Il gruppo [email protected] della Facoltà di Bioetica sfida il politically correct

di Massimo Losito

ROMA, venerdì, 18 novembre 2011 (ZENIT.org).- Per cercare la verità bisogna avere fede. Non è necessario rispondere male al male. Di fronte ai pregiudizi ed alla malafede, bisogna moltiplicare la capacità di spiegare bene, in maniera brillante e moderna il senso della bioetica cattolica.

Queste le conclusioni del Simposio su Bioetica e mass media, che si è svolto a Roma. Giovedì 17 novembre, presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

L’incontro era dedicato ad analizzare il problema della corretta informazione in merito alle tematiche studiate dalla Bioetica.

Il simposio è stato organizzato nell’ambito delle attività svolte dal Gruppo di Ricerca [email protected], della Facoltà di Bioetica con la collaborazione della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani.

All’incontro, oltre ad alcuni membri del Gruppo [email protected], hanno partecipato giornalisti specializzati nella comunicazione dei temi di bioetica.

Nel discorso di apertura Padre Gonzalo Miranda L.C, decano della Facoltà, ha ricordato le preoccupazioni del Pontefice Giovanni paolo II, quando rilevava l’enorme influenza che i giornalisti hanno nel dettare il parametro culturale di riferimento.

Ed ha raccontato di come anche il mondo ecclesiale è stato influenzato dai modelli culturali dettati dai giornalisti.

A questo proposito Padre Miranda, ha riportato di un gruppo di sacerdoti i quali hanno cercato di ridurre il linguaggio della Bibbia a quello di uso giornalistico, facendo sì che il politically correct ha stravolto il significato dei passi biblici.

Il decano della Facoltà di Bioetica, ha precisato che nel mondo moderno il potere dei mass media sulla cultura e sulla comunicazione è esagerato ed eccessivo.

Anche perchè accadano fatti sconcertanti, come le frodi dello scienziato coreano che ha raccontato di essere riuscito nella clonazione umana, o dello scienziato che per 15 anni ha falsificato i dati climatici, pur pubblicandoli sulle maggiori riviste scientifiche del mondo.

In questo contesto la professoressa Carla Basili del Consiglio Nazionale delle Ricerche, docente di Documentazione e di Metodologie dell’Informazione Scientifica nelle Università di Macerata e a ‘La Sapienza’ di Roma, ha affrontato il tema scottante del corretto giornalismo scientifico.

Ha illustrato come la notizia viene scelta e ripresa, quale criterio metodologico viene utilizzato, in che modo viene affrontato e il problema dell’affidabilità delle fonti di informazione.

Circa i limiti che condizionano la buona informazione, la Basili ha indicato il fattore tempo, la formazione del giornalista scientifico, le news intese come prodotto commerciale a scapito della qualità, i titoli sensazionali e ingannevoli.

Nella seconda parte dell’incontro, Antonello Cavallotto, del gruppo [email protected], ha introdotto un dialogo a due tra Assuntina Morresi, del Comitato Nazionale per la Bioetica e Antonio Gaspari, Coordinatore Editoriale di ZENIT (www.zenit.org).

La Morresi ha mostrato un esempio concreto di come il pregiudizio e la malafede siano alla base di tantissimi articoli riguardati la Bioetica.

Proprio un giorno prima che il Presidente del Consiglio annunciasse le sue dimissioni, la Morresi insieme alla Eugenia Roccella Sottosegretario al Welfare hanno finito il lavoro per le linee guide della Legge 40, in merito alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Questa solerzia nel cercar di definire le Linee Guida, è stata vista dai mass media come un tentativo di golpe per imporre politiche eticamente corrette nel campo della PMA, così sono apparsi articoli con informazioni false. Toni offensivi sono stati utilizzati contro la Roccella, e addirittura sono state consegnate due querele contro l’ex sottosegretario al Welfare.

Di fronte a questa aggressione condotta in malafede, Gaspari ha proposto di rispondere con azioni di informazione corretta, diffusa massicciamente in rete, tramite bi nuovi mezzi di comunicazione di massa.

“Male contro male, vince il male” ha sottolineato il Coordinatore editoriale di ZENIT. Ed ha aggiunto “Per vincere contro il pregiudizio bisogna diffondere la buona informazione”.

Per vincere il pregiudizio, soprattutto sui temi di bioetica, Gaspari ha proposto di riscoprire l’essenza della fede cattolica e cioè la carità e la misericordia.

A questo proposito ha citato Don Salvatore Vitiello che in un recente incontro con i Centri di Aiuto alla Vita (CAV) a Firenze ha detto: “L’Aborto è un omicidio? Sì! Ma condannare le donne non ha mai salvato alcuna vita! È doveroso ricordare, proprio in quanto cristiani, che l’ultima parola, su tutte le brutture del mondo e della storia, è sempre “Misericordia”! È necessario intensificare, con ogni mezzo, le possibilità di aiuto concreto, sul campo, anche sotto il profilo della formazione, remota, prossima ed immediata alla tutela della vita”.

In questo contesto la Morresi ha ricordato le parole di un santo sacerdote, il quale gli ha insegnato a impegnarsi oltremodo perchè “se non lo fai tu forse nessun altro lo farà”, ma anche che “a fare le cose ci pensa Dio”, quindi può star tranquilla sugli esiti finali della contesa.