L’Arcivescovo di Salvador parla della Santissima Trinità

SALVADOR, mercoledì, 10 giugno 2009 (ZENIT.org).- “Come sappiamo che in Dio esistono tre persone?”, chiede l’Arcivescovo di Salvador (Brasile), il Cardinale Geraldo Agnelo. La risposta “è semplice”: “lo sappiamo perché ce l’ha detto Gesù. Gli apostoli hanno creduto in Gesù. Gli evangelisti hanno scritto di lui. La Chiesa continua ad annunciarLo”.

Parlando della Santissima Trinità in un articolo inviato a ZENIT, il Cardinale riconosce che si tratta di un “mistero” difficile da capire, ma è una verità “profonda, intima per noi”.

“Il fatto è questo – ha spiegato –: Gesù ha annunciato agli uomini il Padre e il suo amore per noi; ha presentato se stesso come Figlio; ha promesso e poi ha inviato lo Spirito Santo che opera senza sosta nelle coscienze e nella Chiesa”. E Gesù “ha inviato gli apostoli in tutto il mondo a insegnare la buona novella e a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

“Un’altra luce si accende se consideriamo che Dio è amore – ha aggiunto monsignor Agnelo –. Questa è l’insuperabile definizione di Dio data dall’apostolo Giovanni”.

Visto che Dio è amore, “il mistero trinitario è un mistero d’amore. Esiste un Padre, esiste un Figlio. Sono termini della famiglia umana. Giovanni Paolo II espose in un discorso questa idea singolare: ‘Dio non è solitudine, ma è famiglia’”.

“Dio Padre ama il Figlio, e a sua volta è amato dal Figlio. Questa doppia corrente d’amore, in Dio, diventa concreta, reale, diventa persona: lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo, dicono i teologi che hanno riflettuto sul Vangelo, è l’amore reciproco del Padre e del Figlio fatto persona”.

Per monsignor Agnelo, quando “sentiamo un impulso verso il bene” è lo Spirito Santo “che ci parla e ci assiste”. “Quando facciamo qualcosa di buono, è la forza di Dio che opera in noi”.

Il Cardinale invita quindi tutti ad essere “più attenti allo Spirito di Gesù che vuole operare i suoi prodigi anche in noi e per mezzo di noi. Così potremo testimoniare il Vangelo oggi e sempre”.