di Stefano Andrini
Tratto da Avvenire del 10 maggio 2009

«La tossicodipendenza è un seme che attecchisce in un terreno che è stato a lungo preparato per accoglierlo e per farlo crescere con frutti di morte e di distruzione della persona umana. E la vera malattia del tossicodipendente è la mancanza di amore».

Lo ha detto il cardinale Carlo Caffarra aprendo ieri il convegno promosso da Istituto ‘Veritatis Splendor’, Amci Bologna e dalla Scuola di specializzazione in psichiatria dell’Università. «Quello della droga – ha proseguito il cardinale – non è mai il problema principale della persona che ne è vittima. Il suo utilizzo è una risposta sbagliata a un vuoto di senso nel quale la persona è caduta». Per questo, ha concluso la tossicodipendenza «è un fatto che costringe tutti noi a interrogarci su quale cultura abbiamo creato. E la cultura è l’abitazione, la dimora dell’uomo. Quale dimora abbiamo costruito, è la domanda che ci dobbiamo fare, se poi ci sono persone che distruggono questa strada dell’amore?». Da parte sua il senatore Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del consiglio, ha utilizzato un’immagine militare per descrivere la strategia contro l’uso delle sostanze. «Ho in mente – ha detto – un quadrato formato dalla famiglia, dalla scuola, dalle società sportive e dalla parrocchia che svolgendo una comune funzione educativa può mettere in condizione di non cadere nel dramma della droga». Giovanardi ha poi illustrato alcuni progetti come quello del portale per le scuole che fornisce informazioni a genitori, docenti e agli stessi ragazzi.

Tra le novità tre spot da tre secondi, che partiranno dopo le elezioni, realizzati con alcuni giocatori di Inter, Milan e Juve. Ai gol dei campioni si accompagna lo slogan «Fai il gol della vita non drogarti». Dal convegno sono emersi dati particolarmente preoccupanti per quanto riguarda l’abuso di alcool e di cannabis. Secondo una ricerca, infatti, il 97% dei consumatori di cannabis ammette di guidare anche sotto l’influenza della sostanza. Smentito, inoltre il luogo comune delle ‘droghe leggere’. Per i consumatori di cannabis geneticamente vulnerabili si possono infatti aprire le porte della schizofrenia e della depressione.