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	<title>Segni dei tempi &#187; Bioetica</title>
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	<description>C&#039;è un mistero, c&#039;è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.  Card. Jean Danièlou</description>
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		<title>Le incresciose sviste della ditta Romano &amp; Romano</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[di Assuntina Morresi<br />
Tratto da Avvenire<br />
Quando si parla di questioni bioetiche, si sa, gli animi si scaldano. I dilemmi della vita e della morte spaccano Parlamenti e opinioni pubbliche, segnano la storia di un Paese: il massimo rigore nel riportare i fatti è, dunque, d&#8217;obbligo.<br />
Lascia quindi molto perplessi l&#8217;approssimazione di tanti passaggi del nuovo libro di Sergio e Beda Romano La Chiesa contro, che per larga parte si occupa di bioetica (sezione a cura del secondo). Certi errori ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Assuntina Morresi</strong><br />
Tratto da Avvenire</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di questioni bioetiche, si sa, gli animi si scaldano. I dilemmi della vita e della morte spaccano Parlamenti e opinioni pubbliche, segnano la storia di un Paese: il massimo rigore nel riportare i fatti è, dunque, d&#8217;obbligo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lascia quindi molto perplessi l&#8217;approssimazione di tanti passaggi del nuovo libro di Sergio e Beda Romano <em>La Chiesa contro</em>, che per larga parte si occupa di bioetica (sezione a cura del secondo). Certi errori grossolani, insieme a incredibili omissioni, fanno pensare più che altro a pregiudizi consolidati nei due autori, che non si sono neppure dati la pena di verificare davvero quello che già pensavano, prima di mettere nero su bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio l&#8217;accusa alla Chiesa di contraddirsi, a proposito dell&#8217;aborto, quando ostacola «<em>l&#8217;uso dei contraccettivi, come nel caso della pillola Ru64</em>»: passi pure l&#8217;errore sulla sigla, che potrebbe essere un refuso. Meno perdonabile è invece definire la pillola abortiva Ru486 come un contraccettivo, specie dopo anni di campagne giornalistiche pure sui quotidiani dove scrivono i due Romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Più grave, invece, la parte sul <em>Comitato nazionale per la bioetica italiano </em>(Cnb).</p>
<p style="text-align: justify;">Vengono dedicate pagine a illustrare l&#8217;attività del Comitato etico francese, con dichiarazioni del segretario generale Mouneyrat, «<em>un&#8217;elegante signora parigina</em>» (ne potevamo dubitare?) che illustra nel dettaglio il funzionamento dell&#8217; organismo, sottolineando ne con forza l&#8217;indipendenza e l&#8217;autonomia. «<em>I nostri membri non ricevono alcuna indicazione prima di una decisione e non devono rendere conto a nessuno dopo la pubblicazione di un parere. Le sessioni di lavoro sono private. La libertà di parola è assoluta. Ciascuno è presente a titolo personale. Ciascun membro accetta l&#8217;incarico a titolo gratuito&#8230;» </em>sono alcune delle orgogliose asserzioni. Per il nostro Cnb poche righe, dove fra l&#8217;altro si legge che «non ha neppure un proprio sito Internet» e che «<em>la maggioranza dei componenti è allineata sulle posizioni bioetiche della Chiesa cattolica</em>». La Mouneyrat precisa poi, elegantemente, che il Cnb «<em>è molto poco presente nel dibattito europeo, quasi non fosse interessato a confrontarsi con i suoi vicini».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Volati in Francia per intervistare la signora, gli autori non si sono neppure presi la briga di cercare il sito del <em>Cnb</em> con <em>Google. </em>Peccato. Lo avrebbero trovato, naturalmente, in versione bilingue (italiana e inglese) e con la descrizione dell&#8217;attività istituzionale effettuata nell&#8217;ultimo mandato, compresa quella internazionale, molto corposa. Se poi Sergio e Beda Romano avessero banalmente telefonato a qualche membro della segreteria – tutti eleganti, garantito &#8211; o addirittura a uno qualsiasi dei componenti del Cnb, avrebbero scoperto che il funzionamento dei due comitati è molto simile. Stessa libertà di parola, stessa indipendenza dei lavori. Con la differenza che in quello francese l&#8217;incarico gratuito «<em>limita la selezione dei membri, che di conseguenza sono per la maggior parte pensionati o funzionari</em>», mentre in quello italiano l’incarico gratuito è accettato soprattutto da esperti e professori universitari in ruolo. E magari avrebbero scoperto pure che l&#8217;attuale Cnb è stato confermato dal governo Berlusconi, mantenendo l&#8217;identica composizione di quello precedente, nominato dal governo Prodi. Una decisione tutt&#8217;altro che scontata, a dimostrazione dell&#8217;indipendenza del Cnb, e un esempio della capacità, per una volta, della politica di riconoscere l&#8217;autonomia e la serietà del lavoro svolto dal Comitato.</p>
<p style="text-align: justify;">E se i due autori avessero persino letto qualche documento, si sarebbero accorti delle parzialità e delle omissioni in tante altre interviste raccolte nel loro libro, che finiscono per rendere confuse le informazioni scientifiche contenute (per esempio la parte che riguarda le cellule staminali). Insomma: da firme prestigiose ci saremmo aspettati più correttezza.</p>
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		<title>La gravidanza? Non è etica</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Flatulenze]]></category>
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		<category><![CDATA[Scientismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Una bioeticista inglese chiede che lo stato finanzi la ricerca sull’utero artificiale<br />
di Nicoletta Tiliacos da Il Foglio<br />
Dopo la batosta subita alla Camera dei Lords sul Welfare Reform Bill al grido di “non ci sono soldi”, il premier inglese David Cameron ha, se non altro, qualche buon argomento per resistere alla furia della bioeticista Anna Smajdor, docente alla University of East Anglia e ricercatrice onoraria in Bioetica dell’Imperial College di Londra. In nome dell’intero genere femminile – che peraltro ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una bioeticista inglese chiede che lo stato finanzi la ricerca sull’utero artificiale<br />
di <strong>Nicoletta Tiliacos</strong> da Il Foglio</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la batosta subita alla Camera dei Lords sul Welfare Reform Bill al grido di “non ci sono soldi”, il premier inglese David Cameron ha, se non altro, qualche buon argomento per resistere alla furia della bioeticista Anna Smajdor, docente alla University of East Anglia e ricercatrice onoraria in Bioetica dell’Imperial College di Londra. In nome dell’intero genere femminile – che peraltro non risulta gliel’abbia chiesto – la Smajdor sostiene la necessità di dedicare urgentemente fondi pubblici alla ricerca sull’utero artificiale, allo scopo di emancipare le donne da quei relitti ancestrali e “barbari” (testuale), fatti di dolore e oppressione, che si chiamano gravidanza e parto. L’ectogenesi, cioè la gravidanza in un utero artificiale, è dunque la vera e ultimativa frontiera dell’uguaglianza tra i sessi (maschio e femmina in dolce attesa alla pari, tutti e due fuori dalla porta del laboratorio), senza la quale la stessa idea di parità, nello Smajdor pensiero, suona come una beffa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è uno scherzo. A farsi veicolo della richiesta di Anna Smajdor è una rivista universitaria di primo piano, il Cambridge Quarterly of Healthcare Ethics, che nel suo ultimo numero ospita le sue argomentazioni (“In Defense of Ectogenesis”) in risposta alle critiche a un primo articolo sull’utero artificiale pubblicato dalla ricercatrice nel 2007. I cambiamenti nelle strutture finanziarie e sociali possono marginalmente migliorare le cose, scrive la Smajdor, ma bisogna trovare una migliore soluzione alla gravidanza e al parto, che non sono altro che malattie protratte, qualcosa che assomiglia al morbillo ma che dura assai di più ed è più invalidante. Consideriamo le donne come portatrici di bambini, come marsupi viventi che devono subordinare i loro interessi al bene dei loro figli, o piuttosto dobbiamo ammettere che i nostri valori sociali e il nostro livello di esperienza medica non sono ormai più compatibili con la riproduzione naturale? Può ancora, una società liberale, tollerare che le donne rimangano incinte e partoriscano? No, non può, risponde naturalmente la dottoressa Smajdor, che vanta un curriculum degno del “Mondo Nuovo” immaginato dal suo conterraneo Aldous Huxley: dalla ricerca sugli ibridi uomo animale alla fabbricazione di gameti artificiali per arrivare alla partenogenesi e alla necessità di riconoscere la legittimità del mercato degli ovociti, i suoi interventi di turbobioetica sui maggiori quotidiani inglesi e le sue interviste radiofoniche sulla Bbc fanno a gara con se stessi nel dare corpo teorico e sostegno ideale ai peggiori incubi tecnoscientifici. Autrice nel 2007 del libro “From Ivf to Immortality. Controversy in the Era of Reproductive Technology”, per premio, ché anche nell campo dell’immaginazione horror il talento va compensato, la Smajdor ha ottenuto – per la sua tesi di dottorato e per la realizzazione di un cortometraggio di venti minuti amenamente intitolato “In vitro” – il sostegno di Wellcome Trust, prima fondazione britannica per la ricerca medica e seconda su scala mondiale, dopo quella di Bill e Melinda Gates.</p>
