<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Segni dei tempi &#187; Benedetto XVI</title>
	<atom:link href="http://www.segnideitempi.org/category/chiesa/benedetto-xvi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.segnideitempi.org</link>
	<description>C&#039;è un mistero, c&#039;è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.  Card. Jean Danièlou</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 13:39:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>In Quaresima riscopriamo la correzione fraterna</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/in-quaresima-riscopriamo-la-correzione-fraterna/chiesa/in-quaresima-riscopriamo-la-correzione-fraterna/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/in-quaresima-riscopriamo-la-correzione-fraterna/chiesa/in-quaresima-riscopriamo-la-correzione-fraterna/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Quaresima]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17662</guid>
		<description><![CDATA[di Massimo Introvigne<br />
Tratto da La Bussola Quotidiana<br />
Il 7 febbraio Benedetto XVI ha reso pubblico il suo Messaggio per la Quaresima 2012, formalmente datato 3 novembre 2011.<br />
Quest’anno il Papa propone una meditazione su un testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10, 24). Il contesto, spiega il Pontefice, è «una pericope dove lo scrittore sacro esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Massimo Introvigne</strong><br />
Tratto da La Bussola Quotidiana</p>
<p style="text-align: justify;">Il 7 febbraio Benedetto XVI ha reso pubblico il suo Messaggio per la Quaresima 2012, formalmente datato 3 novembre 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’anno il Papa propone una meditazione su un testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10, 24). Il contesto, spiega il Pontefice, è «una pericope dove lo scrittore sacro esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e l&#8217;accesso a Dio. Il frutto dell&#8217;accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù teologali»: fede, speranza e carità. San Paolo «afferma pure che per sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quelli che stanno a cuore al Papa sono i tre aspetti della carità descritti nel versetto 24: l&#8217;attenzione all&#8217;altro, la reciprocità e la santità personale. Il primo elemento, dunque, è l&#8217;invito a «fare attenzione»: «il verbo greco usato è katanoein, che significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà». È un verbo che ricorre spesso nel Vangelo. Qui lo stesso verbo «invita a fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli». L&#8217;invito è attuale, perché oggi «spesso, invece, prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la &#8220;sfera privata&#8221;». Così, anche oggi occorre richiamare l&#8217;attenzione sul «grande comandamento dell&#8217;amore del prossimo, [il quale] esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell&#8217;altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore».</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI cita Il servo di Dio Paolo VI (1897-1978), il quale affermava: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Lett. enc. Populorum progressio [26 marzo 1967], n. 66). Ma che cosa significa essere attenti all&#8217;altro? Un certo buonismo rischia di portarci a un&#8217;interpretazione puramente sentimentale della fraternità. Invece, «l&#8217;attenzione all’altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. La cultura contemporanea sembra aver smarrito il senso del bene e del male, mentre occorre ribadire con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è &#8220;buono e fa il bene&#8221; (Sal 119, 68)».</p>
<p style="text-align: justify;">E la nozione di bene è oggettiva. «Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione». La Scrittura &#8211; nelle parabole del Samaritano e del povero Lazzaro contrapposto al ricco Epulone &#8211; ci mostra tragici esempi di disinteresse verso i fratelli in difficoltà. Ma «che cosa impedisce questo sguardo umano e amorevole verso il fratello? Sono spesso la ricchezza materiale e la sazietà, ma è anche l’anteporre a tutto i propri interessi e le proprie preoccupazioni. Mai dobbiamo essere incapaci di &#8220;avere misericordia&#8221; verso chi soffre; mai il nostro cuore deve essere talmente assorbito dalle nostre cose e dai nostri problemi da risultare sordo al grido del povero. Invece proprio l’umiltà di cuore e l&#8217;esperienza personale della sofferenza possono rivelarsi fonte di risveglio interiore alla compassione e all&#8217;empatia». Chi fa il bene all&#8217;altro lo fa nel contempo anche a se stesso. Ma attenzione: la carità non è solo quella materiale. Il «prestare attenzione» al fratello «comprende altresì la premura per il suo bene spirituale».</p>
<p style="text-align: justify;">E qui il Papa insiste nel «richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo». Nella Sacra Scrittura leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (Pr 9, 8s). Cristo stesso, ricorda il Papa, «comanda di riprendere il fratello che sta commettendo un peccato (cfr Mt 18, 15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna &#8211; elenchein &#8211; è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr Ef 5, 11)». Sì, la correzione fraterna va riscoperta, perché è stata dimenticata. «La tradizione della Chiesa &#8211; continua il Pontefice -ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di &#8220;ammonire i peccatori&#8221;. È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene».</p>
<p style="text-align: justify;">In questa Quaresima dobbiamo dunque tornare ad abituarci a parlare con franchezza. Ma senza zelo amaro. «Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recriminazione; è mosso sempre dall’amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello». L’apostolo Paolo afferma: «Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu» (Gal 6, 1). «Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità». Non si tratta d&#8217;invadenza. Al contrario, «è un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr Lc 22, 61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi».</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda dimensione della carità su cui il Papa, sulla scia del brano di Ebrei 10, 24, vuole invitarci a riflettere è la reciprocità. La vera carità «contrasta con una mentalità che, riducendo la vita alla sola dimensione terrena, non la considera in prospettiva escatologica e accetta qualsiasi scelta morale in nome della libertà individuale». Anche questo rischio è particolarmente grave oggi. «Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche, sia alle esigenze spirituali e morali della vita. Non così deve essere nella comunità cristiana!». Reciprocità «significa che l&#8217;altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza». Tocchiamo qui «un elemento molto profondo della comunione:la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale. Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, si verifica tale reciprocità: la comunità non cessa di fare penitenza e di invocare perdono per i peccati dei suoi figli, ma si rallegra anche di continuo e con giubilo per le testimonianze di virtù e di carità che in essa si dispiegano». È il mistero del Corpo Mistico di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza dimensione della carità di Ebrei 10, 24 è «la chiamata universale alla santità, il cammino costante nella vita spirituale, ad aspirare ai carismi più grandi e a una carità sempre più alta e più feconda». Carità significa anche «stimolarci reciprocamente per giungere alla pienezza dell&#8217;amore e delle buone opere». È necessario, perché «è sempre presente la tentazione della tiepidezza, del soffocare lo Spirito, del rifiuto di &#8220;trafficare i talenti&#8221; che ci sono donati per il bene nostro e altrui (cfr Mt 25, 25s)». Non basta stare fermi. «I maestri spirituali ricordano che nella vita di fede chi non avanza retrocede».</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordando l&#8217;indicazione del beato Giovanni Paolo II (1920-2005) secondo cui dobbiamo sempre aspirare alla «misura alta della vita cristiana», Benedetto XVI si augura che in questa Quaresima, «di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, tutti sentano l’urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/in-quaresima-riscopriamo-la-correzione-fraterna/chiesa/in-quaresima-riscopriamo-la-correzione-fraterna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Satana dal Papa. Ecco cosa accadde</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/satana-dal-papa-ecco-cosa-accadde/chiesa/benedetto-xvi/satana-dal-papa-ecco-cosa-accadde/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/satana-dal-papa-ecco-cosa-accadde/chiesa/benedetto-xvi/satana-dal-papa-ecco-cosa-accadde/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Diavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Esorcismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17649</guid>
		<description><![CDATA[di Paolo Rodari<br />
Tratto da Palazzo Apostolico<br />
Nel mio libro con padre Amorth, “L’ultimo esorcista”, viene descritto un incontro più o meno ravvicinato tra Benedetto XVI e due posseduti.Poiché ieri diversi media, soprattutto internazionali, hanno travisato il testo facendo divenire questo fatto (che resta nell’ordine della straordinarietà) come un esorcismo compiuto dal Papa, riporto interamente la parte del libro che ne parla, a beneficio di tutti. E’ padre Amorth a parlare. Buona lettura. <br />
Fa caldo in piazza San Pietro. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Paolo Rodari</strong><br />
Tratto da Palazzo Apostolico</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel mio libro con padre Amorth, “L’ultimo esorcista”, viene descritto un incontro più o meno ravvicinato tra Benedetto XVI e due posseduti.</em><em>Poiché ieri diversi media, soprattutto internazionali, hanno travisato il testo facendo divenire questo fatto (che resta nell’ordine della straordinarietà) come un esorcismo compiuto dal Papa, riporto interamente la parte del libro che ne parla, a beneficio di tutti. E’ padre Amorth a parlare. Buona lettura. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Fa caldo in piazza San Pietro. La primavera è oramai inoltrata. Il sole picchia sulla piazza dove una folla di fedeli aspetta il Papa. È mercoledì, il giorno dell’udienza generale. I fedeli sono arrivati da tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal fondo della piazza entra un gruppetto di quattro persone. Due donne e due giovani uomini. Le donne sono due mie assistenti. Mi aiutano durante gli esorcismi, pregano per me e per i posseduti e assistono per quanto è loro possibile i posseduti nel loro lungo e difficile percorso di liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I due giovani uomini sono due posseduti. Nessuno lo sa. Lo sanno soltanto loro e le due donne che li «scortano».</p>
