217;azione cavouriana-garibaldino-piemontese era non solo giustificabile, ma costituiva un&#8217;azione di civiltà e generosità”.</em> La guerra rivoluzionaria di Casa Savoia e tutto il movimento unitario doveva apparire come un inevitabile soccorso a popolazioni che <em>languivano in stato di miseria e schiavitù e non attendevano altro che l&#8217;aiuto del re sabaudo.</em> Ma sulla “leggenda nera” degli Stati preunitari molto si è scritto e ormai forse non ci crede più nessuno. Rimando i lettori agli scritti di Carlo Alianello, ma soprattutto a  un&#8217;ottima opera di <strong><em>Patrick Keyes O&#8217; Clery, La Rivoluzione Italiana. Come fu fatta l&#8217;unità della nazione </em></strong><em>(I ed. 1875-1892),<strong>Ares, </strong>Milano 2000.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong><strong><em>DOMENICO BONVEGNA</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>                                                                                          </em></strong><strong><em><br />
</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le famiglie ebree che Pio XII nascose al Gianicolo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 06:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Nuove conferme dell’opera di assistenza agli ebrei<br />
di Antonio Gaspari<br />
ROMA, martedì, 23 agosto 2011 (ZENIT.org).- Dalle ricerche svolte da Giovanni Preziosi risulta che anche La Società del Sacro Cuore, situata al Gianicolo a Roma, nascose e protesse famiglie ebree, su diretta sollecitazione e indicazione di Pio XII.<br />
In un articolo pubblicato da L’Osservatore Romano lo scorso 11 maggio, Giovanni Preziosi ha raccontato di aver svolto una accurata ricerca nell’archivio Generale della Società del Sacro Cuore, dove ha rinvenuto dei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nuove conferme dell’opera di assistenza agli ebrei</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Antonio Gaspari</em></p>
<p style="text-align: justify;">ROMA, martedì, 23 agosto 2011 (ZENIT.org).- Dalle ricerche svolte da Giovanni Preziosi risulta che anche La Società del Sacro Cuore, situata al Gianicolo a Roma, nascose e protesse famiglie ebree, su diretta sollecitazione e indicazione di Pio XII.</p>
<p style="text-align: justify;">In un articolo pubblicato da <em>L’Osservatore Romano </em>lo scorso 11 maggio, Giovanni Preziosi ha raccontato di aver svolto una accurata ricerca nell’archivio Generale della Società del Sacro Cuore, dove ha rinvenuto dei documenti rimasti finora nascosti. Si tratta del Giornale della Casa ‘Villa Lante’, nel quale le religiose annotavano tutti gli avvenimenti che di giorno in giorno riguardavano l’istituto, a quel tempo sotto la guida spirituale della superiora generale di origini ispaniche Manuela Vicente, coadiuvata dalla madre vicaria Giulia Datti. Le due suore si occuparono degli aspetti logistico-organizzativi per facilitare l’ospitalità ai rifugiati ebrei e a molti altri antifascisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i documenti trovati da Preziosi, le suore svolsero quelle attività su indicazione dell’allora Pontefice Pio XII. Sembra infatti che il Papa fosse in ottimi rapporti con questa congregazione religiosa, perché già negli anni Trenta, quando era Cardinale, gli era stato affidato il ruolo di protettore della Società del Sacro Cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autore di queste ricerche è un quarantunenne di Torre del Greco. Laureato in Scienze politiche è impegnato in ricerche di carattere storico. Nel 2006 ha pubblicato “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” ed i saggi: L’affaire Rossoni: un ministro del duce rifugiato politico presso il Santuario di Montevergine (“Annali Cilentani” – Studi e Ricerche sul Mezzogiorno minore, n. 2 del 2001) e Operazione conventi: le ratlines vaticane per l’espatrio clandestino degli ex gerarchi fascisti. L’affaire Rossoni (“Elite e Storia” – Rivista Semestrale di Studi Storici, n. 2 del 2003).</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Preziosi collabora con “la Civiltà Cattolica” e, sporadicamente, con “L’Osservatore Romano”. Molte delle sue ricerche sono pubblicate sul blog <a href="http://giovannipreziosi.wordpress.com/">http://giovannipreziosi.wordpress.com/</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando l’attualità e l’interesse per di tali ricerche ZENIT lo ha intervistato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa raccontano i documenti da lei rinvenuti nell’archivio generale dell’Istituto di diritto pontificio Società del Sacro Cuore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Preziosi: Questi documenti, del tutto inediti, che ho rinvenuto in seguito ad una paziente e meticolosa spigolatura nell’archivio Generale della Società del Sacro Cuore – un istituto di diritto pontificio che sorge sul Gianicolo, fondato agli inizi del 1800 da Madeleine-Sophie Barat –, si sono rivelati a prima vista subito di notevole interesse dal punto di vista storiografico proprio perché contribuiscono a gettare un ulteriore fascio di luce sulla vexata quaestio relativa ai cosiddetti “silenzi” di Pio XII in merito alla Shoah dimostrando, al di là di ogni ragionevole dubbio, come fosse fallace e destituita di qualsiasi fondamento la tesi – balzata prepotentemente agli “onori” della cronaca negli anni ‘60, ed in seguito alimentata ad hoc da più parti fino ai nostri giorni secondo la quale il papa avrebbe seguito cinicamente questa politica del “silenzio” semplicemente per biechi calcoli di interesse e preoccupazioni diplomatiche. Tali polemiche, tuttavia, ritengo che abbiano giovato al progresso della ricerca storica, in quanto proprio in questi ultimi tempi – anche in virtù della ricerca di cui ho dato conto su “l’Osservatore Romano” e l’apertura di vari archivi, compreso in parte l’Archivio Segreto Vaticano – nuovi studi, in realtà, attestano che la voce del pontefice fu l’unica a levarsi in difesa di quanti erano perseguitati. Prova ne sia, ad esempio, proprio il Giornale della Casa di “Villa Lante” e il diario, scritto meticolosamente da suor Maria Teresa Gonzáles de Castejón nel chiuso della sua cella, dai quali si apprendono particolari finora rimasti avvolti nel mistero e nascosti tra le brume di questi archivi. Si apprende, infatti, il ruolo di primo piano svolto da questa congregazione religiosa, mediante la madre superiora Manuela Vicente – abilmente coadiuvata dalla madre vicaria Giulia Datti, che su espressa sollecitazione di Pio XII – tramite il Sostituto della Segreteria di Stato di Sua Santità per gli affari ordinari, mons. Giovanni Battista Montini – si adoperarono per offrire degna assistenza e ospitalità a numerose persone e, in alcuni casi intere famiglie, in prevalenza di religione ebraica che, proprio per tale motivo, erano ferocemente perseguitati dai nazi-fascisti e correvano il rischio di essere deportati negli esecrabili campi di concentramento tedeschi allestiti per la cosiddetta “soluzione finale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo le suore nascosero e protessero gli ebrei e i perseguitati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Preziosi: Alla sua domanda preferirei far rispondere direttamente suor Maria Teresa Gonzáles de Castejón, la quale scrive, con dovizia