Questa domenica la Chiesa avrà cinque nuovi Santi: li proclamerà il Papa nella Messa solenne da lui presieduta in Piazza San Pietro a partire dalle 10.00. I cinque nuovi Santi sono: Zygmunt Szczęsny Feliński, vescovo, fondatore della Congregazione delle Suore Francescane della Famiglia di Maria; Francisco Coll y Guitart, sacerdote dell’Ordine dei Frati Predicatori, fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria; Rafael Arnáiz Barón, religioso dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza; Marie de la Croix Jugan, vergine, fondatrice della Congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri. Tra i nuovi Santi figura anche padre Josef Daamian de Veuster, sacerdote della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento dell’Altare, vissuto nel XIX secolo, apostolo dei lebbrosi. Su questa luminosa figura, Roberto Piermarini ha chiesto una riflessione all’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi:

R. – La sua è una vera e propria epopea di civiltà evangelica. Partito come missionario, questo sacerdote belga ebbe dai suoi superiori la missione nelle isole Hawaii. Qui si offrì volontario per andare tra i lebbrosi del’isola di Molokai. Allora i malati di lebbra erano totalmente ripudiati dalla società e vivevano confinati in una zona segregata dell’isola. II padre Damiano non si perse d’animo e iniziò subito la sua missione lavando, medicando, consolando e seppellendo i morti. Trattava i malati come suoi fratelli. Costruì per loro casette accoglienti, incanalò l’acqua potabile dalle vicine montagne, edificò due ospedali e due orfanotrofi, insegnò a coltivare la terra. La sua straordinaria carità fece moltiplicare le conversioni. Nella predicazione diceva con semplicità: “Noi lebbrosi”. E i malati presero a considerarlo come uno di loro.


D. – Padre Damiano restò accanto ai suoi fratelli lebbrosi, fino alla morte…


R. – Sì. Dopo undici anni di convivenza con i malati, padre Damiano scoprì di essere anche lui lebbroso. Fu questo un momento che lo avvicinò ancor più ai suoi fratelli sfortunati. Intensificò la sua pietà eucaristica con la celebrazione della santa Messa, dei Sacramenti, con la predicazione, con la visita agli ammalati. Si spense il 15 aprile 1889, a 49 anni. Sul letto di morte compì il suo ultimo gesto di carità. Pregò il suo medico curante di lasciarlo e di andare a prendersi cura di un’anziana malata. I 1.166 lebbrosi di Molokai lo piansero come padre e come fratello buono.


D. – La sua figura ha ancora un significato per noi oggi?


R. – Padre Damiano, imitando Gesù nel suo atteggiamento di accoglienza e di guarigione dei lebbrosi, è modello dei missionari cristiani, ma è anche un grande benefattore dell’umanità. In lui l’amore di Dio era accompagnato dalla pratica della carità verso i lebbrosi, che appartengono ancora all’umanità più emarginata della nostra società.


D. – Un’altra grande figura della carità evangelica che viene canonizzata domani è la suora francese, Maria della Croce…

R. – Maria della Croce, al secolo Jeanne Jugan (1792-1879), è un’autentica Madre Teresa di Calcutta ante litteram. Era denominata, ancora in vita, la madre dei poveri. Sin da giovane accoglieva e serviva gli anziani poveri e abbandonati. Con l’aiuto di altre giovani fondò la Congregazione delle Piccole Suore dei Poveri e prese il nome di Suor Maria della Croce. Nel 1845 l’Accademia di Francia la insignì del premio Montyon, destinato a un francese autore dell’azione più virtuosa. La sua opera benefica si diffuse prodigiosamente dentro e fuori Europa. Morì a 87 anni a La Tour Saint-Joseph, lasciando una congregazione fiorente con ben 2.200 religiose.


