di Domenico Bonvegna

Avevo promesso di continuare l’approfondimento sui grandi avvenimenti della storia dell’Europa, attraverso l’agile testo I Cancelli d’Europa, scritto da Giorgio Zauli, per le edizioni Ares, parto dal monachesimo benedettino, che rappresenta un “cancello” contro lo sfacelo della civiltà romana e la barbarie dilagante, ma certamente ha fornito il materiale con cui costruire tutti i “cancelli”futuri. Il monachesimo scrive Zauli: salvò, con l’opera mirabile degli amanuensi e l’intelligenza di abati e priori, documenti e testimonianze scritte del passato, dall’altro offrì ai popoli europei tanti e tali strumenti, conoscenze e abilità, da trarli non solamente fuori dalla profonda crisi economica e morale, ma da avviarli a un progresso travolgente, destinato a tramutarsi in superiorità economica, tecnologica e morale.

Al modello di cittadino romano, saggio, agricoltore, soldato, studioso, se ne era sostituito uno, dedito all’ otium, sincretista, edonista e imbelle. Così i monaci di Benedetto hanno rappresentato la più efficace risposta al dilagare della barbarie, evangelizzando e unificando l’Europa, costruendo delle piccole città di Dio, col celebre motto, Ora et labora. Così nei monasteri fece i primi passi la democrazia.

In breve queste comunità si diffusero in tutta l’Europa, partendo dall’esperienza del monachesimo irlandese di san Colombano, divenendo centri di cultura, di educazione e di progresso. I monasteri divennero scuole, biblioteche, infermerie, laboratori, farmacie, ospedali, sicuro rifugio nel pericolo, albergo per i poveri e pellegrini, officine, oasi di tranquillità mentre fuori regnava il caos.

I cenobi benedettini oltre alla civilizzazione e l’evangelizzazione, portarono avanti il progresso tecnico e tecnologico, diventando determinanti per il conseguimento dell’unità europea e dell’unicità e superiorità della loro cultura.

Zauli conclude l’argomento sul “cancello”benedettino: la rivalutazione del lavoro, conseguenza della concezione cristiana di uguaglianza e relativa progressiva abolizione della schiavitù, aveva infatti determinato in Europa una netta superiorità morale, economica, tecnologica, militare, capace di reagire a tutti gli attacchi.

La IV scheda riguarda la battaglia di Poitiers, per Zauli fu un vero scontro tra civiltà, uno di quelli appunto dai quali dipese il destino d’Europa e dell’Occidente. Oggi si tende a dare una lettura riduttiva della battaglia di Poitiers, e a questo proposito il testo entra nella polemica del mito storiografico della civiltà e della tolleranza islamica. Così sui libri come sui massmedia si tende a presentare la storia, la cultura e la religione musulmana come positive e contrapposte al Cristianesimo violento e discriminatorio, quando basta vedere che cosa succede ancora oggi in un Paese islamico allo storico, al politico, al cittadino che osano criticare la propria religione o a lodarne un’altra. Lo scopo è quello di accreditare un’immagine di società europea multiculturale a maggioranza islamica.

In quest’ottica si negano perfino le acquisizioni storiografiche più recenti e serie, che demoliscono le vulgate sulla presunta tolleranza islamica, anche quella Andalusa più sbandierata…

Certo la Storia non si fa con i se e con i ma, ma che cosa sarebbe successo all’Europa se gli arabi non fossero stati fermati a Poitiers? Non avremmo avuto la Civiltà Cristiana, nata dai grandi pellegrinaggi, a Roma, a San Michele Garganico, a Santiago de Compostela in Spagna, in Terra Santa, crociate comprese. L’Europa è nata pellegrinando, diceva Goethe.