di particolari, nel suo diario: “Avevamo nel nostro giardino una catacomba, che esisteva già, come rifugio. Questa catacomba era molto grande. Poco dopo qualche famiglia conoscente o amici della nostra comunità, dormirono nel rifugio della casa madre”. Davvero rocambolesca appare poi la minuziosa descrizione dell’episodio che coinvolse la famiglia Sonnino, che da poco si era rifugiata nella Casa della Societa del S. Cuore. Lasciamo ancora una volta la parola a suor Maria Teresa che scrive: “Ho detto che tra i nostri rifugiati vi era una giovane donna con sua figlia. Suo marito, e credo suo figlio, erano rifugiati al Collegio Orientale dei Gesuiti in Piazza Santa Maria Maggiore. Una mattina il padre Gordello S.J. che conosceva bene questa famiglia Sonnino e che aveva convertito al cristianesimo, venne da noi e mi disse: Occorre annunciare una triste notizia alla signora Sonnino. Suo marito è morto in seguito a una crisi cardiaca questa notte. All’inizio della notte i soldati tedeschi sono venuti a fare una perquisizione da noi (C’erano abbastanza rifugiati, ebrei ed altri). Come l’Orientale [l’omonimo Collegio dei gesuiti] comunica dall’interno con il Collegio Russo (il Russicum è anche dei Gesuiti) noi li abbiamo fatti passare di là […]”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia l’improvvisa irruzione dei soldati nazisti si rivelò fatale per il signor Sonnino che stava ancora smaltendo i postumi di un’altra grave crisi cardiaca che aveva accusato qualche mese prima. “Noi ci siamo messe a pregare presso di lui – scrive, con dovizia di particolari, suor Maria Teresa Gonzáles de Castejón –, quando [improvvisamente] i soldati tedeschi sono entrati [e] abbiamo detto loro: Attenzione! Qui c’è un defunto”. E conclude tirando un sospiro di sollievo: “Hanno guardato senza far niente”. Questa encomiabile opera di assistenza e ospitalità fornita dalle suore della Società del Sacro Cuore viene suffragata anche dal Giornale della Casa della Società del S. Cuore di Gesù, laddove si legge, in una nota autografa che reca la data dell’11 ottobre 1943: “Giornata di gran lavoro da una parte e di gran terrore dall’altra!&#8230; Mentre su tutte aiutano a sgombrare la sala della scuola dalle panche, tavolini, lavagne e ridurla a camera da letto, giù in portineria è un succedersi di giovani spaventati che chiedono per pietà di essere messi al sicuro dai tedeschi che vogliono deportarli in Germania. La Rev.da Madre e la Madre Economa scendono per calmarli, consigliarli, rassicurarli: è stata una mattinata di ansia da una parte e di tanta materna bontà e comprensione dall’altra. C’è un fuggi fuggi: gli uomini temono di essere presi dai tedeschi e corrono a nascondersi, o almeno a mettere al sicuro la moglie e figliuoli […] la sala della scuola ben arredata accoglie intere famiglie con bambinaie nella sala da pranzo e nella precedente tre tavole riuniscono grandi e piccole dai due ai sessant’anni e più; vi sono moglie e madri di diplomatici, di militari, ex alunne…”. Nel mesi successivi, per la precisione il 5 giugno 1944, la Superiora Generale, ricevette finanche la visita di una personalità di spicco dell’aristocrazia, stiamo parlando della marchesa Caterina Leonardi di Villacortese Dama di Corte niente meno che di S.A. la Regina Elena di Savoia, la quale giunse a “nome di Sua Maestà per ringraziare madre Manuela Vicente dell’ospitalità che aveva concesso a sua sorella, la principessa Milica [Petrović Romanoff], Gran Duchessa di Russia”, tenuta scrupolosamente lontano da occhi indiscreti al punto che perfino le altre consorelle della comunità ignoravano la sua vera identità per tutto il periodo della sua permanenza presso la casa di Trinità dei Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, su espresso desiderio della S. Sede, Madre Manuela Vicente aveva accettato ben volentieri di offrire “ospitalità alla principessa Milica che, nella sua duplice veste di sorella della Regina d&#8217;Italia, e moglie del Granduca di Russia Pietro Nikolaevič era sospettata dagli ‘occupanti tedeschi’&#8230; e [tutto] si è fatto per nasconderla, solo le Madri sapevano il vero nome di questa principessa reale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Pontefice Pio XII era al corrente della cosa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Preziosi: Leggendo questi documenti direi proprio di si. Si noti bene questa data: 6 ottobre 1943. Ebbene, dai documenti degli archivi dell&#8217;Office of Strategic Service declassificati alcuni anni or sono risulta che le forze alleate, proprio dal 6 ottobre 1943, mediante il cablogramma numero 19 erano al corrente del dispaccio segreto con il quale Hitler aveva pianificato il destino degli ottomila ebrei romani, ordinandone la deportazione nei campi di sterminio tedeschi per essere definitivamente «liquidati». È interessante notare la scansione cronologica di questi avvenimenti che coincidono sorprendentemente con la circolare vaticana del 25 ottobre 1943, rivelata dall’attuale segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, in cui si “forniva l’orientamento di ospitare gli ebrei perseguitati dai nazisti in tutti gli istituti religiosi, di aprire gli istituti e anche le catacombe”. Com’è noto pochi giorni dopo, il 16 ottobre, si verificò l’ignominioso rastrellamento del ghetto ebraico di Roma. Dunque, come si evince in modo incontrovertibile da questi documenti, gli alleati erano perfettamente al corrente, e con ben dieci giorni d’anticipo, del piano scellerato che i tedeschi stavano per mettere in atto. Occorreva dunque far presto e, pertanto, non sembra del tutto azzardato ipotizzare che, attraverso qualche canale diplomatico, anche l&#8217;entourage vaticano fosse venuto a conoscenza di questa notizia. Del resto non si potrebbe spiegare diversamente la sollecitudine con cui Pio XII, tramite monsignor Giovanni Battista Montini, aveva esortato la superiora generale della Società del Sacro Cuore Manuela Vicente ad allestire adeguati rifugi presso le proprie case religiose allo scopo di dare asilo agli ebrei perseguitati.  È interessante notare poi cosa accadde il 29 maggio del 1944. Si legge, infatti, nel Giornale della Casa che: “Un’opera di zelo obbligò ieri la Rev.da Madre ad andare in Vaticano per ottener modo di salvare un&#8217;anima quasi restia alla grazia, ma il Signore ha esaudito le nostre preghiere e da una buona lettera sappiamo che la premura delle Madri e di S. E. Mons. Montini della Segreteria di Stato non sono state vane e il pericolo è allontanato. Vera grazia dello Spirito Santo!