D. – Dalla Francia alla Polonia, che festeggia la Canonizzazione del vescovo Felinski…

R. – II polacco Sigismondo Felix Felinski (1822-1895), di famiglia nobile, a quattordici anni si impegnò con voto di castità davanti all’immagine dell’Annunciazione. Ordinato sacerdote fondò un rifugio per i poveri e la Congregazione della Famiglia di Maria. Pio IX lo nominò nel 1862 arcivescovo metropolita di Varsavia. La capitale polacca viveva un momento tragico. Da quattro mesi tutte le chiese erano state chiuse dalle autorità russe. Seguendo le direttive della Santa Sede, il nuovo presule riconsacrò la cattedrale e fece riaprire tutte le chiese con la celebrazione delle quarant’ore e l’esposizione del Santissimo Sacramento. Nei sedici mesi in cui resse la diocesi, si dedicò alla rinascita religiosa e morale della nazione. Soprattutto rafforzò la comunione dell’episcopato polacco con il Sommo Pontefice. Con coraggio si dedicò alla difesa della libertà della Chiesa di fronte al governo russo. Per questo il 14 giugno 1863 fu deportato in Russia ed esiliato a Jaroslavl sul Volga. Mons. Felinski è un grande esponente della santità cattolica in Polonia, sua patria amatissima. Morì in concetto di santità a Cracovia, dove si trovava di passaggio, l’11 settembre 1895.


D. – Gli altri due nuovi Santi sono spagnoli, due religiosi. Può parlarci di queste figure?


R. – II primo, Francisco Coll y Guitart (1812-1875) è un domenicano, fondatore delle Suore Domenicane dell’Annunciazione. Vivendo in un periodo molto critico per la Chiesa cattolica in Spagna si diede alla predicazione e alla diffusione della pratica del Santo Rosario. Fondò una congregazione di suore con lo scopo di occuparsi delle bambine bisognose, dando loro istruzione e possibilità di seguire la loro vocazione. L’altro Santo spagnolo, Rafael Arnaiz Baron (1911-1938), è un frate oblato dell’Ordine cistercense della stretta osservanza. Amante dell’arte, si iscrisse alla Scuola Superiore di Architettura. Avendo visitato la Trappa di San Isidro de Duenas fu attratto dalla vita monastica e chiese di esservi ammesso. Così a 22 anni si ritira in monastero. Morì di coma diabetico all’età di 27 anni il 26 aprile 1938. Fra Rafael lascia il ricordo vivo di un eroismo umile e sorridente. Fu il giovane ricco e dotato, che, affascinato dalla Croce di Gesù, sacrifica se stesso per la redenzione del mondo, guidato e sorretto da Maria.


D. – Quale messaggio possiamo ricevere da questi nuovi Santi?


R. – Cinque Santi, cinque figure di esistenza cristiana esemplare, fatta di amore a Gesù, di preghiera e di opere di carità. Sono altrettanti inviti a tutti i battezzati a trafficare i talenti di bontà e di carità per immettere nella famiglia umana una cultura non di odio e di divisione, ma di misericordia, di concordia e di pace.


Grande apprezzamento per la figura di Damiano de Veuster viene espressa oggi dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. In un comunicato, il neopremio Nobel per la Pace, che è nato ad Honolulu, ricorda le tante storie apprese in gioventù sull’instancabile impegno di padre Damiano per i lebbrosi delle Hawaii. “Padre Damiano – si legge nella nota della Casa Bianca – ha sfidato gli effetti stigmatizzanti della malattia, dando voce a chi non ha voce fino a sacrificare la propria vita per dare dignità a molte persone”. Nel nostro tempo, prosegue Obama, di fronte a milioni di malati, specialmente vittime dell’Aids, bisogna seguire l’esempio di padre Damiano per “rispondere alla richiesta urgente di prendersi cura dei malati”. Il presidente americano “offre le sue preghiere nel momento in cui persone di tutte le fedi si uniscono al Santo Padre e a milioni di cattolici in tutto il mondo nel celebrare la straordinaria vita e testimonianza di padre Damiano”.