<p style="text-align: justify;">Quel mercoledì le donne decidono di portare i due all’udienza del Papa perché pensano che potrebbero trarne giovamento. Non è un mistero che molti gesti e parole del Papa facciano imbestialire Satana. Non è un mistero che anche la sola presenza del Papa inquieti e in qualche modo aiuti i posseduti nella loro battaglia contro colui che li possiede.</p>
<p style="text-align: justify;">I quattro si avvicinano verso le transenne in prossimità del palco da dove Benedetto XVI di lì a poco è chiamato a parlare. Le guardie svizzere li fermano. Non hanno i biglietti per proseguire oltre. Le due donne insistono. È importante per loro riuscire a portare i due posseduti il più possibile vicino al Papa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le guardie svizzere non ammettono deroghe e intimano loro di allontanarsi. Così una delle due donne fa finta di sentirsi male. La sceneggiata ottiene un risultato. I quattro vengono fatti accomodare oltre le transenne, nei posti riservati ai disabili. «Avete visto, Giovanni e Marco?» chiedono le due donne ai due posseduti. «Ce l’abbiamo fatta. Tra poco arriverà il Papa e noi siamo qui vicini a lui». I due non parlano. Sono stranamente silenziosi. È come se coloro che li possiedono (si tratta di due demoni diversi) stiano cominciando a capire chi di lì a poco arriverà in piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Suonano le 10. Dall’arco delle campane, il portone a fianco della basilica vaticana, esce una jeep bianca. Sopra tre uomini. Un guidatore, il Papa in piedi e, seduto al suo fianco, il suo segretario particolare monsignor Georg Gänswein. Le due donne si girano verso Giovanni e Marco. Istintivamente li sorreggono con le braccia. I due, infatti, iniziano ad avere comportamenti strani. Giovanni trema e batte i denti. Le due donne capiscono che qualcuno sta cominciando ad agire nel corpo di Giovanni e di Marco. Qualcuno che col passare dei minuti si mostra sempre più agitato. «Giovanni, mantieni il controllo di te stesso» dice una delle due donne. «Non farti sopraffare. Reagisci. Mantieni il controllo».</p>
<p style="text-align: justify;">L’altra donna dice le stesse parole a Marco. Giovanni non sembra ascoltare le parole della donna. Salvo, d’improvviso, girarsi e dirle con voce lenta e che sembra venire da non si sa quale mondo: «Io non sono Giovanni».</p>
<p style="text-align: justify;">La donna non dice più nulla. Sa che con il diavolo solo un esorcista può parlare. Se lei lo facesse sarebbe molto rischioso. Così rimane in silenzio e si limita a sostenere il corpo di Giovanni, ora completamente in mano al demonio. La jeep gira per tutta la piazza. I due posseduti si piegano per terra. Battono la testa per terra. Le guardie svizzere li osservano ma non intervengono. Sono forse abituate a scene del genere? Forse sì. Forse altre volte hanno assistito alle reazioni dei posseduti innanzi al Papa. La jeep compie un lungo percorso. Poi arriva in cima alla piazza, a pochi metri dal portone della basilica vaticana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Papa scende dall’auto e saluta le persone poste nelle prime file. Giovanni e Marco, insieme, iniziano a ululare. Sdraiati per terra ululano. Ululano fortissimo. «Santità, santità, siamo qui!» urla al Papa una delle due donne cercando di attirare la sua attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI si gira ma non si avvicina. Vede le due donne e vede i due giovani uomini per terra che urlano, sbavano, tremano, danno in escandescenze. Vede lo sguardo d’odio dei due uomini. Uno sguardo diretto contro di lui. Il Papa non si scompone. Guarda da lontano. Alza un braccio e benedice i quattro. Per i due posseduti è una scossa furente. Una frustata assestata su tutto il corpo. Tanto che cadono 3 metri indietro, sbattuti per terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso non urlano più. Ma piangono, piangono, piangono. Gemono per tutta l’udienza. Quando poi il Papa se ne va, rientrano in se stessi. Tornano se stessi. E non ricordano nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI è temutissimo da Satana. Le sue messe, le sue benedizioni, le sue parole sono come dei potenti esorcismi. Non credo che Benedetto XVI compia esorcismi. O almeno la cosa non mi risulta. Credo tuttavia che tutto il suo pontificato sia un grande esorcismo contro Satana. Efficace. Potente. Un grande esorcismo che molto dovrebbe insegnare ai vescovi e ai cardinali che non credono: costoro comunque dovranno rispondere della loro incredulità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credere e soprattutto non nominare esorcisti laddove ce ne è esplicito bisogno è, a mio avviso, un peccato grave, un peccato mortale. Il modo con cui Benedetto XVI vive la liturgia. Il suo rispetto delle regole. Il suo rigore. La sua postura sono effi cacissimi contro Satana.</p>
<p style="text-align: justify;">La liturgia celebrata dal Pontefice è potente. Satana è ferito ogni volta che il Papa celebra l’eucaristia. Satana molto ha temuto l’elezione di Ratzinger al soglio di Pietro. Perché vedeva in lui la continuazione della grande battaglia che contro di lui ha fatto per ventisei anni e mezzo il suo predecessore, Giovanni Paolo II. Il Papa che, lui sì, faceva esorcismi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Padre Amorth con Paolo Rodati</strong><br />
<strong><em>L&#8217;ultimo esorcista</em></strong><br />
Piemme &#8211; 2012 &#8211; pp. 262 &#8211; Euro 16,50</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/satana-dal-papa-ecco-cosa-accadde/chiesa/benedetto-xvi/satana-dal-papa-ecco-cosa-accadde/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>«La volontà di Dio su di noi sia ciò che desideriamo»</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/la-volonta-di-dio-su-di-noi-sia-cio-che-desideriamo/chiesa/la-volonta-di-dio-su-di-noi-sia-cio-che-desideriamo/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/la-volonta-di-dio-su-di-noi-sia-cio-che-desideriamo/chiesa/la-volonta-di-dio-su-di-noi-sia-cio-che-desideriamo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17606</guid>
		<description><![CDATA[<br />
di Massimo Introvigne da La Bussola Quotidiana<br />
<br />
<br />
Proseguendo nella «scuola della preghiera» dedicata alla preghiera di Gesù, nell&#8217;udienza del 1 febbraio Benedetto XVI ha meditato sulla preghiera di Gesù al Getsemani, al Giardino degli Ulivi. Finita l&#8217;Ultima Cena, narra il Vangelo di Marco: «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (14,26). Il riferimento a un inno «allude probabilmente al canto di alcuni Salmi dell&#8217;hallèl con i quali si ringrazia Dio per la liberazione del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: justify;"><strong><em>di Massimo Introvigne da La Bussola Quotidiana</em></strong></div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
Proseguendo nella «scuola della preghiera» dedicata alla preghiera di Gesù, nell&#8217;udienza del 1 febbraio Benedetto XVI ha meditato sulla preghiera di Gesù al Getsemani, al Giardino degli Ulivi. Finita l&#8217;Ultima Cena, narra il Vangelo di Marco: «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (14,26). Il riferimento a un inno «allude probabilmente al canto di alcuni Salmi dell&#8217;hallèl con i quali si ringrazia Dio per la liberazione del popolo dalla schiavitù e si chiede il suo aiuto per le difficoltà e le minacce sempre nuove del presente».</p>
<p><strong>Di solito nei Vangeli Gesù prega in solitudine.</strong> Ma «questa volta avviene qualcosa di nuovo: sembra non voglia restare solo» e chiede a Pietro, Giacomo e Giovanni di stargli vicino. Sono gli stessi tre discepoli che aveva chiamato ad essere con Lui sul monte della Trasfigurazione. Eppure più tardi il Signore «pregherà il Padre &#8220;da solo&#8221;, perché il suo rapporto con Lui è del tutto unico e singolare: è il rapporto del Figlio Unigenito. Si direbbe, anzi, che soprattutto in quella notte nessuno possa veramente avvicinarsi al Figlio, che si presenta al Padre nella sua identità assolutamente unica, esclusiva.».</p>
<p><strong>Ma questa preghiera solitaria non è in contraddizione</strong> con la richiesta ai tre discepoli di rimanere vicini. «Si tratta di una vicinanza spaziale, una richiesta di solidarietà nel momento in cui sente approssimarsi la morte, ma è soprattutto una vicinanza nella preghiera, per esprimere, in qualche modo, la sintonia con Lui, nel momento in cui si appresta a compiere fino in fondo la volontà del Padre, ed è un invito ad ogni discepolo a seguirlo nel cammino della Croce».</p>
<p><strong>Prosegue il Vangelo di Marco</strong>: «Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”» (14,33-34). Qui, nota il Papa, Gesù «ancora una volta, si esprime con il linguaggio dei Salmi: &#8220;La mia anima è triste&#8221;, una espressione del Salmo 43 (cfr Sal 43,5)».  La precisazione «fino alla morte», poi, «richiama una situazione vissuta da molti degli inviati di Dio nell’Antico Testamento ed espressa nella loro preghiera. Non di rado, infatti, seguire la missione loro affidata significa trovare ostilità, rifiuto, persecuzione». Accenti simili erano risuonati nelle parole di Mosè e di Elia. Naturalmente, c&#8217;è anche un elemento psicologico: «in tale paura e angoscia di Gesù è ricapitolato tutto l&#8217;orrore dell&#8217;uomo davanti alla propria morte, la certezza della sua inesorabilità e la percezione del peso del male che lambisce la nostra vita».</p>
<p><strong>In seguito, narra ancora Marco, «andato un po’ innanzi,</strong> cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora» (14,35). Gesù qui «cade faccia a terra: è una posizione della preghiera che esprime l’obbedienza alla volontà del Padre, l’abbandonarsi con piena fiducia a Lui». Nella Chiesa questo è un gesto «che si ripete all’inizio della Celebrazione della Passione, il Venerdì Santo, come pure nella professione monastica e nelle Ordinazioni diaconale, presbiterale ed episcopale, per esprimere, nella preghiera, anche corporalmente, l’affidarsi completo a Dio, il confidare in Lui». Poi Gesù chiede che l&#8217;ora, se è possibile, passi. «Non è solo la paura e l’angoscia dell’uomo davanti alla morte, ma è lo sconvolgimento del Figlio di Dio che vede la terribile massa del male che dovrà prendere su di Sé per superarlo, per privarlo di potere».</p>