&#8230;”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che tipo di rapporti aveva il Papa con la congregazione religiosa della Società del Sacro Cuore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Preziosi: Anche in questo caso è interessante rilevare come prima di ascendere al soglio pontificio, l’allora Cardinale Eugenio Pacelli era neanche a farlo apposta il cardinale protettore di questa congregazione religiosa. In effetti i rapporti idilliaci tra Pio XII e la Società del S. Cuore risalivano fin dagli anni Trenta allorché all’allora Cardinale Pacelli era stato affidato per l’appunto il ruolo di protettore di questa congregazione e, in seguito, si erano vieppiù consolidati con la madre superiora Manuela Vicente ragion per cui tutto lascia supporre che furono proprio questi solidi rapporti di fiducia ad indurre il pontefice a rivolgersi senza alcuna esitazione alle suore della Società del S. Cuore per assicurare un rifugio sicuro ad alcune persone di religione ebraica perseguitate dai nazi-fascisti. Il Vicariato intratteneva canali privilegiati con la Superiora della Comunità madre Yvonne De Thélin, mentre il Vaticano interpellava direttamente la Superiora Generale. Inoltre, si deve anche tener conto che il direttore della Congregazione era un ecclesiastico del calibro del gesuita Padre Tacchi Venturi, passato alla storia per il suo ruolo di maîtres à penser e raffinato interlocutore tra la Santa Sede e il regime fascista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali prove dimostrano che la Santa Sede ha avviato e coordinato la rete di assistenza ad ebrei e perseguitati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Preziosi: Le prove che attestano, al di là di ogni ragionevole dubbio, il coinvolgimento della Santa Sede nel coordinamento di questa sofisticata rete di assistenza a beneficio degli ebrei sono contenute proprio nel Giornale della Casa «Villa Lante» della Società del Sacro Cuore, nel quale le religiose annotavano tutti gli avvenimenti che di giorno in giorno riguardavano l&#8217;istituto, a quel tempo sotto la guida spirituale della superiora generale di origini ispaniche Manuela Vicente, sagacemente coadiuvata dalla madre vicaria Giulia Datti – dal quale apprendiamo, in data 6 ottobre 1943, un particolare davvero molto interessante. «La Rev.da Madre [Manuela Vicente] – si legge – è stata chiamata in Vaticano; si è recata con Sorella Platania alla Segreteria di Stato dove S. E. Mons. Montini l&#8217;ha pregata, in nome del Santo Padre, di alloggiare tre famiglie minacciate, come molte altre, di essere prese dai tedeschi. Ha pure offerto un&#8217;automobile, affinché la Madre possa andar subito alla Casa Madre per chiedere i dovuti permessi. […] Già una 15ª di persone alloggiano a Betania e la Rev.da Madre studia il modo di trovare altri buoni posti per meglio entrare nei desideri del Santo Padre che si degna darle tanta fiducia».</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti questa tesi viene suffragata anche nel diario scritto da suor Maria Teresa Gonzáles de Castejón che dichiara apertamente: “Noi sapevamo che il Santo Padre aveva aperto le porte del Vaticano ai rifugiati, soprattutto agli ebrei, per salvarli dalla persecuzione razzista. Molte case di religiosi e religiose avevano seguito il suo esempio, e le Reverende Madri Datti, Dupont e Perry decisero di nascondere anche dei rifugiati». Inoltre per scongiurare il pericolo delle improvvise perquisizioni nazifasciste all’interno degli ambienti ecclesiastici, la S. Sede provvide a far pervenire a tutti i superiori dei conventi romani un “avviso” firmato dal governatore militare di Roma Rainer Stahel, in cui si dichiarava esplicitamente che l’edificio era sotto le dirette dipendenze della Città del Vaticano e, pertanto, venivano interdette perquisizioni o requisizioni d’ogni genere. In effetti questo documento sembra che fosse pronto almeno fin dal 12 ottobre 1943, come si evince chiaramente da quanto annotato meticolosamente dalle religiose del Sacro Cuore di Gesù nel diario della loro Casa di Villa Lante, in cui si legge quanto segue:“Nell’impossibilità di comunicare con le varie vicarie, potrebbe essere bene far sapere alle Reverende Madri che possono ricorrere all’Ordinario della diocesi, per i permessi&#8230; Speciali poteri temporanei sono stati concessi dalla Santa Sede. In realtà molte Madri Vicarie lo sapevano già. Il Vaticano ha fatto dire, che un documento era pronto, attestante che la nostra Casa Madre era riconosciuta come bene della Santa Sede. Nessuna domanda è stata fatta, ma questa protezione sarà ricevuta con riconoscenza. […] Questo attestato potrebbe essere affisso all&#8217;interno del portone…”.</p>
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		<title>Le due italie: “giacobini &amp; insorgenti” (parte 2)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 06:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Domenico Bonvegna<br />
Sto argomentando sul libro di Massimo Viglione, 1861. Le Due Italie, edito da Ares, una domanda interessante si pone l&#8217;autore: quanti su 22 milioni di italiani del XIX secolo, avevano coscienza reale e volontà effettiva di unificare politicamente la Penisola abbattendo per sempre i secolari legittimi governi in cui vivevano?<br />
La risposta è &#8220;pochi eletti&#8221;, l&#8217;1 per cento della popolazione. E ancora, quanti dei sette milioni di abitanti del Regno delle Due Sicilie (eccetto i fratelli Spaventa, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <a href="http://www.mascellaro.it/node/23102" target="_blank"><strong>Domenico Bonvegna</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sto argomentando sul libro di Massimo Viglione, <strong>1861. Le Due Italie</strong>, edito da Ares, una domanda interessante si pone l&#8217;autore: quanti su 22 milioni di italiani del XIX secolo, avevano coscienza reale e volontà effettiva di unificare politicamente la Penisola abbattendo per sempre i secolari legittimi governi in cui vivevano?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è <em>&#8220;pochi eletti&#8221;</em>, l&#8217;1 per cento della popolazione. E ancora, quanti dei sette milioni di abitanti del Regno delle Due Sicilie (eccetto i fratelli Spaventa, Settembrini, Ricciardi e qualche decina di carbonari) si sentivano &#8220;italiani&#8221;come l&#8217;intendevano i cosiddetti patrioti anziché napoletani, o siciliani, calabresi etc. La realtà è che i grandi attori della Risorgimento italiano non volessero &#8220;fare l&#8217;Italia&#8221;in piena sintonia con la sua secolare identità, storia, civiltà, bensì volevano fare una &#8220;nuova Italia&#8221;su basi centralistiche e stataliste simili alla nazione francese nata dalla rivoluzione dell&#8217;89.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il braccio sinistro della Rivoluzione Italiana</em> è stata la Massoneria, è difficile negare il ruolo centrale che hanno avuto le associazioni massoniche locali e straniere nel Risorgimento. La Carboneria, la Giovine Italia, erano direttamente filiazioni massoniche. Massoni sono stati la maggior parte dei protagonisti della Rivoluzione Italiana. Del resto gli stessi Papi non hanno mai smesso di di condannare la Massoneria come ispiratrice della guerra alla Chiesa cattolica e del Risorgimento stesso. Del resto il fine della massoneria e quindi dei risorgimentisti era di sostituire alla religione e alla Chiesa cattolica una nuova religione, quella della patria risorgimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella 2 parte del testo Massimo Viglione affronta i fatti che hanno caratterizzato la Rivoluzione risorgimentista, partendo dalla data fondamentale del <strong>1796</strong>, <em>una data di cui nessuno o quasi sa nulla e che invece svolge un ruolo d&#8217;importanza capitale, molto più del 1848, del 1861, del 20 settembre 1860, del 1915-18, del 1922, anche dell&#8217;8 settembre &#8217;43, e poi del &#8217;45, del 18 aprile 1948 e così via. </em> Per Viglione il 1796 sta all&#8217;Italia come il 1789 sta alla Francia. La