di Benedetta Buttiglione Salazar (Giornalista) da protagonisti Per L’Europa Cristiana
L’intervento del Sommo Pontefice all’apertura del vertice sull’alimentazione della Fao sottolinea come si debbano cambiare gli stili di vita. Forti richiami all’ultima enciclica Caritas in Veritate

Si é aperto ieri 16 novembre a Roma il Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare organizzato dalla FAO.

Sono presenti una sessantina di paesi, ma purtroppo mancano all´appello i governanti di quasi tutte le nazioni più ricche del pianeta e questa mancanza toglie evidentemente forza alla dichiarazione sottoscritta nel palazzo di Viale delle Terme di Caracalla.

Gli interventi che hanno portato alla sottoscrizione di questa dichiarazione sono stati numerosi e tra questi di rilievo immancabilmente l`apertura di Benedetto XVI, che per la seconda volta in un mese si pronuncia sulla questione della povertà e della fame nel mondo. Infatti già precedentemente, in occasione della Giornata Mondiale dell`Alimentazione, il Papa aveva sottolineato che nella lotta contro la fame “occorre cambiare stili di vita, promuovere lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri e mettere da parte privilegi e profitti”.

Ieri Benedetto XVI ha aperto la sessione ricordando la crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo, con la conseguente drammatica crescita del numero di chi soffre la fame.

Secondo il recente Rapporto annuale sullo stato dell`alimentazione nel mondo, pubblicato dalla FAO e dal Programma alimentare mondiale (PAM) nel 2009, quest´anno per la prima volta il numero delle persone che patiscono la fame ha superato il miliardo, arrivando a un miliardo e 20 milioni, con un incremento del 9% solo nell`ultimo anno.

È nei paesi in via di sviluppo che nasce e vive la maggior parte degli affamati.

In Asia e nel Pacifico sono circa 642 milioni gli indigenti. Nell`Africa sub-sahariana 265 milioni. In America Latina e Caraibica vivono in stato di estrema povertà 53 milioni di persone, mentre nel Vicino Oriente e in nord Africa sono 42 milioni.

Forse non tutti sanno però che anche nei Paesi ricchi del nord del mondo c`è chi non riesce a mangiare tutti i giorni. A casa nostra gli affamati sono ben 15 milioni.

“Tutto ciò mentre si conferma il dato che la terra può sufficientemente nutrire tutti i suoi abitanti (…) e globalmente tale produzione è sufficiente per soddisfare sia la domanda attuale, sia quella prevedibile in futuro.” Queste parole del Papa Benedetto XIV aprono gli occhi di chi non vuole vedere ed inducono alla riflessione.

Quindi da mangiare ci sarebbe per tutti e questo fatto é testimoniato, secondo il Papa, dalla deprecabile distruzione periodica di derrate alimentari in funzione di lucro economico.

Già nella Caritas in veritate il Papa aveva osservato che “la fame non dipende dalla scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali é di natura istituzionale (…) quello che manca è un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all`acqua regolare e adeguato (…) sia di fronteggiare le necessità connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari.”

Per il Papa il cibo non deve essere considerato come tutte le altre merci e quindi prodotto e commercializzato rispondendo solamente alla pura logica del mercato. Non si deve speculare sulla produzione alimentare, ma si deve investire nelle infrastrutture dei Paesi più poveri per renderli capaci di produrre per la propria sopravvivenza.

La fame nel mondo potrà essere sradicata se le regole del mercato saranno improntate alla cooperazione in maniera coerente con il principio di sussidiarietà. Secondo il Papa le comunità locali devono essere coinvolte nelle scelte e nelle decisioni che riguardano l`uso della terra coltivabile ed i Paesi ricchi che possiedono i mezzi e l`expertise dovrebbero trasmettere il proprio know-how ai Paesi più poveri., “sostenendo con piani di finanziamento ispirati a solidarietà tali Nazioni.”

Benedetto XIV parla proprio di “solidarietà della presenza, accompagnamento, formazione e rispetto” insieme al “diritto di ciascun Paese a definire il proprio modello economico, prevedendo i modi per garantire la propria libertà di scelta e di obiettivi.”

In questo modo la via solidaristica per lo sviluppo dei Paesi poveri può diventare anche una via di soluzione della crisi globale in atto.

Ma il Papa ci mette anche in guardia contro un pericolo insidiosamente nascosto nella nostra natura umana: quello di considerare ormai la fame come strutturale, rassegnandoci al fatto che sia ormai parte integrante della realtà socio-politica dei Paesi più in difficoltà, facendoci vincere così dall`indifferenza.

Ed allora Benedetto XVI ci richiama all`ordine: non dobbiamo essere indifferenti!

Dobbiamo essere sicuri che la fame si combatte e si vince ridefinendo i concetti ed i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali.

Il Papa ci ricorda che “solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere ad ogni popolo e quindi ad ogni paese di essere solidale, cioè disposto a farsi carico di responsabilità concrete nel venire incontro alle altrui necessità, per favorire una vera condivisione fondata sull`amore.”

Amore che va di pari passo con la giustizia. Io ti do del mio per aiutarti, ma soprattutto riconosco quello che é tuo e non te lo tolgo arbitrariamente.

E mentre non dobbiamo pensare che i Paesi rurali siano Paesi di serie B, dobbiamo sottrarre le regole del commercio internazionale alla logica del profitto fine a se stesso.

Già nella Caritas in veritate Benedetto XVI ricorda che tra i diritti fondamentali della persona umana vi é quello ad una alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure all`acqua. Prerogativa fondamentale del diritto alla vita.

Sempre pensando alla persona umana il Papa fa riferimento alla tutela dell`ambiente e al “dovere morale di distinguere nelle azioni umane il bene dal male per riscoprire così i legami di comunione che uniscono la persona ed il creato.”

E alla fine il Papa ci ammonisce: non dobbiamo più accettare opulenza e spreco, ma ricordarci che “solo la conversione del cuore può sorreggere l`impegno per sradicare la miseria, la fame e la povertà in tutte le loro forme.”