«L’antisemitismo, che non sembra essere estirpabile nel mondo di oggi, costituisce un tradimento della fede cristiana»: è quanto ha detto questo pomeriggio il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con l’Ebraismo. Il porporato è stato invitato dal “John Paul II Center for Interreligious Dialogue”, diretto dal rabbino Jack Bemporad, come ospite della quinta edizione della Berrie Lecture.

L’iniziativa – svoltasi presso l’Angelicum di Roma – promossa anche dalla Russell Berrie Foundation di New York, ha lo scopo di accrescere la mutua comprensione tra le fedi accogliendo interventi di personalità impegnate in questo campo.

“Il dialogo ebraico-cattolico – ha detto il cardinale Koch – non sarà mai inoperoso, specialmente a livello accademico, in particolare dal momento che il nuovo corso epocale dato dal concilio Vaticano II riguardo alla relazione fra ebrei e cristiani è naturalmente messo costantemente alla prova”. “Da un lato – ha aggiunto – il flagello dell’antisemitismo sembra essere non estirpabile nel mondo di oggi; e anche nella teologia cristiana l’antichissimo marcionismo e l’antiebraismo riemergono con spirito di rivalsa, e di fatto non solo da parte dei tradizionalisti ma anche nel filone liberale dell’attuale teologia”.

“In considerazione di tali sviluppi – ha aggiunto – la Chiesa cattolica è costretta a denunciare che l’antiebraismo e il marcionismo (dottrina che sosteneva una insormontabile cesura tra cristianesimo ed ebraismo, col rifiuto, tra l’altro, del Pentateuco e dei libri storici dell’AT, ndr) sono un tradimento della sua stessa fede cristiana e a richiamare alla mente che la fraternità spirituale fra ebrei e cristiani ha il suo fermo ed eterno fondamento nella Sacra Scrittura”.

Dall’altra parte – ha continuato il porporato – “la domanda del Concilio Vaticano II di diffondere la mutua comprensione e il mutuo rispetto fra ebrei e cristiani deve continuare a ricevere la dovuta attenzione”. “Questo è il prerequisito indispensabile – ha aggiunto il cardinale – per garantire che non ci sia un ritorno del pericoloso allontanamento fra cristiani ed ebrei, ma che essi rimangano coscienti della loro affinità spirituale”, per arrivare a una migliore comprensione reciproca, in modo che essi “come un popolo di Dio portino testimonianza di pace e riconciliazione nel mondo non conciliato di oggi e che possano essere una benedizione non solo gli uni per gli altri ma insieme per l’umanità intera”.

In particolare, rigferendosi alla trattativa in corso coi lefebvriani, il presule ha affermato che tutti i documenti del Concilio Vaticano II, compreso la ‘Nostra Aetatè che ha segnato la svolta nei rapporti tra la Chiesa cattolica e gli ebrei, sono “vincolanti”.

da Avvenire