Il Card. Poletto: incoraggerà quanti lottano per un posto di lavoro

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 27 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI sarà il prossimo 2 maggio a Torino, in occasione dell’ostensione della Sindone. Lo ha annunciato questo martedì con una lettera l’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Severino Poletto.

L’ostensione della Sindone, dopo le precedenti avvenute nel 1998 e nel 2000, è prevista dal 10 aprile al 23 maggio 2010.

Il Cardinale Poletto ha riferito di essere stato ricevuto ieri, 26 ottobre, in udienza dal Pontefice, il quale gli ha assicurato la sua presenza “mantenendo una promessa fatta ai settemila pellegrini torinesi ricevuti in Udienza speciale il 2 giugno dello scorso anno”, a conclusione dell’anno dedicato alla “Redditio Fidei”.

Come primo atto della visita Benedetto XVI sosterà in preghiera davanti alla Sindone nel Duomo di Torino. Ci sarà poi la solenne concelebrazione eucaristica per tutti i pellegrini in piazza San Giovanni, alla quale seguirà la recita dell’Angelus.

Nel pomeriggio il Papa incontrerà i giovani al Santo Volto e durante il tragitto farà una breve sosta al Cottolengo per incontrare e benedire gli ospiti della Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Poletto ha poi affermato che il Papa, in quella sede, “esprimerà incoraggiamento e speranza a quanti stanno trepidando per un posto di lavoro in questa città”.

“La giornata che il Santo Padre trascorrerà a Torino – ha detto – sarà per tutti noi un’occasione unica per incontrarlo, pregare per Lui e con Lui ed ascoltare il particolare messaggio che egli porterà alla chiesa torinese e a tutta la società civile del nostro territorio”.

Torino, “da sempre considerata ‘città del lavoro e dell’industria’ – ha detto l’Arcivescovo – in questo momento sente più che altrove le conseguenze di una crisi vasta e prolungata oltre ogni aspettativa”.

In una intervista alla Radio Vaticana, il porporato ha spiegato che il tema di questa ostensione – “Passio Christi, Passio hominis” – serve a “sottolineare che la Passione di Cristo, la sofferenza di Cristo redime tutte le sofferenze dell’umanità, anche dei bimbi innocenti, perché Cristo è l’Innocente per eccellenza, il Figlio di Dio stesso”.

“Quindi, la visione del Telo sindonico, che ci fa leggere in una maniera impressionante tutti i particolari della Passione di Cristo, come risaltano dai Vangeli, corrisponde in maniera perfetta alle descrizioni dei Vangeli e ci rimanda quindi a meditare la sofferenza di Gesù”, ha spiegato.

“E, in questa ostensione, noi abbiamo voluto veramente dare il messaggio di speranza e di fiducia a tutti i sofferenti nel corpo, nello spirito, negli affetti familiari e così via, perché guardino a Cristo per trovare speranza, conforto e fiducia”, ha continuato.

Circa la possibilità di nuovi esami scientifici sul lenzuolo della Sindone, il porporato ha risposto che “nell’immediato” non ci sono programmi in merito, precisando poi che “per permettere nuove ricerche sul Telo sindonico ci vuole il consenso del Santo Padre”.

“Il problema, però, è questo: il Papa di santa memoria, Giovanni Paolo II, nel ’98 disse: ‘Non tocca alla Chiesa stabilire se è autentico o no, quali sono le date, perché tocca alla storia, agli storici e agli scienziati. La nostra fede, però, non è fondata sulla Sindone, per cui noi non ci preoccupiamo’”.

“E’ importante, però, ricordare che la percentuale di chi è convinto dell’autenticità del Telo sindonico, cioè che è veramente il Lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù nel Sepolcro, e chi lo nega, è abissalmente a favore di chi è convinto che sia autentico, rispetto a quelli che lo negano, anche in campo scientifico”, ha sottolineato.

“Se non altro, perché non ci sono spiegazioni: la scienza non è ancora riuscita a spiegare la formazione di questa mirabile immagine, che abbiamo sulla Sindone di Torino”, ha quindi concluso.

Nel 2010 sarà possibile per la prima volta vedere direttamente la Sindone dopo l’intervento a cui è stata sottoposta nel 2002. Attraverso una operazione di restauro conservativo sono stati infatti rimossi i lembi di tessuto bruciato nell’incendio di Chambéry del 1532, scucite le “toppe” applicate dalle Clarisse, staccato il telo d’Olanda su cui era stata fissata nel 1534 e assicurato il Sudario su un nuovo supporto.