«Cristo centro della storia»: Chiuso l’Anno della fede

«Cristo centro della storia»: Chiuso l’Anno della fede

da www.avvenire.it

“Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta”. Lo ha detto Papa Francesco, nell’omelia per la celebrazione eucaristica in occasione della chiusura dell’Anno della fede.”

Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia”. Sono i concetti sui quali papa Francesco ha basato ieri la sua omelia, nella solennità di Cristo Re dell’universo. “Quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso”, ha affermato il Pontefice.

Dopo la messa, come gesto conclusivo dell’Anno della Fede, Papa Francesco ha consegnato la “Evangelii gaudium”, la sua prima Esortazione Apostolica, a un vescovo, a un sacerdote, a un diacono provenienti rispettivamente da Lettonia, Tanzania e Australia, e a 33 fedeli di altri 13 paesi, rappresentanti di ogni evento celebrato in piazza San Pietro nel corso dell’anno: alcuni neo cresimati, un seminarista e una novizia, una famiglia, dei catechisti, religiosi e religiose, una non vedente con il suo cane guida, alla quale il Pontefice ha dato la sua Lettera con un file audio, dei giovani, membri delle confraternite, dei movimenti, e infine alcuni artisti, scelti per far emergere il valore della bellezza come forma privilegiata di evangelizzazione.

Prima di iniziare la celebrazione conclusiva dell’Anno della fede, Papa Francesco ha venerato e benedetto con l’incenso le reliquie dell’Apostolo Pietro, contenute in una cassetta in bronzo che reca la scritta “Ex ossibus quae in Arcibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri Apostoli esse putantur (“Dalle ossa rinvenute nell’ipogeo della Basilica Vaticana, che sono ritenute del Beato Pietro Apostolo”). La teca, aperta, è posta lato dell’altare.

Erano presenti per questo Etsuro Sotoo, scultore giapponese famoso per la sua collaborazione alla Sagrada Familia di Barcellona, e Anna Gulak, giovane pittrice polacca. Una elaborazione molto personale. Il documento, suddiviso in 228 paragrafi, rappresenta una elaborazione molto personale di Papa Francesco sulla base delle “propositiones” che erano state approvate l’anno scorso dal Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, come aveva anticipato lo stesso Francesco in giugno, parlando a braccio ai membri del consiglio della segreteria del Sinodo: “ho pensato che l’Anno della fede si concluda con un bel documento: una Esortazione sulla evangelizzazione in genere, con dentro le cose del Sinodo”. Un testo, insomma, che raccolga le idee “del Sinodo” ma che ricomprenda, più alla “larga”, il tema della “evangelizzazione in genere”. “Mi è piaciuta l’idea e andrò su quella strada”, aveva aggiunto il Pontefice. “Alla vigilia della pubblicazione dell’Esortazione, Papa Bergoglio ne ha poi offerto egli stesso una breve sintesi nel video messaggio ai partecipanti al pellegrinaggio promosso al santuario messicano di Nostra Signora di Guadalupe.

Papa Francesco, nella messa in Piazza San Pietro per la chiusura dell’Anno della fede, ha invocato “il dono della pace e della concordia” per i cristiani d’Oriente, in particolari quelli di Siria e Terra Santa, “che hanno confessato il nome di Cristo – ha detto – con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo”.

Pakistan, 13enne rapita e costretta a convertirsi all’islam

Pakistan, 13enne rapita e costretta a convertirsi all’islam

da www.avvenire.it

Il suo nome è Saba Waris, è una 13enne cristiana di Jameelabad. Da oltre cinque mesi non si hanno più notizie. La ragazzina è stata rapita, convertita all’islam con la forza e costretta a sposare Syed Munawar Hussain, un musulmano di 32 anni. Lo riferisce l’agenzia AsiaNews alla quale si è ora rivolta Naseem, Bibi, la madre della piccola chiedendo «ogni aiuto possibile. Voglio mia figlia indietro e voglio giustizia». Finora la donna si è rivolta alla polizia, ma senza successo.