<p><strong>Gesù continua così  la sua preghiera:</strong> «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36). Qui, nota il Pontefice, ci sono tre passaggi distinti. «All&#8217;inizio abbiamo il raddoppiamento del termine con cui Gesù si rivolge a Dio: &#8220;Abbà! Padre!&#8221; (Mc 14,36a). Sappiamo bene che la parola aramaica Abbà è quella che veniva usata dal bambino per rivolgersi al papà ed esprime quindi il rapporto di Gesù con Dio Padre, un rapporto di tenerezza, di affetto, di fiducia, di abbandono».</p>
<p><strong>Il secondo passaggio manifesta la consapevolezza dell&#8217;onnipotenza del Padre</strong> – «tutto è possibile a te» -, «che introduce una richiesta in cui, ancora una volta, appare il dramma della volontà umana di Gesù davanti alla morte e al male: &#8220;allontana da me questo calice!&#8221;».</p>
<p><strong>Ma la terza parte dell&#8217;invocazione «è quella decisiva</strong>, in cui la volontà umana aderisce pienamente alla volontà divina»: «Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36c). «Nell&#8217;unità della persona divina del Figlio la volontà umana trova la sua piena realizzazione nell’abbandono totale dell’Io al Tu del Padre, chiamato Abbà».</p>
<p><strong>Il Papa cita San Massimo il Confessore (579 o 580-662),</strong> il quale «afferma che dal momento della creazione dell’uomo e della donna, la volontà umana è orientata a quella divina ed è proprio nel “sì” a Dio che la volontà umana è pienamente libera e trova la sua realizzazione. Purtroppo, a causa del peccato, questo “sì” a Dio si è trasformato in opposizione: Adamo ed Eva hanno pensato che il “no” a Dio fosse il vertice della libertà, l’essere pienamente se stessi. Gesù al Monte degli Ulivi riporta la volontà umana al “sì” pieno a Dio». Gesù così riepiloga l&#8217;intera storia della salvezza, e  «ci dice che solo nel conformare la sua propria volontà a quella divina, l’essere umano arriva alla sua vera altezza, diventa “divino”; solo uscendo da sé, solo nel “sì” a Dio, si realizza il desiderio di Adamo, di noi tutti, quello di essere completamente liberi. E’ ciò che Gesù compie al Getsemani: trasferendo la volontà umana nella volontà divina nasce il vero uomo, e noi siamo redenti».</p>
<p><strong>Il Pontefice cita il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica:</strong> «La preghiera di Gesù durante la sua agonia nell&#8217;Orto del Getsemani e le sue ultime parole sulla Croce rivelano la profondità della sua preghiera filiale: Gesù porta a compimento il disegno d&#8217;amore del Padre e prende su di sé tutte le angosce dell&#8217;umanità, tutte le domande e le intercessioni della storia della salvezza. Egli le presenta al Padre che le accoglie e le esaudisce, al di là di ogni speranza, risuscitandolo dai morti» (n. 543). E cita pure il suo libro su Gesù, secondo il quale «in nessun&#8217;altra parte della Sacra Scrittura guardiamo così profondamente dentro il mistero interiore di Gesù come nella preghiera sul Monte degli Ulivi» (Gesù di Nazaret II, 177).</p>
<p><strong>Quando chiediamo nel Padre Nostro «sia fatta la tua volontà,</strong> come in cielo così in terra» (Mt 6,10), noi riconosciamo «che c&#8217;è una volontà di Dio con noi e per noi, una volontà di Dio sulla nostra vita, che deve diventare ogni giorno di più il riferimento del nostro volere e del nostro essere; riconosciamo poi che è nel “cielo” dove si fa la volontà di Dio e che la “terra” diventa “cielo”, luogo della presenza dell’amore, della bontà, della verità, della bellezza divina, solo se in essa viene fatta la volontà di Dio». Al Getsemani, in Gesù, «la “terra” è diventata “cielo”; la “terra” della sua volontà umana, scossa dalla paura e dall’angoscia, è stata assunta dalla sua volontà divina, così che la volontà di Dio si è compiuta sulla terra».</p>
<p><strong>E questo «è importante anche nella nostra preghiera</strong>: dobbiamo imparare ad affidarci di più alla Provvidenza divina, chiedere a Dio la forza di uscire da noi stessi per rinnovargli il nostro “sì”, per ripetergli &#8220;sia fatta la tua volontà&#8221;, per conformare la nostra volontà alla sua». Noi sappiamo che «non sempre è facile affidarci alla volontà di Dio, ripetere il “sì” di Gesù, il “sì” di Maria. I racconti evangelici del Getsemani mostrano dolorosamente che i tre discepoli, scelti da Gesù per essergli vicino, non furono capaci di vegliare con Lui, di condividere la sua preghiera, la sua adesione al Padre e furono sopraffatti dal sonno». Ma a noi, oggi, è chiesto di vegliare, «per portare in questa &#8220;terra&#8221; un po’ del &#8220;cielo&#8221; di Dio».</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/la-volonta-di-dio-su-di-noi-sia-cio-che-desideriamo/chiesa/la-volonta-di-dio-su-di-noi-sia-cio-che-desideriamo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Autorità significa servizio, amore e umiltà</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/autorita-significa-servizio-amore-e-umilta/chiesa/autorita-significa-servizio-amore-e-umilta/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/autorita-significa-servizio-amore-e-umilta/chiesa/autorita-significa-servizio-amore-e-umilta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 07:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17579</guid>
		<description><![CDATA[Il Papa all&#8217;Angelus invoca la pace per la Terra Santa e chiede di pregare per i malati di lebbra<br />
da L&#8217;Osservatore Romano<br />
L&#8217;autorità secondo l&#8217;interpretazione dell&#8217;uomo e l&#8217;autorità secondo l&#8217;interpretazione di Dio al centro della riflessione proposta da Benedetto XVI ai numerosi fedeli presenti domenica 29 gennaio in piazza San Pietro per l&#8217;appuntamento mariano dell&#8217;Angelus. Il Papa ha poi ricordato la celebrazione della Giornata internazionale per la pace in Terra Santa e di quella mondiale per i malati di lebbra. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il Papa all&#8217;Angelus invoca la pace per la Terra Santa e chiede di pregare per i malati di lebbra</em></strong><br />
da L&#8217;Osservatore Romano</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;autorità secondo l&#8217;interpretazione dell&#8217;uomo e l&#8217;autorità secondo l&#8217;interpretazione di Dio al centro della riflessione proposta da Benedetto XVI ai numerosi fedeli presenti domenica 29 gennaio in piazza San Pietro per l&#8217;appuntamento mariano dell&#8217;Angelus. Il Papa ha poi ricordato la celebrazione della Giornata internazionale per la pace in Terra Santa e di quella mondiale per i malati di lebbra. Tra i presenti anche numerosi giovani dell&#8217;Azione cattolica ragazzi. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Cari fratelli e sorelle!<br />
Il Vangelo di questa domenica (Mc 1, 21-28) ci presenta Gesù che, in giorno di sabato, predica nella sinagoga di Cafarnao, la piccola città sul lago di Galilea dove abitavano Pietro e suo fratello Andrea. Al suo insegnamento, che suscita la meraviglia della gente, segue la liberazione di &#8220;un uomo posseduto da uno spirito impuro&#8221; (v. 23), che riconosce in Gesù il &#8220;santo di Dio&#8221;, cioè il Messia. In poco tempo, la sua fama si diffonde in tutta la regione, che Egli percorre annunciando il Regno di Dio e guarendo i malati di ogni genere: parola e azione. San Giovanni Crisostomo fa osservare come il Signore &#8220;alterni il discorso a beneficio degli ascoltatori, procedendo dai prodigi alle parole e passando di nuovo dall&#8217;insegnamento della sua dottrina ai miracoli&#8221; (Hom. in Matthæum 25, 1: PG 57, 328).</p>
<p style="text-align: justify;">La parola che Gesù rivolge agli uomini apre immediatamente l&#8217;accesso al volere del Padre e alla verità di se stessi. Non così, invece, accadeva agli scribi, che dovevano sforzarsi di interpretare le Sacre Scritture con innumerevoli riflessioni. Inoltre, all&#8217;efficacia della parola, Gesù univa quella dei segni di liberazione dal male. Sant&#8217;Atanasio osserva che &#8220;comandare ai demoni e scacciarli non è opera umana ma divina&#8221;; infatti, il Signore &#8220;allontanava dagli uomini tutte le malattie e ogni infermità. Chi, vedendo il suo potere&#8230; avrebbe ancora dubitato che Egli fosse il Figlio, la Sapienza e la Potenza di Dio?&#8221; (Oratio de Incarnatione Verbi 18. 19: PG 25, 128 BC. 129 B). L&#8217;autorità divina non è una forza della natura. È il potere dell&#8217;amore di Dio che crea l&#8217;universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato. Scrive Romano Guardini: &#8220;L&#8217;intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà&#8230; è la sovranità che si abbassa alla forma di servo&#8221; (Il Potere, Brescia 1999, 141. 142).</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso per l&#8217;uomo l&#8217;autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l&#8217;autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr. Gv 13, 5), che cerca il vero bene dell&#8217;uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è Amore. In una delle sue Lettere, santa Caterina da Siena scrive: &#8220;È necessario che noi vediamo e conosciamo, in verità, con la luce della fede, che Dio è l&#8217;Amore supremo ed eterno, e non può volere altro se non il nostro bene&#8221; (Ep. 13 in: Le Lettere, vol. 3, Bologna 1999, 206).</p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici, giovedì prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinché guidi i nostri cuori ad attingere sempre dalla misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanità, ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell&#8217;amore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/autorita-significa-servizio-amore-e-umilta/chiesa/autorita-significa-servizio-amore-e-umilta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Chiesa: o è missionaria oppure è niente</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/la-chiesa-o-e-missionaria-oppure-e-niente/chiesa/la-chiesa-o-e-missionaria-oppure-e-niente/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/la-chiesa-o-e-missionaria-oppure-e-niente/chiesa/la-chiesa-o-e-missionaria-oppure-e-niente/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Post-it]]></category>
		<category><![CDATA[Anno della Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Kerygma]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Evangelizzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17549</guid>
		<description><![CDATA[In preparazione alla Giornata Missionaria Mondiale, che quest&#8217;anno si celebra il 21 ottobre, il 25 gennaio Benedetto XVI ha reso pubblico un messaggio, formalmente datato 6 gennaio, dal titolo «Chiamati a far risplendere la Parola di verità», un&#8217;espressione tratta dalla recente lettera apostolica Porta fidei con la quale il Papa ha indetto l&#8217;Anno della Fede.<br />
