Una società senza direzione lo depenalizza insieme alla droga

LIMA, lunedì, 12 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “Il mondo culturale di oggi non ha direzione, non sa se depenalizzerà l’aborto, la droga e altri temi, contro la propria umanità; c’è quindi una mancanza di rispetto per Dio”, ha affermato il Cardinale Juan Luis Cipriani nel suo programma “Dialogo di Fede” questo sabato.

“Per questo, la Chiesa deve aiutare questa generazione e quella futura a tornare al rispetto della creatura”, ha esortato l’Arcivescovo di Lima.

Il porporato ha ricordato che Papa Benedetto XVI ha detto che “una carità, un amore vuoto di verità diventa un sentimentalismo in cui si inseriscono contenuti in modo arbitrario. Per questo, attualmente ci stanno riempiendo di un sentimentalismo molto grande, per inserire l’aborto di contrabbando”.

Il Cardinal Cipriani ha affermato che non bisogna separare i temi fondamentali della vita, che non sono motivo di agende politiche o congiunturali. “Spero che ci sia una chiara rettifica e che non sia un problema cattolico o meno, ma un problema della vita”, ha detto il pastore di Lima riferendosi alla sua opposizione alla depenalizzazione dell’aborto eugenetico e dell’eutanasia, approvata questa settimana da una Commissione di revisione del Codice Civile peruviano, a carico del Congresso della Repubblica.

Il porporato ha aggiunto che ci sono “abusi” nelle statistiche, “che ci dicono che più della metà dei matrimoni finisce con un divorzio, che ci sono migliaia di aborti clandestini o migliaia di bambini nelle strade”.

“Credo che tutto questo sia falso, cioè ci sono statistiche che vogliono farci credere che il matrimonio non serve, che i bambini sono un problema, che tutte le donne sono infedeli e che gli uomini sono degli svergognati”, ha dichiarato.

Difendere il matrimonio

In un altro momento del suo programma, il Cardinal Cipriani ha dichiarato che il matrimonio  è un progetto, cioè ci si sposa con una persona perché la si ama e la si vuole amare, e bisogna coltivare e aver cura di questo impegno.

Il progetto matrimoniale si può coltivare se gli sposi restano uniti, con orari in cui entrambi si sacrificano per stare insieme, ed evitando avventure, perché la scintilla della passione si accende e può bruciare un progetto matrimoniale.

“Chi si è sposato non è blindato di fronte ad altri uomini e altre donne, di fronte alla malattia o a un momento di dolore e tristezza, o al carattere di ciascuno. Si è imbarcato in un progetto con coraggio e quando ci sono difficoltà si affrontano insieme”, ha concluso.