L’incubo comincia il 20 giugno scorso. La famiglia di Saba, povera, la ritira da scuola per difficoltà economiche. Di solito accompagna la madre a lavoro, ma quel giorno sta poco bene e preferisce restare a casa. Nelle poche ore in cui sta da sola, Hussain si introduce nell’abitazione e la porta via. Naseem Bibi non trovando la figlia sta per denunciare la scomparsa, quando si presentano la madre, la sorella e un fratello del musulmano. Sono costoro a comunicarle che Munawar Hussain ha rapito Saba. Naseem dice loro che andrà alla polizia: gli altri la fermano e le chiedono di aspettare quattro giorni, durante i quali cercheranno il modo di riportarle la figlioletta. Un paio di giorni dopo, la donna riceve una telefonata di Saba, che dice: «Munawar Hussain mi ha rapito e ha cercato di convertirmi all’islam con la forza». Poco dopo, cade la linea.

Passati i quattro giorni, la madre e la sorella dell’uomo tornano da Naseem Bibi e le dicono che Munawar ha sposato Saba e che lei si è convertita all’islam. «Non andare dalla polizia o in tribunale – la minacciano – o sarai responsabile di gravi conseguenze. Ora è una musulmana: smettila di pensare a lei, dimenticala». In seguito, la donna cristiana riceve un certificato di matrimonio, firmato anche dalla figlia.

È troppo: con la sua famiglia, il 28 giugno Naseem va dalla polizia e registra un Fir (First Information Report) contro Syed Munawar Hussain, in base all’articolo 365B (sequestro di una donna per matrimonio forzato) del Codice penale. Ad assisterla nella sua battaglia legale c’è la Human Rights Focus Pakistan (Hrfp), che fornisce le prove del sequestro e della conversione forzata della piccola alla corte di Sargodha. Il 17 ottobre, il tribunale emette un mandato d’arresto per Syed Munawar Hussain: da allora, gli agenti non sono ancora riusciti a rintracciare l’uomo.

Secondo Naseem Bibi, il musulmano ha rapito sua figlia per vendetta: «Mio figlio Moon Waris lavorava con lui, ma non veniva pagato. Gli ho detto di non andare più con Hussain, e questi per farmela pagare ha preso la mia bambina».

«Le conversioni forzate all’islam – spiega ad AsiaNews Shazia George, attivista cristiana – sono diventate una pratica comune in Pakistan. Il motivo principale di questo incremento è la presenza di un sistema legale e giudiziario che non dà sostegno alle minoranze».

Ratzinger drag queen? Denunciato GayStatale

Ratzinger drag queen? Denunciato GayStatale

di Gianfranco Amato da www.lanuovabq.it

GayStatale

Ci sono limiti alla decenza che quando vengono superati impongono una reazione per amore della dignità personale e della verità. Soprattutto quando l’indecenza travalica i limiti del codice penale.

Per queste ragioni i Giuristi per la Vita hanno deciso di sporgere denuncia alla Procura della Repubblica di Milano contro il vergognoso atto di vilipendio nei confronti di Benedetto XVI perpetrato dall’organizzazione studentesca Collettivo GayStatale dell’Università degli Studi di Milano.

Mediante organi di stampa nazionali e diversi siti internet, a partire da metà novembre 2013, è stata pubblicizzata la rassegna “Gay Statale Cineforum-omosessualità & religione”, promossa dallo stesso Collettivo GayStatale, la cui locandina nella quale venivano pubblicizzati gli eventi fissati per il mese di novembre del 2013 (proiezioni di film di contenuto fortemente anticattolico) effigiava il Papa Emerito Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, truccato in versione “drag queen”, sfruttando la sua oltraggiosa immagine caricaturale per promuovere eventi anti-cattolici.

La macchietta del Papa “esibizionista-omosessuale” vista in sinergia e contestualità grafica con il titolo della locandina «omosessualità & religione», ha dimostrato come l’offesa al Papa fosse stata utilizzata precipuamente come un mezzo per offendere i cattolici, nonché i princìpi e i valori cristiani.

Il disprezzo, il vilipendio ed il dileggio operati nei confronti di un Pontefice e, con esso, nei confronti degli stessi cattolici, ha peraltro originato vibrate proteste da parte dei fedeli, riportate in alcuni quotidiani nazionali, ed un commento dell’agenzia SIR, legata alla Conferenza Episcopale Italiana.

