di Domenico Bonvegna

Molti storici sono concordi nel definire decisive per l’Europa le due battaglie del 1571 e del 1683.

Cominciamo dalla prima combattuta nelle acque di Lepanto il 7 ottobre del 1571. Da  anni le scorribande turche avevano messo a ferro e fuoco le coste del Mediterraneo, martoriata l’Europa balcanica, razziata la Slovenia e il Friuli, conquistata l’Ungheria. Certamente i combattenti cristiani di Lepanto ricordavano oltre un secolo di attacchi senza tregua né pietà subiti dai Turchi. A cominciare dalla caduta di Costantinopoli nel 1453, gli 800 martiri di Otranto, regolarmente decapitati. Le centinaia di città saccheggiate, uomini uccisi o messi ai remi, migliaia di bambini e donne rapiti. Bruciante era stata la tragica caduta di Famagosta, con la barbara uccisione del governatore Marcantonio Bragadin.

A fronte di questo scenario il papa Pio V, con fatica riuscì a mettere d’accordo i vari re e principi cristiani di allora, organizzando una Santa Alleanza, guidata dal comandante supremo don Giovanni d’Austria, figlio del valoroso Carlo V. Leggo dal libro Cancelli d’Europa di Zauli, che sto presentando: Il vecchio Papa, a Roma, e il giovane condottiero, sul ponte di comando della ‘Real’, non erano lontani quanto le centinaia di miglia lasciavano intendere: li univa un filo misterioso e prodigioso.

Nonostante l’inferiorità numerica dei combattenti cristiani rispetto a quelli turchi, miracolosamente vinsero. Don Giovanni aveva imposto di non bestemmiare né di lasciarsi andare a qualsiasi tipo di violenza. Il giorno della battaglia, per parte cristiana – scrive Zauli – erano tutti confessati e comunicati, compresi i rematori, delinquenti comuni, che avevano chiesto di poter combattere. Prima della battaglia, don Giovanni aveva fatto appendere all’albero maestro di ogni nave un crocifisso e lui stesso reggendo una grande croce passò in rassegna tutta la flotta schierata, ritornando sulla “Real”, spiegò lo stendard o papale rosso con la scritta: “In hoc signo vinces”, sormontata da Gesù crocifisso tra san Pietro e san Paolo. Tutto questo sottolinea Zauli determina nelle forze cristiane un’indubbia superiorità morale rispetto a quelle turche.

Quella di Lepanto fu una vittoria – scrive Zauli – difficile da attribuire solo alla superiorità tecnologica o a quella morale. Per gli uomini del tempo fu dovuta all’intercessione di Maria. Infatti la Chiesa ha dedicato il 7 ottobre alla Beata Vergine del Rosario.

Lepanto rappresentò un formidabile ‘cancello’ che dimostrò che i turchi erano battibili, se solo si fossero superate le divisioni.

L’altro “cancello”definitivo eretto dall’Europa è stato il 12 settembre 1683 a Vienna. Proprio qui i turchi avevano messo in campo il quinto assedio della città, portato avanti dal più grande esercito mai messo in campo dall’Impero Ottomano, tra soldati e lavoranti civili si avvicinava a circa mezzo milione. I difensori cristiani di Vienna non superavano i dodicimila. Anche questa volta l’Europa cristiana era distratta, aveva poca voglia di combattere, non aveva capito l’importanza della posta in palio. Un quadro desolante se non fosse stato per la provvidenziale presenza sul soglio pontificio di Innocenzo XI, beato, energico, carismatico e con una visione della politica europea più lucida di qualsiasi suo contemporaneo.

Consapevole del pericolo che correva tutta l’Europa, esercitò forti pressioni sui sovrani, finanziò l’Impero e la Polonia, affinché si armassero adeguatamente e, soprattutto, incaricò l’uomo giusto per suscitare una crociata: padre Marco d’Aviano, un focoso cappuccino.

Padre Marco grandissimo oratore, potente taumaturgo, riuscì a convincere tutti i sovrani per una nuova Lega Santa contro i turchi. Indispensabile l’apporto anche del re di Polonia, Giovanni Sobieski, devotissimo alla Madonna, votato alla difesa della Cristianità. Interessante la descrizione che ne fa Zauli prima della battaglia definitiva per Vienna e per l’Europa.

Il frate cappuccino celebra la Santa Messa, servita da due eccezionali chierichetti: il re di Polonia e il Duca di Lorena.

Nella battaglia si distinse la formidabile cavalleria del re polacco, gli ussari alati. Al galoppo sui loro cavalli, al grido di “Gesù-Maria” sbaragliarono i turchi. Il 12 settembre la Chiesa per la grande vittoria di Vienna, dedica il giorno al Santo Nome di Maria. Dopo 10 secoli viene allontanata definitivamente dall’Europa la minaccia islamica.

Nel 2003 Giovanni Paolo II proclama beato padre Marco d’Aviano, descrivendolo come un “profeta disarmato della misericordia divina, fu spinto dalle circostanze a impegnarsi attivamente per difendere la libertà e l’unità dell’Europa cristiana”.

Giorgio Zauli felicemente commenta: il riconoscimento più esplicito che la ‘santità’ non significa in assoluto il rifiuto dell’uso della forza, quando è reso necessario da una concreta minaccia, come fu per san Gregorio Magno, san Leone IX, san Gregorio VII, san Bernardo, san Luigi IX, e tanti altri. Il riconoscimento a Marco d’Aviano è significativo perchè proviene da un Papa che ha chiesto “scusa”per gli eccessi in cui si sono, nei secoli, caduti i cristiani. Scuse che nessuno ha esplicitamente accettato e, quel che è peggio, ricambiato.

Alla prossima.