Il Messaggio ricorda anzitutto che «la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale si carica quest’anno di un significato tutto particolare» a causa della ricorrenza del cinquantesimo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In preparazione alla Giornata Missionaria Mondiale, che quest&#8217;anno si celebra il 21 ottobre, il 25 gennaio Benedetto XVI ha reso pubblico un messaggio, formalmente datato 6 gennaio, dal titolo «Chiamati a far risplendere la Parola di verità», un&#8217;espressione tratta dalla recente lettera apostolica Porta fidei con la quale il Papa ha indetto l&#8217;Anno della Fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Messaggio ricorda anzitutto che «la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale si carica quest’anno di un significato tutto particolare» a causa della ricorrenza del cinquantesimo anniversario del decreto «Ad gentes» del Concilio Ecumenico Vaticano II. Proseguendo nell&#8217;opera già da tempo intrapresa di una «ermeneutica della riforma nella continuità» che interpreti correttamente i documenti del Concilio, Benedetto XVI presenta in questo Messaggio un&#8217;interpretazione autentica del decreto conciliare, che è a sua volta un forte appello perché la Chiesa sia missionaria. La Chiesa o è missionaria o, semplicemente, non è.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Papa afferma che «il Concilio Ecumenico Vaticano II, con la partecipazione dei Vescovi cattolici provenienti da ogni angolo della terra, è stato un segno luminoso dell’universalità della Chiesa, accogliendo, per la prima volta, un così alto numero di Padri Conciliari provenienti dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Oceania. Vescovi missionari e Vescovi autoctoni, Pastori di comunità sparse fra popolazioni non cristiane, che portavano nell’Assise conciliare l’immagine di una Chiesa presente in tutti i Continenti e che si facevano interpreti delle complesse realtà dell’allora cosiddetto &#8220;Terzo Mondo&#8221;». Questo contesto storico è indispensabile per comprendere la genesi del decreto conciliare Ad gentes e per interpretarlo correttamente alla luce di quello che il Pontefice identifica come il suo elemento centrale e portante: la nozione di «ecclesiologia missionaria».</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ecclesiologia, afferma Benedetto XVI, «oggi non è venuta meno, anzi, ha conosciuto una feconda riflessione teologica e pastorale e, al tempo stesso, si ripropone con rinnovata urgenza perché si è dilatato il numero di coloro che non conoscono ancora Cristo».</p>
<p style="text-align: justify;">Il Messaggio cita il beato Giovanni Paolo II (1920-2005) il quale, nell’enciclica «Redemptoris missio» (1990), così si esprimeva: «Non possiamo restarcene tranquilli, pensando ai milioni di nostri fratelli e sorelle, anch’essi redenti dal sangue di Cristo, che vivono ignari dell’amore di Dio». Parole simili, nota il Papa, risuonano nella recente lettera apostolica «Porta fidei», e già nell &#8216;esortazione apostolica «Evangelii nuntiandi» (1975) dove il servo di Dio Paolo VI (1897-1978) insisteva sul fatto che quello missionario «non è per la Chiesa un contributo facoltativo: è il dovere che le incombe per mandato del Signore Gesù, affinché gli uomini possano credere ed essere salvati. Sì, questo messaggio è necessario. È unico. È insostituibile».</p>
<p style="text-align: justify;">Il decreto Ad gentes, nota Benedetto XVI, insiste «in modo speciale sul mandato missionario che Cristo ha affidato ai suoi discepoli». Questo in via generale «deve essere impegno dell’intero Popolo di Dio, Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, laici». Ma «la cura di annunziare il Vangelo in ogni parte della terra spetta primariamente ai Vescovi, diretti responsabili dell’evangelizzazione nel mondo, sia come membri del collegio episcopale, sia come Pastori delle Chiese particolari. Essi, infatti, &#8220;sono stati consacrati non soltanto per una diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo&#8221; (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio, 63), &#8220;messaggeri di fede che portano nuovi discepoli a Cristo&#8221; (Ad gentes, 20) e rendono &#8220;visibile lo spirito e l’ardore missionario del Popolo di Dio, sicché la diocesi tutta si fa missionaria&#8221; (ibid., 38)».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in che senso un vescovo diventa missionario? «Il mandato di predicare il Vangelo non si esaurisce, [... ] per un Pastore, nell’attenzione verso la porzione del Popolo di Dio affidata alle sue cure pastorali, né nell’invio di qualche sacerdote, laico o laica &#8220;fidei donum&#8221;. Esso deve coinvolgere tutta l’attività della Chiesa particolare, tutti i suoi settori, in breve, tutto il suo essere e il suo operare». È questo un punto essenziale del messaggio di «Ad gentes»: «noi vescovi» «dobbiamo metterci sulle orme dell’apostolo Paolo, il quale, &#8220;prigioniero di Cristo per i pagani&#8221; (Ef 3, 1), ha lavorato, sofferto e lottato per far giungere il Vangelo in mezzo ai pagani (cfr Ef 1, 24-29), senza risparmiare energie, tempo e mezzi per far conoscere il Messaggio di Cristo».</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in tempi di nuova evangelizzazione nei Paesi di antica tradizione cristiana, la missione verso i Paesi dove c&#8217;è chi non ha mai conosciuto Cristo, «la missione ad gentes deve essere il costante orizzonte e il paradigma di ogni attività ecclesiale, perché l’identità stessa della Chiesa è costituita dalla fede nel Mistero di Dio, che si è rivelato in Cristo per portarci la salvezza, e dalla missione di testimoniarlo e annunciarlo al mondo, fino al suo ritorno. Come san Paolo, dobbiamo essere attenti verso i lontani, quelli che non conoscono ancora Cristo e non hanno sperimentato la paternità di Dio, nella consapevolezza che &#8220;la cooperazione missionaria si deve allargare oggi a forme nuove includendo non solo l’aiuto economico, ma anche la partecipazione diretta all’evangelizzazione&#8221; (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio, 82)».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nel messaggio che ricaviamo da Ad gentes c&#8217;è di più. «L’ansia di annunciare Cristo ci spinge anche a leggere la storia per scorgervi i problemi, le aspirazioni e le speranze dell’umanità, che Cristo deve sanare, purificare e riempire della sua presenza. Il suo Messaggio, infatti, è sempre attuale, si cala nel cuore stesso della storia ed è capace di dare risposta alle inquietudini più profonde di ogni uomo». L&#8217;imminente Anno della Fede viene per ricordarci che «uno degli ostacoli allo slancio dell’evangelizzazione [... ] è la crisi di fede, non solo del mondo occidentale, ma di gran parte dell’umanità, che pure ha fame e sete di Dio e deve essere invitata e condotta al pane di vita e all’acqua viva, come la Samaritana che si reca al pozzo di Giacobbe e dialoga con Cristo».</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;episodio della Samaritana è il paradigma della missione. La donna incontra Gesù, che le chiede da bere, ma poi le parla di un’acqua nuova, capace di spegnere la sete per sempre. «La donna all’inizio non capisce, rimane a livello materiale, ma lentamente è condotta dal Signore a compiere un cammino di fede che la porta a riconoscerlo come il Messia. E a questo proposito sant’Agostino [354-430] afferma: &#8220;dopo aver accolto nel cuore Cristo Signore, che altro avrebbe potuto fare [questa donna] se non abbandonare l’anfora e correre ad annunziare la buona novella?&#8221; (Omelia 15, 30)».</p>
<p style="text-align: justify;">La Samaritana c&#8217;insegna che «l&#8217;incontro con Cristo come Persona viva che colma la sete del cuore non può che portare al desiderio di condividere con altri la gioia di questa presenza e di farlo conoscere perché tutti la possano sperimentare». E questo vale sia per la missione ad gentes sia per la nuova evangelizzazione. Attenzione, però: «il punto centrale dell’annuncio rimane sempre lo stesso: il Kerigma del Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, il Kerigma dell’amore di Dio assoluto e totale per ogni uomo ed ogni donna, culminato nell’invio del Figlio eterno e unigenito, il Signore Gesù, il quale non disdegnò di assumere la povertà della nostra natura umana, amandola e riscattandola, per mezzo dell’offerta di sé sulla croce, dal peccato e dalla morte». Altri aspetti di promozione umana sono certamente perseguiti in modo lodevole &#8211; e il Papa ricorda la positiva azione in questo senso delle Pontificie Opere Missionarie &#8211; nel corso della missione, ma non sono il suo aspetto centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha affermato più volte dopo i due viaggi in Africa, Benedetto XVI trae ragioni di speranza dallo zelo dei cristiani delle giovani Chiese dell&#8217;Asia e dell&#8217;Africa, che generosamente offrono missionari. Anzi, «per le Chiese nei territori di missione, Chiese per lo più giovani, spesso di recente fondazione, la missionarietà è diventata una dimensione connaturale, anche se esse stesse hanno ancora bisogno di missionari. Tanti sacerdoti, religiosi e religiose, da ogni parte del mondo, numerosi laici e addirittura intere famiglie lasciano i propri Paesi, le proprie comunità locali e si recano presso altre Chiese per testimoniare e annunciare il Nome di Cristo, nel quale l’umanità trova la salvezza».</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del Messaggio il Pontefice ripropone una preghiera del beato John Henry Newman (1801-1890): «Accompagna, o Signore, i tuoi missionari nelle terre da evangelizzare, metti le parole giuste sulle loro labbra, rendi fruttuosa la loro fatica». E prega perché «la Vergine Maria, Madre della Chiesa e Stella dell’evangelizzazione, accompagni tutti i missionari del Vangelo».</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Massimo Introvigne</strong><br />
Tratto da La Bussola Quotidiana</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/la-chiesa-o-e-missionaria-oppure-e-niente/chiesa/la-chiesa-o-e-missionaria-oppure-e-niente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E il Papa rilancia l’ecumenismo</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/e-il-papa-rilancia-lecumenismo/chiesa/e-il-papa-rilancia-lecumenismo/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/e-il-papa-rilancia-lecumenismo/chiesa/e-il-papa-rilancia-lecumenismo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17538</guid>
		<description><![CDATA[Nella basilica di san Paolo fuori le Mura, dove 53 anni fa veniva annunciato il Vaticano II, Ratzinger conclude la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “Guardiamo con speranza al futuro”<br />
Alessandro Speciale da Vatican Insider<br />
<br />