Ancor più grave risulta il fatto che l’evento sia stato persino finanziato dalla Università statale di Milano con un contributo di 4.000,00 Euro, come si evince dal verbale del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo tenutosi il 26 settembre 2012.

L’inqualificabile ridicolizzazione del Pontefice, raffigurato come una macchietta omosessuale e truccato come un fenomeno da baraccone, ha indotto il 19 novembre 2013 la Commissione dell’Università degli Studi di Milano incaricata di selezionare e ammettere al finanziamento i progetti di attività culturali presentati dalle associazione studentesche, a decidere, con voto unanime, lo stralcio dal finanziamento erogato al Collettivo Gay Statale per l’anno accademico in corso, della parte destinata a coprire le spese sostenute per la realizzazione della locandina dedicata al “Gay Statale Cineforum-omosessualità & religione”.

Con una nota pubblicata in data 20 novembre 2013, i responsabili dello stesso Collettivo GayStatale, ha riconosciuto pubblicamente di aver commesso una grave offesa al sentimento religioso, dichiarando di «assumersi l’intera responsabilità» dell’increscioso accaduto.

I Giuristi per la Vita hanno, quindi, deciso di sporgere denuncia alla competente Autorità Giudiziaria per il reato di offese ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone, previsto e punito dall’art.403 del Codice Penale.

Gli studenti del Collettivo GayStatale impareranno, così, che per diventare adulti non basta dichiarare di «assumersi l’intera responsabilità» dei propri atti. Occorre anche pagarne concretamente le conseguenze.

O’Malley e i giovani che non sanno più cos’è il matrimonio. «Si è perso il significato del corteggiamento»

O’Malley e i giovani che non sanno più cos’è il matrimonio. «Si è perso il significato del corteggiamento»

Per il cardinale l’allontanamento dalla vita Chiesa ha causato «il fraintendimento del matrimonio». Ma esiste tuttavia un segno di speranza
di Benedetta Frigerio da www.tempi.it 

sean_o_malleyQual’è il primo male da cui discende la crisi della famiglia? «L’intera nozione della famiglia è minacciata dalla mentalità della convivenza». Le parole del vescovo di Boston, Sean O’Malley, nell’intervista rilasciata ieri alla Catholic News Agency preannunciano in parte ciò su cui la Chiesa si soffermerà nel prossimo sinodo della famiglia indetto da papa Francesco.

RAGGIUNGERE I GIOVANI. Il cardinale, fra gli otto chiamati dal Pontefice come consiglieri nella guida della Chiesa, ha parlato dei «bambini nati fuori dal vincolo coniugale», che sono la metà del totale, come della «più grande minaccia al matrimonio». Il problema, ha chiarito O’Malley, è che molti giovani non sanno più cosa sia il matrimonio per via della scarsa partecipazione alla vita della Chiesa, alla frequentazione della Messa e delle catechesi.
Compito dei laici e religiosi è dunque raggiungere i giovani per educarli: «Infondendo in loro il senso della vocazione, aiutandoli a comprendere il significato del periodo di corteggiamento». Certamente anche le politiche sociali ed economiche non aiutano le nuove generazioni, su cui gravano «debiti tremendi, sconosciuti alle precedenti». Il cardinale ha fatto riferimento, ad esempio, ai costi delle università, per cui i giovani si indebitano e «posticipano il matrimonio o l’entrata in seminario e nella vita religiosa».

UN SEGNO DI SPERANZA. Ma nella «cultura secolarizzata» del provvisorio c’è comunque un punto a cui guardare. «Un segno di speranza», come l’ha chiamato O’Malley facendo riferimento «ai giovani che stanno abbracciando la Vita del Vangelo»: sono quelli che fanno «parte delle marce di Washington».

I crimini d’odio contro i cristiani in Europa. I numeri e i casi nel rapporto Osce

I crimini d’odio contro i cristiani in Europa. I numeri e i casi nel rapporto Osce

L’Europa centrale è la più colpita da atti di odio contro i cristiani. Nel solo 2012 ci sono state 89 profanazioni di chiese in Ungheria, 74 in Austria e 35 in Germania 

da www.tempi.it

«C’è un’ondata di crimini d’odio contro i cristiani e la Chiesa cattolica in Europa». Le parole del sociologo torinese Massimo Introvigne, segnalate da tempi.it la scorsa primavera, sono confermate dai dati del rapporto annuale sui crimini d’odio redatto dall’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). I fatti, segnalati da strutture governative, Ong e dalla Santa Sede riguardano il più delle volte «vandalismo e profanazione contro luoghi di culto, cimiteri e monumenti religiosi».