differenza è che i francesi esaltano (o pochi condannano) il loro 1789, noi invece abbiamo perduto la memoria di quell&#8217;anno, ricordato solo dagli esperti in materia nei loro libri e nei loro disertati convegni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1796, c&#8217;è stata l&#8217;invasione degli eserciti francesi di Napoleone e con loro l&#8217;importazione della Rivoluzione francese, imposta con le baionette, i cannoni, le stragi, i furti e le profanazioni delle Chiese. <em>&#8220;E&#8217; l&#8217;anno della nascita delle repubbliche giacobine e democratiche, sorte sulle spoglie degli antichi tradizionali Stati monarchici e aristocratici, comunque cristiani, della formazione di una aperta e perseguita coscienza rivoluzionaria, laica e repubblicana, nelle élites del nostro paese&#8221;. </em> Ma è anche l&#8217;anno in cui inizia la grande <strong>Insorgenza Controrivoluzionaria</strong> di tutto il popolo italiano dalle Alpi alle Calabrie, <em>&#8220;il più</em> <em>grande, drammatico ed eroico (e ancora oggi poco conosciuto) evento della storia degli italiani. Talmente drammatico ed eroico che lo si è cancellato dalla memoria collettiva, in quanto sgradito alla ideologia del Risorgimento; ed è per questo che nessuno coglie veramente fino in fondo l&#8217;importanza del 1796&#8243;. </em> Il 1796 secondo Viglione, è l&#8217;inizio della <em>&#8220;nuova storia&#8221;</em> degli italiani, è l&#8217; <em>&#8220;anno del prima e del poi&#8221;, per noi italiani</em>, rappresenta, <em>lo spartiacque della nostra civiltà. </em> In pratica, <em>è l&#8217;inizio della modernità in Italia. </em> E&#8217; chiaro che qui non possiamo approfondire la questione, rinvio alla lettura di alcuni ottimi testi dello stesso Viglione e di altri storici che a partire dal 1990 hanno svolto un&#8217;appassionante opera di ricerca poi convogliata nell&#8217; <strong>Istituto Storico per l&#8217;Insorgenza e per l&#8217;Identità nazionale</strong> ( <a title="www.identitanazionale.it" href="http://www.identitanazionale.it/" target="_blank">www.identitanazionale.it</a> ) <strong>. </strong> Nel 1796 iniziò la Rivoluzione Italiana: <em>&#8220;un uragano storico-politico-militare, nonché anche specificamente religioso, si abbattè sulla Penisola dopo secoli di pace, portando con sé una grave eredità: la divisione e l&#8217;odio ideologico&#8221;. </em> E&#8217; importante questo aspetto, gli italiani erano in pace da quasi tre secoli, non avevano mai conosciuto l&#8217;odio ideologico, anche se erano divisi geopoliticamente, ma <em>erano uniti nello spirito delle identità di vedute, credenze e tradizioni. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1796 non si è più &#8220;italiani&#8221;e basta, ma <em>giacobini o insorgenti</em>, <em>cattolici o massoni</em>, <em>repubblicani o monarchici</em>, <em>democratici o conservatori</em>, etc. Per Viglione in pratica è l&#8217;inizio della <strong>&#8220;guerra civile italiana&#8221;</strong>, per l&#8217;esattezza della prima guerra civile, poi ci sarà quella del cosiddetto brigantaggio nel 1861 e infine la terza quella nel 43-45. A pagina 76 del libro, Viglione scrive: <em>&#8220;Napoleone non fu un &#8216;semplice&#8217; invasore. Egli portò con sé, sulla punta delle baionette dei suoi soldati, le idee, le utopie e i modi di comportamento della Rivoluzione francese. Esportò insomma in Italia la Rivoluzione e lo fece con la violenza, l&#8217;occupazione, il sopruso&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">In poco tempo gli italiani si ritrovarono in casa, il giacobinismo, il repubblicanesimo rivoluzionario, la guerra, i governi legittimi sovvertiti, le chiese derubate, saccheggiati i monti di pietà, i musei, le banche, gli ospedali. Violenze e tragedie che gli italiani non avevano più vissuto da secoli. Spontaneamente tutto il popolo italiano insorse con qualsiasi arma contro gli invasori e soprattutto contro i giacobini locali, dando vita all&#8217; <strong>insorgenza</strong> controrivoluzionaria. <em>&#8220;Si tratta della più grande rivolta popolare della storia italiana, </em> &#8211; scrive Viglione &#8211; <em>e certamente di una delle più grandi di tutti i tempi(&#8230;) Tale insurrezione, detta <strong>Insorgenza</strong> in quanto composta da una miriade di insorgenze locali, fu &#8216;nazionale&#8217; nel senso geografico del termine, in quanto si estese dalla val d&#8217;Aosta alla Puglia, dalla Calabria al Tirolo, risparmiando solo la Sicilia, ove i francesi non arrivarono mai&#8221;. </em> Una guerra insurrezionale durata fino al 1810, che ha visto oltre 300 mila italiani di tutte le classi sociali, in particolare popolari e contadine, prendere le armi e combattere per la Chiesa cattolica e i governi monarchici e tradizionali, ne morirono non meno di 100 mila, dall&#8217;altra parte appena qualche migliaio di uomini per lo più intellettuali. Per questo si spiega il motivo della rimozione degli storici ufficiali, chiamati <em>i cani da guardia. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Comunque non si può giudicare la storia del risorgimento senza fare riferimento al fenomeno dell&#8217;Insorgenza controrivoluzionaria. Qualsiasi storico serio comprenderà <em>&#8220;la lacuna storica che la storiografia nazionale ha imposto agli italiani, facendo praticamente scomparire dai libri di testo, tutta questa epocale vicenda, e sostituendoli pedissequamente con continui ripetitivi studi su pochi giacobini indigeni che andarono a ballare intorno agli &#8216;alberi della libertà&#8217; imposti dall&#8217;invasore, coadiuvandolo nei suoi furti, nelle sue profanazioni e nelle sue stragi&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Sia Viglione, come altri storici, da qualche decennio, sostengono che la stragrande maggioranza del popolo italiano insorse in armi contro gli ideali laicisti di democrazia giacobina della Rivoluzione francese, pronti a morire in difesa della tradizionale civiltà cattolica, sacrale e legittimista. Inoltre occorre <em>&#8220;costatare che i cosiddetti &#8220;protomartiri del Risorgimento&#8221;, i &#8220;patrioti&#8221;napoletani del 1799, furono impiccati proprio perché odiati da tutto il popolo, e, soprattutto, che erano solo qualche centinaio in tutto, mentre, dall&#8217;altra parte della barricata, vi furono pronti a morire per la propria patria, quella vera, non quella ideologica, non meno di 60.000 persone, che nessuno ha mai ricordato o che si sono sempre qualificate come &#8216;briganti&#8217;, sulla scia terminologica vandeana&#8221;. </em></p>
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		<title>Le due italie: la “nuova” Italia rivoluzionaria contro la “vecchia” Italia cattolica</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 07:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Domenico Bonvegna<br />
Tra una preoccupazione e l&#8217;altra per le conseguenze della crisi economica, forse anche per dimenticare i sicuri sacrifici che ci aspettano per il prossimo autunno, mi &#8220;distraggo&#8221; nella lettura dei libri che ho portato per le vacanze.<br />