<p style="text-align: justify;">“In vitro”, che si può apprezzare integralmente sul sito della Smajdor, è ambientato nel 2044 e narra la storia di Rachel, una scienziata dalle ambizioni pionieristiche – un po’ come la sua autrice, insomma – che riesce a farsi beffe dei divieti vigenti nell’anno 2010 e crea dal proprio stesso midollo osseo lo sperma artificiale con il quale feconda un proprio ovulo e diventa madre di figlia, Sophia (fai da te estremo, insomma, anche se la gravidanza e il parto sono ancora del genere “barbaro”, non liberale e artificiale). Scoperta e ostracizzata, Rachel si ritira in una casa solitaria su una spiaggia, dove all’inizio del film la vediamo raccogliere rami per il fuoco…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lasciamo la fiction e torniamo alla realtà, o a quella che la dottoressa Smajdor vorrebbe che fosse. E’ lei a chiedere, serissimamente, nel suo saggio sul Cambridge Quarterly of Healthcare Ethics, “di dare priorità alla ricerca sull’ectogenesi come alternativa alla gravidanza”, mentre suggerisce che, di fronte alla scelta tra una società in cui le donne corrono tutti i rischi della gravidanza e del parto e una società in cui l’utero artificiale sia realizzato, nessuno dovrebbe aver dubbi sui vantaggi della seconda. Solo in quest’ultimo caso gli oneri della riproduzione della specie sarebbero equamente ripartiti tra maschi e femmine. Ectogenesi come “imperativo morale” dunque, in attesa di intentare un’opportuna class action contro il fatto che la Terra è tonda ed è costretta a girare intorno al Sole, e mai viceversa. E a chi le fa notare che molte donne si sentono felici nella gravidanza e nel parto, l’astuta bioeticista spiega che le poverette, allo stato attuale dei fatti, se vogliono un figlio non hanno alternativa, e quella che chiamano felicità è solo fare di necessità virtù. Separiamo le cose, da una parte il bambino e dall’altra il procedimento artificiale, asettico e standardizzato per averlo, e vedrete che non c’è lotta: tutte e tutti in fila nelle factory dove, alimentati da miscele di liquido amniotico sintetico e cullati da dondolamenti, suoni e gorgoglii simulanti le prestazioni dell’obsoleto grembo materno, piccoli pargoli robotizzati crescono, in attesa di essere consegnati ai felici committenti, mamma e papà finalmente alla pari.</p>
<p style="text-align: justify;">“La gravidanza e il parto, lungi dall’essere indispensabili per garantire il legame materno, possono ostacolare la capacità delle donne di prendersi cura dei loro bambini”, teorizza Anna Smajdor. La quale mette a frutto i suoi lati visionari anche in imprese molto glamour, come la collaborazione con l’artista Zoe Papadopulou nel progetto “Reproductive Futures”, sempre finanziato da Wellcome Trust, nel quale le “artificial reproductive technologies” diventano direttamente Art (carino, no?).</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, nelle sue acrobazie profetico scientifiche, la Smajdor è in buona compagnia. Dall’altra parte della Manica, il biologo e filosofo Henri Atlan – fino al 2000 nel Comitato di bioetica francese, convinto che anche la clonazione umana diventerà un modo di procreazione come un altro – ha dedicato già da qualche anno all’“Utérus artificiel” un libro omonimo, pubblicato da Seuil nella collana “Librairie du XXI siècle”. Questione di pochi decenni, scrive Atlan, e le Sale di Decantazione di Huxley diventeranno una realtà che segnerà “la possibilità di una evoluzione verso una vera eguaglianza dei sessi”. A mezza strada tra il trattato di biologia e il manifesto filosofico, il saggio di Atlan esalta le meraviglie dell’ectogenesi. Già insigni studiosi, in ogni parte del mondo, ci si stanno applicando. Nell’Università di Cornell, Stati Uniti, l’équipe di Helen Liu ha impiantato un embrione umano appositamente fabbricato in vitro in un abbozzo di utero artificiale, con apporto di sostanze nutrienti e ormonali. L’esperimento è durato sei giorni, ma non è che l’inizio. Certo, “si potranno immaginare delle ragioni sociali” per proibire l’utero artificiale, scrive Atlan, ma “non resisteranno a lungo alle ragioni per consentirlo, perché i motivi per sostituire la gravidanza con uno sviluppo in ambiente artificiale non riguarderanno il più o meno fantasmatico ‘desiderio di figlio’ biologico a ogni costo. Le prime giustificazioni saranno probabilmente mediche, per salvare embrioni abortiti spontaneamente, poi per permettere a donne prive di utero di procreare… Molto presto, si svilupperà la domanda da parte di donne desiderose di procreare risparmiandosi la costrizione di una gravidanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, l’utero artificiale deve essere accostato non alla procreazione medicalmente assistita, ma alla pillola contraccettiva e alla liberalizzazione dell’aborto. Non è il ‘diritto al figlio’, più o meno contestabile, che sarà invocato, ma il diritto delle donne a disporre del proprio corpo. Quando sarà possibile procreare evitando la gravidanza, in nome di che ci si potrà opporre alla rivendicazione delle donne a scegliere questo tipo di gestazione?”. L’anziano intellettuale francese, a dire il vero, è più possibilista della sua giovane collega inglese, convintissima che, una volta messo a disposizione l’utero artificiale, nessuna femmina si farà più incastrare in quell’assurda attività consistente nel dare vita a un figlio. Uomo di mondo, il filosofo sa che le donne a volte possono essere bizzarre. Perché negar loro qualche piccola stravaganza? Quelle che lo vorranno, potranno continuare a far figli con il sistema delle loro nonne, un po’ come farsi i maglioni ai ferri invece che andare a comprarseli al Bon Marché o da Harrods. L’importante è che le altre possano emanciparsi. Così “la rivoluzione cominciata in modo apparentemente anodino con la pillola e la lavatrice sarà completata dall’ectogenesi”. Senza offesa per la lavatrice.</p>
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		<title>Il Portogallo vuole introdurre la maternità surrogata</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
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		<description><![CDATA[Daniel Serrão, esperto di bioetica, analizza le conseguenze di tale iniziativa<br />
ROMA, mercoledì, 25 gennaio 2012 (ZENIT.org).- In un articolo pubblicato il 22 gennaio scorso, il quotidiano della Santa Sede, L&#8217;Osservatore Romano, si è soffermato sulla situazione creata in Portogallo da un disegno di legge sulla riproduzione assistita, che prevede anche l&#8217;approvazione del cosiddetto “utero in affitto” o “maternità surrogata”.<br />
Il progetto sulla riproduzione assistita è stato presentato nel parlamento lusitano da vari partiti politici e contempla la possibilità di autorizzare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Daniel Serrão, esperto di bioetica, analizza le conseguenze di tale iniziativa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">ROMA, mercoledì, 25 gennaio 2012 (ZENIT.org).- In un articolo pubblicato il 22 gennaio scorso, il quotidiano della Santa Sede, <em>L&#8217;Osservatore Romano</em>, si è soffermato sulla situazione creata in Portogallo da un disegno di legge sulla riproduzione assistita, che prevede anche l&#8217;approvazione del cosiddetto “utero in affitto” o “maternità surrogata”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto sulla riproduzione assistita è stato presentato nel parlamento lusitano da vari partiti politici e contempla la possibilità di autorizzare la maternità surrogata, ma solo alle coppie di cui la donna non è in grado di concepire, come nel caso di mancanza dell&#8217;utero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per divisioni interne, la proposta non è stata approvata ma rimandata alla commissione competente per un nuovo esame.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo articolo, <em>L&#8217;Osservatore Romano</em> ha messo in guardia sulle implicazioni morali ed etiche che comporterebbe l&#8217;approvazione della maternità surrogata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giornale cita Daniel Serrão, esperto in bioetica, secondo il quale la fecondazione medicalmente assistita cambia il significato stesso della genitorialità. In particolare, la cosiddetta “eterologa”, nella quale si ricorre a gameti di donatori esterni alla coppia, non offre al nascituro la garanzia di essere pensato dentro ad una relazione interpersonale esclusiva e si viola inoltre il suo diritto di conoscere la propria identità familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">La genitorialità viene frammentata in una molteplicità di figure: i genitori biologici, ossia i cosiddetti “donatori”, la gestante, i genitori sociali. Lo Stato “non può certo rendersi complice di questa distruzione delle relazioni”, ha detto l&#8217;esperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Daniel Serrão, professore emerito di Bioetica presso l&#8217;Università Cattolica Portoghese e membro della Pontificia Accademia per la Vita, ha criticato senza mezzi termini il nuovo progetto di legge sulla riproduzione assistita presentato nel Parlamento del Portogallo e soprattutto la regolamentazione e la legalizzazione della maternità surrogata, in cui una donna si presta di portare avanti la gravidanza di un ovulo già fecondato in vitro, al posto di un&#8217;altra donna fisiologicamente incapace di concepire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il biologo avverte della complessità del problema, dal punto di vista etico, biologico, psicologico, giuridico e sociologico, per tutti coloro che sono coinvolti nella procedura e osserva che il testo legislativo deve essere “molto accurato e completo”, dato che bisogna necessariamente “armonizzare e conciliare gli interessi della donna che si offre come &#8216;spazio&#8217; per portare a termine una gravidanza, il diritto inviolabile del nascituro e gli interessi della coppia che utilizza questo procedimento”. Inoltre, la nuova legislazione non dovrebbe ridurre o addirittura eliminare, come un importante valore sociale, il legame tra identità sociale e identità biologica del nascituro, ben oltre al modello di pura efficienza pragmatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Daniel Serrão, indurre una donna a rimanere incinta attraverso il processo di trasferimento di un embrione formato in laboratorio (fecondazione extracorporea), con l&#8217;impegno “contrattuale” di consegnare il bambino dopo la nascita ad un&#8217;altra persona, ad una “altra madre”, apre due prospettive. Da un lato l&#8217;atto di amore e di generosità da parte di una donna che rinuncia al bambino che ha portato per nove mesi e lo consegna ai genitori biologici. Dall&#8217;altro lato, la manipolazione del desiderio di maternità di una donna, che per avere un figlio paga per il servizio. In questo senso – così ribadisce il biologo &#8211; in alcuni Paesi viene organizzata e promossa una vera e propria “industria per la produzione di bambini che vengono poi venduti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Riferendosi a recenti studi, Serrão ricorda che la funzione cerebrale della donna &#8220;cambia durante la gravidanza”, un fatto che lo rende molto difficile di separarsi dal neonato. Tuttavia, per queste madri “affittate” esistono altri problemi ed altri rischi legati alla gravidanza e al parto che “non si possono omettere”, perché fanno parte del dovere morale e della deontologia medica, come l&#8217;aborto spontaneo, il rischio per la gravidanza quando il feto ha gravi difetti genetici, incluso il fatto che la madre biologica può rifiutare di accogliere il bambino quando nasce con difetti congeniti o acquisiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma esiste anche la possibilità che per generosità o amore, o per un “automatismo” neurobiologico la madre surrogata decide, dopo il parto, di non consegnare il bambino alla madre biologica. Questo cambiamento di idea – così si chiede l&#8217;esperto &#8211; potrebbe avere conseguenze legali?</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema può assumere anche aspetti ancora più inquietanti: se la donna, che ha fatto ricorso alla maternità surrogata, decide di cambiare opinione, cosa accade con il feto? Il biologo portoghese disegna ancora altri scenari: se una coppia di genitori che hanno cercato la maternità surrogata divorzia durante la gravidanza, a chi andrà il bambino?</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi menzionati – così conclude il prof. Daniel Serrão &#8211; sono un esempio semplice ma incompleto. Il disegno di legge sulla procreazione medicalmente assistita non può eludere i fondamentali problemi etici, antropologici e sociologici sul diritto e la tutela della vita dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia e la visione della persona umana che va riconosciuta come “qualcuno” e non, purtroppo, come “qualcosa”.</p>
