di Andrea Zambrano
Tratto da La Bussola Quotidiana il 23 febbraio 2011

Salta lo spettacolo ispirato da Beppino Englaro nel teatro cattolico. Troppo forti a Reggio Emilia le polemiche di questi giorni sollevate dalle colonne di un giornale locale da parte dei movimenti pro life.

La curia reggiana ha così deciso di chiedere alla direzione artistica del Teatro ReGiò di rinviare sine die il monologo di Luca Radaelli “Una questione di vita o di morte. Veglia laica per E. E. ” previsto nella sala parrocchiale per sabato prossimo.

La vicenda ha dovuto interessare direttamente il vescovo Adriano Caprioli che ha costretto così il direttore dell’ufficio di pastorale giovanile don Giordano Goccini a rinviare la piece perché «le polemiche di questi giorni e i toni usati hanno travalicato la libera espressione delle opinioni, tipica del dibattito culturale, sfociando in accuse e insinuazioni dolorose».

Rinviato dunque e non annullato perché la direzione si riserva di organizzare un evento «per poter inserire lo spettacolo in un contesto più ampio: un evento nel quale sia possibile ascoltare non solo una storia e non solo una voce, ma più storie e più voci, come da molti richiesto in questi giorni».

Sull’iniziativa, promossa e difesa da don Goccini perché soltanto «una storia su cui interrogarci e non da condividere nelle scelte a cui ha portato», erano piovute le critiche del Forum delle associazioni familiari, del sindacato delle famiglie, di Scienza e vita e dell’Azione cattolica e una vibrante protesta del Movimento per la vita locale negli uffici del vescovado.

Insomma, di tutto il laicato impegnato nei temi della difesa della vita. Lo spettacolo di Radaelli, consultabile da qualche giorno on line, racconta la vicenda di Eluana Englaro, filtrata direttamente dagli occhi del padre Beppino e del suo libro, secondo una visione che esalta l’autodeterminazione e la scelta dell’eutanasia, parola evocata il meno possibile nel testo e svuotata del suo significato estrinseco e ormai di dominio pubblico, come gesto di libertà.

Lo stesso Beppino, il cui contributo alla stesura del testo viene definito prezioso, nel monologo di Radaelli, è esaltato come piccolo grande uomo, che in virtù del rispetto di un principio (“fare del proprio corpo quello che si vuole”) ha sfidato come Antigone la morale di Stato.

Ma le proteste dei movimenti pro life non si sono fermate. «Non c’è contraddittorio e viene presentata la scelta di Beppino come positiva. Tutto questo in un luogo che dovrebbe educare i giovani al rispetto della vita in tutti i suoi stadi: è inaccettabile», hanno tuonato lettori e movimenti dalle colonne del Giornale di Reggio e dal settimanale diocesano La Libertà.

L’imbarazzo in curia è stato notevole. A nulla sono valse le giustificazioni del teatro secondo le  quali uno spettacolo deve solo scuotere le coscienze e non presentare certezze. «Anche il “Vicario” era uno spettacolo teatrale, eppure ha propagandato la leggenda nera di Pio XII sui silenzi verso gli ebrei». «Englaro ha fatto del suo dramma una lucida battaglia per l’eutanasia di Stato. Non aspettava altro: andare in un contesto cattolico e esporre le sue tesi per poter spaccare i cattolici».

Questo il tenore del vivace dibattito sulla stampa, che ha indotto il vescovo a dire stop e a rinviare a data da destinarsi lo spettacolo.