Sto leggendo il testo di Massimo Viglione, insegnante di Storia moderna e Storia del Risorgimento presso l&#8217; Università Europea di Roma, pubblicato quest&#8217;anno dalla casa editrice Ares di Milano ( www.ares.mi.it ) 1861. Le due Italie, sottotitolo: Identità nazionale, unificazione, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <a href="http://www.mascellaro.it/node/23102" target="_blank"><strong>Domenico Bonvegna</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra una preoccupazione e l&#8217;altra per le conseguenze della crisi economica, forse anche per dimenticare i sicuri sacrifici che ci aspettano per il prossimo autunno, mi &#8220;distraggo&#8221; nella lettura dei libri che ho portato per le vacanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sto leggendo il testo di <strong>Massimo Viglione</strong>, insegnante di Storia moderna e Storia del Risorgimento presso l&#8217; <em>Università Europea</em> di Roma, pubblicato quest&#8217;anno dalla casa editrice <strong>Ares</strong> di Milano ( <a title="www.ares.mi.it" href="http://www.ares.mi.it/" target="_blank">www.ares.mi.it</a> ) <strong>1861. Le due Italie</strong>, sottotitolo: <em>Identità nazionale, unificazione, guerra civile. </em> (424 pagine, 20 euro).</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume è suddiviso in tre parti, documentatissimo e ricco di citazioni, ci sono 17 pagine di bibliografia e ben 55 pagine di note.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Fatta l&#8217;Italia, restano a fare gli Italiani&#8221;</em>, diceva Massimo D&#8217;Azeglio. Ma si chiede Viglione nell&#8217;introduzione: <em>&#8220;sono stati fatti gli italiani in questi 150 anni? E soprattutto, gli italiani &#8216;si fanno&#8217;? O ci sono? E i 22 milioni di individui in quei giorni abitanti la Penisola e le isole oggi componenti l&#8217;Italia, che cosa erano se non erano italiani? O forse erano loro i veri italiani?</em> Insiste Viglione. <em>In questo caso, di quale &#8216;italiano&#8217; parla D&#8217;Azeglio? Evidentemente di un diverso italiano, di un italiano da cambiare, da modificare nella sua secolare italianità, di un &#8216;nuovo italiano&#8217; con una nuova identità per una &#8216;nuova Italia&#8217;&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; la grande sfida del Risorgimento italiano, che Viglione chiama <strong>Rivoluzione Italiana</strong>, che ha visto impegnati tutti i governi, da quelli liberali del regno d&#8217;Italia di Vittorio Emanuele a quello fascista del ventennio, agli anni della repubblica italiana del dopo 1945. E allora <em>&#8220;ci sono riusciti i nostri governanti in questi 150 anni, ognuno al proprio turno, a fare &#8216;l&#8217;italiano nuovo&#8217;? E, se si, anche parzialmente, ci è convenuto? Dobbiamo festeggiare?&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per dare una risposta seria e non demagogica alla questione, il libro di Viglione ci invita a ripensare con serenità e onestà intellettuale, <em>&#8220;l&#8217;intera parabola ideologica e storica del Risorgimento e capirne a fondo le conseguenze subite dagli italiani nel XX secolo, fino a oggi&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima parte, Viglione sostiene che il movimento unitarista mirava a costruire una <strong>&#8220;nuova Italia&#8221;, con una nuova identità nazionale, radicalmente differente da quella cattolica e tradizionale dei secoli precedenti</strong>, successivamente poi l&#8217;autore dimostra che l&#8217;unificazione politica del popolo italiano aveva un valore strumentale e non finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esiste un&#8217;identità italiana? Si esiste</strong> e la risposta ha una sicurezza oggettiva. La nostra identità è la <em>più antica</em> e la <em>più definita</em>, rispetto a tutta alla civiltà occidentale. Quali sono gli elementi essenziali di questa identità? Sono vari, ma certamente poggiano <strong>sull&#8217;ereditarietà di due epoche ultramillenarie, </strong> il cui valore non è affatto nazionale bensì del tutto universale: l&#8217; <strong>eredità romano-pagana</strong> (con la sua idea imperiale) e l&#8217; <strong>eredità romano-cristiana</strong> (con la sede del Vicario di Cristo presente da venti secoli nella penisola). In entrambi i casi, la città di Roma rappresenta la culla della civiltà occidentale, diventa <strong>un&#8217;idea universale per eccellenza, eredità universale per antonomasia, città universale appartenente a ogni uomo che si richiami ai suoi valori religiosi e civili. </strong> Soltanto dopo il 1870 in poi Roma diventa capitale di uno Stato nazionale di mediocri dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia italiana secondo il professore Viglione si muove tra due poli: <em>universalismo</em> e <em>particolarismo. </em> Un concetto estraneo alla sua storia millenaria è quello dell&#8217; <em>unitarismo. &#8220;Mai l&#8217;Italia fu amministrativamente e politicamente unita dalla preistoria al 1861&#8243;, </em> neanche al tempo dei secoli di storia romana; Roma fu unita sempre dall&#8217;universalità: <em>&#8220;Ancora oggi Roma si presenta come l&#8217;unico caso al mondo in cui nella stessa città vivono due Stati, ed entrambi hanno come capitale Roma&#8221;. </em> Il libro di Viglione insiste nella tesi che l&#8217;identità nazionale degli italiani sia debitrice all&#8217;azione secolare svolta dalla Chiesa romana, che è stata sempre al centro della penisola, donando alle popolazione italiane, civiltà, ordine, diritto, lingua, cultura, mentalità e potere.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unico elemento davvero &#8220;italiano&#8221;, è quello del <strong>cattolicesimo</strong>, lo hanno anche ribadito autori non cattolici, l&#8217;identità della società italiana preunitaria è stata forgiata dalla Chiesa cattolica che ha impregnato <em>&#8220;fino al midollo&#8221;</em> la sua religione, la morale, la visione della vita. Del resto, <em>&#8220;Non possiamo non dirci cristiani&#8221;</em> diceva Benedetto Croce.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto visto che la religione e la Chiesa cattoliche erano l&#8217;anima dell&#8217;italianità, ma anche l&#8217;unico elemento unificante delle popolazioni preunitarie, <em>&#8220;sarebbe stato logico</em> &#8211; per Viglione &#8211; <em>ritenere che proprio su tale elemento si sarebbe dovuto far leva per costruire un processo di unificazione nazionale statuale di tali popolazioni&#8221;. </em> Del resto uno dei fattori essenziali di identità di un territorio, di un Paese, sono sempre stati la religione, la lingua e l&#8217;etnia. Ma i fautori del risorgimento unitarista italiano non la pensarono così, la Chiesa cattolica, per loro era il nemico numero uno della futura Italia laica e liberale. La Chiesa era per loro il <em>veleno da depurare nell&#8217;animo degli italiani. </em> Non sto esagerando, il libro di Viglione evidenzia con documenti alla mano e numerose citazioni dei protagonisti come il <em>&#8220;Risorgimento fu un movimento nella sua essenza anticattolico e nemico della Chiesa di Roma&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dunque gli italiani erano da fare, e proprio nella frase provocatoria di D&#8217;Azeglio che secondo Viglione, si racchiude tutta la problematica della Rivoluzione Italiana. Così, dopo aver imposto l&#8217;unificazione rinnegando la millenaria identità italiana in nome <em>di una strada nuova, antitetica alla tradizionale civiltà italica, </em> una ristretta