Nell’Udienza generale dedicata a Sant’Oddone, abate di Cluny

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 2 settembre 2009 (ZENIT.org).- In un’epoca di grandi fragilità come quella attuale, occorre aggrapparsi alla gioia che proviene dalla fede e che scaturisce dalla bontà di Dio.

E’ quanto ha detto il Pontefice, parlando di fronte a circa 8.000 fedeli, richiamando gli insegnamenti di Sant’Oddone, secondo abate dell’abbazia benedettina di Cluny, vissuto tra l’880 e il 942 d.C.

Riprendendo la presentazione dei grandi scrittori della Chiesa medievale, il Papa ha descritto Sant’Oddone come un uomo “austero”, ma soprattutto di “grande bontà, una bontà che proviene dal contatto con la bontà divina”, impegnato ad arginare i “vizi” della società del suo tempo.

La figura di questo monaco “si colloca in quel medioevo monastico che vide il sorprendente diffondersi in Europa della vita e della spiritualità ispirate alla Regola di san Benedetto” così come il “prodigioso sorgere e moltiplicarsi di chiostri che, ramificandosi nel continente, vi diffusero largamente lo spirito e la sensibilità cristiana”, ha detto il Pontefice.

La sua personalità, ha continuato Benedetto XVI, eserciterà un “vasto influsso” sui monasteri europei, grazie soprattutto alle grandi virtù mostrate dell’abate: pazienza, disprezzo del mondo, attenzione ai poveri, cura dei giovani, rispetto degli anziani.

Il Papa ha menzionato in particolare la devozione coltivata dell’abate verso il “sacrosanto mistero del Corpo del Signore, nel quale consiste tutta la salvezza del mondo”, in contrapposizione alla “trascuratezza” che dominava nel suo tempo.

A questo proposito il Papa ha sottolineato che “solo chi è unito spiritualmente a Cristo può partecipare degnamente al suo Corpo eucaristico: in caso contrario, mangiare la sua carne e bere il suo sangue non sarebbe di giovamento, ma di condanna”.

“Tutto questo – ha proseguito – ci invita a credere con nuova forza e profondità la verità della presenza del Signore (…) che si consegna nelle nostre mani e ci trasforma come trasforma il pane e il vino, trasforma così il mondo”.

L’abate Oddone, dunque, appare come un “riformatore” che, di fronte alla vastità dei vizi diffusi nella sua società, proponeva “il rimedio” di “un radicale cambiamento di vita fondato sull’umiltà”, sul “distacco dalle cose effimere e l’adesione a quelle eterne”.

Sant’Oddone, ha continuato, “alimentava nei monaci, come anche nei fedeli laici del suo tempo, il proposito di progredire con passo solerte sulla via della perfezione cristiana”.

“Vogliamo sperare che la sua bontà, la gioia che proviene dalla fede, unite all’austerità e all’opposizione ai vizi del mondo, tocchino anche il nostro cuore, affinché anche noi possiamo trovare la fonte della gioia che scaturisce dalla bontà di Dio”, ha poi concluso il Papa.