Caffarra: «Il sociale non si riduce a casuale incontro di interessi» • Donati: «In crisi è solo il laicismo giacobino» • Pera: «Superare il clima di polemica continua e recuperare il nostro fondamento comune»
di Stefano Andrini
Tratto da Avvenire del 7 ottobre 2009

«La questione della laicità non si limi­ta al rapporto tra Stato e Chiesa. Es­sa ha un profilo politico centrale: ovvero come impedire che il sociale umano si riduca a casuali convergenze di interessi priva­ti». Lo ha affermato il cardinale Carlo Caffarra intervenendo alla presentazione di due ricer­che promosse dall’istituto Veritatis Splendor.

Due i volumi, entrambi editi da Il Mulino con contributo della fondazione Carisbo, ieri al centro di un incontro: Laicità: la ricerca dell’u­niversale nelle differenze a cura di Pierpaolo Donati e Laicità e relativismo nella società post­secolare a cura di Stefano Zamagni e Adriano Guarnieri. Entrambi si collocano all’interno dello sforzo di ri­flessione promosso dal Veritatis Splen­dor con il ‘Progetto laicità’ che punta – ha ricordato il ve­scovo Ernesto Vec­chi, presidente del comitato direttivo dell’istituto – allo smantellamento della dicotomia lai­ci- cattolici. Nel suo intervento, Caffarra ha ricordato che «il tema della laicità ci sta appassionando in quanto espres­sione del rapporto tra fede e ragione.

Previsto anche da Platone quando in­vocava una divina rivelazione di cui l’uomo ha bisogno per attraversare il tempestoso mare della vita». A propo­sito di laicità il se­natore Marcello Pe­ra ha auspicato che il dibattito in Italia possa «superare il clima di polemica continua e di aggressività che fa rinascere steccati di cui non abbiamo bi­sogno». Pera si è soffermato sulla distinzione tra laicità politica e laicità comprensiva: «Non è vero che la prima non sia coercitiva. Certo non ci impone di portare il velo o di digiunare. Ma qualcosa ci impone: l’uguaglianza tra uomo e donna oppure il fatto di non violare la pro­prietà altrui». Come spiegare questa coercizio­ne? Per Pera c’è in gioco una scelta morale, «la scelta di una comunità che ha come fonda­mento una giustificazione di tipo religioso: il cristianesimo. Se però si elide il fondamento, si corrompe la scelta morale e  quindi si corrompe anche la scelta verso la laicità politica. Il cristia­nesimo è un alleato naturale dello Stato laico».

Critico invece sugli esiti della ricerca Angiolo Bandinelli «perché bisogna costruire lo Stato laico a livello mondiale», mentre Giuseppe Dal­la Torre ha rilevato come sul piano giuridico la laicità si sia spostata dal piano religioso a quel­lo etico. Da parte sua il sociologo Pierpaolo Donati ha sintetizzato gli scopi della ricerca: «I due volumi non si limitano all’analisi ma avan­zano una proposta di laicità positiva. Non una separazione o una confusione ma uno spirito delle distinzioni tra fede e ragione in senso re­lazionale. Solo il cristianesimo ha questo spiri­to». Non stiamo assistendo, ha osservato, alla crisi della laicità ma al crollo della laicità mo­derna illuminista e giacobina: «Dobbiamo ri­prendere ciò che la laicità cristiana insegna e portarla al di là della modernità. Oggi è ancora possibile che istituzioni civili promuovano va­lori religiosi. Ma non lo possono fare appellan­dosi al Vangelo, ma a ragioni valide per tutti».