Sono passati 53 anni dall&#8217;annuncio del Concilio Vaticano II da parte di papa Giovanni XXIII nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura. Ed è proprio ricordando questa tappa fondamentale della storia della Chiesa in generale &#8211; e del dialogo ecumenico ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nella basilica di san Paolo fuori le Mura, dove 53 anni fa veniva annunciato il Vaticano II, Ratzinger conclude la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “Guardiamo con speranza al futuro”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Alessandro Speciale da Vatican Insider<br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati 53 anni dall&#8217;annuncio del <strong>Concilio Vaticano II</strong> da parte di papa <strong>Giovanni XXIII</strong> nella basilica romana di <strong>San Paolo fuori le Mura</strong>. Ed è proprio ricordando questa tappa fondamentale della storia della Chiesa in generale &#8211; e del <strong>dialogo ecumenico</strong> in particolare &#8211; che papa Benedetto XVI, in quella stessa basilica, ha voluto iniziare oggi pomeriggio la sua riflessione durante i <strong>Vespri</strong> che hanno concluso la Settimana<strong> di preghiera per l&#8217;unità dei cristiani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“Pur sperimentando ai nostri giorni la situazione dolorosa della <strong>divisione</strong> – ha detto il pontefice -, noi cristiani possiamo e dobbiamo guardare al futuro con <strong>speranza</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il papa, “la presenza di Cristo risorto chiama tutti noi cristiani ad agire insieme nella causa del bene”, perché “uniti in Cristo, siamo chiamati a condividere la sua missione, che è quella di <strong>portare la speranza là dove dominano l’ingiustizia, l’odio e la disperazione</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le divisioni tra i cristiani, invece, hanno la conseguenza di rendere “<strong>meno luminosa la nostra testimonianza a Cristo”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI ha voluto mandare un messaggio di speranza a chi ha perso fiducia nella possibilità di un autentico successo del <strong>dialogo ecumenico</strong>, a chi crede ormai impossibile una piena unità tra le Chiese: “Anche se a volte si può avere l’impressione che la strada verso il pieno ristabilimento della comunione sia ancora molto lunga e piena di ostacoli, invito tutti a rinnovare la propria determinazione a perseguire, con coraggio e generosità, <strong>l’unità che è volontà di Dio</strong>, seguendo <strong>l’esempio di san Paolo</strong>, che di fronte a difficoltà di ogni tipo ha conservato sempre ferma la fiducia in Dio che porta a compimento la sua opera”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha nascosto le difficoltà nemmeno il presidente del Pontificio Consiglio per l&#8217;Unita&#8217; dei Cristiani, il cardinale <strong>Kurt Koch</strong>, in un&#8217;intervista alla Radio Vaticana: “Negli ultimi anni e decenni – ha detto -, abbiamo un po’ perso di vista l’obiettivo del movimento ecumenico. Le Chiese e le comunità ecclesiali non perseguono più la stessa meta: credo che oggi sia necessario tornare riflettere e chiedersi, nuovamente, quali siano realmente gli obiettivi. Per noi cattolici, come pure per gli ortodossi, il fine ultimo è la <strong>piena unità</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non ci sono solo &#8216;cattive notizie&#8217; sul fronte dell&#8217;ecumenismo. Durante la celebrazione nella basilica di San Paolo, il papa ha evidenziato come, nonostante le difficoltà, negli ultimi anni non siano infatti mancati “<strong>segni positivi di una ritrovata fraternità</strong>” e, soprattutto, di un “condiviso <strong>senso di responsabilità</strong> di fronte alle grandi problematiche che affliggono il nostro mondo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla celebrazione che segna la fine della Settimana ecumenica, hanno partecipato come da tradizione, oltre ai funzionari del Pontificio Consiglio per l&#8217;Unita&#8217; dei Cristiani, guidati dal cardinale Koch, anche i rappresentanti delle altre Chiese cristiane. Tra loro, il <strong>metropolita Gennadios</strong>, rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ed il <strong>reverendo David Richardson</strong>, rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Basilica erano presenti inoltre alcuni rappresentanti del <strong>Gruppo di lavoro delle Chiese polacche, </strong>che hanno preparato i sussidi per la Settimana di Preghiera di quest’anno, membri del <strong>Global Christian Forum</strong> e un gruppo di studenti <strong>dell’Istituto Ecumenico del Consiglio Ecumenico delle Chiese di Bossey.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/e-il-papa-rilancia-lecumenismo/chiesa/e-il-papa-rilancia-lecumenismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il tanto bene che viene dal Concilio Vaticano II</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/il-tanto-bene-che-viene-dal-concilio-vaticano-ii/chiesa/il-tanto-bene-che-viene-dal-concilio-vaticano-ii/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/il-tanto-bene-che-viene-dal-concilio-vaticano-ii/chiesa/il-tanto-bene-che-viene-dal-concilio-vaticano-ii/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17525</guid>
		<description><![CDATA[Libro di don Cantoni getta luce su un dibattito controverso<br />
di Antonio Gaspari<br />
ROMA,(ZENIT.org).- Il Concilio Vaticano II, considerato a ragione un “evento epocale” per la Chiesa cattolica, è oggetto di un intenso dibattito.<br />
A cinquanta anni dalla sua apertura ci sono persone che lo criticano aspramente, c’è chi lo critica perchè avrebbe interrotto e negato la tradizione, c’è chi lo critica perchè avrebbe impedito nuove e più radicali innovazioni, e c’è chi come il Pontefice Benedetto XVI che ha ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Libro di don Cantoni getta luce su un dibattito controverso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Antonio Gaspari</em></p>
<p style="text-align: justify;">ROMA,(ZENIT.org).- Il Concilio Vaticano II, considerato a ragione un “evento epocale” per la Chiesa cattolica, è oggetto di un intenso dibattito.</p>
<p style="text-align: justify;">A cinquanta anni dalla sua apertura ci sono persone che lo criticano aspramente, c’è chi lo critica perchè avrebbe interrotto e negato la tradizione, c’è chi lo critica perchè avrebbe impedito nuove e più radicali innovazioni, e c’è chi come il Pontefice Benedetto XVI che ha messo il Concilio Vaticano II al centro della riflessione per l’anno della Fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin dalla Sua lezione il Pontefice ha manifestato l’intenzione di “affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II” che ha definito “uno straordinario evento ecclesiale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Benedetto XVI “i documenti conciliari non hanno perso di attualità”, ma anzi si rivelano “particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze della Chiesa e della presente società globalizzata”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto si comprende perchè la Nota con Indicazioni Pastorali per l’anno della Fede, pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, pone al centro della riflessione proprio il Concilio Vaticano II:</p>
<p style="text-align: justify;">Per cercare di comprendere meglio i vari punti di vista, ZENIT ha intervistato don</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro Cantoni, autore del libro <em>Riforma nella continuità. Riflessioni sul Vaticano II e sull’anti-conciliarismo</em>, (Sugarco, Milano 2011)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Del Concilio Vaticano II sono molto note soprattutto le posizioni estreme, quelle che il pontefice Benedetto XVI ha indicato come mosse da un «progressismo sbagliato», oppure da un «anti-conciliarismo» radicale. Può illustraci le ragioni di queste due posizioni e perché secondo Lei sono entrambi sbagliate?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cantoni: Dopo ogni grande concilio c’è sempre un periodo di crisi. È questo uno dei grandi insegnamenti che ci vengono dalla storia della Chiesa. Papa Benedetto XVI, nel famoso discorso tenuto alla curia romana il 22 dicembre 2005, che è un po’ il punto focale del mio libro, prende proprio un esempio dal “postconcilio” del primo concilio ecumenico della Chiesa cattolica, il grande concilio di Nicea del 325. Cita san Basilio che descrive la situazione creatasi come “una battaglia navale nella notte”. Una battaglia dove nessuno dunque vede dove sta l’avversario e dove – nella confusione che ne segue – ci attacca senza criterio. Qui lo sforzo del papa è quello di fare chiarezza; per rimanere nella metafora, di illuminare la battaglia nella notte in modo che gli schieramenti appaiano per quello che veramente sono, cioè appaia chiaro dove sta la verità e dove sta l’errore. Per Benedetto XVI il punto centrale è costituito dall’interpretazione dell’ultimo concilio. Da una parte c’è un’interpretazione errata, secondo cui l’ultima assise conciliare sarebbe paragonabile ad una “costituente”, cioè ad un’assemblea che ha il compito di stilare una nuova carta costituzionale. Ovviamente qui si tratterebbe della Chiesa. Detto al di fuori e al di là di ogni linguaggio “diplomatico”: si tratterebbe del tentativo di rifondare a Chiesa, evidentemente – fa notare il Papa – su altre basi rispetto a quelle poste da nostro Signore Gesù Cristo. Chi poi avrebbe mai dato a codesta costituente il mandato di rifare la costituzione? Certo nessuno ha mai detto a chiare lettere di voler fare una cosa del genere, ma tante espressioni che sono circolate in questo postconcilio e che continuano ancora a circolare conservano questo terribile, velenoso, “sapore”. Si parla e si scrive della “Chiesa del concilio”, spesso contrapposta ad una Chiesa di prima del concilio. Da più parti si è insistito su di una nuova “ecclesiologia”, anzi addirittura si è preteso che, con il concilio, sia nata veramente, per la prima volta, una vera e propria ecclesiologia. Questa operazione ha goduto di una copertura terminologica, in quanto si è insistito sul linguaggio adottato dal magistero, come linguaggio nuovo, “pastorale”, contrapposto a “dogmatico”. Nel mio libro ho raccolto una serie di pronunciamenti del magistero, ininterrotta, dalla fine del concilio fino ai nostri giorni, in cui questi errori sono denunciati e stigmatizzati. Finalmente il papa ha compiuto un passo avanti: li ha per così dire riassunti e ha aiutato a comprendere che in essi sta un problema assolutamente fondamentale per la nuova evangelizzazione. L’intenzione della Chiesa celebrando il concilio ecumenico Vaticano II non fu quello di “cambiare tutto”, di dare origine ad una nuova Chiesa, ma quello molto più modesto, ma nella sua concretezza, molto più vero e quindi influente, di realizzare una “riforma nella continuità”. Tante cose sono cambiate: prima di tutto il linguaggio. Si tratta indubbiamente di una “concilio pastorale”. Ma “pastorale” non va assolutamente inteso come contrapposto a dogmatico. Detto in altri termini: la Chiesa non ha rinunciato ad insegnare e ad insegnare con autorità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Pontefice Benedetto XVI, ha più volte sottolineato che bisogna guardare al Vaticano II secondo i criteri di un “ermeneutica della continuità”.