Atto “grave” sì, ma non “tragedia”. La definizione che padre Lombardi usa per definire l’arresto del maggiordomo è quella di “prova”, categoria significativa nel linguaggio della fede. E la “prova” tocca anche il Papa, “testimone di una vicenda che lo tocca molto da vicino” e soffre un “dolore specifico” trattandosi di una persona “a lui vicina, conosciuta, amata e rispettata”. Papa ha “desiderio di comprensione, di far luce, per trovare la verità”.

Lombardi ha sottolineato che il desiderio del Papa di far luce non nasce con l’arresto del suo maggiordomo, e che Benedetto XVI già “a marzo ha istituito una commissione di inchiesta” sulla fuga di documenti riservati dal Vaticano, “un fatto non ordinario”, e che “ciò vuol dire che questo desiderio e consapevolezza che
occorre indagare e capire il Papa la sentiva da tempo”.

Il direttore della sala stampa vaticana ha invitato a tenere distinte le impressioni sulla personalità dell’arrestato e l’affetto che si era conquistato in questi anni, dal giudizio sul suo operato, qualora fosse confermata l’accusa di furto di documenti. “Siamo sconcertati – ha detto – perchè tutti gli vogliamo bene” e perchè nello svolgimento dei suoi compiti in questi anni si è comportato in modo conforme al ruolo. Diversa è l’accusa, che va verificata; comunque si considera positivamente la volontà dell’accusato di “collaborare”,
ribadita anche oggi al suo avvocato.

“A Paolo Gabriele è stata finora formalizzata solo l’accusa per un unico reato, quello di furto aggravato, i livelli di responsabilità quindi non sono estremamente gravi”, ha aggiunto il portavoce della Santa Sede. “Nella valutazione della vicenda – ha spiegato – abbiamo al momento solo il possesso illecito di documenti da parte di una persona, non è attinente ai fatti immaginarne i motivi”. In proposito, Lombardi ha osservato che
“ci sono valutazioni diverse: c’è chi interpreta l’accaduto come frutto di lotte di potere e chi come me – ha detto – si limita ai fatti oggettivi”.

La notizia riportata da alcuni organi di stampa secondo cui in casa del maggiordomo del papa, Paolo Gabriele, sarebbero stati ritrovati dei plichi di documenti riservati  già pronti da spedire con tanto di destinari “non ha riscontro”. “Priva di riscontro” anche la notizia secondo sarebbero stati cinque i cardinali già interrogati. Il gesuita ha spiegato che la Commissione dei cardinali nominata da papa Benedetto XVI “può sentire in audizione i cardinali come responsabili degli uffici della Curia” ma non ha fornito ulteriori elementi di merito.