Alla messa di apertura del Congresso eucaristico di Ancona

ROMA, lunedì, 5 settembre 2011 (ZENIT.org).- “Anche per la società di oggi, segnata da tanto egoismo, da speculazioni sfrenate, da tensioni e contrasti, da violenze, l’Eucaristia è richiamo all’apertura verso gli altri, al saper amare, al saper perdonare”. E’ quanto ha detto il Cardinale Giovanni Battista Re, inviato speciale di Benedetto XVI, nell’aprire ufficialmente, domenica mattina, nell’area della Fincantieri ad Ancona il XXV Congresso eucaristico nazionale.

L’Eucaristia, ha continuato il porporato, “è invito alla solidarietà e all’impegno per i poveri, per i sofferenti, per i piccoli, per gli emarginati”; “è luce per riconoscere il volto di Cristo nel volto dei fratelli. Riconoscere Cristo nell’ostia santa infatti porta a saperlo vedere anche nei fratelli ed apre il nostro cuore a venire incontro ad ogni povertà”.

Per questo, ha continuato, “l’Eucaristia è luce anche per il servizio al bene comune e per il contributo che i cristiani devono apportare alla vita sociale e politica, che oggi ha bisogno più che mai di un colpo d’ala, che porti ad un reale rinnovamento nell’onestà, nella rettitudine morale, nella giustizia e nella solidarietà”.

Ecco quindi che il Congresso eucaristico di Ancona diventa “occasione per trovare in Cristo la forza che cambia la vita e la società”; l’Eucaristia, infatti, è “il grande motore della vita cristiana: essa è incoraggiamento a rifare il tessuto cristiano della società e a educare alla ‘vita buona del Vangelo’; essa è punto di partenza per la auspicata nuova evangelizzazione, capace di innervare di contenuti evangelici lo stile dei comportamenti, la cultura che ci circonda e l’intera vita”.

Questo lunedì, invece, nel presiedere la Messa nella Cattedrale di San Settimio a Jesi, il porporato ha riflettuto sull’evento prodigioso della moltiplicazione dei pani riportato nel Vangelo ed ha ricordato che per compiere il miracolo, Gesù ha voluto utilizzare i pani ed i pesci di un ragazzo.

Quindi, ha spiegato, il “miracolo è avvenuto perché c’è stato uno che ha messo a disposizione quel poco che aveva; il miracolo è stato possibile perché c’è stata condivisione e solidarietà”. “Quei pochi pani e pesci sono piccola cosa di fronte ad una folla affamata, ma rappresentano il simbolo della carità fraterna e della solidarietà. Oggi, la parola solidarietà è spesso usata come una bandiera, come una parola molto quotata, ma purtroppo è poco messa in pratica”; e “i problemi della povertà, del sottosviluppo, della fame nel mondo non saranno mai risolti se non vi sarà davvero senso di solidarietà”.

“Anche la presente crisi economica e finanziaria – ha evidenziato – richiede un più grande spirito di solidarietà, che porti a superare gli individualismi, le avidità, la sfrenata speculazione, mettendo al centro le persone e puntando sul bene di tutti”.

Allo stesso tempo, però, il racconto evangelico ci spiega che “la fame della folla che attornia Gesù è segno e simbolo anche di un’altra fame che c’è nel cuore umano. Ogni uomo ed ogni donna hanno fame, oltre che di pane, anche di verità, di giustizia, di libertà, di amore e di solidarietà”.

Infatti, “il cuore umano è spesso agitato e tormentato dal desiderio e dal bisogno di quei valori di cui Cristo è stato annunciatore e garante. Nel cuore umano esiste un vuoto che soltanto Dio può colmare. In molte persone c’è un vuoto inquietante di certezze e di valori. C’è una fame spirituale spesso non riconosciuta”.

Ecco quindi che “anche in questo nostro mondo distratto ed affaccendato, non sono poche le persone che, magari inconsapevolmente, cercano Dio, perché sentono il bisogno di qualche cosa di più dei beni materiali che possiedono e del successo che hanno raggiunto nella loro professione” e questo Congresso eucaristico vuole ricordare proprio che “oltre al pane materiale necessario per vivere, esiste un altro pane del quale il cuore umano ha bisogno; un pane che viene dal cielo; un pane che è Cristo stesso, che si dona noi”.