di Giorgio Carbone
Tratto da Avvenire – Bologna 7 di domenica 30 gennaio 2011

Bioetica laica e bioetica cattolica? È questo il titolo della lectio magistralis che il professor Francesco D’Agostino, presidente emerito del Comitato Nazionale per la Bioetica terrà venerdì prossimo 4 febbraio alle 18 presso l’Istituto Veritatis Splendor (via Riva Reno 57), lezione aperta a tutta la cittadinanza.

La domanda «Bioetica laica e bioetica cattolica?» lascia pensare che ci siano delle differenze. Queste esistono almeno nell’opinione di alcuni e nel modo in cui alcune questioni bioetiche vengono presentate dai grandi mezzi di comunicazione. Ma dal punto di vista teoretico le differenze sono marginali. Infatti, la bioetica elaborata da pensatori cattolici ha la pretesa di fondarsi non su argomenti di carattere confessionale, ma innanzitutto su argomenti razionali, e solo secondariamente sulla Rivelazione. Ad esempio l’illiceità dell’aborto è fondata sul fatto che anche chi è abortito è un essere umano, per quanto non abbia ancora le nostre sembianze. E quindi l’illiceità dell’aborto è fondata sul principio laico della pari dignità tra gli esseri umani, in forza del quale non è lecito che un simile uccida un suo simile. Oppure gli argomenti contro l’eutanasia si basano sul principio altrettanto razionale secondo il quale la vita fisico-corporea, identificandosi, con la mia persona è un bene indisponibile. Se fosse disponibile, la vita fisico-corporea sarebbe soggetta a valutazione, come tutti i beni oggetto di disposizione, e quindi sarebbe valutabile e graduabile. La bioetica cattolica invoca il concetto di dignità dell’essere umano, il principio di uguaglianza tra gli esseri umani e il principio di indisponibilità della vita fisica. Queste sono idee laiche nel senso pieno del termine, cioè non si rifanno a un principio di autorità, ma fanno appello all’uso della comune ragione umana. Quindi, teoricamente dovrebbero essere anche i capisaldi di quella che i mezzi di comunicazione qualificano come «bioetica laica». A ben vedere, però, le varie posizioni che vengono raggruppate sotto tale menzione, anche se in linea di principio riconoscono quei valori fondanti, di fatto abbracciano il relativismo conoscitivo. E, quindi, visto che per il relativismo non può esistere alcuna affermazione sempre vera, anche quei principi fondanti non valgono sempre e comunque, ma la loro efficacia è fluttuante. Quindi, più propriamente bisognerebbe parlare di «bioetica relativistica» o se si preferisce «bioetica liquida».