élite di italiani, gli &#8220;eletti&#8221;, l&#8217;1%, scelsero di rinnegare e distruggere l&#8217;Italia &#8220;vecchia&#8221;, della maggioranza degli italiani (99%), quella vera, che c&#8217;era già, in nome della &#8220;nuova Italia&#8221;. <em>&#8220;Vale a dire</em> &#8211; scrive Viglione &#8211; <em>un&#8217;Italia non più universale, non più cattolica, di lì a ottant&#8217;anni neanche più monarchica, insomma, non più &#8216;romana&#8217; e, quindi, non più &#8216;italiana&#8217; nel senso identitario preunitario&#8221;. </em> Insomma occorreva, ripartendo da zero, creare una &#8220;seconda Italia&#8221;, al fine di cancellare la prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto scrive l&#8217;autore è dimostrabile da tante affermazioni, sia dei protagonisti di quei giorni, sia dagli storici ufficiali del risorgimento. Il libro, naturalmente fa riferimento alla figura a volte misteriosa di Giuseppe Mazzini uno dei &#8220;padri della Patria&#8221;, un vero sacerdote dell&#8217;antireligione ma anche <em>il teorico del pugnale</em>, che plagiava decine di giovani, spingendoli fino al suicidio collettivo, in pratica mandandoli allo sbaraglio, a morire, pur sapendo di non avere nessuna speranza di far sollevare il popolo italiano che non ne voleva sapere delle idee rivoluzionarie dei vari fratelli Bandiera, dei martiri di Belfiore, dei vari Pisacane e compagni. <em>&#8220;(&#8230;)manipoli di esaltati che presumevano di rovesciare da soli regni e sovrani, per finire immancabilmente trucidati o comunque arrestati&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Continueremo alla prossima puntata. </em></p>
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		<title>Quella della Chiesa complice del Fascismo è una leggenda nera</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 06:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi ne esce meglio è Don Sturzo<br />
di Luca Negri<br />
Tratto da L&#8217;Occidentale il 3 luglio 2011<br />
Ci vuole ancora poco a finire etichettati come “clericofascisti”.  Basta dichiararsi di destra e al contempo cattolici perché scatti  l’automatismo della poco simpatica definizione da parte di chi è in  possesso di una conoscenza superficiale della storia del Ventennio.<br />
Non sono in pochi a dare per scontata una indubbia complicità del  Vaticano con il regime, un legame stretto ed ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chi ne esce meglio è Don Sturzo</em></strong><br />
di <strong>Luca Negri</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.loccidentale.it" target="_blank">L&#8217;Occidentale</a> il 3 luglio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vuole ancora poco a finire etichettati come “clericofascisti”.  Basta dichiararsi di destra e al contempo cattolici perché scatti  l’automatismo della poco simpatica definizione da parte di chi è in  possesso di una conoscenza superficiale della storia del Ventennio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono in pochi a dare per scontata una indubbia complicità del  Vaticano con il regime, un legame stretto ed una precisa identità di  vedute e scopi fra Pio XI, Pio XII e Mussolini. Poi c’è la prova  inconfutabile: la frase tramandata dai libri di scuola ed attribuita a  papa Ratti che salutava Mussolini come “uomo della Provvidenza”. Ebbene  quella frase è un falso, una distorsione. Pio XI disse che “forse ci  voleva un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”  per arrivare alla conciliazione fra Stato e Chiesa dopo sessant’anni di  guerra nemmeno tanto sotterranea. Non proprio la stessa cosa,  considerando poi quel “forse” che sparì del tutto nella stampa fascista.  La riflessione del Papa, più un sospiro di sollievo che un’acclamazione  del Duce, fu strumentalizzata dal regime e nacque la leggenda del  pontefice pronto ad ungere con olio santo l’uomo di Predappio neanche  fosse Carlo Magno nella notte di Natale dell’800 dopo Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gran parte delle leggende e delle comode superficialità su quelle  vicende sono smentite da un volume appena edito da Rizzoli, La Chiesa di  Mussolini. I rapporti tra fascismo e religione. La firma è già una  garanzia, dato che è quella di Giovanni Sale, padre gesuita con cattedra  di Storia della Chiesa contemporanea nella Pontificia Università  Gregoriana di Roma, redattore de “La Civiltà Cattolica” ed autore del  fondamentale Hitler, la Santa Sede e gli ebrei (Jaka Book): poderoso  volume che, basandosi su documenti inediti dell’archivio vaticano, ha  demolito la “leggenda nera” che vuole Pio XII troppo tiepido  nell’aiutare gli ebrei se non addirittura simpatizzante nazista. Con  questo nuovo lavoro Sale, sempre con l’ausilio di documenti e non di  preconcetti, analizza i rapporti fra la Chiesa cattolica e il fascismo  dal primo dopoguerra fino al fatidico 1929, anno del Concordato. Le  sorprese sono molte. Il soglio pontificio, infallibile sul piano  dottrinale ma non su quella politico – come ogni istituzione umana –  commise certo degli errori, ma non può certo essere accusato di  complicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ne esce peggio, tanto per cambiare, è proprio il preteso uomo  della Provvidenza. Mussolini non ebbe mai una visione coerente sulla  questione religiosa. Come suo solito, ricorda Sale, “si lasciò guidare  dal fiuto politico astuto e opportunista”. Non era cristiano e tanto  meno cattolico, professava una vaga spiritualità che si voleva un po’  nicciana e un po’ hegeliana. Era convinto in cuor suo che la fede nella  Chiesa e in Cristo, come tutte le altre religioni, fosse una fase  storicamente e psicologicamente immatura della coscienza umana. Il XX  secolo avrebbe finalmente sotterrato quelle superstizioni per fare  spazio al culto dello Stato forgiatore dell’Uomo Nuovo. Nell’attesa non  si poteva prescindere dalla forza rappresentata dal Vaticano,  soprattutto se si era intenzionati a governare l’Italia. Non potendo  rivaleggiare con la Chiesa sul suo stesso campo, ritenendo gli italioti  non ancora maturi per la verità, decise di venire a patti, con gran  delusione di tutti i fascisti anticlericali, dei massoni che lo avevano  aiutato nella conquista del potere e dei futuristi entusiasti  “svaticanatori” d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu così che il primitivo programma dei Fasci di combattimento,  targato 1919, che pretendeva la confisca dei beni delle congregazioni  religiose, fu ben presto accantonato. Mussolini era stato fin dalla  gioventù un accanito mangiapreti, autore socialista di pamphlet  ateistici ed eretici e di un romanzetto scandalistico di stampo  anticlericale; ma quei testi diventarono quasi introvabili durante il  Ventennio, fatti sparite per ordine dell’autore. Non che avesse cambiato  idee, semplicemente c’erano milioni di compatrioti cattolici da non  scandalizzare troppo. Se è vero che durante la sua unica visita in  Vaticano, nel febbraio del 1932, non si inginocchiò né baciò la mano del  pontefice, decise per mero calcolo di mettere ordine all’ingarbugliata  situazione famigliare: fece battezzare moglie e figli e portò all’altare  donna Rachele nel 1925, dopo vent’anni di unione civile. Per prendere  le distanze dal liberalismo cavouriano si mise a dichiarare che la  separazione fra Stato e Chiesa era “assurda quanto la separazione tra  spirito e corpo”. In realtà voleva che lo Stato diventasse Chiesa e lui,  come Duce, il suo papa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quello vero di Papa, Pio XI, cosa pensava di Mussolini? Cosa ne  pensavano i gesuiti? Il peggio che si può dire è che considerarono il  fascismo un male minore rispetto al bolscevismo ateo e materialista (le  notizie che arrivavano dalla Russia certo non rassicuravano sul  trattamento riservato ai cristiani…); almeno il movimento dei fasci non  era fondato su di una dottrina strutturata e decisamente ostile. Forse  era possibile emendarla, cristianizzarla; ci credettero in molti,  compresi grandi intellettuali come Giuseppe Ungaretti e Giovanni Papini.  