di Gaetano Vallini
Vista l’assenza di prodotti cinematografici e televisivi italiani di livello dedicati alle famiglie, il Fiuggi Family Festival – che nella serata di sabato 1 agosto chiude la seconda edizione con la proclamazione del film vincitore – si sta organizzando per colmare questo gap. Ha cominciato a farlo con il premio di sceneggiatura, che quest’anno vedrà consegnati i primi riconoscimenti, e continuerà strutturandosi nell’immediato come società di distribuzione e, in futuro, anche di produzione.
L’ambizioso salto di qualità, ma in realtà sembra più il naturale sviluppo di  un progetto ben preciso, lo annuncia il direttore artistico, Andrea Piersanti, tracciando un primo bilancio della manifestazione. “Che è di grande soddisfazione – sottolinea – perché abbiamo capito che c’è spazio per un festival target family in un panorama di manifestazioni culturali, soprattutto nell’ambito del cinema e della televisione, pensate per un pubblico di addetti ai lavori”. La distribuzione targata Family Festival dovrà far circolare le pellicole in concorso che, come avvenuto per quelle dello scorso anno, non arriveranno nelle sale; compresi i documentari, che hanno suscitato notevole interesse. In particolare Consuming kids, che racconta il modo in cui le strategie commerciali delle grandi aziende americane abbiano abbassato la soglia marketing fino a zero anni, considerando anche i bambini fino a tre anni come potenziali “responsabili d’acquisto”. “È un tema molto sentito. E, come accaduto lo scorso anno per Bella, il film contro l’aborto, molte associazioni presenti – spiega Piersanti – ci hanno chiesto, altre proiezioni in giro per l’Italia. Quanto alla produzione di film, in prospettiva, le sceneggiature che premieremo a partire da quest’anno potranno diventare lo spunto per una vera e propria attività in tal senso”.

Ma al di là di questo, il direttore artistico ci tiene a sottolineare come anche quest’anno si siano visti i bambini giocare nelle sale cinematografiche e i passeggini accanto alle sedie della platea. “Questo – afferma Piersanti – ci dà la misura di un sentimento di gioia che pensavamo essere coerente con il consumo cinematografico ma che nella realtà è scomparso. Se tale modello tornasse in tutte le sale cinematografiche, il cinema potrebbe avere un’occasione di ripresa”.
La pensa così anche Alessandro D’Alatri, presidente della giuria, colpito dalla presenza in sala di bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani. “Solitamente nei cinema vedi o solo i giovani, o solo le mezze età, o solo gli anziani. Qui – dice il regista – ho ritrovato l’humus vero della sala cinematografica, quello che c’era quando ero bambino. Questo Festival ha ricostruito quell’ambiente, che è importante per il cinema:  non un cinema d’élite, ma un cinema aperto a tutti. Questa pluralità è il grande pregio del Festival”.
Anche per D’Alatri il bilancio è, dunque, decisamente positivo. “Si dice che, perché un festival esista veramente, ci vogliono almeno cinque edizioni. Qui – sottolinea – siamo solo alla seconda ma appare una manifestazione già matura, che sembra aver radicato molto più di quanto avviene solitamente. Sono consapevole che il Family Festival viene da lontano. Probabilmente perché viene da lontano l’esigenza di una manifestazione come questa, di cui si avvertiva la mancanza, come dimostra la significativa presenza di pubblico alle proiezioni e agli incontri di approfondimento”.
Tra questi ultimi ha suscitato interesse quello dedicato al mondo dei videogiochi. Così com’era avvenuto nella scorsa edizione con le major televisive che producono contenuti per ragazzi, per la prima volta le principali aziende produttrici di console e di giochi si sono confrontate con i genitori. Sono emerse interessanti prospettive per lo sviluppo di contenuti eticamente accettabili e in armonia con la vita familiare, tenuto conto del fatto che questo, se non è l’unico mercato a cui i videogames si rivolgono, è tuttavia il più ampio e significativo.
I genitori hanno preso atto di dover vincere la loro estraneità a questo mondo, i produttori hanno assicurato di far tesoro dei suggerimenti delle famiglie. Famiglie alle quali sono invece diretti i consigli di Un anno di zapping, libro curato da Armando Fumagalli e Chiara Toffoletto, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presentato nell’area incontri, che contiene 150 schede su altrettanti programmi televisivi, per orientarsi tra i palinsesti con un punto di vista privilegiato sui valori, gli stili di vita e gli orientamenti morali veicolati. Un buon successo di pubblico lo hanno fatto registrare i film in concorso. Di quelli in programma, dall’apertura fino a martedì, abbiamo già dato conto. Restano da segnalare le pellicole che hanno animato la seconda metà del Festival. A cominciare da una delle anteprime più attese, quella di Genova (Usa, 2009), del regista Michael Winterbottom, con Colin Firth, che, sullo sfondo delle strade del capoluogo ligure, racconta – con ottima tecnica ma non senza esitazioni – il tentativo di una famiglia di ricominciare a vivere dopo un grave lutto. Molto diversa la storia di El estudiante (“Lo studente”, Messico, 2009) di Roberto Girault, che rappresenta l’incontro tra due generazioni, tanto più singolare perché mediato dall’amore dell’anziano protagonista per uno dei principali personaggi della letteratura mondiale, don Chisciotte.
Con Versailles (Francia, 2008) diretto da Pierre Schöller, si affronta il tema delle vite difficili delle persone finite ai margini della società, per le quali, tuttavia, sofferenza e solitudine non saranno le parole definitive. Mazie Lauptaji (“Piccoli ladri”, Lituania, Austria, 2009)), di Armands Zvirbulis, parla di una famiglia che, persa la casa sottrattale da una banca, s’imbarca in una comica rapina in cui la genialità semplice ed efficace dei bambini si scontra con i maneggi degli adulti.
Angeles S.A. (“Angeli S.A.”, Spagna, 2009), del regista Eduard Bosch, è invece una lettura in chiave familiare della più classica commedia “celeste”, un racconto sull’amore, la speranza e le seconde occasioni, con un papà-angelo che torna sulla terra per aiutare la figlia. Con Labou (Stati Uniti, 2008) Greg Aronowitz propone un’avventura per i più piccini, con tre bambini alla ricerca del tesoro del Capitano LeRouge, inabissatosi con la sua nave nella baia della Louisiana 200 anni fa. Infine, di tutt’altro genere il secondo documentario in concorso, Piccole storie di bambini (Italia, 2009), diretto da Gabriele Salvatores, Fabio Scamoni e Guido Lazzaroni, che racconta l’esperienza degli InterCampus, le scuole calcio aperte dall’Inter in alcuni Paesi poveri in favore dei bambini svantaggiati.
Fuori concorso, particolarmente apprezzate sono state le proiezioni dedicate alla figura e all’opera di Giovannino Guareschi. Oltre al film Don Camillo e all’anteprima del bel documentario di Francesco Barilli dedicato allo scrittore – che rende giustizia a un uomo detestato da intellettuali e politici ma apprezzato dalla gente – è stato proposto La rabbia, documentario in due parti affidate rispettivamente a Pier Paolo Pasolini e a Guareschi nel 1963 con l’intento di offrire due punti di vista opposti sui fatti del decennio. Gli organizzatori hanno voluto questa proiezione come una sorta di risarcimento verso Guareschi dopo che all’ultima mostra del cinema di Venezia si era deciso, non senza polemiche, di proiettare solo la parte firmata da Pasolini.
Aspettando di conoscere i dati sull’affluenza – comunque buona grazie all’aumentato impegno del Forum nazionale delle associazioni familiari – un aspetto lo si può già sottolineare:  sia negli organizzatori sia nei partecipanti è cresciuta la consapevolezza che davvero quello di Fiuggi può diventare l’appuntamento più importante per riflettere su cinema e tv in relazione alla famiglia, ma anche per mettere a confronto chi fa intrattenimento con i principali fruitori. E se il Family Festival diventerà anche un marchio per la distribuzione e la produzione, il panorama cinematografico italiano non potrà che beneficiarne.
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Un’Era glaciale dal calore gradevolissimo