- Che cosa intende dire e perché questo punto di vista sarebbe differente da quello di “rottura”, progressista o tradizionalista?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cantoni: La “battaglia nella notte” così illuminata, perde i caratteri di terribile confusione e rientra nei connotati, per tanti versi noti e prevedibili, di una nuovo capitolo di storia della Chiesa che – come tutti sanno – conosce sempre la contrapposizione tra verità ed errore, tra ortodossia ed eresia. Dire che quello che è successo al Vaticano II è una riforma nella continuità è fare un’affermazione per tanti versi banale, perché significa affermare che l’evento non esce dagli schemi conosciuti dalla buona teologia cattolica: cioè quelli di cambiamento dogmatico, senza che questo sia un cambiamento sostanziale, cioè una “corruzione”, una “rottura”. Il compito di chiarire in che modo e in che misura ciò sia stato possibile è compito della teologia, quando essa è quello che dovrebbe essere, cioè una riflessione sulla fede non prodotta da chi fa teologia, ma ricevuta dalla Chiesa, il soggetto che sta a monte a tutto questo processo, soggetto nei cui confronti il teologo conserva una sostanziale responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa ha fatto di buono il Concilio Vaticano II?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cantoni: In un momento della storia in cui pareva che la Chiesa fosse ormai relegata in un angolo, senza più nessuna energia e nessuna possibilità di influire realmente nelle dinamiche della cultura e della vita, Giovanni XXIII ha preso la veramente coraggiosa decisione di indire un concilio e di imprimere a questo concilio un indirizzo ben preciso: riannunciare il Vangelo al mondo. Cambiando se ne necessario il linguaggio, il modo di proporre il messaggio, ma conservando scrupolosamente il messaggio di sempre. Questo è il senso autentico di una parola che è risuonata su mille bocche: “aggiornamento”. Per usare una metafora: si trattava di togliere la polvere che, a causa dell’inevitabile effetto del tempo e anche dell’incuria degli uomini, si era accumulata su un tesoro e che impediva ad esso di brillare in tutta la sua forza e interezza. Si trattò di un atto coraggioso perché “spolverare”, soprattutto quando questo è fatto su materiale delicato, comporta il rischio di rompere… Di compromettere cioè l’integrità di ciò che si vuol rinnovare. Ma la necessità percepita di una “nuova evangelizzazione” premeva alle porte con una urgenza che non poteva essere trascurata. Purtroppo l’operazione provvidenziale avvenne alla vigilia di un sommovimento delle coscienze, della cultura e della vita dell’uomo, di cui facciamo ancora fatica a cogliere la portata: il famoso ’68. Ecco perché ho messo in connessione nel mio libro il discorso del dicembre 2005 con una conversazione che il papa a tenuto a Auronzo di Cadore nel luglio del 2007 dove avanza questa interpretazione della crisi che immediatamente seguì il concilio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo il beato Giovanni XXIII e Paolo VI riuscirono a superare le grandi difficoltà di quegli anni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cantoni: Furono anni difficili, anzi difficilissimi. È difficile dare una risposta esauriente a questa domanda, se non facendo notare l’enorme difficoltà che allora il Papato si è trovato ad affrontare. La sfida era tale da scuotere le fondamenta di tutto l’edificio della Chiesa. Pensare di spiegare tutto sulla base di qualcosa di sbagliato all’interno dei documenti del magistero conciliare, oltre che gravemente erroneo, è – direi – piuttosto ingenuo. Denuncia di non aver capito la portata e la “novità” di quella radicale crisi culturale che è stata (sarei tentato di dire che <em>è</em>) il ’68.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa sarebbe la Chiesa, l’autorità del Pontefice e la Fede, se venissero accettate le tesi di rottura? Che cosa accadrebbe cioè se non fosse vera la tesi della continuità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cantoni: Credo che la risposta sia semplice. Se nel concilio – come alcuni vorrebbe dire, altri soltanto “insinuare” – ci fossero delle eresie, la conclusione sarebbe in fondo veramente semplice. Vorrebbe dire che tutti i vescovi, con il Papa in testa, nella loro qualificante maggioranza, hanno firmato un documento eretico, cioè sono diventati eretici. Prevengo subito un’obiezione – che per tanti versi è la “solita” obiezione: ma molti, forse la maggioranza, addirittura la totalità, potrebbero non essersene resi conto… Il problema è che qui quello a cui noi dobbiamo guardare non è l’intenzione soggettiva, che solo Dio conosce fino in fondo, ma quella intenzione percepibile e giudicabile oggettivamente, consegnata in un documento e un documento ufficiale di portata difficilmente sopravvalutabile. Qui, come ho scritto altrove, non ci troveremmo davanti alla medievale “<em>Quaestio de papa haeretico</em>” (questione del papa eretico), ma a una ben più inquietante “<em>Quaestio de magisterio haeretico</em>” (questione del magistero eretico).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali fini conta di raggiungere con la pubblicazione di questo libro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cantoni: Quello di gettare luce su una questione che è oscura e che molti vogliono mantenere nella sua oscurità. Gettare una luce che non è la mia, ma che è quella che viene dal magistero di chi lo Spirito Santo ha posto alla guida della Chiesa: il Papa.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per acquistare il libro, si può cliccare su:<br />
</em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8871986199/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=zenilmonvisda-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8871986199">http://www.amazon.it/gp/product/8871986199/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=zenilmonvisda-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8871986199</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/il-tanto-bene-che-viene-dal-concilio-vaticano-ii/chiesa/il-tanto-bene-che-viene-dal-concilio-vaticano-ii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiesa cattolica: poderoso attacco del “Corriere” alla Chiesa, ecco il perché</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/chiesa-cattolica-poderoso-attacco-del-corriere-alla-chiesa-ecco-il-perche/chiesa/chiesa-cattolica-poderoso-attacco-del-corriere-alla-chiesa-ecco-il-perche/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/chiesa-cattolica-poderoso-attacco-del-corriere-alla-chiesa-ecco-il-perche/chiesa/chiesa-cattolica-poderoso-attacco-del-corriere-alla-chiesa-ecco-il-perche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Flatulenze]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Laicismo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17520</guid>
		<description><![CDATA[di Mauro Faverzani<br />
Tratto dal sito dell&#8217;agenzia Corrispondenza Romana<br />
Francamente che il Santo Padre venisse bollato come «intollerante», non ce l’aspettavamo.<br />
Che il Vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Luigi Negri, potesse esser accusato di «prepotenza», ci pareva impossibile. Che al Vescovo di Vigevano, mons. Di Mauro, fossero imputabili «pratiche violente», pareva semplicemente infondato e ridicolo.<br />
E, con loro, anche ai tanti levatisi contro lo spettacolo blasfemo del regista Romeo Castellucci, Sul concetto di Volto nel Figlio di Dio, rappresentato a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Mauro Faverzani</strong><br />
Tratto dal sito dell&#8217;agenzia Corrispondenza Romana</p>
<p style="text-align: justify;">Francamente che il Santo Padre venisse bollato come «intollerante», non ce l’aspettavamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il Vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Luigi Negri, potesse esser accusato di «prepotenza», ci pareva impossibile. Che al Vescovo di Vigevano, mons. Di Mauro, fossero imputabili «pratiche violente», pareva semplicemente infondato e ridicolo.</p>
<p style="text-align: justify;">E, con loro, anche ai tanti levatisi contro lo spettacolo blasfemo del regista Romeo Castellucci, Sul concetto di Volto nel Figlio di Dio, rappresentato a Milano: anche quel mons. Ignazio Sanna, Vescovo di Oristano, ch’era parso in un primo tempo lodare l’opera, salvo poi dichiarare pubblicamente essersi trattato di un malinteso, aggiungendo anzi una condanna “senza se e senza ma” per «qualsiasi opera teatrale che oltraggi la figura di Gesù e offenda la sensibilità dei fedeli». Il “Corriere della Sera”, però, non è d’accordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi. Lo scrive a chiare lettere Pierluigi Battista in un sanguigno intervento apparso sull’edizione dello scorso 18 gennaio. Sarebbero questi fedeli barricadieri i temibili nemici, gli «ultrà religiosi», gli «intolleranti» censori. Battista nega che nell’opera di Castellucci vi siano i germi della cristianofobia, poiché priva di spargimento di sangue, come in Pakistan, Arabia Saudita e Nigeria. Che l’Occidente abbia scelto l’ossessiva persecuzione morale e sociale dei cristiani, anziché quella fisica, è un fatto. Ma che di persecuzione pur sempre si tratti, è altrettanto certo, come sancito ormai anche dall’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò di cui lo spettacolo di Castellucci è un chiaro esempio. Ma il “Corrierone” non ci sta. Ed espone al pubblico ludibrio quanti intendano opporre una “reazione ferma e composta” – oltre tutto «illuminata e guidata dai Pastori» – verso «ogni mancanza di rispetto verso Dio, i Santi ed i simboli religiosi», com’è auspicato da Papa Benedetto XVI in risposta all’appello rivoltogli da Padre Giovanni Cavalcoli a proposito dello spettacolo blasfemo in questione.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta del mondo cattolico, che dice “no” a Castellucci ed allo spacciar per arte ciò ch’è solo blasfemia, è molto chiara: opporvi una protesta pacifica, fatta di recite del Santo Rosario e Sante Messe di riparazione. E questo, paradossalmente, nell’articolo di Battista viene definito «molestia», «invettiva minacciosa» promossa da «nugoli d’urlatori», «integralisti», «folla minacciosa», «turbe di intolleranti», «roghi, segno di una terribile malattia culturale».</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: pregare sarebbe, a suo avviso, un’azione mirante ad «impedire al pubblico di assistere» allo spettacolo, a «mettere il bavaglio», ad «intimidire i milanesi», a «bersagliare dei peggiori epiteti gli innocui spettatori incuriositi», a «difendere una pratica violenta, intollerante, intimidatoria, prepotente»; sarebbe la «prepotenza di chi non vuole che si leggano liberamente libri, che si assista liberamente a spettacoli cinematografici o teatrali, a concerti, a mostre d’arte».</p>