BOSNIA-ERZEGOVINA. In Bosnia-Erzegovina la Santa Sede segnala un’aggressione fisica contro una suora, un caso di minacce, una chiesa deturpata con graffiti, due casi di danni contro una scuola e una contro un’automobile, otto profanazioni di chiese, cinque delle quali sono state anche derubate. La Missione Osce registra altri ventiquattro episodi di odio rivolti a simboli e luoghi cristiani, compresi i danni a venti tombe in un cimitero ortodosso e la deturpazione di una chiesa.

PAESI NORDICI. In Svezia i rapporti della polizia dell’anno scorso identificano 258 crimini fondati sull’odio contro la religione, di cui 200 nei confronti dei cristiani. Per quanto riguarda i paesi baltici, gli episodi si concentrano soprattutto in Lituania: quattro casi di incendio doloso, un caso di graffiti su una chiesa e un atto di vandalismo. In Finlandia e Norvegia i dati ufficiali delle forze dell’ordine non distinguono fra religioni: in Finlandia si parla di cinquantadue crimini anti-religiosi, in Norvegia di trentanove.

FRANCIA E GERMANIA. In Francia, la Santa Sede segnala quattro casi di profanazione di tombe (oltre 130, quelle coinvolte) e la dissacrazione di una chiesa. L’Osservatorio sulla intolleranza contro i cristiani aggiunge al conto un incidente in cui sono state vandalizzate icone cristiane in luoghi pubblici, tre attacchi incendiari contro le proprietà della Chiesa cattolica, tra cui uno nei confronti di un presepe e due contro una chiesa, inoltre dodici episodi di vandalismo, tre di furto, quattro episodi di dissacrazione di cimiteri. In Germania, i dati delle forze dell’ordine segnalano 414 crimini basati su pregiudizi contro la religione, di cui diciotto comprendono violenze. La Santa Sede parla di quattro casi di profanazione dei cimiteri e trentacinque di profanazione di chiese, la maggior parte cattoliche, e un atto di vandalismo.

ITALIA, AUSTRIA E UNGHERIA. Anche nei paesi storicamente cattolici, la Santa Sede registra crimini fondati sull’odio anti-cristiano: in Italia, si sono verificati ventidue casi di profanazione, di cui otto con furto, e la vandalizzazione di un presepe. In Austria, nel 2012, ci sono stati tre attacchi incendiari contro le chiese, settantaquattro profanazioni, che comprendono anche cinquantacinque furti. In Ungheria, la Santa Sede segnala dieci casi di danni alle proprietà della Chiesa, ottantanove profanazioni, compresi sette furti.

Venerdì della XXXIII settimana del T.O.

Venerdì della XXXIII settimana del T.O.

dal vangelo secondo Lc 19,45-48

In quel tempo, Gesù entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, dicendo: “Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!”.
Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole.

