intervista a Paul Jacob Bhatti
di Pietro Vernizzi

Tratto da Il Sussidiario.net

“Lo scontro frontale tra la Corte suprema e il presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, spiana la strada a una vittoria degli islamisti della Lega Musulmana, lo stesso partito che quando era al governo tentò di introdurre la sharia nel Paese”. E’ il commento di Paul Jacob Bhatti, fratello del ministro cristiano Shahbaz Bhatti ucciso il 2 marzo scorso da un commando di terroristi, sulla grave situazione di tensione che sta vivendo il Pakistan in queste ore. Paul Jacob Bhatti, successore del fratello come presidente del partito Alleanza delle Minoranze, ci spiega da Islamabad il perché di questa drammatica svolta e la posta in gioco per i cristiani, che rappresentano una minoranza perseguitata nel Paese. Secondo un rapporto dell’Asian Human Rights Commission, nel 2011 sono state 1.800 le ragazze pakistane costrette a convertirsi all’Islam con il rapimento e lo stupro. Ora la situazione dei cristiani rischia di peggiorare ulteriormente. Zardari rappresenta infatti lo schieramento laico e liberale, aperto a un ruolo pubblico dei cristiani che la Lega Musulmana all’opposizione minaccia invece di voler schiacciare.

Bhatti, com’è la situazione in Pakistan e che cosa si aspetta per il suo futuro?
La situazione è abbastanza tesa e complicata per lo scontro tra il governo e la Corte suprema. L’unico sbocco possibile sono le elezioni parlamentari anticipate, che si terranno entro qualche settimana o al massimo pochi mesi. Gli screzi tra potere politico e giudiziario erano iniziati nel 2007 quando il magistrato della Corte suprema, Iftikhar Chaudhry, era stato sospeso dalle sue funzioni dall’allora presidente Pervez Musharraf. In seguito alle manifestazioni di piazza in suo favore, nel 2009 il magistrato è stato reintegrato nelle sue funzioni. Lo stesso conflitto si è ripetuto ora tra Chaudhry e l’attuale presidente Zardari, raggiungendo negli ultimi giorni un punto di non ritorno.

In che senso?
Purtroppo ritengo che ora il presidente Zardari e il primo ministro, Yousuf Raza Gilani, saranno costretti a rispondere delle accuse di fronte alla Corte suprema. L’obiettivo dei giudici è che Gilani riapra delle inchieste già archiviate, e il governo accetterà di farlo nonostante il Parlamento si sia già pronunciato affermando che l’esecutivo non è obbligato a cedere alle pressioni della magistratura. Il presidente Zardari è accusato di corruzione e di altri reati (per i quali ha già scontato 11 anni di carcere prima di ottenere l’amnistia nel 2007, Ndr). Secondo la legge però gode dell’immunità fino allo scadere del suo mandato. Ad aggravare la situazione, il fatto che la Corte suprema è appoggiata dai partiti d’opposizione e dai vari poteri forti presenti nel Paese. Mentre il Partito Popolare Pakistano di Zardari non gode della maggioranza assoluta in Parlamento.

Esiste il rischio di un colpo di Stato militare come conseguenza della crisi di governo?
No, questo sono in grado di escluderlo al 100 per cento. Ma non posso che valutare negativamente il fatto che la Corte suprema stia costringendo l’attuale esecutivo a dimettersi. Il mio auspicio è che le elezioni anticipate servano quantomeno a uscire da questa situazione di incertezza e di instabilità politica. Il problema però è che non sappiamo quale sarà l’esito delle prossime votazioni.

Che cosa ne pensa del modo in cui il governo Gilani finora ha difeso i cristiani?
Sono soddisfatto, perché la concezione del Partito Popolare Pakistano, che sostiene il governo, è molto vicina alle minoranze presenti nel Paese. Al contrario dell’opposizione che è costituita essenzialmente da partiti islamisti, agli antipodi rispetto a un’idea laica e liberale dello Stato. Tra questi c’è la Lega Musulmana Pakistana (PMLN), che rivendica un’applicazione dei dettami del Corano nella vita politica nazionale e il fatto che i diritti dei musulmani vengano prima di quelli dei cristiani.

In caso di elezioni anticipate, con chi si schiererà il suo partito?
Con quello del premier Gilani. Dovendo scegliere tra i vari schieramenti presenti in Pakistan, l’attuale partito di governo è quello più vicino alla visione della politica sostenuta dai cristiani. Ci riconosciamo nel programma di Gilani, anche se non sempre è riuscito a difenderci come aveva promesso in quanto anche lui ha le mani legate. Ultimamente i risultati pratici sono stati insufficienti, e il motivo è che la vita nel Paese è influenzata da fattori come il terrorismo, il fanatismo religioso e la guerra nel vicino Afghanistan. L’estremismo religioso inoltre sta danneggiando gravemente la nostra economia, in quanto fa sì che gli investitori stranieri si allontanino dal Pakistan alimentando un circolo vizioso basato su povertà, analfabetismo e disoccupazione. E lo stesso governo non ha i mezzi per reagire a tutti questi problemi.

C’è il rischio che alle prossime elezioni vinca la Lega Musulmana?
Sì. E spero che se ciò avverrà, il nuovo governo non decida di usare il suo potere per sopprimere le minoranze come i cristiani. Negli anni ’90, quando il PMLN era al governo, propose l’introduzione della sharia nel Paese. Per fortuna questo disegno di legge non fu approvato, ma avendolo già fatto una volta è altamente probabile che decidano di ripresentarlo.

I partiti laici riusciranno a frenare l’avanzata degli islamisti?
I sondaggi in questo momento affermano che a essere in testa è un nuovo schieramento, il Movimento per la Giustizia fondato da Imran Khan, un ex campione di cricket. Il suo partito si batte soprattutto per l’uguaglianza sociale e per un futuro migliore per i giovani, e la crisi economica ha fatto crescere i suoi consensi nel Paese.

A marzo intanto sono previste le elezioni per il Senato. Che cosa accadrà?
Sarà una data storica. Per la prima volta oltre ai 100 seggi normali, ce ne saranno quattro riservati alle minoranze religiose. E questo grazie al 18esimo emendamento alla Costituzione, che è stato introdotto nel 2010 su proposta di mio fratello Shahbaz. Spero quindi che tutti i cristiani vadano a votare: posso garantire che le elezioni avverranno in modo trasparente.

Un rapporto ha denunciato che 1. 800 ragazze sono state costrette a convertirsi all’Islam. Li ritiene dati attendibili?
Il 70% di questi dati sono veritieri. Mentre in tre casi su dieci, avviene che delle donne cristiane si innamorino di un musulmano, e sappiamo tutti come vanno a finire queste storie. La legge in Pakistan prescrive che in caso di matrimonio misto, il partner cristiano si debba convertire all’Islam. E così, anche se la vicenda è iniziata con un innamoramento spontaneo, alla fine la ragazza cristiana è obbligata a diventare musulmana.