<p style="text-align: justify;">In diverse occasioni, i vescovi del Portogallo hanno sottolineato che il progetto di legge sulla procreazione medicalmente assistita registra una insufficiente sensibilizzazione pubblica, essendo una questione “di grande importanza, di grande delicatezza e di enorme urgenza etica”. Pur riconoscendo la necessità di una legislazione in materia, i vescovi sentono “il dovere di dire che l&#8217;embrione deve essere rispettato”, assicurandogli protezione e dignità, identità ed integrità.</p>
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		<title>Le staminali del cordone ombelicale efficaci nel trattamento del melanoma</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; un tumore maligno, difficilmente curabile, che causa il 75% dei decessi dovuti a neoplasie cutanee<br />
di Paolo De Lillo<br />
ROMA, domenica, 15 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Si succedono l&#8217;una dopo l&#8217;altra le scoperte sull&#8217;efficacia delle staminali del cordone ombelicale nella terapia sperimentale contro le più varie forme di neoplasie in vitro o nei modelli animali.<br />
Uno degli ultimi successi in ordine di tempo riguarda il trattamento del melanoma, come dimostrato dall&#8217;articolo pubblicato online il 15 Febbraio 2010 dal prestigioso sito ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; un tumore maligno, difficilmente curabile, che causa il 75% dei decessi dovuti a neoplasie cutanee</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Paolo De Lillo</em></p>
<p style="text-align: justify;">ROMA, domenica, 15 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Si succedono l&#8217;una dopo l&#8217;altra le scoperte sull&#8217;efficacia delle staminali del cordone ombelicale nella terapia sperimentale contro le più varie forme di neoplasie in vitro o nei modelli animali.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli ultimi successi in ordine di tempo riguarda il trattamento del melanoma, come dimostrato dall&#8217;articolo pubblicato online il 15 Febbraio 2010 dal prestigioso sito scientifico PloS One. Il merito di questo eccezionale risultato va al Research &amp; Development Manager Dottor Jan Spanholtz del Laboratory of Hematology, nel Department of Laboratory Medicine, presso il Nijmegen Centre for Molecular Life Sciences, del Radboud University Medical Centre, a Nijmegen (Olanda), e dei suoi colleghi del Laboratory of Medical Immunology, nello stesso Department of Hematology, e del Laboratory of Medical Immunology, nel Department of Laboratory Medicine dell&#8217; Ateneo olandese.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando linfociti Natural Killer (NK) CD56+, derivati dalle staminali del cordone ombelicale CD34+ e fatti espandere in modo esponenziale grazie ad un metodo innovativo, di loro ideazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il melanoma è un tumore maligno, difficilmente curabile tranne che nelle fasi iniziali, che origina dal melanocita, cellula della cute preposta alla sintesi della melanina. Questa neoplasia può insorgere in tutti i distretti corporei in cui sono normalmente presenti i melanociti, quindi la pelle ovviamente, ma anche le mucose, le meningi e l&#8217;occhio.1</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta lievemente meno comune di altri tumori cutanei, ma molto più pericoloso, causando il 75% delle morti dovute a neoplasie della pelle.2 Ogni anno i medici diagnosticano 160.000 nuovi melanomi, 7.000 nel nostro Paese, con 1.500 decessi. Colpisce maggiormente le popolazioni di origine europea, di pelle chiara e le donne, ma con minore mortalità.3 Secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità i pazienti morti a causa di questo tumore sono 48.000 all&#8217;anno.4</p>
<p style="text-align: justify;">I principali fattori di rischio per il melanoma sono l&#8217; esposizione alle radiazioni UVB e UVA tra le 10 del mattino e le ore 14, soprattutto nell&#8217;infanzia, l&#8217;uso frequente di solarium e altri macchinari per l&#8217;abbronzatura artificiale5 o l&#8217;utilizzo di farmaci, come l&#8217;acido retinoico, che influenzano l&#8217;Activating Transcription Factor-2.6 Stranamente i lavori all&#8217;aperto per lunghi periodi, senza adeguate protezioni, sembrano avere una scarsa influenza sull&#8217;incidenza della malattia, che colpisce maggiormente professionisti ed impiegati.7 Diversamente rispetto quanto si pensasse pochi anni fa, le ustioni da sole, durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, non causano la neoplasia, ma sono correlate ad essa, perché questi soggetti sono tra coloro che si espongono maggiormente alle radiazioni ultraviolette; mentre vi è una controversia tra gli scienziati sull&#8217;utilità delle creme protettive.8</p>
<p style="text-align: justify;">Aumentano il rischio la presenza di nei displastici, atipici multipli e, alla nascita, di nevi melanocitici congeniti giganti.9</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dottor Spanholtz ha messo a punto un sistema di coltura estremamente efficace, basato sull&#8217; uso di citochine, per raggiungere un&#8217; enorme espansione di linfociti Natural Killer CD56+, ottenuti da un numero molto limitato di cellule progenitrici e staminali ematopoietiche del cordone ombelicale.10</p>
<p style="text-align: justify;">Ha preso spunto dalla constatazione che negli ultimi anni l&#8217;immunoterapia, basata sul trapianto dei linfociti NK, si è affermata come un potenziale trattamento adiuvante per molte forme di cancro, oltre che per varie infezioni, attraverso un bilanciamento di segnali attivatori ed inibitori sui suoi recettori.11 Il loro potenziale antitumorale è stato dimostrato soprattutto per malati affetti da leucemia, con trapianto di cellule staminali allogeniche, dove controlla le ricadute nella forma mieloide acuta, senza causare Graft Versus Host Disease (GVHD).12 Inoltre la loro infusione, insieme alla interleuchina Il-2, ha determinato una completa remissione ematologia in pazienti di questa patologia, con una prognosi estremamente negativa.13</p>
<p style="text-align: justify;">Molto recentemente diversi studi hanno dimostrato che la citotossicità, mediata da linfociti NK, e l&#8217; uso di immunoterapia basata su di essi potrebbero rappresentare degli approcci efficaci nel trattamento del melanoma, come risulta confermato da un trial sperimentale in fase I.14 15</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;uomo queste tecniche terapeutiche richiedono un gran numero di linfociti Natural Killer attivi. Da ciò l&#8217;idea di ricorrere a nuove metodiche di moltiplicazione cellulare ed alle staminali cordonali.</p>
<p style="text-align: justify;">Così gli scienziati olandesi superano le limitazioni legate alla quantità di linfociti, alla purezza ed al loro stato d&#8217;attivazione, permettendo, con l&#8217;imponente espansione realizzata, un numero elevato d&#8217; infusioni in malati con tumori di notevole peso e dimensioni.16 17</p>
<p style="text-align: justify;">Nel recente passato altri ricercatori avevano ottenuto dalle staminali cordonali questo tipo di linfociti, ma inutilizzabili in campo clinico, perché venivano usate siero e proteine di derivazione animale.18 Inoltre la maggior parte di questi metodi produceva un numero decisamente insufficiente di linfociti Natural Killer, rispetto alle necessità della terapia contro il cancro.19</p>
<p style="text-align: justify;">Con il procedimento del Radboud University Medical Centre, dalle staminali del cordone ombelicale non crioconservate, in vitro si possono ricavare abitualmente linfociti NK attivati con un&#8217;espansione media addirittura di 15.000 volte ed una purezza quasi del 100%. Per questo significativo risultato viene utilizzato il terreno di coltura Glycostem Basal Growth Medium, a cui aggiungono l&#8217;interleuchina Il-15. Nella prima settimana si è verificata l&#8217;intensa moltiplicazione delle staminali cordonali, poi seguita dalla differenziazione in linfociti Natural Killer CD56+.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mono-strato di cellule di melanoma sono state completamente distrutte entro un&#8217;ora, per mezzo di una co-coltura di questi linfociti NK CD56+. Risultati altrettanto confortanti si sono ottenuti con le cellule leucemiche di 5 differenti malati, anche usando un rapporto molto basso di 3:1. Entro 3 giorni tutte le cellule maligne sono state distrutte.10 Una minoranza di questi linfociti mostrano un fenotipo immaturo, ma presentano la capacità di acquisire le stesse caratteristiche antitumorali ed anti-infettive degli altri, sia in vivo, sia in vitro in un adatto terreno di coltura con interleuchina Il-15.20</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca sperimentale, che, in precedenza, più si era avvicinata all&#8217;ottimo risultato del Nijmegen Centre for Molecular Life Sciences, è stata realizzata dal Dottor I-Ting Kao del Bioresource Collection and Research Center, presso il Food Industry Research and Development Institute, a Hsinchu (Taiwan). Sul numero di Dicembre 2007 di Stem Cells Development riconosceva nelle staminali del cordone ombelicale CD34+ una eccezionale fonte di linfociti Natural killer e dimostrava che potevano espandersi 300 volte e differenziarsi in tale tipo di cellule con una purezza del 40-60%, ma con la limitazione di dover utilizzare siero bovino. Evidenziava che tutte le loro caratteristiche e funzioni corrispondevano perfettamente ai linfociti NK naturali.17</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">1) Brewster DH, Horner MJ, Rowan S, Jelfs P, de Vries E, Pukkala E, Left-sided excess of invasive cutaneous melanoma in six countries, Eur. J. Cancer 43 (2007) 2634-2637</p>
