di Domenico Bonvegna

Sto presentando per voi lettori Cancelli d’Europa, di Giorgio Zauli, edito da Ares.

La V scheda racconta l’epopea della Reconquista, dalla prima battaglia di Covadonga (722) alla resa di Granada (1492), quasi otto secoli per liberare la Spagna dal dominio islamico. Da quando Alfonso II il Casto, fondò  il santuario dedicato a Santjago, venne invocato dai combattenti, il matamoros, fu sempre al loro fianco sui campi di battaglia contro i musulmani. Mentre oggi è preoccupante che alcuni prelati spagnoli rimuovano le immagini di San Giacomo in veste di guerriero, per paura di eventuali attentati da parte di islamici fondamentalisti, o solo per un malinteso ecumenismo che non dovrebbe mai diventare cancellazione della propria storia o della propria identità.

Per la verità è anche vero che i musulmani non potevano durare così a lungo a occupare il suolo spagnolo se non c’erano le divisioni tra gli stessi cristiani, Zauli non manca di ricordare il grande contributo alla reconquista del leggendario Rodrigo Diaz, detto el Cid Campeador, l’eroe del poema epico il cantare del mio Cid, colui che conquistò nel 1094 Valencia.

In pratica per quasi otto secoli il popolo spagnolo visse in perenne mobilitazione guidati dai loro sovrani, in evidenza furono i Ferdinando, nome fatale per l’intera storia della guerra contro i mori. Ferdinando III fu addirittura canonizzato nel 1671, fino alla grande Isabella, detta la Cattolica, che tanto volle la scoperta dell’America, riconoscendo per prima l’umanità degli indios.

Alla fine della scheda Zauli, si chiede: Senza la conquista della Penisola Iberica e la conseguente nascita della potenza spagnola sarebbe riuscita l’Europa a fermare l’avanzata turca sui fronti meridionale e orientale? Saremmo qui a ricordare le vittorie di Lepanto e di Vienna?

Ma prima di raccontare i grandi eventi delle due straordinarie vittorie dei cristiani sugli ottomani, il libro Cancelli d’Europa punta l’attenzione sul cosiddetto Medioevo. Cominciando con l’eresia Catara, che negava non solo i dogmi e le gerarchie religiose ma tutte le fondamenta della convivenza civile e dello Stato, mettendo in pericolo il futuro stesso della società, quindi della cultura europea. Basti pensare che per il cataro tutto quanto concerne il corpo doveva essere rigettato: il suicidio era la più grande e alta rappresentazione; il matrimonio, la procreazione erano da evitare, poiché generando altri corpi, si crea altro male; andavano rifiutate la proprietà privata, l’autorità civile e religiosa, il giuramento di fedeltà, le imposte, il servizio militare, la giustizia. Ce n’era abbastanza per gettare a catafascio tutti i valori su cui si basava la società medievale e minare le fondamenta degli Stati, per cui non c’è da stupirsi che i primi a preoccuparsi furono i sovrani. A questo proposito il testo affronta il tema scabroso delle inquisizioni, che intanto furono tre in campo cattolico, ma non bisogna dimenticare quelle delle riforme protestanti, come la famigerata “caccia alle streghe”, che riguardò soprattutto il Nord protestante in epoca moderna.

Comunque sia Zauli raccomanda al lettore che bisogna sempre tenere presente che non è possibile giudicare il passato secondo categorie del presente: per noi oggi – continua Zauli – è inaccettabile condannare qualcuno per le proprie convinzioni religiose o politiche (anche se certi Stati prevedono, per esempio, pene severe per i negazionisti dell’Olocausto, in contraddizione con la libertà di opinione, che viene da questi stessi Stati sbandierata in altri casi.

Infine il testo sottolinea l’opera degli Ordini mendicanti francescani e domenicani che attraverso la pratica della povertà, hanno sconfitto i presupposti su cui si basavano i movimenti ereticali. Così Zauli può concludere che senza di loro, senza la Crociata, senza l’Inquisizione, il messaggio distruttivo dei Catari avrebbe fermato ogni ulteriore crescita culturale ed economica in Europa, determinando un regresso e un indebolimento che l’avrebbero messa alla mercè dei popoli e delle civiltà orientali. Che l’assediavano.