Ma al Papa non sfuggiva certo il doppio gioco fascista: lusinghe alla  curia romana ma bastonate e spedizioni squadriste a preti, attivisti,  cooperative bianche nelle province. I gesuiti videro subito nelle  camicie nere i continuatori delle politica laicista dei liberali con  l’aggiunta dei metodi violenti tipici del socialismo massimalista.  Insomma ci si fidò poco, anche se con i primi provvedimenti del governo  Mussolini il crocefisso tornò sui muri dei luoghi pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Vaticano poi criticò aspramente l’istituzione dell’Opera Nazionale  Balilla, denunciandone la vocazione totalitaria nel campo educativo e  criticando lo Stato etico come del tutto contrario alla dottrina  cattolica. Da quel tentativo di plasmare le menti giovanili riuscì  almeno a salvare l’esistenza dell’Azione cattolica che rimase l’unica  organizzazione di massa non assorbita nella struttura del regime e al  cui interno si poté sviluppare buona parte della futura classe dirigente  repubblicana. In sintesi, la Chiesa di Roma operò con realismo e  ponderazione. Forse con qualche prudenza di troppo ma è bene considerare  che la dottrina cattolica tradizionale insegnava l’obbedienza  all’autorità civile legittimamente investita del potere pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi però esce meglio dalle vicende di quegli anni e dal libro di Sale  che le racconta è don Luigi Sturzo. Il Partito Popolare da lui fondato  nel 1919 aveva un programma economico-sociale riformatore, si ispirava  alle verità cristiane ma non si definiva “partito cattolico”, non  prendeva la religione “come elemento di differenziazione politica”, era  indipendente e autonomo dalla gerarchia ecclesiastica e dalla  organizzazioni di Azione cattolica. Si oppose alla legge Acerbo e Sturzo  pagò con una violenta campagna giornalistica orchestrata dai fascisti  (mentre molti militanti popolari sparsi per l’Italia assaggiarono più di  un manganello). Il Ppi fu anche contrario alla ritirata sull’Aventino  delle opposizioni dopo il delitto Matteotti, convinto che la violenza  fosse da combattere politicamente senza lasciare campo aperto a  Mussolini nelle sedi parlamentari.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Duce però intendeva distruggere il cattolicesimo politico per  conquistare le masse al fascismo e dunque pretese l’allontanamento dello  scomodo sacerdote. Roma sacrificò Sturzo, costretto ad un esilio lungo  ventidue anni, ma riuscì a strappare i Patti Lateranensi. Con il  Trattato internazionale fu istituita la nascita dello Stato del Vaticano  (sovranità territoriale che poteva dare “l’evidenza della libertà ed  indipendenza della Chiesa”) con il Concordato che regolava i rapporti  fra Stato e Chiesa finiva l’epoca del laicismo istituzionale ed  intransigente. Fu Mussolini a raccogliere i primi benefici della  pacificazione del 1929: ebbe inizio la fase del consenso più esteso alla  sua politica. Ma quando si dovette ricostruire l’Italia dopo il  disastro della Seconda Guerra mondiale lui non c’era più e stava  passando alla storia come unico responsabile. La Chiesa era invece  ancora in piedi, nei suoi conventi e fra le mura del Vaticano aveva  nascosto e protetto più di un membro del Cln romano.</p>
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		<title>L&#8217;altro risorgimento di Angela Pellicciari</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 06:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Domenico Bonvegna<br />
Mentre il nostro (?) presidente Napolitano percorre l&#8217;Italia per  festeggiare i 150 anni dell&#8217;unità del nostro Paese, io continuo a  studiare la Storia.<br />
Ho letto quasi tutti i libri della professoressa e storica del risorgimento Angela Pellicciari,  come sempre ben documentati e disponibili ad essere letti anche da chi non è addetto ai lavori. Oggi intendo presentare L&#8217;altro Risorgimento, riedito all&#8217;inizio d&#8217;anno da Ares di Milano (pp. 288, euro 18), la 1 edizione pubblicata ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Domenico Bonvegna</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il nostro (?) presidente Napolitano percorre l&#8217;Italia per  festeggiare i 150 anni dell&#8217;unità del nostro Paese, io continuo a  studiare la Storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto quasi tutti i libri della professoressa e storica del risorgimento <strong>Angela Pellicciari, </strong> come sempre ben documentati e disponibili ad essere letti anche da chi non è addetto ai lavori. Oggi intendo presentare <strong>L&#8217;altro Risorgimento</strong>, riedito all&#8217;inizio d&#8217;anno da <strong>Ares</strong> di Milano (pp. 288, euro 18), la 1 edizione pubblicata da Piemme nel  2000. La Pellicciari qui ma anche negli altri libri racconta l&#8217; <em>altro risorgimento</em> non quello che hanno scritto gli storiografi ufficiali, qualcuno li ha definiti, <em>cani da guardia</em>,  ma quell&#8217;altro che da qualche decennio, grazie a lei e ad altri  storici, finalmente si riesce a raccontare e si ha un quadro completo di  quello che è stato veramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro racconta che il movimento risorgimentale, non solo ha  commesso diversi misfatti soprattutto nei confronti delle popolazioni  meridionali, in dieci anni sono stati uccisi centinaia, migliaia di  uomini e donne, qualcuno arriva a contarne quasi un milione, ma  soprattutto è stata condotta una guerra contro la Chiesa Cattolica, che  per i liberali massonici rappresentava il male assoluto da estirpare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mazzini, Garibaldi e compagni, fin dalla proclamazione della  Repubblica Romana, nel 1848, si consideravano i veri romani, gli eredi  dell&#8217;antica Roma. Scrive Monsignor Luigi Negri, nell&#8217;introduzione al  libro: <em>&#8220;Il Risorgimento per costoro significa l&#8217;agognata riconquista,  dopo tanti secoli, dell&#8217;unità e dell&#8217;indipendenza nazionali,  indispensabili per occupare un &#8216;posto al sole&#8217; all&#8217;interno del consesso  &#8216;civile&#8217;; significa la vittoria della libertà sull&#8217;oscurantismo,  l&#8217;arretratezza e la violenza dei governi pontificio e borbonico&#8230; &#8220;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il pregio del testo della Pellicciari è di essere documentato, di  far parlare i protagonisti, del resto la Storia non si può fare con la  retorica o peggio con l&#8217;ideologia. Ho presente un dibattito su La7, dove  il povero Marco Rizzo, ex deputato comunista, per giustificare le sue  affermazioni gratuite sul risorgimento, a domanda della Pellicciari: <em>&#8220;Chi gliela detto?