<p style="text-align: justify;">2) Jerant AF, Johnson JT, Sheridan CD, Caffrey TJ (July 2000). &#8220;Early detection and treatment of skin cancer&#8221;. Am Fam Physician 62 (2): 357–68, 375–6, 381–2.</p>
<p style="text-align: justify;">3) &#8220;Radiazioni solari e cancro della pelle&#8221;, di David J.Leffell e Douglas E.Brash, pubbl. su &#8220;Le Scienze (American Scientific)&#8221;, num.343, marzo 1997, pag.82-88</p>
<p style="text-align: justify;">4) OltreSalute.it – I melanomi – Ottobre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">5) Oliveria S, Saraiya M, Geller A, Heneghan M, Jorgensen C (2006). &#8221;Sun exposure and risk of melanoma&#8221;. Arch Dis Child 91 (2): 131–8.</p>
<p style="text-align: justify;">6) Huang Y, Minigh J, Miles S, Niles RM (2008). &#8220;Retinoic acid decreases ATF-2 phosphorylation and sensitizes melanoma cells to taxol-mediated growth inhibition&#8221;. J Mol Signal 3: 3.</p>
<p style="text-align: justify;">7) Pion IA, Rigel DS, Garfinkel L, Silverman MK, Kopf AW (January 1995). &#8220;Occupation and the risk of malignant melanoma&#8221;.Cancer 75 (2 Suppl): 637–44.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img src='http://www.segnideitempi.org/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Wolf P; Donawho C K; Kripke M L (1994). &#8220;Effect of Sunscreens on UV radiation-induced enhancements of melanoma in mice&#8221;. J. Nat. Cancer. Inst. 86 (2): 99–105.</p>
<p style="text-align: justify;">9) Bliss J, Ford D, Swerdlow A, Armstrong B, Cristofolini M, Elwood J, Green A, Holly E, Mack T, MacKie R (1995). &#8220;Risk of cutaneous melanoma associated with pigmentation characteristics and freckling: systematic overview of 10 case-control studies. The International Melanoma Analysis Group (IMAGE)&#8221;. Int J Cancer 62 (4): 367–76.</p>
<p style="text-align: justify;">10) Spanholtz J, Tordoir M, Eissens D, Preijers F, van der Meer A, Joosten I, Schaap N,de Witte TM, Dolstra H. &#8211; High log-scale expansion of functional human natural killer cells from umbilical cord blood CD34-positive cells for adoptive cancer immunotherapy. &#8211; PLoS One.<br />
2010 Feb 15;5(2):e9221.</p>
<p style="text-align: justify;">11) Vivier E, Nunes JA, Vely F. Natural killer cell signaling pathways. Science. 2004; 306(5701):1517–1519.</p>
<p style="text-align: justify;">12) Ruggeri L, Capanni M, Urbani E, Perruccio K, Shlomchik WD, et al. Effectiveness of donor natural killer cell alloreactivity in mismatched hematopoietic transplants. Science.<br />
2002;295(5562):2097–2100.</p>
<p style="text-align: justify;">13) Miller JS, Soignier Y, Panoskaltsis-Mortari A, McNearney SA, Yun GH, et al. Successful adoptive transfer and in vivo expansion of human haploidentical NK cells in patients with cancer. Blood. 2005;105(8):3051–3057.</p>
<p style="text-align: justify;">14) Arai S, Meagher R, Swearingen M, Myint H, Rich E, et al. Infusion of the allogeneic cell line NK-92 in patients with advanced renal cell cancer or melanoma: a phase I trial. Cytotherapy. 2008;10(6):625–632.</p>
<p style="text-align: justify;">15) Lakshmikanth T, Burke S, Ali TH, Kimpfler S, Ursini F, et al. NCRs and DNAM-1 mediate NK cell recognition and lysis of human and mouse melanoma cell lines in vitro and in vivo. J Clin Invest. 2009;119(5):1251–1263.</p>
<p style="text-align: justify;">16) Siegler U, Meyer-Monard S, Jorger S, Stern M, Tichelli A, et al. Expansion of Donor NK Cells for Adoptive Immunotherapy in Haploidentical Stem Cell Transplantation: A Phase I–II Study. ASH Annual Meeting Abstracts.2008;112(11):3893–.</p>
<p style="text-align: justify;">17) Passweg JR, Koehl U, Uharek L, Meyer-Monard S, Tichelli A. Natural-killer-cell-based treatment in haematopoietic stem-cell transplantation.Best Pract Res Clin Haematol. 2006;19(4):811–824.</p>
<p style="text-align: justify;">18) Perez SA, Sotiropoulou PA, Gkika DG, Mahaira LG, Niarchos DK, et al. A novel myeloid-like NK cell progenitor in human umbilical cord blood. Blood.2003;101(9):3444–3450.</p>
<p style="text-align: justify;">19) Kao IT, Yao CL, Kong ZL, Wu ML, Chuang TL, et al. Generation of natural killer cells from serum-free, expanded human umbilical cord blood CD34+ cells.Stem Cells Dev. 2007;16(6):1043–1051.</p>
<p style="text-align: justify;">20) Cooley S, Xiao F, Pitt M, Gleason M, McCullar V, et al. A subpopulation of human peripheral blood NK cells that lacks inhibitory receptors for self-MHC is developmentally immature. Blood. 2007;110(2):578–586.</p>
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		<title>Le staminali del cordone ombelicale si dimostrano superiori alle altre staminali</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 09:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Paolo De Lillo<br />
ROMA, domenica, 8 gennaio 2011 (ZENIT.org) &#8211; Nonostante l’ostracismo della stampa e la poca attenzione del mondo scientifico e politico internazionale, le staminali del cordone ombelicale oltre ad ottenere eccezionali successi sperimentali, dimostrano sempre più di avere caratteristiche vincenti rispetto alle altre cellule indifferenziate in molte importanti patologie.<br />
Clamorosa è stata la scoperta resa nota dalla prestigiosa rivista scientifica Nature Biothecnology nel suo numero del Febbraio 2007: il Dottor Duncan E. C. Baker del Sheffield Regional ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di Paolo De Lillo</em></p>
<p style="text-align: justify;">ROMA, domenica, 8 gennaio 2011 (ZENIT.org) &#8211; Nonostante l’ostracismo della stampa e la poca attenzione del mondo scientifico e politico internazionale, le staminali del cordone ombelicale oltre ad ottenere eccezionali successi sperimentali, dimostrano sempre più di avere caratteristiche vincenti rispetto alle altre cellule indifferenziate in molte importanti patologie.</p>
<p style="text-align: justify;">Clamorosa è stata la scoperta resa nota dalla prestigiosa rivista scientifica <em>Nature Biothecnology</em> nel suo numero del Febbraio 2007: il Dottor Duncan E. C. Baker del Sheffield Regional Cytogenetics Service, presso lo Sheffield Children’s Trust, nel South Yorkshire (Bran Bretagna), con la sua equipe di scienziati provenienti anche dal Centre for Stem Cell Biology, nel Department of Biomedical Science, alla University of Sheffield e della Academic Neurology Unit, nella School of Medicine and Biomedical Science, sempre presso lo stesso Ateneo, è giunto a stabilire che le staminali embrionali non riescono a mantenere la stabilità cromosomica durante i lunghi periodi di coltura necessari e a causa dei passaggi di alcune cellule in nuovi medium di crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò dimostra chiaramente la loro pericolosità: presentano un’elevata possibilità di causare il cancro; ben diversamente dalle staminali del cordone ombelicale umano, che sono completamente sicure anche da questo punto di vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Le aberrazioni osservate nel cariotipo riflettono probabilmente il loro progressivo adattamento alle diverse condizioni di coltura. Mutazioni genetiche, che permettano alla cellula di aumentare la possibilità di moltiplicarsi in modo irregolare, di pari passo accrescono l’incidenza di trasformazioni maligne. Per questi motivi gli studiosi inglesi sono convinti che i cambiamenti patologici osservati durante i loro esperimenti nelle colture di staminali embrionali si riflettano in processi neoplastici, che possono certamente verificarsi anche in vivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore sostegno al legame tra il nuovo equilibrio genetico rispetto al medium di crescita e malignità lo hanno individuato nella formazione di una regione cromosomica omogeneamente colorata in una linea di differenziazione delle staminali embrionali: essa è una caratteristica genetica, che corrisponde ad un vero e proprio segno distintivo delle cellule tumorali. L’identificazione dei geni critici per l’adattamento in cultura possono quindi rivelarsi come i principali attori sia per la mantenimento delle cellule staminali embrionali in vitro, sia per la genesi del cancro causato dalle stesse cellule in vivo. (1)</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel Febbraio 2005 <em>Experimental Hematology</em> ha pubblicato un significativo lavoro di un team di ricercatori dello Stem Cell Biology Program, nel Department of Medicine and Cancer Center, presso la University of Minnesota Medical School, a Minneapolis (USA). Il Dottor Koen Theunissen, che lo dirigeva, ha dimostrato, con un saggio di sua ideazione, che le staminali cordonali presentano una maggiore capacità di ripopolare il midollo osseo, rispetto a quelle numericamente limitate ricavate dal sangue periferico o alle staminali ottenute con metodiche traumatiche dallo stesso midollo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale proprietà in vivo è dovuta ad una maggiore concentrazione di staminali ematopoietiche nel sangue del cordone ombelicale ed ad un più elevato potenziale rigenerativo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aggiunta di trombopoietina ed del Ligando per la Fms-Like Tyrosine Kinase 3 (FLT3-L) aumenta il numero di cellule che si possono differenziare lungo le linee mieloide e linfoide. (2)</p>
<p style="text-align: justify;">Una dei primi rapporti scientifici, che affronta complessivamente questa situazione di vantaggio delle staminali del cordone ombelicale, è apparso sul Journal of Transplantation Medicine nel Gennaio del 2007, ad opera del Dottor Neil H. Riordan e di altri scienziati, come il Dottor Thomas E. Ichim, anch’egli del Medistem Laboratories Inc, a Tempe, in Arizona (USA) , e ricercatori dell’Institute for Molecular Medicine, a Huntington Beach, in California (USA).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studioso americano individua numerosi fattori di superiorità delle staminali cordonali ematopoietiche rispetto a quelle di altra origine, in particolare quelle del midollo osseo: le cordonali CD34+ ne hanno approssimativamente la stessa concentrazione, ma dimostrano di possedere una più elevata attività della telomerasi, (3) un maggior numero di cellule stimolanti la formazione di colonie nel lungo periodo, come di quelle in grado di ripopolare il sistema immunitario dopo SCID (4,5) e, soprattutto, un più intenso potenziale proliferativo in vitro (6). La potente attività emopoietica di queste staminali CD34+, derivate del sangue del cordone ombelicale, può essere attribuito al fatto che esso è una fonte molto più immatura di cellule staminali rispetto alle altre fonti adulte. Riesce ad ottenere una ricostruzione ematopoietica conseguente all’ablazione del midollo osseo, coronata da successo, anche se in ritardo, attraverso il trapianto di appena un decimo delle staminali necessarie rispetto alle tecniche che utilizzano quelle del midollo osseo. (7)</p>
