Necessaria prima di parlare di “Paese della speranza”

di Alexandre Ribeiro

SALVADOR, giovedì, 12 novembre 2009 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di Salvador, il Cardinale Geraldo Majella Agnelo, sostiene che per guardare al Brasile come al “Paese della speranza”, “come si diceva nei decenni scorsi”, è necessaria una riforma morale.

Quando si parlava di Paese della speranza si puntava sulla popolazione giovane, che nella maggior parte dei casi aveva meno di 25 anni, e sul potenziale di crescita e delle risorse naturali.

Mancavano tuttavia, ha detto il Cardinale in un articolo inviato a ZENIT, “conoscenze tecniche e maturità democratica per migliorare gli Indici di Sviluppo Umano che continuavano ad essere molto bassi e per raggiungere standard più giusti di distribuzione del reddito e dei benefici della società moderna, che erano sempre riservati a pochi”.

“In questi ultimi anni, si sono accese nuove speranze sul fatto che il futuro fosse più vicino e che, finalmente, saremmo stati il Paese del presente, della realizzazione delle speranze”.

“La scoperta del pre-sale [di nuovi giacimenti petroliferi lungo le coste del Paese nello strato prima del sale, ndt.], la prospettiva di realizzare le Olimpiadi a Rio de Janeiro, la simpatia internazionale per il Brasile, tra le altre cose, simboleggiano questo avvicinamento al futuro”, ha affermato.

La “dura realtà”, tuttavia, “sembra interrompere questo sogno tanto accarezzato”.

Il Cardinale sottolinea le problematiche del crimine organizzato, della violenza, del sistema di istruzione pubblica che “non è capace di dare agli adolescenti poveri la speranza di una vita degna e dell’accesso al mercato del lavoro, lasciandoli allo stadio di una semianalfabetizzazione”.

“Il sistema sanitario investe in pratiche presuntamente moderne di assistenza, ma è soffocato dal ritorno di endemie che dovrebbero essere sradicate da tempo, oltre che da altri aspetti altrettanto gravi”, ha aggiunto.

Questi problemi, ricorda il Cardinal Agnelo, “sarebbero sfide facilmente superabili se la classe dirigente avesse una coscienza all’altezza della situazione”.

I parametri che orientano la condotta di coloro che hanno le maggiori responsabilità sociali, tuttavia, sembrano essere solo “il denario, la lussuria e il potere”.

“Si nota un grave sfasamento tra le sfide e la maturità della coscienza degli uomini e delle donne che devono affrontarle. Emerge un deficit di responsabilità, l’incapacità di rispondere alla Nazione”.

Secondo il porporato, si tratta di un contesto che “costringe il Brasile a rimandare al futuro la realizzazione del sogno di uno sviluppo integrale, sostenibile, capace di includere le fasce povere della popolazione nella vita degna attraverso il lavoro”. Il presente “continua ad essere nebuloso”, ha sottolineato.

Per questo, “è necessaria una riforma morale che interessi ogni persona, a tutti i livelli di responsabilità sociale. Per questo, le devozioni moderne devono essere messe da parte, perché ciascuno possa ritrovare la fonte del bene, la sorgente della dignità, l’origine dell’ideale in Gesù Cristo e nel suo Vangelo”.

La “vera responsabilità”, ha indicato il Cardinale, “inizia quando la persona, riconoscendo questa fonte di dignità e di pace, di giustizia e di bene, dice: Tu. Tu, Signore. Io Ti rispondo. Con le mie azioni, con i miei piani e i miei progetti, io Ti rispondo”.

[Traduzione dal portoghese di Roberta Sciamplicotti]