Il commento di don Antonello Iapicca

Il Signore si accende di zelo in quel luogo particolare che erano i cortili del Tempio, riservati a coloro che non avevano accesso diretto al Santo, al luogo separato, dove offrire il sacrificio. Nel suo Vangelo, Marco si riferisce al solo Cortile dei gentili. Luca parla di cortili in generale, i luoghi per i piccoli, per gli ultimi, per quanti non potevano avere parte al culto. Si tratta quasi di un rovesciamento, ed è quello che percorre tutto il Vangelo: quei cortili costituiscono l’unica ragione d’essere del Tempio. Il Santo dei Santi esisteva per i pagani, per i peccatori! L’esatto contrario di quanto avevano finito per interpretare gli scribi: la purezza, la santità di Israele e del suo culto non erano autoreferenti, fondamento per escludere il resto delle Nazioni. La santità, la separazione, il non contaminarsi era proprio per aprirsi, per servire i popoli, per offrire la Verità senza compromessi. La purezza che Dio aveva insegnato a Israele era amore, non segregazione ed esclusione. E questo è un criterio importante per la Chiesa e per ciascuno di noi. Difendere la fede perchè non si annacqui non significa erigere steccati, delimitare il confine per una pretesa, latente e inconfessabile superiorità. La fede è gemella della carità, sempre. L’apertura amorevole della santità è direttamente proporzionale alla sua integrità. Non vi è morale fine a stessa, ripiegata in un narcisismo sprezzante. La castità, la sincerità, la sobrietà, le virtù sono la realizzazione di un abbraccio d’amore verso ogni uomo. Un prete che viva la castità come uno sforzo e un impegno dovuto al suo ministero, senza ravvisarvi, e vivere, la fecondità del dono che essa suppone, il segno incontaminato di una vita oltre la morte, del potere di Gesù sulla concupiscenza, è un prete frustrato che difenderà posizioni, schemi e progetti. Così anche di un giovane che si sforza per essere casto, se non vive la lotta nell’orizzonte autentico dell’amore, cadrà rovinosamente adirandosi come un animale ferito. La Chiesa non insegna la castità come una legge pesante, ma come un servizio d’amore ad ogni uomo: un giovane casto impara ad amare, a rispettare e a far presente, nella propria esperienza, il Cielo. Per questo Gesù manda innanzi tutto i suoi discepoli alle pecore perdute della casa di Israele, per ricondurre ogni suo figlio alla sua identità, che è quella di segno di salvezza per le Nazioni. Così anche la Chiesa ha bisogno continuo di purificazione, di rinnovare la propria primogenitura. Così ciascuno di noi.

Scrive Benedetto XVI nel suo primo volume su Gesù di Nazaret: “che cosa ha portato Gesù veramente, se non ha portato la pace nel mondo, il benessere per tutti, un mondo migliore? Che cosa ha portato? La risposta è molto semplice: Dio. Ha portato Dio” (p. 73). Gesù ha abbattuto, nella sua carne crocifissa, “il muro di separazione che era frammezzo”, l’inimicizia tra giudei e pagani. Lui ha dato compimento pieno alla volontà di Dio, che prevede la salvezza di ogni uomo. Il Tempio esisteva per mostrare che non c’è più giudeo né greco, né uomo né donna, né schiavo né libero, ma che tutti sono uno in Cristo Gesù. Non si tratta di comunismo di bassa lega. Niente ideologie. E’ l’opera di Cristo, abbattere le barriere, il peccato che è innanzi tutto inimicizia con Dio, e poi divisione tra gli uomini. Per questo non vi saranno più due popoli, non vi saranno due ma uno solo, come, in Adamo ed Eva, Dio aveva mostrato l’immagine perfetta della sua volontà originaria e mai smentita. Anzi, dopo il peccato, durante tutta la storia della salvezza, Egli è andato compiendo la ricreazione di questa comunione, immagine della comunione che regna nella Trinità, nel cuore stesso di Dio. E’ l’amore, sine glossa. L’amore che fonde ma non confonde, e fa dei due una carne sola: la cosa molto buona deturpata dal peccato, ha ritrovato la bellezza originaria in Cristo e la sua Chiesa. Le nozze messianiche con le quali si conclude la Rivelazione nel Libro dell’Apocalisse è la chiamata che Dio fa ad ogni uomo attraverso i suoi primogeniti, i figli della Chiesa. E’ lo zelo incontenibile che scaturisce dall’amore geloso di Dio per ogni uomo. Per questo l’ira di Gesù si scatena sui venditori che avevano piantato i loro traffici nel luogo decisivo, sulla porta della fede, della salvezza e della vita.

E’ l’ira santa che si avventa su ogni tentativo di fare della Chiesa un luogo di mercato, una spelonca di ladri. Di chi, come profetizzava Geremia, si fa forte dell’appartenenza al Popolo e di avere il Tempio, come un’assicurazione sulla vita, mentre essa scorreva tra idolatria e adulterio. Ma l’appartenenza significa primogenitura di una moltitudine di popoliIsraele esiste per i popoli, esattamente come la Chiesa e come la vita di ciascuno di noiAppartenere a Cristo significa appartenere ad ogni uomo, perchè “Egli è venuto ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito”. Appartenere a Cristo e alla sua Chiesa significa essere tutto a tutti, come ha mostrato San Paolo, e poi San Francesco Saverio, e tutti gli apostoli che hanno sciolto la propria vita nell’annuncio del Vangelo, sino all’offerta del proprio sangue. La vita della Chiesa e di ogni discepolo di Cristo si identifica in questi cortili del Tempio, immagine e profezia della ferita del costato di Cristo, la porta del suo cuore dischiusa ad ogni uomo. Cortili dove gli uomini possano presentarsi a Dio nello stesso Spirito d’amore.