<p style="text-align: justify;">In un’altra relazione la frazione CD11b, che comprende meno della metà delle staminali CD34 del sangue del cordone ombelicale, ha dimostrato di possedere capacità di differenziarsi in cellule endoteliali funzionali in vitro e in vivo. (8)</p>
<p style="text-align: justify;">Cordonali VEGF-R3+ CD34+ hanno dato prova di possedere, non solo la capacità di differenziarsi in cellule endoteliali in vivo, ma anche di essere in grado di espandersi di circa 40 volte in vitro, e in seguito di mantenere la funzione angiogenica in vivo. Lo stesso studio ha rivelato che la concentrazione di questa frazione di progenitrici endoteliali individuata tra le staminali CD34+ nel cordone ombelicale è di circa dieci volte superiore rispetto alle cellule corrispondenti del midollo osseo. (9)</p>
<p style="text-align: justify;">Indipendentemente dalla precedente differenziazione, le staminali del cordone ombelicale si sono dimostrate efficaci in questo campo di ricerca nella terapia di patologie in modelli animali, (10) come per l’infarto (11) o le neoplasie vascolari, (12) così come nella sperimentazione clinica, (13) sempre con il fine, coronato da successo, di stimolare l’angiogenesi. Inoltre sono note per la capacità di secernere numerose citochine e fattori di crescita come il Vascular Endothelial Growth Factor VEGF e il Fibroblast Growth Factor FGF-2, (14) che stimolano processi di neoformazione vascolare. In realtà, ci sono rapporti scientifici su l’azione di staminali mesenchimali del cordone ombelicale, che contribuiscono all’angiogenesi attraverso la differenziazione diretta in cellule endoteliali. (15)</p>
<p style="text-align: justify;">Si sono dimostrate eccezionali le capacità di differenziazione di questa popolazione di cordonali nei più vari tessuti dell’organismo, dai neuroni (16) agli epatociti, (17) dagli osteoblasti (18) alle cellule muscolari cardiache (19) e alle dopaminergiche della sostanza nigra, la cui degenerazione causa il Parkinson. (20)</p>
<p style="text-align: justify;">Un loro aspetto fondamentale risiede nelle loro proprietà antinfiammatorie e immuno-nomodulatrici. Ciò si determina attraverso la secrezione di citochine inibitorie immunitarie, come interleuchina Il-10 ed il Transforming Growth Factor TGF-beta, pur mantenendo la possibilità di presentare l’antigene ai linfociti T, determinando così la tolleranza immunitaria. Queste scoperte fanno ipotizzare che la componente mesenchimale delle staminali cordonali possa spiegare le caratteristiche tollerogeniche dei loro trapianti a scopo terapeutico, come ad esempio nella prevenzione dell’insufficienza renale acuta, dovuta ad ischemia vascolare. (21)</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo settore si evidenzia una superiorità delle staminali del cordone ombelicale: infatti le mesenchimali da esso derivate si sono dimostrate in grado d’espandersi 20 volte, mentre quelle ottenute dal tessuto adiposo si sono moltiplicate in media 8 volte e le cellule del midollo osseo appena 5. (22)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) Baker DE, Harrison NJ, Maltby E, Smith K, Moore HD, Shaw PJ, Heath PR, Holden H, Andrews PW. &#8211; Adaptation to culture of human embryonic stem cells and oncogenesis in vivo. &#8211; Nat Biotechnol. 2007 Feb;25(2):207-15.</p>
<p>2) Theunissen K, Verfaillie CM. &#8211; A multifactorial analysis of umbilical cord blood, adult bone marrow and mobilized peripheral blood progenitors using the improved ML-IC assay. &#8211; Exp Hematol. 2005 Feb;33(2):165-72.</p>
<p>3) Sakabe H, Yahata N, Kimura T, Zeng ZZ, Minamiguchi H, Kaneko H, Mori KJ, Ohyashiki K, Ohyashiki JH, Toyama K, Abe T, Sonoda Y. Human cord blood-derived primitive progenitors are enriched in CD34+c-kit- cells: correlation between long-term culture-initiating cells and telomerase expression. Leukemia. 1998;12:728–734. doi: 10.1038/sj.leu.2401001.</p>
<p>4) Ng YY, van Kessel B, Lokhorst HM, Baert MR, van den Burg CM, Bloem AC, Staal FJ. Gene-expression profiling of CD34+ cells from various hematopoietic stem-cell sources reveals functional differences in stem-cell activity. J Leukoc Biol. 2004;75:314–323. doi: 10.1189/jlb.0603287.</p>
<p>5) Hogan CJ, Shpall EJ, McNulty O, McNiece I, Dick JE, Shultz LD, Keller G. Engraftment and development of human CD34(+)-enriched cells from umbilical cord blood in NOD/LtSz-scid/scid mice. Blood. 1997;90:85–96.</p>
<p>6) Theunissen K, Verfaillie CM. A multifactorial analysis of umbilical cord blood, adult bone marrow and mobilized peripheral blood progenitors using the improved ML-IC assay. Exp Hematol. 2005;33:165–172. doi: 10.1016/j.exphem.2004.10.016.</p>
<p>7) Neil H Riordan, Kyle Chan, Annette M Marleau, and Thomas E Ichim &#8211; Cord blood in regenerative medicine: do we need immune suppression? &#8211; J Transl Med. 2007; 5: 8.</p>
<p> <img src='http://www.segnideitempi.org/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Hildbrand P, Cirulli V, Prinsen RC, Smith KA, Torbett BE, Salomon DR, Crisa L. The role of angiopoietins in the development of endothelial cells from cord blood CD34+ progenitors. Blood. 2004;104:2010–2019. doi: 10.1182/blood-2003-12-4219.</p>
<p>9) Salven P, Mustjoki S, Alitalo R, Alitalo K, Rafii S. VEGFR-3 and CD133 identify a population of CD34+ lymphatic/vascular endothelial precursor cells. Blood. 2003;101:168–172. doi: 10.1182/blood-2002-03-0755.</p>
<p>10) Cho SW, Gwak SJ, Kang SW, Bhang SH, Song KW, Yang YS, Choi CY, Kim BS. Enhancement of Angiogenic Efficacy of Human Cord Blood Cell Transplantation. Tissue Eng. 2006.<br />
11) Botta R, Gao E, Stassi G, Bonci D, Pelosi E, Zwas D, Patti M, Colonna L, Baiocchi M, Coppola S, Ma X, Condorelli G, Peschle C. Heart infarct in NOD-SCID mice: therapeutic vasculogenesis by transplantation of human CD34+ cells and low dose CD34+KDR+ cells. Faseb J. 2004;18:1392–1394.<br />
12) Le Ricousse-Roussanne S, Barateau V, Contreres JO, Boval B, Kraus-Berthier L, Tobelem G. Ex vivo differentiated endothelial and smooth muscle cells from human cord blood progenitors home to the angiogenic tumor vasculature. Cardiovasc Res. 2004;62:176–184. doi: 10.1016/j.cardiores.2004.01.017.</p>
<p>13) Tomonari A, Tojo A, Takahashi T, Iseki T, Ooi J, Takahashi S, Nagamura F, Uchimaru K, Asano S. Resolution of Behcet’s disease after HLA-mismatched unrelated cord blood transplantation for myelodysplastic syndrome. Ann Hematol. 2004;83:464–466. doi: 10.1007/s00277-003-0819-6.</p>
<p>14) Mayer H, Bertram H, Lindenmaier W, Korff T, Weber H, Weich H. Vascular endothelial growth factor (VEGF-A) expression in human mesenchymal stem cells: autocrine and paracrine role on osteoblastic and endothelial differentiation. J Cell Biochem. 2005;95:827–839. doi: 10.1002/jcb.20462.</p>
<p>15) Gang EJ, Jeong JA, Han S, Yan Q, Jeon CJ, Kim H. In vitro endothelial potential of human UC blood-derived mesenchymal stem cells.Cytotherapy. 2006;8:215–227. doi: 10.1080/14653240600735933.</p>
<p>16) Jeong JA, Gang EJ, Hong SH, Hwang SH, Kim SW, Yang IH, Ahn C, Han H, Kim H. Rapid neural differentiation of human cord blood-derived mesenchymal stem cells. Neuroreport. 2004;15:1731–1734. doi: 10.1097/01.wnr.0000134846.79002.5c.</p>
<p>17) Kang XQ, Zang WJ, Bao LJ, Li DL, Song TS, Xu XL, Yu XJ. Fibroblast growth factor-4 and hepatocyte growth factor induce differentiation of human umbilical cord blood-derived mesenchymal stem cells into hepatocytes. World J Gastroenterol. 2005;11:7461–7465.</p>
<p>18) Hutson EL, Boyer S, Genever PG. Rapid isolation, expansion, and differentiation of osteoprogenitors from full-term umbilical cord blood.Tissue Eng. 2005;11:1407–1420. doi: 10.1089/ten.2005.11.1407.</p>
<p>19) Kadivar M, Khatami S, Mortazavi Y, Shokrgozar MA, Taghikhani M, Soleimani M. In vitro cardiomyogenic potential of human umbilical vein-derived mesenchymal stem cells. Biochem Biophys Res Commun.2006;340:639–647. doi: 10.1016/j.bbrc.2005.12.047.</p>
<p>20) Fu YS, Cheng YC, Lin MY, Cheng H, Chu PM, Chou SC, Shih YH, Ko MH, Sung MS. Conversion of human umbilical cord mesenchymal stem cells in Wharton’s jelly to dopaminergic neurons in vitro: potential therapeutic application for Parkinsonism. Stem Cells. 2006;24:115–124. doi: 10.1634/stemcells.2005-0053.</p>
<p>21) Togel F, Hu Z, Weiss K, Isaac J, Lange C, Westenfelder C. Administered mesenchymal stem cells protect against ischemic acute renal failure through differentiation-independent mechanisms. Am J Physiol Renal Physiol. 2005;289:F31–42. doi: 10.1152/ajprenal.00007.2005.</p>
<p>22) Kern S, Eichler H, Stoeve J, Kluter H, Bieback K. Comparative Analysis of Mesenchymal Stem Cells from Bone Marrow, Umbilical Cord Blood or Adipose Tissue. Stem Cells.</p>
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		<title>Vescovi: «Le staminali adulte possono curare una malattia alla radice»</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 08:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista allo scienziato Angelo Vescovi, che ha appena fatto partire una sperimentazione per curare la Sla attraverso il trapianto di cellule staminali neuronali adulte<br />
di Benedetta Frigerio<br />
Tratto da Tempi<br />
«Non prometto nulla, ma se c&#8217;è una via è questa». Così Angelo Vescovi, fra i più noti ricercatori italiani, spiega a Tempi. it la sperimentazione, di cui è responsabile e coordinatore, che porterà al trapianto di cellule staminali neuronali adulte su soggetti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). La sperimentazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Intervista allo scienziato <strong>Angelo Vescovi</strong>, che ha appena fatto partire una sperimentazione per curare la Sla attraverso il trapianto di cellule staminali neuronali adulte<br />
di <strong>Benedetta Frigerio</strong><br />
Tratto da Tempi</p>
<p style="text-align: justify;">«Non prometto nulla, ma se c&#8217;è una via è questa». Così Angelo Vescovi, fra i più noti ricercatori italiani, spiega a Tempi. it la sperimentazione, di cui è responsabile e coordinatore, che porterà al trapianto di cellule staminali neuronali adulte su soggetti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). La sperimentazione del progetto, partito tre anni fa, è iniziata settimana scorsa con il reclutamento dei pazienti. «In primavera faremo il primo trapianto, a cui seguiranno anni di cicli».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché avete scelto di usare le staminali adulte, che prospettive avete?</strong><br />
