Il disagio psichico dei padri rimane ancora invisibile alla società
Intervista a Claudio Risé, di Viviana Daloiso
Tratto da Avvenire

Padri disperati. E, tuttavia, invisibili. Non solo ai servizi sociali, ma alle comunità d’appartenenza, alle istituzioni, all’intera opinione pubblica. C’è una “leggerezza” diffusa, alla base di stragi come quella di Trapani: quella che non coglie, spiega lo psicoanalista Claudio Risé, «come il più delle volte la separazione pesi con violenza inaudita sui mariti e in particolare sui padri».

Cosa intende dire? Che gli uomini sono più fragili delle donne? Che soffrono di più?
Non mi riferisco a fragilità e sofferenza, ma al tipo di perdita che la separazione comporta per gli uomini. Questi ultimi nell’80% e forse più dei casi oltre a “perdere” la moglie, lasciano anche figli e casa.

Si tratta di un trauma affettivo fortissimo, che comporta una perdita contestuale di identità: non a caso lo step successivo è quasi sempre anche la perdita di lavoro e il progressivo impoverimento.

Sta dicendo che il fattore economico, dal suo punto di vista, non è prioritario?
Esatto. E’ anzi un sintomo del malessere, qualcosa che subentra in seguito a una situazione di disagio. L’uomo che ha compiuto la strage di ieri a Trapani non è stato spinto dalla disoccupazione, o dalla povertà, ma da un disturbo psichiatrico sviluppatosi in seguito a un trauma affettivo.

Una donna avrebbe reagito nello stesso modo?
Intanto, va detto che nessun altro avrebbe agito nel modo in cui ha agito quell’uomo. Ogni persona è un universo a parte, con le sue caratteristiche, le sue emozioni.

Certo è che la mentalità contemporanea che tende a “ugualizzare” i sessi porta anche a commettere l’errore che uomini e donne siano uguali dal punto di vista psichico. Niente di più falso.

Ai traumi, per esempio, è più facile che gli uomini reagiscano con la violenza. Come avrebbe reagito quest’uomo. Di quale entità, quel trauma e questa reazione, avrebbe dovuto stabilire un esperto, inserendo il padre di Trapani in un percorso di cura appropriato.

Ma ecco l’“invisibilità” di cui parlavamo; sembra che, nonostante fossero suonati tutti i campanelli d’allarme, nessuno si sia accorto della disperazione di quest’uomo…
Purtroppo quello dei servizi sociali è un ambito problematico.

A che problemi si riferisce?
A una visione ancora troppo ideologica delle situazioni familiari. Nel caso del padre separato, per esempio, si tende sempre a interpretare il suo comportamento come “dolo” invece che come il possibile segnale di un malessere psichico. A questo si aggiunge un’eccessiva burocratizzazione: si prendono in esame fascicoli e casi, non persone. Infine la legge italiana…

Qui cosa c’è che non funziona?
I padri sono svantaggiati, l’affido condiviso resta lettera morta. Serve una svolta, e al più presto.