E’ nel cortile dei gentili che si compie la nostra vita, come quella della Chiesa. Scambiare e commerciare ciò che è gratuito è profanare il Tempio, gli affetti, il lavoro, l’amicizia, il fidanzamento. Il matrimonio infatti è dato proprio come un cortile del Tempio, dove i piccoli, i pagani, immagini delle debolezze dell’altro, trovino il luogo dove incontrare la misericordia di Dio. Fare della debolezza dell’altro, dei suoi difetti e dei suoi peccati un luogo di mercato, una spelonca di ladri significa consegnare il Tempio alla distruzione, prendere in odio la primogenitura, e quindi la propria vita. Ricattare e prestare a usura affetto, stima, pazienza e addirittura il perdono, approfittando della fragilità dell’altro, è pervertire quanto Gesù ha amato e guardato con compassione e tenerezza.

Abbiamo ridotto la Casa di Dio, la nostra vita, una spelonca di ladri; rubiamo le persone, le mettiamo sotto chiave perchè possano saziare il nostro cuore. Inganniamo, come ogni venditore di fumo. Anche quando urliamo ai quattro venti d’esser coerenti, di dire le cose in faccia, d’essere liberi, di fatto stiamo indossando l’ennesima maschera, quella del “puro”, del “sincero sino alle estreme conseguenze”. Maschera buona, di solito, quando le altre, quelle più luccicanti e ammalianti, non hanno funzionato a dovere. Anche quella di “chi non guarda in faccia a nessuno” è, spesso, una maschera che ci mettiamo, così, per identificarci e staccarci dalla massa informe dei proni ai piedi degli altri. Comunque maschere. Comunque carnevale. Comunque insegne luminose, cartelloni pubblicitari, spot ben lanciati nell’etere ad attirare l’attenzione su di noi. E far soldi, accumulare fascine d’affetto, di stima, “manager dei sentimenti” nella calca della “borsa dei sentimenti”, sperando e travagliando perchè alla fine della giornata l’indice degli scambi mostri, finalmente, il segno “più”. E soffriamo. Immensamente. Senza lo straccio di un solo bilancio in attivo. Sempre tutto in rosso. E sempre più soli. Già, la nostra solitudine di fronte all’invicibile gelosia di Dio, lo zelo del Figlio che irrompe nelle nostre esistenze e le stravolge, le purifica. Per questo in ogni giornata è nascosto l’imprevisto, un mal di testa, un tamponamento, un fallimento, un’incomprensione, qualcosa che, come un ago, fora il pallone gonfiato dai nostri sogni che è la nostra vita senza di Lui.

Ma noi siamo Suoi, Lui ha consegnato la Sua vita per questi “zombi” sperduti nel mondo che siamo, vomitati dall’infernale macchina del commercio di affetti e sentimenti. Siamo del Signore, nonostante tutto. Anzi proprio perchè soli, perduti, stanchi e feriti, siamo suoi, le sue braccia distese, ora per noi. La sua casa, la sua famiglia, il suo luogo, il suo riposo, la sua gioia, il suo tempio siamo noi. Lui ci ha raccolti forse addirittura lontani dal Tempio, neanche dentro il cortile dei gentili. I suoi occhi folli d’amore hanno intercettato, nel nostro dimenarci tra peccati e dolori, un cortile più grande, il cui perimetro abbraccia la nostra esistenza intera; il cortile dove il nostro cuore, errando, cercava il volto di Dio. Il suo amore ci ha aperto il passaggio al Santo dei Santi, al suo cuore, il luogo dove sperimentare che la vita non è un affannato e tragico commercio. La nostra vita è stare con Lui, in Lui amare, donare e non rubare e accaparrare, in Lui perderci per essere persi in ogni “altro” che si appresta alla porta della nostra casa, la sua casa.