La più improbabile combriccola della storia del cinema d’animazione è pronta per affrontare un’altra incredibile avventura. Questa volta, però, lo sfondo non sono le sterminate distese di ghiaccio o le terre dopo il disgelo, ma un mondo sotterraneo e sconosciuto, pieno di insidie, che ricorda tanto Jurassic Park. E se ne vedranno delle belle, mentre i mammuth Manny ed Elly attendono il loro primo cucciolo; Diego, la tigre con i denti sciabola, temendo di aver perso l’istinto del feroce predatore, medita di lasciare il gruppo; Sid, il simpatico bradipo buffone, vuole metter su famiglia adottando tre enormi uova di T-Rex; e l’irresistibile scoiattolo topo, Scrat, sempre alle prese con l’inarrivabile ghianda, si imbatte in Scrattina.
Ma questo è solo l’inizio di L’era glaciale 3:  l’alba dei dinosauri, la più attesa tra le tante anteprime proposte al Fiuggi Family Festival, che sarà nelle sale a fine agosto. Diretto da Carlos Saldanha, che aveva firmato anche il secondo episodio, e da Michael Thurmeier, la terza pellicola della fortunata saga della Twenty Century Fox smentisce la teoria che vuole i sequel di qualità inferiore rispetto ai capitoli precedenti. Anzi, in questo caso forse siamo di fronte a un prodotto persino migliore. I personaggi sono pienamente integrati nella storia, il già noto viene bilanciato in maniera perfetta dalle novità e il ritmo non ha cedimenti.
Se si aggiungono le meraviglie della tecnica 3d, una trama avvincente, gag divertentissime e l’introduzione di nuovi personaggi, da Scrattina a un eccezionale furetto, Buck – che si presenta come una sorta di capitano Achab, la cui unica ragione di vita sta nella vendetta contro l’enorme dinosauro bianco che lo ha sfigurato al primo scontro – il risultato è un film ottimo, decisamente gradevole.
Con L’era glaciale siamo di fronte a una saga che sa divertire e commuovere, veicolando valori e buoni sentimenti, in particolare i costanti richiami all’importanza della famiglia e dell’amicizia. Insomma sono film realmente per tutti, che piacciono tanto ai bambini quanto agli adulti. E qui a Fiuggi se n’è avuta conferma. (gaetano vallini)

(©L’Osservatore Romano – 2 agosto 2009)