di Andrea Zambrano
Tratto da La Bussola Quotidiana

Troppo pochi i fedeli in chiesa, meglio trasformarla in un mercato ortofrutticolo. Succede a Bruxelles dove il Comune è proprietario di un tempio dedicato a Santa Caterina nel cuore della capitale belga.

Ai poveri cristiani di Budapest nel ’56 andò meglio: le chiese vennero trasformate in magazzini di vettovaglie, grano e rifornimenti per la rivoluzione comunista alle porte. All’eroica spedizione della Dc italiana, capitanata da don Mario Prandi, la sola inviata dall’Europa per portare aiuti agli insorti ungheresi, non parve vero di vedere la casa del Signore trasformata nell’evangelico mercato. Così, il combattivo sacerdote, sfidando i carri armati dell’Armata Rossa, entrava, imprecava contro il sacrilegio ed estraeva dal taschino della talare l’aspersorio: due colpi di acqua benedetta, un parternoster e poi via, di corsa contro blocco sovietico.

Ma se allora c’era almeno la consolazione di una benedizione, oggi certe decisioni avvengono con timbri e carte bollate. Troppo pochi i fedeli, ma soprattutto troppo dispendioso per la fabbriceria del tempio restaurare l’edificio, che, se dal punto di vista artistico non è il miglior esempio di arte neogotica belga del XIX secolo, è comunque una delle chiese più grosse de la Ville, ma soprattutto ha una comoda fermata della metro vicina e una parrocchia vivace, con circa 100 fedeli al giorno che partecipano alla messa quotidiana e 250 alla domenica, più il via vai di turisti che si trovano a bazzicare nella zona.

Numeri freddi, ce ne rendiamo conto, ma è sulla base degli stessi numeri che le autorità comunali di Bruxelles stanno ragionando con le autorità ecclesiastiche non solo il cambio d’uso, ma addirittura la demolizione del tempio, in barba al vincolo posto negli anni ’80 dall’organismo locale di tutela dei beni architettonici.

Il vescovo Leonard, subentrato da poco alla guida della diocesi, sta cercando un compromesso con le autorità civili, ma ha già un diavolo per capello in una realtà profondamente scristianizzata dove la presenza cattolica si sta riducendo sempre più al lumicino. Inoltre, il fronte, per la Chiesa belga, è quello delle numerose leggi anti vita che il parlamento sta sfornando negli ultimi anni. Troppe trincee aperte: sulla chiesa di Santa Caterina sarà la ragion di stato ad avere la meglio.

Ma come spesso accade sono i laici a fare i guastafeste. Così grazie all’uso delle tecnologie hanno aperto un profilo su Facebook e un blog apposito per salvare, previa raccolta di almeno 5. 000 firme, la chiesa: http://www. eglisesaintecatherinebruxelles. be

«E’ un tentativo, ma i numeri contano. Se raggiungiamo le 5. 000 firme o più dovranno ascoltarci. Non è solo un problema del Belgio, ma di tutta l’Europa cristiana», dicono dal blog, che sta ricevendo in questi giorni l’attenzione anche di media nazionali e internazionali.

Nel frattempo una delegazione del comitato Amici di Santa Caterina è stata ricevuta il 10 dicembre da monsignor Leonard, che ha tranquillizzato dicendo che non c’è ancora nulla di deciso, anche se resta come spada di Damocle la data del 31 dicembre come termine ultimo per sgomberare il tutto. Intanto la comunità ortodossa, che trova ospitalità anch’essa nella chiesa, ha già fatto i bagagli e ora cercherà un’altra sistemazione. La chiesa che dal 2012 invece dovrà ospitare i cattolici è quella “Des Riches Claires”, che accorperebbe anche l’amministrazione parrocchiale della stralciata Santa Caterina. Se ne saprà qualche cosa di più mercoledì 14 dicembre, quando una delegazione sarà ricevuta in municipio.

Quel giorno però l’oggetto del contendere non sarà la permanenza del culto nell’edificio, bensì come sistemare la comunità cattolica. Al comitato era stato proposto di ricavare una cappella all’interno del mercato ortofrutticolo che si creerebbe con l’abbattimento della chiesa. Ma il comitato ha risposto con un secco no. In più il vincolo architettonico sembra un ostacolo troppo grosso anche per il Comune.

La diocesi invece propendeva per una soluzione di compromesso, lasciando una parte della chiesa al culto, e l’altra al commercio (sic!). Ma sembra che il progetto non abbia trovato il parere favorevole dell’amministrazione.

Di sicuro c’è la volontà da parte del Vicariato locale di operare una «riflessione per le chiese della città», perché, sempre per la curia di Bruxelles, per la chiesa di Santa Caterina non saremmo di fronte ad una dissacrazione, ma ad una riqualificazione urbana. Come per una vecchia stazione o un mulino in disuso. Comunque finirà, per i cristiani del Belgio si creerebbe un precedente molto pericoloso. E non solo per il Belgio.

Che nessuno avverta il professor Monti della soluzione che stanno prendendo nella capitale dell’Unione europea. Sai quanta Ici entrerebbe nelle casse dello Stato italiano?