<p style="text-align: justify;">Così Battista, senza freni, mostra la propria foga ideologica, la propria furia giacobina, segno anzi quanto mai eloquente, marchio evidente della violenza verbale e culturale scatenata oggi con arrogante prepotenza, assoluto spregio ed altezzosa superbia contro il popolo cattolico, contro la Chiesa, contro Cristo. Quasi fosse giunto il segnale da un’unica regia, articoli analoghi sono apparsi anche su altre testate come “Repubblica” o più “a destra”, sorta di “fuoco amico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo, però, di tanto accanimento mediatico, insolito per una testata come il “Corriere”, lo si scopre poche pagine prima, nella presentazione del libro, guarda caso, di Sergio Romano, che col “Corriere” collabora, e di suo figlio Beda, dal titolo già più che esplicito La Chiesa contro, libro in cui si biasima il «conservatorismo cattolico», colpevole di contrastare «lo sviluppo tecnico-scientifico e la complessità socio-religiosa dell’Europa degli scambi e dei commerci». Insomma, se l’Italia è arretrata la responsabilità ricadrebbe sulla Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo il «superamento della pregiudiziale cattolica» avrebbe reso la Svizzera una compagine «moderna». Emblematico il riferimento all’Impero austro-ungarico, stabile – secondo gli autori – solo laddove sussista «una pacifica convivenza tra persone di religione diversa», dimenticando forse (sebbene risulti difficile pensarlo, avendo a che fare con uno storico) come tale convivenza ci fosse effettivamente sotto gli Asburgo, ma sia stata poi devastata dall’intervento di quei nazionalismi “illuminati”, di cui tanto si esalta lo spirito nel libro.</p>
<p style="text-align: justify;">I Romano stravedono per il Concilio Vaticano II, definendolo un gesto di riconciliazione della Chiesa verso «la modernità occidentale». Ed anche per l’Ostpolitik con i Paesi marxisti-leninisti. E qua ancora stupisce come chi è storico possa dimenticare le fonti, molto chiare, ed i testimoni dell’epoca. Circa il Concilio già Papa Paolo VI parlò di «autodemolizione della Chiesa», della sensazione che «da qualche parte» fosse «entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio». Fu molto esplicito al riguardo: «Si credeva che dopo il Concilio» venisse «una giornata di sole per la storia della Chiesa – affermò –. E’ venuta, invece, una giornata di nuvole, di tempesta, di buio».</p>
<p style="text-align: justify;">Pure l’allora Card. Ratzinger nel Rapporto sulla fede di Messori fu altrettanto chiaro: «I risultati che hanno seguito il Concilio – disse – sembrano crudelmente opposti alle attese di tutti. Ci si aspettava un balzo in avanti e ci si è invece trovati di fronte ad un processo progressivo di decadenza. Vie sbagliate hanno portato a conseguenze indiscutibilmente negative».</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto all’Ostpolitik, probabilmente gli autori del libro dovrebbero rileggersi le Memorie del Card. Joszef Mindszenty, Primate d’Ungheria, laddove lamentò come «la diplomazia vaticana» avesse «intrapreso giudizi senza conoscere a fondo la situazione» ed evidenziò come le trattative avessero «portato solo vantaggi per i comunisti e gravi svantaggi per il Cattolicesimo». Sarebbero questi, dunque, secondo i Romano i segni della presunta «modernità» della Chiesa, «modernità» definiti addirittura un «capolavoro»? E quali, allora, le ombre per gli autori? Semplice (e per molti versi scontato): la posizione vaticana “pro life”, quindi il no all’eutanasia, alla clonazione, al matrimonio gay, perché «lontani dai credenti».</p>
<p style="text-align: justify;">Urgerebbe un cambio di «identità», «la società che si conforma alle prescrizioni della Chiesa» sarebbe «destinata ad essere scavalcata dalle altre». Ed anzi quel che viene definito l’italico «opportunismo politico-religioso» viene bollato come «il peggiore dei relativismi». Il che significa capovolgere e mistificare in modo aberrante la realtà. Già Papa Benedetto XVI diede una risposta in merito il 30 marzo 2006, allorché, ricevendo i partecipanti al convegno promosso dal Partito Popolare Europeo, specificò essere i principi non negoziabili non «forme di intolleranza o interferenza», bensì interventi tesi a cercar «di illuminare le coscienze» e protesi alla «promozione della dignità» umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza di essi si compirebbe «un’offesa alla verità della persona» e verrebbe inferta «una grave ferita alla giustizia stessa». Altro che «peggiore dei relativismi»… Ma il “Corriere” non ha voluto mollare il boccone: già due giorni dopo, nell’edizione del 20 gennaio, ha pubblicato un articolo di Hans Küng, che, senza smentirsi, presentando il libro Essere cristiani, ha l’ardire di definire «questioni discusse» i miracoli, l’Immacolata Concezione, l’ascensione al Cielo, la prassi ecclesiale ed il Papato, questioni contro cui –afferma – «si dovevano pure assumere delle posizioni critiche», per «purificare» da «tutte le ideologie religiose» e presentare la Chiesa «in maniera credibile». Biasimando anzi la “gerarchia” cattolica, che dovrebbe vergognarsi «di mettere pubblicamente in dubbio, anzi di diffamare l’ortodossia dell’autore».</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo veramente di fronte ad un’imbarazzante arroganza. Che sferra il proprio attacco al «fondamentalismo autoritario-romano-cattolico», «biblico-protestante» e «tradizionalista-oriental-ortodosso», compiendo una sorta di ecumenismo al contrario. Insomma, è in atto un’autentica campagna di disinformazione programmata e programmatica, complice la “grande stampa”. Ma se la Chiesa ha resistito ieri all’Urss ed ancora resiste al comunismo di Cuba, Cina, Vietnam del Nord, è facile confidare che, a maggior ragione, possa sopravvivere anche al “Corriere”… Piaccia o non piaccia a Battisti ed a Küng.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/chiesa-cattolica-poderoso-attacco-del-corriere-alla-chiesa-ecco-il-perche/chiesa/chiesa-cattolica-poderoso-attacco-del-corriere-alla-chiesa-ecco-il-perche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Approvate celebrazioni del Cammino Neocatecumenale</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/approvate-celebrazioni-del-cammino-neocatecumenale/chiesa/approvate-celebrazioni-del-cammino-neocatecumenale/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/approvate-celebrazioni-del-cammino-neocatecumenale/chiesa/approvate-celebrazioni-del-cammino-neocatecumenale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Carismi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[Post-it]]></category>
		<category><![CDATA[Neocatecumenali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17485</guid>
		<description><![CDATA[CITTÀ DEL VATICANO, 20 GEN 2012 (VIS). Il Pontificio Consiglio per i Laici ha pubblicato oggi un decreto con il quale concede l&#8217;approvazione alle celebrazioni contenute nel Direttorio Catechistico del Cammino Neocatecumenale. Il decreto è datato 8 gennaio 2012, festa del Battesimo del Signore; e porta le firme del Presidente di questo Dicastero, il Cardinale Stanislaw Rylko, e del Segretario, il Vescovo Josef Clemens.<br />
Presentiamo di seguito il testo pubblicato oggi: &#8220;Con decreto dell’11 maggio 2008, il Pontificio Consiglio per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">CITTÀ DEL VATICANO, 20 GEN 2012 (VIS). Il Pontificio Consiglio per i Laici ha pubblicato oggi un decreto con il quale concede l&#8217;approvazione alle celebrazioni contenute nel Direttorio Catechistico del Cammino Neocatecumenale. Il decreto è datato 8 gennaio 2012, festa del Battesimo del Signore; e porta le firme del Presidente di questo Dicastero, il Cardinale Stanislaw Rylko, e del Segretario, il Vescovo Josef Clemens.</p>
<p>Presentiamo di seguito il testo pubblicato oggi: &#8220;Con decreto dell’11 maggio 2008, il Pontificio Consiglio per i Laici ebbe ad approvare in modo definitivo lo Statuto del Cammino Neocatecumenale e, successivamente, dopo aver debitamente consultato la Congregazione per la Dottrina della Fede, con decreto del 26 dicembre 2010, diede la sua approvazione alla pubblicazione del Direttorio catechetico come sussidio valido e vincolante per le catechesi del Cammino Neocatecumenale.</p>
<p>Ora, visti gli articoli 131, e 133, §1e §2, della Costituzione apostolica Pastor Bonus sulla Curia Romana, il Pontificio Consiglio per i Laici, avuto il parere favorevole della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, concede l’approvazione a quelle celebrazioni contenute nel Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale che non risultano per la loro natura già normate dai Libri liturgici della Chiesa&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><span style="color: #663300; font-size: medium;"><em><strong>DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI<br />
ALLA COMUNITÀ DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE</strong></em></span></p>
<p align="center"><span style="color: #663300;"> <em>Aula Paolo VI<br />
Venerdì, 20 gennaio 2012</em></span></p>
<p align="center"><strong><span style="font-family: Times New Roman;">  </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cari fratelli e sorelle,</em></p>
