di Don Antonello Iapicca

Carissimi cateriniani mediatici, riflettete un momento e posate la penna. Non vestite i panni della Santa di Siena che, se aveva qualcosa da dire al Papa, scriveva lettere personali e riservate. I media sono il ventre mollo della vanità, templi eretti allo strapotere dell’ego. I vostri durissimi e fuorvianti commenti alla nota della Segreteria di Stato, insinuano strumentalizzazioni del Santo Padre, che avrebbe, probabilmente sotto tortura e vigliaccamente ingannato, approvato il documento. Poniamo per un solo istante che tutto quel che andate scrivendo, accodandovi al garrulo degli anticlericali, sia vero. Strillarlo in prima pagina, con il peso e l’autorevolezza della vostra firma cattolica, a che e a chi giova? Alla Chiesa? Al Papa? A voi stessi? Lo spettacolo di fango nel quale avete contribuito a trascinare il Papa e la Chiesa è la risposta più eloquente.

Potrete essere soddisfatti d’essere temuti nelle stanze del Palazzo Apostolico, novelli feltrini cattolici. Potrete andare orgogliosi d’aver accelerato presunti regolamenti di conti curiali. Potrete raccontare a quanti perdono la vita sul fronte dell’evangelizzazione, ai vostri fratelli che, nella penombra della vita d’ogni giorno, vivono e annunciano il Vangelo in questa società neopagana, le ragioni del vostro zelo iconoclasta che ferisce profondamente quel Corpo che, tra mille difficoltà e persecuzioni, cercano di presentare come l’unico “cortile dei gentili” dove trovare amore e misericordia. Il piombo delle rotative scende sin dentro il cuore e lo stramazza nella piaga dell’ego. Sovrapporre se stessi al bene della Chiesa in una maniacale certezza di verità confusa in una missione di moralizzazione e ripulitura tutta mondana nello stile e nei metodi, non avrà che un risultato: macchiare ancor più nostra Madre. Per quel che vale, da questo insetto del web vi chiedo di deporre le armi nascoste tra le tastiere dei vostri PC. Che il vostro scrivere sia, con Santa Caterina, altro “se non che si tratti di sconfiggere il dimonio e toglierli la signoria che egli ha presa dello uomo per lo peccato mortale, e trargli l’odio del cuore, e pacificarlo con Cristo Crocifisso e col prossimo suo» (Lettera 122) . Lasciate ai persecutori il loro mestiere, e imparate dal Signore e dal suo Vicario: la zizzania cresce inesorabile insieme al grano buono. A meno che il Signore non vi abbia confidato la speciale missione di metter mano alla falce, credo sia giunto il momento di lasciar fare a Lui, e a colui che ha scelto per condurre la Chiesa. Santa Caterina contemplava in lui «il dolce Cristo in terra» (Lettera 196), a cui si deve filiale affetto ed obbedienza come a «Cristo in terra, il quale è in vece di Cristo in cielo» (Lettera 207). Anche quando “deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perché chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia”.