«Abbiamo intrapreso questa strada solo perché è la più ragionevole, la più sicura e la più giusta. Noi siamo partiti tre anni fa insieme a un team di scienziati americani. In realtà, la loro sperimentazione è iniziata prima, perché avevano circa 13 milioni di dollari di fondi. Noi invece abbiamo passato anni a racimolare i due milioni di euro che servono almeno per partire. Sulle prospettive non posso fare profezie: la sperimentazione in America è nella fase uno e ci vorranno anni per dire che questa è una terapia sicura che non presenta effetti collaterali tardivi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voi utilizzate cellule staminali adulte, mentre sui giornali si legge sempre dell&#8217;importanza delle cellule staminali embrionali. Per usarle bisogna distruggere un embrione, però servono a salvare la vita a un uomo.</strong><br />
«Quando sento questa affermazione mi scappa da ridere. Perché non è solo ingiusta e discriminatoria ma è pure ridicola dal punto di vista scientifico. Cosa si deve usare per curare il cervello? Le cellule staminali cerebrali, mi sembra ovvio. Dire il contrario è negare l&#8217;evidenza. Sarebbe come se uno scienziato dicesse: proviamo a guarire un leucemico non più con le cellule del sangue ma con quelle embrionali. Solo un pazzo potrebbe finanziarlo. Ugualmente non vedo come si possa sovvenzionare chi distrugge gli embrioni. Tanto meno ora che abbiamo cellule adulte riproducibili per i diversi tessuti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tanti scienziati, però, sostengono il contrario.</strong><br />
«Le staminali adulte sono difficili da replicare, ci sono voluti anni per farlo. Si sapeva fin da subito che era la via più ragionevole, ma è stata anche la più faticosa. Chi per decenni ha tentato la via più facile, ma piena di illusioni, delle staminali embrionali, oggi resiste, non accetta di mandare in fumo l&#8217;illusione su cui ha costruito la sua vita. È come chiedere a un cinquantenne di imparare un altro lavoro».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una ricerca che implica la distruzione degli embrioni pone anche problemi etici.</strong><br />
«Il punto è sottile: la ricerca sulle staminali embrionali è iniziata negli anni Settanta, sugli animali, quando da una parte la febbre delle scoperte era alta, e dall&#8217;altra, non essendoci in ballo l&#8217;uomo, non sembrava importante parlare dei confini della ricerca. Su questo si sono costruiti capitali, carriere, protocolli e corporazioni. Ora i risultati sperati non sono arrivati. Davanti a ciò ci si dovrebbe arrendere a discapito di carriere e corporazioni ma non è facile. E ovviamente il progressivo venir meno dell&#8217;etica ha contribuito ad accrescere le resistenze. Ma se comprendo la difficoltà di lasciare quanto si è cercato di costruire per anni, non posso invece giustificare la menzogna di chi sa di mentire denigrando i risultati positivi di altri studi. Penso anche a nomi influenti come quello di Oliver Brüstle, il ricercatore recentemente fermato dalla Corte di giustizia europea [4], la quale ha condannato la ricerca sugli embrioni. Vuole difendere i suoi brevetti? Lo faccia, ma almeno non attacchi altre ricerche senza prove».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è agnostico ma molti colleghi le danno dell&#8217;oscurantista. Com&#8217;è possibile?</strong><br />
«La mia, infatti, è la posizione di un ricercatore agnostico: solo rimanendo coerente con il principio della scienza, cioè ricercare per difendere il progresso e la vita umana, riesco a essere coerente con quello che la legge naturale dice. Scienza e etica sono un tutt&#8217;uno. Solo se vengono rispettate riescono a mantenere la loro originale unità. Al contrario, come si fa a ritenere logica e ragionevole una posizione che vorrebbe creare embrioni apposta per distruggerli a fini terapeutici? Uccidere una vita pensando di salvarne un&#8217;altra è contraddittorio in sé. E infatti non è scientificamente verificabile. Anzi. La scienza nasce con lo scopo di proteggere la vita, sostenendo il contrario non si fa altro che frenare la scienza. È conto l&#8217;intelligenza chiamare &#8220;scienziato&#8221; chi decide deliberatamente di fare male a un essere umano teorizzando che sia giusto. Mi rifiuto».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Curare un essere umano distruggendone un altro frena la scienza. Questa sua affermazione è scientifica o una credenza personale?</strong><br />
«Che la vita inizi con il concepimento è dimostrato, tanto che per minacciarla si deve dire che vale meno di quella di un adulto. La riproduzione di staminali cerebrali è quanto di meglio esista per fare ricerca. Anche gli Stati Uniti si sono dovuti piegare a questa realtà. Dopo anni spesi per riuscire in questa tecnica si sono aperte davanti a noi tantissime vie. Oggi siamo in grado di prendere una cellula adulta e di riprodurre qualsiasi tessuto nella sua forma giovanile. Queste cellule oggi sono utilizzate in diverse terapie e sono in grado di curare la radice della malattia, non solo i sintomi. Nonostante questo, molti mi danno ancora del retrogrado».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è il primo scienziato in Europa che è arrivato a sperimentare il trapianto per curare la Sla e le danno del retrogrado?</strong><br />
«Sì. Nel nostro paese siamo in tanti a combattere, remando controcorrente. Molti in Europa ci prendono in giro. Tedeschi e francesi cercano spesso di minare la nostra credibilità. Ricordo Nicolas Sarkozy quando sorrise ad Angela Merkel in seguito a una domanda circa l&#8217;affidabilità dell&#8217;Italia. Lui rideva, intanto noi continuavamo a darci da fare per la ricerca. E anche oggi la lunga via delle staminali adulte resta l&#8217;unica attendibile».</p>
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		<title>Grey&#8217;s Anatomy, l&#8217;aborto in tv</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 07:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[di Tommaso Scandroglio<br />
Tratto da La Bussola Quotidiana<br />
Il cinema, ma soprattutto il piccolo schermo sono da una parte specchio della realtà sociale e dall’altro anticipano mode, costumi e idee.<br />
Quindi da una parte mimano il vero e dall’altro lo preconizzano. La fortunata serie Tv Grey’s Anatomy forse insiste più sul primo aspetto, esasperandolo però non poco. Questo serial, nato negli States nel matrzo 2005, ha ricevuto molti prestigiosi premi ed è approdato da noi nel dicembre dello stesso anno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Tommaso Scandroglio</strong><br />
Tratto da La Bussola Quotidiana</p>
<p style="text-align: justify;">Il cinema, ma soprattutto il piccolo schermo sono da una parte specchio della realtà sociale e dall’altro anticipano mode, costumi e idee.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi da una parte mimano il vero e dall’altro lo preconizzano. La fortunata serie Tv Grey’s Anatomy forse insiste più sul primo aspetto, esasperandolo però non poco. Questo serial, nato negli States nel matrzo 2005, ha ricevuto molti prestigiosi premi ed è approdato da noi nel dicembre dello stesso anno su Fox Life, Italia 1 e sul digitale terrestre di La5. Si tratta di un medical drama dove il personaggio principale, Meredith Grey, è una giovane dottoressa che svolge il suo tirocinio presso l’immaginario Seattle Grace Hospital. Le puntate si snodano tra operazioni di routine, patologie bizzarre, amorazzi, liti furiose e melense rappacificazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 22 settembre scorso è andata in onda sulla ABC una puntata dove una delle colleghe della Grey, la dottoressa Cristina Yang, dopo aver scoperto di essere incinta ha deciso di abortire. Inizialmente aveva tentennato, non per questioni morali, ma perché il suo fidanzato Owen si era opposto. Ma Owen viene ripreso da Meredith: che non si intrometta nella gravidanza dell’amica. La decisione deve essere solo sua. Owen obbedisce e accompagna la fidanzata ad abortire. L “amore” trionfa sempre, non conosce ostacoli, nemmeno quelli posti da una nuova vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché Cristina ha preso questa decisione? Non perché il feto era malato, non perché la sua salute sarebbe stata in pericolo oppure perché era al verde, né perché aveva subito violenza, ma semplicemente perché il bambino sarebbe stato un freno alla sua carriera. Il tasso di cinismo presente in tutti i personaggi della serie è elevato, soprattutto nell’arrivista Yang, e quindi possiamo dire che in un certo senso il pubblico si sarebbe sorpreso se quest’ultima avesse deciso di tenere il bambino piuttosto che sopprimerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quello che più stupisce sono due aspetti. Il primo risiede nel fatto che gli sceneggiatori hanno deciso di non drammatizzare troppo l’evento. Pathos ce n’era senza dubbio, ma pareva più un ingrediente teso a rafforzare la fisionomia del personaggio della dottoressa Yang che, come sanno bene i fans della serie, non si ferma davanti a nulla pur di eccellere nel lavoro, piuttosto che una conseguenza naturale della scelta di abortire. La trama quindi sembrava tesa a normalizzare il dramma dell’aborto, a neutralizzare la sua componente fortemente emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo aspetto invece riguarda l’effetto specchio prima ricordato. Le motivazioni addotte dalla Yang sono tutt’altro che eccentriche, ma sono invece copia fedele delle ragioni che nella maggioranza dei casi spingono le donne ad abortire. Il ricercatore L. B. Finer nello studio del 2005 Perspectives on Sexual and Reproductive Health ci informava che il 25% delle donne intervistate che aveva deciso di non tenere il proprio bambino &#8211; la maggioranza relativa del campione – lo aveva fatto perché non si sentiva pronta, perché non era il momento adatto, perché in quel frangente altre erano le priorità. Solo il 3% aveva detto sì all’aborto perché temeva che il feto fosse affetto da qualche patologia e solo lo 0, 5% perché aveva subito violenza. Ma nell’immaginario collettivo la donna che abortisce lo fa sempre ed unicamente per gravissimi problemi di salute o economici, oppure perché violentata. Un’altra prova che sui temi di bioetica il percepito della gente è una cosa e la realtà dei fatti un’altra.</p>