Lo zelo del Signore per noi riassume il Suo amore per ciascun uomo. La nostra vita fa parte della vita più grande della Chiesa, la sua casadove ha fissato l’appuntamento di salvezza per tutti i popoli. Dentro ad ogni evento vi è dunque il disegno di salvezza di Dio. Purifica noi per salvare il mondo. Caccia dalle nostre vite la paccottiglia che impedisce la liturgia di lode pensata per le nostre vite. Scaccia i demoni, secondo il verbo originale del vangelo identico a quello “tecnico” utilizzato negli esorcismi. Il Signore scaccia dal nostro cuore il traffico malefico innescato dal demonio, che, in cambio di una felicità avvelenata, ci ha sempre richiesto l’anima. Il Signore ci fa santi, ci “esorcizza” e “purifica” proprio attraverso gli inconvenienti, i dolori, le sofferenze. La Croce ci fa veri, cioè suoi, per attirare e salvare tutti quelli che ancora non lo sono, o meglio, che ancora non sanno di esserlo. Amore infinito per noi, amore infinito per tutti.

Così con la Chiesa. Le difficoltà, le persecuzioni, la Croce la rendono bella, scacciano i mercanti di anime dal Tempio e la rinnovano perchè sia un cortile dove accogliere ogni uomo. A questo proposito Benedetto XVI ha detto: “Come primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta la ricerca di Dio negli uomini; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. Preoccuparci perché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde. Mi viene qui in mente la parola che Gesù cita dal profeta Isaia, che cioè il tempio dovrebbe essere una casa di preghiera per tutti i popoli. Egli pensava al cosiddetto cortile dei gentiliche sgomberò da affari esteriori perché ci fosse lo spazio libero per i gentili che lì volevano pregare l’unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l’interno del tempio. Spazio di preghiera per tutti i popoli – si pensava con ciò a persone che conoscono Dio, per così dire, soltanto da lontano; che sono scontente con i loro dèi, riti, miti; che desiderano il Puro e il Grande, anche se Dio rimane per loro il “Dio ignoto”. Essi dovevano poter pregare il Dio ignoto e così tuttavia essere in relazione con il Dio vero, anche se in mezzo ad oscurità di vario genere. Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa” (Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana, Dicembre 2009). Gesù continuerà sempre a scacciare i demoni che tentano di annidarsi nella Chiesa per rendere impossibile l’aggancio. Chi non annuncia il Vangelo riduce la Chiesa ad una spelonca di ladri che rubano i tesori di Grazia, la Parola e l’amore di Dio offerti ad essa per agganciare gli uomini. Moralismi, potere, prestigio, denari, parole vane, slogan e progetti mondani sono i mattoni che riedificano il muro abbattuto dal Signore. Ma Lui tornerà ogni giorno a distruggerlo, per l’amore immenso che ha per ogni uomo.

Gesù dopo la purificazione del Tempio vi insegna e il Popolo pende dalle sue labbra, avendo incontrato la Verità che il loro cuore cercava. Ma i notabili, i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire. Si avvicinava la purificazione definitiva. E così per la Chiesa, e ciascuno di noi: non ci si può sedere, mai; se così fosse, ci trasformeremmo di nuovo e in un baleno, in avidi mercanti. Per questo, come già accaduto ad Israele insediatosi nella Terra Promessa, vi sarà sempre qualcuno a minacciarci, a voler far perire Cristo e la sua Chiesa. Perchè la sua autenticità, come quella del Tempio, risiede nel divenire, giorno dopo giorno, un cortile dove gli uomini possano agganciarsi a Dio! Così la nostra vita è un “gancio” offerto ad ogni uomo, e tutto di noi è indispensabile perchè lo diventi davvero. Ed il gancio è stato e sarà sempre, sino alla consumazione dei secoli, l’annuncio che Gesù Cristo è il Signore, che ha vinto il peccato e la morte, salvezza gratuita offerta ad ogni uomo.

Che il Signore ci conceda oggi e ogni giorno occhi di fede per vedere, in ogni evento della nostra vita l’incarnazione della sua mano distesa verso i poveri, i deboli, i peccatori. Ogni istante delle nostre esistenze è santo, parte della Storia di salvezza che cerca ogni uomo. Perchè Dio sia tutto in tutti.