da Oltretevere, il blog di Giacomo Galeazzi, il 16 settembre 2010

Benedetto XVI sbarca in Scozia e condanna il nazismo “che aveva in animo di sradicare Dio dalla società”, dando atto al Paese ospite e ai suoi capi di essersi opposti “‘a una tirannia che negava a molti la nostra comune umanita”.

Il Papa tedesco ha aperto la sua storica visita in Gran Bretagna nei giorni in cui il Regno Unito ricorda la Battaglia d’Inghilterra con un un omaggio all’eroismo di un popolo di militari ma anche con un appello a resistere alla deriva verso un sempre maggiore secolarismo. Mentre è ancora rovente la polemica riaccesa da un’intervista del cardinale Walter Kasper a Focus sul “nuovo aggressivo ateismo” dei britannici, a Hollyrood Palace, la residenza ufficiale della Regina Elisabetta in Scozia, il Pontefice ha chiesto al Regno Unito, “mentre si sforza di essere una società moderna e multiculturale”, di “mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano né tollerano più”. L’incontro con la Regina e capo della Chiesa di Inghilterra è stato aperto da una calorosa stretta di mano e dal rituale scambio di doni (da parte di Elisabetta una serie di incisioni di Hans Holbein, l’artista di corte di Enrico VIII, mentre papa Benedetto ha donato un manoscritto del VIII secolo), il tutto in un castello medievale che fu Maria Stuarda prima di venir decapitata dalla cugina Elisabetta I. Un incontro che è stato carico di simboli: simboli di antiche differenze ma anche di tentativi di convergenza al di là delle polemiche dei giorni scorsi anche sul fronte del rapporto con gli anglicani. Evocando la “comune eredità cristiana”, Elisabetta ha ricordato “il contributo dei cristiani alla pace nel mondo e allo sviluppo economico e sociale dei paesi meno prosperi” e ha detto al Papa che “la religione è sempre stato un elemento cruciale dell’identità nazionale e della coscienza storica” del popolo britannico. Il fatto che Elisabetta abbia dato alla visita il rango di visita di Stato serve a “esprimerne il carattere pubblico e anche la responsabilità comune tra politica e religione per il futuro del continente e il futuro dell’umanita”, aveva detto il Papa durante il volo da Roma-Ciampino a Edimburgo: “C’é una grande comune responsabilità perché i valori che creano la giustizia e la politica e quelli che vengono dalla religione stiano insieme e camminino insieme”. Papa e Regina si sono ritirati per un breve colloquio in un salone del castello: un faccia a faccia “amichevole, gioioso, cordiale”, ha detto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che ha parlato di “clima familiare”. La Regina aveva accolto il Papa con una calorosa stretta di mano e una battuta sulla “macchinetta”, una berlina grigia, su cui il Pontefice aveva viaggiato dall’aeroporto: “Dov’é la papamobile?”, avevo chiesto ai dignitari che erano con lei. La Mercedes speciale con vetri anti-proiettile è comparsa dopo il ricevimento per 400 vip (tra questi il vice-premier Nick Clegg, l’arcivescovo di Canterbury, il primo ministro scozzere Alex Salmond) per riportare il Papa in città attraverso ali di folla festante e marginali proteste. A tener vive le polemiche hanno pensato i comunicati. Gli atei si sono infuriati per l’accostamento di ateismo e nazismo: “Il concetto che fu l’ateismo dei nazisti che portò alle loro odiose visioni estremiste è una terribile diffamazione verso quanti non credono in Dio”, ha protestato la British Humanist Society, mentre la National Secular Society ha criticato il Papa che “lavora dietro le quinte per aumentare il potere della sua Chiesa sulle istituzioni democratiche”.