Eid al-Adha, la grande festa islamica che celebra il sacrifico di Isacco, quest’anno vede scorrere il sangue dei fedeli, non soltanto quello degli agnelli sgozzati ritualmente. Un attentato ha funestato il primo giorno della ricorrenza, il 6 novembre, in Afghanistan, dove un terrorista si è fatto esplodere in una moschea uccidendo sette persone e ferendone 17, e in Iraq, dove tre ordigni esplosivi hanno seminato la morte in un mercato affollato.

Ma è soprattutto in Nigeria che la ferocia integralista
si è scatenata con una serie di attentati a partire dal 4 novembre che hanno coinvolto anche pesantemente le comunità cristiane. Il bilancio provvisorio è di oltre 100 vittime, forse addirittura 150.
Autori delle stragi sono i militanti di Boko Haram, la setta integralista nata nel 2002 con la missione di imporre su tutto il paese la legge coranica nella sua interpretazione più rigorosa. Hanno colpito dapprima nella città in cui la setta è stata fondata: Maiduguri, capitale del Borno, uno dei dodici stati settentrionali a maggioranza islamica della federazione nigeriana. Una autobomba guidata da un attentatore kamikaze è esplosa il 4 novembre all’ingresso di una caserma militare. Poi è stata la volta dell’istituto di teologia islamica El-Kanemi. Infine i terroristi hanno attaccato alcune moschee in diverse zone dalla città, per fortuna senza causare vittime.
Il giorno dopo un’ondata di violenza ancora più grave ha devastato la capitale del confinante stato dello Yobe, Damaturu, e un’altra città, Potiskum, situata nelle vicinanze. Una autobomba è saltata in aria nei pressi della sede di un comando militare, una ha sventrato una banca. Poi è stato un susseguirsi di raid durati fino a notte inoltrata durante i quali i terroristi hanno attaccato tre stazioni di polizia, hanno distrutto in parte o del tutto alcune chiese e hanno ucciso decine di persone, tra forze dell’ordine e civili inermi.
Gli scontri etnici e religiosi sono frequenti ed estremamente cruenti in Nigeria, un Paese che comprende oltre 250 tribù per un totale di circa 160 milioni di persone per metà, concentrate nel nord, di fede islamica, e per il resto cristiane. Ogni anno si contano migliaia di morti e danni materiali per milioni di dollari.
Il fatto nuovo, con Boko Haram, è che anche in Nigeria, come già in altri stati, alcune componenti integraliste dell’Islam infieriscono oltre che sugli infedeli – in questo caso i cristiani – anche sui fedeli colpevoli ai loro occhi di violare le prescrizioni coraniche e di consentire la contaminazione e la corruzione dell’Islam da parte dell’Occidente cristiano.
In lingua hausa Boko Haram vuol dire “la civiltà occidentale è proibita”, in ogni suo aspetto e manifestazione. Rifiuta l’istruzione occidentale, bandisce jeans e t-shirts, respinge la democrazia, irride le scoperte scientifiche: per i Boko Haram la terra è piatta e la pioggia è un dono divino.
Reclutano con una certa facilità i giovani senza futuro che affollano i quartieri urbani più degradati: quelli sempre pronti ad approfittare dei disordini e delle manifestazioni di protesta per rubare e scaricare le frustrazioni con atti collettivi di violenza su beni e persone.
La povertà è il principale ingrediente oggi del tribalismo e dell’intolleranza religiosa, alimentati per distogliere l’opinione pubblica dalle responsabilità dei corrotti e degli incapaci di cui le classi politiche africane sono zeppe: come se la colpa fosse dei vicini di casa, della comunità etnica limitrofa, dei fedeli dell’altro Dio e bastasse liberarsene o sopraffarli per migliorare le cose. Boko Haram aggiunge a questo la formula di un ritorno all’Islam integro, delle origini e la scelta del terrorismo come arma per assolvere alla propria missione. Si spiega così il legame instauratosi con Al Qaeda nel Maghreb islamico, il gruppo terroristico algerino, ex Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, affiliatosi ad al Qaeda nel 2005.

L’escalation di violenza degli ultimi mesi – durante l’estate Boko Haram
ha colpito per due volte la capitale Abuja riuscendo a mettere a segno un attentato contro la sede delle Nazioni Unite – conferma un progetto distruttivo e destabilizzante. Si può solo sperare nella fermezza delle comunità cristiane, affinché sappiano resistere alla tentazione della ritorsione e della vendetta, e nel senso di responsabilità dei leader islamici degli stati settentrionali che già hanno adottato la legge coranica e che hanno mal volentieri accettato la vittoria di un cristiano del sud alle elezioni presidenziali dello scorso anno.

di Anna Bono da La Bussola Quotidiana