<p style="text-align: justify;">La puntata del 22 settembre scorso, che a breve verrà trasmessa probabilmente anche da noi, ha così instillato con disinvoltura nella mente di 10 milioni di telespettatori americani l’idea che l’aborto è legittimo quando contrasta con le proprie aspirazioni professionali. Un incidente di percorso superabilissimo senza lo spargimento di troppe lacrime. Un altro passo nella direzione del pieno assorbimento sociale di quell&#8217;atto che non è nient’altro che un omicidio pre-natale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché gli ideatori della serie hanno deciso di trattare questo tema? Forse perché era uno dei tanti un po’ scabrosi che poteva attirare l’attenzione del pubblico? O forse perché era un espediente tra i molti per mettere un po’ di pepe nelle già intricate vicende di questi tirocinanti? Non pare proprio che la scelta sia stata casuale se andiamo a vedere chi è la creatrice della serie. Si tratta di Shonda Rhimes. Formatasi nel Marian Catholic High School a Chicago Heights, nell’Illinois, ad un certo punto della sua vita cambia strada e viene attirata dalle sirene prima del mondo dell’intrattenimento, dandosi alla sceneggiatura per la TV, poi della politica diventando membro del comitato direttivo del Planned Parenthood, nota e potente organizzazione internazionale dedita alla diffusione dell’aborto, della contraccezione e della sterilizzazione di massa. Nel 2007 la rivista Time la inserisce nella lista della 100 persone più influenti del mondo. E come dare torto al Time dato che le idee della Rhimes vengono veicolate a decine di milioni di persone ogni settimana grazie alle serie di cui è autrice o sceneggiatrice?</p>
<p style="text-align: justify;">E così la dottoressa Yang è diventata sostenitrice e portavoce, anzi megafono, della mission del Planned Parenthood, ambasciatrice internazionale (la serie è esportata in vari paesi del mondo) dell’aborto libero e gratuito. Inutile aggiungere che nessuna voce di protesta si alzò per denunciare questo mega spot all’aborto, a parte quella di qualche gruppo pro-life.</p>
<p style="text-align: justify;">Non così andò, guarda caso, quando un giorno del 2005 un attore di questa stessa serie, Isaiah Washington, apostrofò nel backstage un suo collega con l’appellativo di “frocio”. L’episodio arrivò alle orecchie dei media e l’organizzazione Gay &amp; Lesbian Alliance Against Defamation (GAAD) pretese le pubbliche scuse di Washington. L’attore fu costretto a diramare un comunicato stampa in cui affermava: “Non posso né difendere né spiegare il mio comportamento&#8230; e non posso più negare a me stesso che ci sono delle questioni che devo ovviamente esaminare nella mia anima, ho chiesto aiuto”. Ma alla GAAD non bastò e fece fortissime pressioni sulla ABC affinchè prendesse provvedimenti. Washington fu obbligato ad andare in terapia come segno di ravvedimento e come atto di pentimento dovette recitare il seguente mea culpa: “Con l&#8217;aiuto della mia famiglia e dei miei amici, ho iniziato ad andare in terapia. Credo sia un passo necessario per capire i motivi del mio comportamento e per essere sicuro che non accada mai più. Apprezzo il fatto che mi è stata data l&#8217;opportunità di trasformare i miei errori in azioni positive, sul piano umano e professionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro che piacevoli e innocui filmetti in prima serata: dietro alle trame di queste serie Tv si celano giochi di potere e lobby assai influenti che pilotano le ignare coscienze di centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo. E guai a non allinearsi.</p>
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		<title>Caro Bersani, la dignità è un&#8217;altra cosa&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 08:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentile on. Bersani, arriveremo poi a conclusioni diverse, ma al convegno di Scienza e Vita (18 novembre, Roma) ha messo il dito sulla piaga.<br />
Ha detto che negli ultimi anni c’è stata una rivoluzione culturale: la gente che un tempo aveva paura della morte improvvisa ora ha paura della morte “senza dignità” (e spesso se la augura, la morte improvvisa).<br />
Sarebbe interessante trarne le stesse conclusioni, ma questo richiede dialogo e tempo. La mia conclusione è che nulla può togliere ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gentile on. Bersani, arriveremo poi a conclusioni diverse, ma al convegno di Scienza e Vita (18 novembre, Roma) ha messo il dito sulla piaga.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha detto che negli ultimi anni c’è stata una rivoluzione culturale: la gente che un tempo aveva paura della morte improvvisa ora ha paura della morte “senza dignità” (e spesso se la augura, la morte improvvisa).</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe interessante trarne le stesse conclusioni, ma questo richiede dialogo e tempo. La mia conclusione è che nulla può togliere all’uomo la sua dignità, dunque va combattuto il dolore, ma non si può pensare che il dolore renda la vita indegna. La dignità è intrinseca; un fiore può essere sbattuto, calpestato, strappato, ma resterà sempre un fiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece per alcuni la dignità consiste nel “poter fare una certa cosa”, e nel nostro immaginario finisce che l’idea che abbiamo di dignità coincide con le nostre passioni (o le nostre fobie). Tutte cose buone, per le quali impegnarsi, spesso; ma un po’ poco per pensare che “lì” risieda la nostra dignità. E questo ha riflessi sociali: come si pensa che certe malattie tolgano la dignità, così si pensa che certi lavori non siano “degni” (e i cittadini dei Paesi ricchi non li fanno più perché si sentono sminuiti). Non è vero. Perché non c’è nulla che tolga all’uomo/donna la dignità di uomo/donna, neanche il lavoro più faticoso o la malattia mentale. Perché la dignità non dipende dallo stato in cui siamo: anche in un lager si conserva la dignità, vedi Primo Levi (questo però non toglie che il lager vada cancellato).</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque la lotta vera è quella contro il dolore e la solitudine e anche contro le cure inutili; non sul credere che una certa vita è “indegna”, e che l’unica soluzione è toglierla o togliersela. E perfida è la società che lascia le persone sole, obbligandole a scegliere tra una vita disegnata come “indegna” e scelte letali (aborto, eutanasia, droga): che razza di scelta “libera” è?</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo non concordo con quanto scriveva Stefano Semplici sull’Unità (21 novembre): “La Chiesa non raggiungerà l’obiettivo (…) fino a quando insisterà che la crisi morale del nostro tempo dipende da un difetto di conoscenza”. Invece, credo, il punto è qui: ri-conoscere. Ecco un’altra rivoluzione: un tempo si accusava la Chiesa di essere tesa solo al soprannaturale, al primato della coscienza sulla conoscenza; non era proprio così, ma poteva sembrarlo; oggi di essere tesa solo al naturale, alla conoscenza, ed in parte è vero, perché la Chiesa invita a riconoscere il reale, mentre sono altri che mettono la “coscienza” (cioè il soggettivismo) al centro dell’etica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cos’è la conoscenza di cui parliamo? La conoscenza è dare alle cose il loro nome. E’ riconoscere che l’uomo non diventa mai “meno degno”, e che proprio per questo deve essere sempre e comunque tutelato, anche dalle sue paure. E riconoscere che non si può defraudare il salario, che non si può uccidere, che non si può violentare; e riconoscere pari dignità a qualunque essere umano, indipendentemente dall’età, dalla razza o dalla malattia. Le sembrano cose su cui si può discutere? E’ essere certi che su alcuni temi non ci sono “due verità”, a seconda di chi parla: stuprare è sempre un male, frodare le tasse o rubare al povero è sempre una male, aggredire il bambino (nato o non nato che sia) è sempre un male; poi ci saranno attenuanti, ma il male è certo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che oggi prevale l’etica dell’auto-nomia, cioè che se TU decidi che una cosa non è male, diventa BENE, a condizione di avere la FORZA per farsi valere. E certa bioetica utilitarista (“io valgo solo se so farmi valere, se sono legge a me stesso”) toglie la qualifica di “persona” a coloro che avrebbero “perso dignità” (feti, disabili mentali, pazienti in coma prolungato).</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, on. Bersani, oggi siamo in una società spaventata e solitaria in cui si cerca di pararsi e ripararsi da tutto e da tutti, perfino dalla morte, perfino dai nostri cari che ci guardano morire; e dal lavoro che genera poco potere spicciolo e spendibile socialmente (e questo accade non solo al manovale, ma anche tante volte ai manager). Magari pensando che una decisione presa nel chiuso della propria stanza, di fronte ad un foglio di dati sia garanzia di libera scelta e dignità. Ma &#8211; e immagino che su questo potremo dialogare &#8211; la vera dignità è un’altra cosa, e la solitudine, sommo ideale della società postmoderna, può farci scordare di averla.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora dobbiamo garantire che nessuno si senta mai abbandonato: empatia da parte di chi cura, accesso a cure psicologiche, ad un ambiente non deprimente, alla compagnia dei cari, provvedimenti che diano agevolazioni e addirittura mettano al di sopra degli altri le persone con disabilità e malattie gravi. Cioè ri-conoscere, leggere la realtà. Diamo queste poche ma forti garanzie a chi sta male. Poi, solo poi, si potrà domandare se la vita è degna; solo poi si può discutere sulle leggi.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Carlo Bellieni</strong><br />
Tratto da Il Sussidiario.net</p>
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		<title>Le cellule staminali adulte tra mito e realtà</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Come comunicare i progressi della scienza<br />
di Augusto Pessina *<br />
Tratto da L&#8217;Osservatore Romano<br />
Due recenti convegni dedicati alle cellule staminali adulte &#8211; quello organizzato a Genova dalla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e dall&#8217;Ospedale Galliera e l&#8217;International Symposium del Gruppo Italiano Staminali Mesenchimali (Gism) tenutosi a Roma all&#8217;Istituto Regina Elena &#8211; permettono di tornare su alcuni temi caldi della moderna medicina, ricca di prospettive e di domande. Offrendo la possibilità di considerare criticamente numerosi dati scientifici ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come comunicare i progressi della scienza<br />
di <strong>Augusto Pessina *</strong><br />