<p style="text-align: justify;">anche quest’anno ho la gioia di potervi incontrare e condividere con voi questo momento di invio per la missione. Un saluto particolare a Kiko Argüello, a Carmen Hernández e a Don Mario Pezzi, e un affettuoso saluto a tutti voi: sacerdoti, seminaristi, famiglie, formatori e membri del Cammino Neocatecumenale. La vostra presenza oggi è una testimonianza visibile del vostro gioioso impegno di vivere la fede, in comunione con tutta la Chiesa e con il Successore di Pietro, e di essere coraggiosi annunciatori del Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel brano di san Matteo che abbiamo ascoltato, gli Apostoli ricevono un preciso mandato di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (<em>Mt</em> 28, 19). Inizialmente avevano dubitato, nel loro cuore c’era ancora l’incertezza, lo stupore di fronte all’evento della risurrezione. Ed è Gesù stesso, il Risorto – sottolinea l’Evangelista – che si avvicina a loro, fa sentire la sua presenza, li invia ad insegnare tutto ciò che ha comunicato loro, donando una certezza che accompagna ogni annunciatore di Cristo: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (<em>Mt</em> 28, 20). Sono parole che risuonano forti nel vostro cuore. Avete cantato <em>Resurrexit</em>, che esprime la fede nel Vivente, in Colui che, in un supremo atto di amore, ha vinto il peccato e la morte e dona all’uomo, a noi, il calore dell’amore di Dio, la speranza di essere salvati, un futuro di eternità.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi decenni di vita del Cammino un vostro fermo impegno è stato di proclamare il Cristo Risorto, rispondere alle sue parole con generosità, abbandonando spesso sicurezze personali e materiali, lasciando anche i propri Paesi, affrontando situazioni nuove e non sempre facili. Portare Cristo agli uomini e portare gli uomini a Cristo: questo è ciò che anima ogni opera evangelizzatrice. Voi lo realizzate in un cammino che aiuta a far riscoprire a chi ha già ricevuto il Battesimo la bellezza della vita di fede, la gioia di essere cristiani. Il “seguire Cristo” esige l’avventura personale della ricerca di Lui, dell’andare con Lui, ma comporta sempre anche uscire dalla chiusura dell’io, spezzare l’individualismo che spesso caratterizza la società del nostro tempo, per sostituire l’egoismo con la comunità dell’uomo nuovo in Gesù Cristo. E questo avviene in un profondo rapporto personale con Lui, nell’ascolto della sua parola, nel percorrere il cammino che ci ha indicato, ma avviene anche inseparabilmente nel credere con la sua Chiesa, con i santi, nei quali si fa sempre e nuovamente conoscere il vero volto della Sposa di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un impegno &#8211; lo sappiamo &#8211; non sempre facile. A volte siete presenti in luoghi in cui vi è bisogno di un primo annuncio del Vangelo, la <em>missio ad gentes</em>; spesso, invece, in aree, che, pur avendo conosciuto Cristo, sono diventate indifferenti alla fede: il secolarismo vi ha eclissato il senso di Dio e oscurato i valori cristiani. Qui il vostro impegno e la vostra testimonianza siano come il lievito che, con pazienza, rispettando i tempi, con <em>sensus Ecclesiae</em>, fa crescere tutta la massa. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi e l’approvazione degli Statuti e del “Direttorio Catechetico” ne sono un segno. Vi incoraggio ad offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo. Nella vostra preziosa opera ricercate sempre una profonda comunione con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle quali siete inseriti: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui viviamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Care famiglie, la Chiesa vi ringrazia; ha bisogno di voi per la nuova evangelizzazione. La famiglia è una cellula importante per la comunità ecclesiale, dove ci si forma alla vita umana e cristiana. Con grande gioia vedo i vostri figli, tanti bambini che guardano a voi, cari genitori, al vostro esempio. Un centinaio di famiglie sono in partenza per 12 Missioni<em> ad gentes</em>. Vi invito a non avere timore: chi porta il Vangelo non è mai solo. Saluto con affetto i sacerdoti e i seminaristi: amate Cristo e la Chiesa, comunicate la gioia di averLo incontrato e la bellezza di avere donato a Lui tutto. Saluto anche gli itineranti, i responsabili e tutte le comunità del Cammino. Continuate ad essere generosi con il Signore: non vi farà mancare la sua consolazione!</p>
<p style="text-align: justify;">Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. E’ un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero <em>Corpus</em> <em>Ecclesiae</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della Liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr <em> <a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosanctum Concilium</a></em>, 7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioni redentrici <em>storiche</em> di Gesù, la sua Passione, Morte e Risurrezione. In che senso allora la Liturgia è opera di Cristo? La Passione, Morte e Risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso Mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di Sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del Mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della Liturgia, l’entrare nella presenza del Mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo – <em>Christus totus caput et corpus</em> – dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei Sacramenti Cristo ci immerge nel Mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che, essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri Statuti, “L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità” (art. 13 §1). Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano (cfr <em>Statuti</em>, art. 13 §2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. <em> <a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></em>, 26). La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr <em> Statuti</em>, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr 1 <em>Cor </em>10, 16s).</p>
<p style="text-align: justify;">Coraggio! Il Signore non manca di accompagnarvi e anch’io vi assicuro la mia preghiera e vi ringrazio per i tanti segni di vicinanza. Vi chiedo di ricordarvi anche di me nelle vostre preghiere. La Santa Vergine Maria vi assista con il suo sguardo materno e vi sostenga la mia Benedizione Apostolica, che estendo a tutti i membri del Cammino. Grazie!</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #663300; font-size: small;">© Copyright 2012 &#8211; Libreria Editrice Vaticana</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/approvate-celebrazioni-del-cammino-neocatecumenale/chiesa/approvate-celebrazioni-del-cammino-neocatecumenale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ricchezza del Cammino Neocatecumenale in comunione con tutto il corpo della Chiesa</title>
		<link>http://www.segnideitempi.org/ricchezza-del-cammino-neocatecumenale-in-comunione-con-tutto-il-corpo-della-chiesa/chiesa/ricchezza-del-cammino-neocatecumenale-in-comunione-con-tutto-il-corpo-della-chiesa/</link>
		<comments>http://www.segnideitempi.org/ricchezza-del-cammino-neocatecumenale-in-comunione-con-tutto-il-corpo-della-chiesa/chiesa/ricchezza-del-cammino-neocatecumenale-in-comunione-con-tutto-il-corpo-della-chiesa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Carismi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[Post-it]]></category>
		<category><![CDATA[Neocatecumenali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.segnideitempi.org/?p=17483</guid>
		<description><![CDATA[CITTÀ DEL VATICANO, 20 GEN 2012 (VIS). Benedetto XVI ha ricevuto oggi in udienza più di 7.000 membri del Cammino Neocatecumenale. In questa occasione, il Santo Padre ha inviato in tutto il mondo diciassette nuove missioni &#8220;ad gentes&#8221;: dodici in Europa, quattro in America e una in Africa. Ciascuna di queste missioni è formata da tre o quattro famiglie numerose, che appartengono al Cammino Neocatecumenale e che si trasferiscono con un sacerdote in una zona scristianizzata o in cui il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">CITTÀ DEL VATICANO, 20 GEN 2012 (VIS). Benedetto XVI ha ricevuto oggi in udienza più di 7.000 membri del Cammino Neocatecumenale. In questa occasione, il Santo Padre ha inviato in tutto il mondo diciassette nuove missioni &#8220;ad gentes&#8221;: dodici in Europa, quattro in America e una in Africa. Ciascuna di queste missioni è formata da tre o quattro famiglie numerose, che appartengono al Cammino Neocatecumenale e che si trasferiscono con un sacerdote in una zona scristianizzata o in cui il Vangelo non è stato ancora annunciato.</p>
<p>Riportiamo di seguito alcuni frammenti del discorso del Pontefice:</p>
<p>&#8220;In questi decenni di vita del Cammino un vostro fermo impegno è stato di proclamare il Cristo Risorto, (&#8230;) abbandonando spesso sicurezze personali e materiali (&#8230;). Portare Cristo agli uomini e portare gli uomini a Cristo: questo è ciò che anima ogni opera evangelizzatrice. Voi lo realizzate in un cammino che aiuta a far riscoprire a chi ha già ricevuto il Battesimo la bellezza della vita di fede, la gioia di essere cristiani. (&#8230;) E’ un impegno, lo sappiamo, non sempre facile. A volte siete presenti in luoghi in cui vi è bisogno di un primo annuncio del Vangelo, la missio ad gentes; spesso, invece, in aree, che, pur avendo conosciuto Cristo, sono diventate indifferenti alla fede: il secolarismo vi ha eclissato il senso di Dio e oscurato i valori cristiani. Qui il vostro impegno e la vostra testimonianza siano come il lievito che, con pazienza, rispettando i tempi, con &#8220;sensus Ecclesiae&#8221;, fa crescere tutta la massa&#8221;.</p>
<p>&#8220;La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi e l’approvazione degli Statuti e del “Direttorio Catechetico” ne sono un segno. Vi incoraggio ad offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo. Nella vostra preziosa opera ricercate sempre una profonda comunione con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle quali siete inseriti: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui viviamo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel &#8216;Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale&#8217;, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. E’ un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero Corpus Ecclesiae. (&#8230;) Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso Mistero pasquale, per la nostra salvezza (&#8230;). Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della Liturgia, l’entrare nella presenza del Mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che, essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. (&#8230;) Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità&#8221;. (&#8230;)</p>
<p>&#8220;La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo. (&#8230;) Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo&#8221;.</p>
<p>Il Santo Padre ha, infine, ringraziato i neocatecumenali per le loro manifestazioni di vicinanza e affetto, e ha chiesto loro di ricordarlo nella preghiera.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.segnideitempi.org/ricchezza-del-cammino-neocatecumenale-in-comunione-con-tutto-il-corpo-della-chiesa/chiesa/ricchezza-del-cammino-neocatecumenale-in-comunione-con-tutto-il-corpo-della-chiesa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