&#8221;</em>, rispondeva: <em>&#8220;Mia mamma&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">I protagonisti del risorgimento sono gli eredi di Napoleone, che era  venuto in Italia per fare una battaglia rivoluzionaria anticattolica,  sono quei militari, borghesi che si sono arricchiti con la <em>legale  spoliazione dei beni della Chiesa, cadetti delle casate nobiliari,  studenti romanticamente attratti dall&#8217;ideale nazionale. </em> Sono loro che pensavano allora all&#8217;indipendenza e alla rigenerazione dell&#8217;Italia, <em>meno che poche eccezioni, la schiuma sopraffina della canaglia, che si riuniva misteriosamente nelle vendite dei carbonari</em>, così si esprimeva Massimo D&#8217;Azeglio, nei <em>Miei ricordi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I loro intenti erano ben descritti in una <em>Istruzione permanente</em>, redatta nel 1818, un testo di particolare interesse, perché secondo la Pellicciari, <em>si capisce qualcosa di più del come e del perché si sia giunti alla formazione del Regno d&#8217;Italia</em> : <em>&#8220;il  nostro scopo finale &#8211; sostiene l&#8217;Istruzione &#8211; è quello di Voltaire e  della rivoluzione francese, cioè l&#8217;annichilimento completo del  cattolicesimo e perfino dell&#8217;idea cristiana&#8221;. </em> Tutto questo avverrà con la <em>corruzione, maldicenza e la calunnia, per condurci al seppellimento della Chiesa cattolica. </em></p>
<p style="text-align: justify;">In pratica il governo sardo <em>scatena in Piemonte la prima seria  persecuzione anticattolica dall&#8217;epoca di Costantino, immediatamente  estesa al resto d&#8217;Italia dopo l&#8217;unificazione. L&#8217;1, 70% della popolazione  di fede liberale (quella che ha diritto di voto) decide la  soppressione, uno dopo l&#8217;altro, a cominciare dai gesuiti, di tutti gli  ordini religiosi della religione di stato. Iniziate nel 1848 dal Regno  di Sardegna, le soppressioni sono ultimate dal Regno d&#8217;Italia nel 1873,  dopo l&#8217;annessione di Roma. <strong>Un numero davvero ingente di persone, 57.  492 fra uomini e donne, tanti sono i membri degli ordini religiosi  soppressi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case,  privati del lavoro, dei libri, degli arredi sacri, degli archivi, della  vita che hanno scelto</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo in nome della libertà e della costituzione. La  Pellicciari documenta tutto, facendo riferimento a decine di encicliche,  allocuzioni di Pio IX, dove descrive <em>nel dettaglio quali  persecuzioni, violenze e rapine facciano seguito alle sbandierate  ragioni di costituzionalità e libertà, e denuncia la lotta senza  quartiere che le società segrete, a cominciare dalla Massoneria,  conducono in tutto il mondo contro la Chiesa cattolica. </em> L&#8217;11 agosto 1863 &#8220;Il Diritto&#8221;, uno dei giornali della sinistra liberale piemontese, scrive: <em>&#8220;La  nostra rivoluzione tende a distruggere l&#8217;edificio della Chiesa  cattolica; deve distruggerlo e non può non distruggerlo senza perire.  Nazionalità, unità, libertà politica sono mezzi a quel fine&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il paradosso di questa vicenda è che i liberali si dichiarano  ferventi cattolici, infatti la Chiesa ha sempre combattuto contro tanti  nemici, questa volta però l&#8217;insidia è più grande perché i nemici non  combattono a viso aperto ma si dichiarano cattolici e sinceramente  devoti al bene della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Angela Pellicciari, ha studiato tutti gli atti parlamentari del Regno  Piemontese, Cavour, ingaggia una durissima guerra contro la Chiesa  Cattolica, il 28 novembre 1854 presenta in Parlamento il progetto di  legge per la <em>Soppressione di comunità e stabilimenti religiosi ed  altri provvedimenti intesi a migliorare le condizioni dei parroci più  bisognosi. </em> Impiega sei mesi per discutere e approvare la  rivoluzionaria iniziativa, ufficialmente per permettere di vivere ai  parroci poveri. Polemicamente la Pellicciari si chiede: <em>si è domandato se i destinatari di tanto beneficio approvino il suo operato?</em> L&#8217;intento dei liberali era <em>il divide et impera. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine prevale il pensiero di Carlo Cadorna, che nel 1855, spiega cosa significa <em>libera Chiesa in libero Stato</em> : <em>tutto quello che si vede cade sotto l&#8217;influenza del potere temporale, </em> cioè della Stato <em>; tutto quello che non si vede cade sotto la giurisdizione del potere spirituale, </em> cioè della Chiesa. Così <em>la Chiesa che Cadorna ha in mente è un&#8217;assemblea di puri spiriti</em> e così i beni della Chiesa, <em>essendo ben visibili, cadono sotto la giurisdizione dello stato che può disporne a piacimento. </em> Così a questo punto appare evidente che la Chiesa se non può possedere  nemmeno le case in cui vivono i monaci e frati, figurarsi se può  legittimamente pretendere al possesso di un intero stato.</p>
<p style="text-align: justify;">I liberali diventano proprietari con due soldi di tutti i beni  sottratti al 98% della popolazione (Chiesa e pubblico demanio). Pio IX e  Leone XIII (e la Chiesa con loro) sono convinti che il tanto decantato  Risorgimento sia solo un tentativo di «sterminare la religione di Gesù  Cristo», voluto e promosso dalla Massoneria nell&#8217;intento di distruggere  il potere spirituale usando come grimaldello la fine del potere  temporale. Il risveglio del sentimento «nazionale» avrebbe di mira,  secondo questo punto di vista, la distruzione dell&#8217;universalismo  cattolico per soppiantarlo con un potere internazionale di tipo nuovo,  al passo con i tempi, radicalmente anticattolico.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo secolo la storiografia liberale sia laica che cattolica ha  dato voce alle dichiarazioni di intenti della classe dirigente  risorgimentale ma ha dimenticato i fatti ed ha messo la sordina alla  stampa e alla storiografia cattoliche dell&#8217;Ottocento col risultato che,  oggi, si conoscono solo le ragioni dei liberali, cioè dei vincitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo citando la Pellicciari, <em>&#8220;se fosse vero che la Massoneria  scatena in Italia una guerra senza quartiere contro la Chiesa cattolica  utilizzando i Savoia e i liberali come testa di ponte, allora gli  artefici del Risorgimento sarebbero non i primi italiani <strong>ma i primi antiitaliani</strong>.  Allora la nostra storia unitaria, e non solo quella, andrebbe vista  sotto un&#8217;altra ottica. E chissà che questa ottica non ci procuri  elementi per capire qualcosa di più. Il 18 agosto 1849 Pio IX scrive  alla granduchessa Maria di Toscana: sebbene «la tutela del dominio  temporale della S. Sede sia in me un dovere di coscienza, pur nonostante  è un pensiero assai secondario in confronto dell&#8217;altro che mi occupa,  di procurare cioè che i popoli cattolici conoscano la verità». Quale è  la verità? Questo libro si propone di cercarla&#8221;. </em></p>
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