Tratto da L&#8217;Osservatore Romano</p>
<p style="text-align: justify;">Due recenti convegni dedicati alle cellule staminali adulte &#8211; quello organizzato a Genova dalla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e dall&#8217;Ospedale Galliera e l&#8217;International Symposium del Gruppo Italiano Staminali Mesenchimali (Gism) tenutosi a Roma all&#8217;Istituto Regina Elena &#8211; permettono di tornare su alcuni temi caldi della moderna medicina, ricca di prospettive e di domande. Offrendo la possibilità di considerare criticamente numerosi dati scientifici di base e clinici e aiutando a chiarire alcuni aspetti essenziali sia per comprendere i problemi che per affrontarli in modo costruttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo aspetto è quello comunicativo: solo una corretta e trasparente comunicazione dei problemi connessi con le nuove terapie cellulari permette di evitare la confusione, spesso presente nell&#8217;opinione pubblica, tra ricerca sperimentale clinica e cure provate e consolidate. La ricerca basata sulla sperimentazione clinica umana rappresenta una tappa tanto fondamentale quanto iniziale. La prima fase di questi studi, eseguita su piccoli numeri di pazienti, ha come scopo soprattutto la valutazione della non tossicità della terapia stessa e, come ben sanno i ricercatori clinici, questa fase è preliminare a quelle che successivamente devono essere impostate per valutarne l&#8217;efficacia (e questa, anche quando sia confermata, deve essere seriamente confrontata con altre eventuali terapie disponibili).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;annuncio dell&#8217;inizio di studi clinici nuovi è quindi importante ma non deve essere confuso con il lancio di una nuova, sicura e provata terapia. In varie occasioni tale fraintendimento ha generato aspettative in ammalati poi trasformatesi in delusione grave e aumentato senso, per alcuni, di disperazione di fronte alla malattia. In modo trasparente i convegni hanno sottolineato che, accanto all&#8217;uso di cellule staminali già importanti per curare, esistono interessanti studi sperimentali di tipo clinico; di questi, alcuni non ancora conclusi, altri conclusi con insuccesso, altri ancora di cui non è dato conoscere l&#8217;esito. Solo quelli con risultati positivi potranno portare, in tempi ancora da valutare, a possibili nuove cure.</p>
<p style="text-align: justify;">È da sottolineare che, quando la serietà e l&#8217;onestà scientifica sono state praticate, siamo perfino arrivati a constatare che vecchie terapie erano preferibili a quelle innovative. Del resto, un attento ricercatore impara anche dai risultati negativi e un clinico torna sempre sui suoi passi se riconosce che non vi sono motivi validi per percorrere strade nuove &#8211; talvolta sostenute solo per interesse economico o di immagine &#8211; che poco hanno a che fare con la risposta ai bisogni del paziente, la cui persona deve essere sempre posta al centro.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, come è emerso dal simposio internazionale del Gism, esistono fonti tissutali di cellule staminali adulte non ancora pienamente indagate ma molto interessanti, la cui potenzialità terapeutica sembra promettente ma deve essere accuratamente indagata dal punto di vista clinico, mentre altre risposte si aspettano ancora dalla ricerca biologica di base. Anche le normative per la produzione di cellule per la terapia richiedono di essere viste alla luce di criteri di utilizzo equo e su vasta scala. Oggi, i costi di produzione di cellule per le cosiddette terapie cellulari avanzate sono elevatissimi e sarà quindi importante, ove arrivino risultati positivi, trovare tecnologie che possano trasformarli da prodotti di nicchia in prodotti terapeutici di largo utilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;interessante novità che ha caratterizzato il convegno genovese è stata la partecipazione di associazioni di pazienti, che hanno confermato l&#8217;utilità della loro interazione con i ricercatori di base e clinici e con i responsabili della regolamentazione, sia a livello italiano che europeo. Uno degli aspetti decisivi della loro funzione è quello di tenere alta l&#8217;attenzione rivolta alla persona, sia per non permettere alla burocrazia di rallentare i tempi, sia per evitare euforiche fughe in avanti di ricercatori o regolatori. Fondamentale, per esempio, è il loro ruolo nel chiedere anche una distribuzione equa delle risorse: non solo rivolte alla ricerca biomedica di base e clinica, ma anche a quella riabilitativa e assistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso la scienza medica, pur rivolta a legittime (anche se talvolta utopiche) speranze nel futuro, può sottovalutare alcuni aspetti della ricerca, sottraendo così risorse a chi vive adesso, in questo momento storico, e il cui bisogno non può essere rimandato al futuro. Ogni paziente desidera la guarigione o il miglioramento, ma desidera anche non venga dimenticato il suo primario diritto di essere curato, assistito e accompagnato con gli strumenti oggi disponibili. Come ha ricordato Benedetto XVI alla recente conferenza internazionale sulle cellule staminali, &#8220;oltre a questioni meramente etiche, bisogna affrontare questioni di natura sociale, economica e politica per garantire che i progressi della scienza medica vadano di pari passo con una offerta giusta ed equa dei servizi sanitari&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">* <em>Coordinatore del Gruppo Italiano Staminali Mesenchimali Università di Milano</em></p>
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		<title>Europa fermati</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Scientismo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Assuntina Morresi<br />
Tratto da Avvenire<br />
A quanto pare nelle bozze dell’Ottavo Programma Quadro che sarà discusso in Commissione Europea la prossima settimana, fra i progetti di ricerca finanziabili ci saranno anche quelli sulle cellule staminali embrionali.<br />
Se così fosse, sarebbe confermata la linea politica seguita per l’attuale programma quadro, il settimo, per il quale fu purtroppo decisiva la posizione dell’Italia allora governata dall’Unione di centrosinistra: il ministro Mussi ritirò l’adesione del nostro Paese alla cosiddetta &#8216;minoranza di blocco&#8217; che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Assuntina Morresi</strong><br />
Tratto da Avvenire<br />
A quanto pare nelle bozze dell’Ottavo Programma Quadro che sarà discusso in Commissione Europea la prossima settimana, fra i progetti di ricerca finanziabili ci saranno anche quelli sulle cellule staminali embrionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Se così fosse, sarebbe confermata la linea politica seguita per l’attuale programma quadro, il settimo, per il quale fu purtroppo decisiva la posizione dell’Italia allora governata dall’Unione di centrosinistra: il ministro Mussi ritirò l’adesione del nostro Paese alla cosiddetta &#8216;minoranza di blocco&#8217; che fino ad allora aveva impedito il finanziamento alla ricerca che distrugge embrioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci furono polemiche furibonde in sede parlamentare europea ma soprattutto in Italia, ad appena un anno dal fallimento del referendum sulla legge 40, con il quale si era tentato invano di abolire i divieti sulla distruzione degli embrioni. Ma il governo Prodi non tornò sulle decisioni del suo ministro diessino, con il risultato che in questi anni, anche con il contributo italiano ai fondi europei, sono stati finanziati progetti di ricerca su staminali embrionali. Sono almeno due i fatti che dovrebbero suggerire un cambio di rotta per gli orientamenti del prossimo programma quadro: innanzitutto le nuove scoperte sulla riprogrammazione cellulare, che hanno aperto nuove strade alla medicina rigenerativa facendo invecchiare la ricerca – fallimentare – sulle embrionali. È di pochi giorni fa la notizia della interruzione di una delle sperimentazioni cliniche esistenti – solo tre in tutto il mondo, ora ridotte a due – sulle cellule staminali embrionali, per il costo troppo elevato rispetto all’effettiva possibilità di raggiungere gli obiettivi sperati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo fatto nuovo: la recente sentenza con cui la Corte di Giustizia Europea ha negato la brevettabilità – e quindi i profitti – per procedure che comportino la distruzione di embrioni umani. Una sentenza in linea con la nostra legge 40, quando vieta qualsiasi intervento sull’embrione che non abbia finalità di tutela della sua salute e del suo sviluppo. La Corte di Giustizia europea ha pure utilizzato un concetto ampio di embrione, includendo nella tutela anche quelli formati per trasferimento nucleare – la tecnica con cui è nata la pecora Dolly – e persino la partenogenesi da ovocita non fecondato, cioè quando il gamete femminile si sviluppa analogamente a un embrione, pur senza fecondazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente brevetti, e quindi niente profitti, neppure da eventuali – pur improbabili – procedure che coinvolgano embrioni clonati o da partenogenesi: è un forte segnale negativo nei confronti di tutta la ricerca sugli embrioni umani, comprese le sperimentazioni più estreme, quelle con cui si vorrebbero cercare di &#8216;produrre&#8217; forme &#8216;nuove&#8217; di esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe logico aspettarsi un cambio di rotta, quindi, nelle politiche europee: perché continuare a investire denaro in ricerche improduttive dal punto di vista scientifico ed economico, e tragicamente discutibili sul piano etico, nel mezzo di una crisi gravissima in cui il nostro continente rischia di affondare?</p>
<p style="text-align: justify;">Solo una motivazione ideologica può giustificare un orientamento tanto irragionevole: l’ideologia di chi non si arrende all’evidenza dei fatti; l’ideologia di chi pretende di poter disporre arbitrariamente della vita umana, pur nei suoi primissimi istanti, quando ancora le fattezze dell’umano non sono svelate; l’ideologia di chi, magari negando Dio, si ostina comunque a mettersi in gara con Lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le notizie fossero confermate e anche l’ottavo programma quadro consentisse finanziamenti alla ricerca sulle staminali embrionali, i nostri parlamentari potrebbero e dovrebbero farsi sentire; sarebbe questa l’occasione utile per riprendere una vecchia proposta avanza¬ta da Eugenia Roccella proprio da queste colonne, e cioè una moratoria sulla ricerca che distrugge gli embrioni.</p>
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