Risuona forte l’appello del Papa alla vigilia dell’inizio del Sinodo da oggi a Roma e fino al 28 ottobre

GIACOMO GALEAZZI
da Vatican Insider

No alle nozze gay, sì al matrimonio indissolubile uomodonna. Il Papa, da ex perito conciliare, riannoda i fili della memoria e apre il Sinodo proclamando«dottori della Chiesa» Giovanni d’Avila e Ildegarda di Bingen. Poi da teologo e pastore unisce dottrina e vita concreta nella denuncia di una società senza Cristo che ha smarrito il senso del matrimonio come «unione dell’uomo e della donna».

L’«unione d’amore fedele e indissolubile si fonda sulla grazia che viene da Dio», eppure oggi «c’e corrispondenza tra crisi della fede e del matrimonio». A pochi giorni dall’inaugurazione dell’Anno della Fede indetto a mezzo secolo dal Concilio, Benedetto XVI rimarca uno dei nodi centrali dell’etica di vita dei cristiani: il matrimonio unico uomo-donna con la sua indissolubilità. Un concetto direttamente «legato alla fede» e che proprio per la scristianizzazione della società vive una «crisi profonda».«Il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo scristianizzato», evidenzia il Papa al la messa concelebrata con 408 tra padri sinodali, collaboratori e altri vescovi.

«L’unione dell’uomo e della donna è segno che parla di Dio con eloquenza maggiore perché il matrimonio attraversa una crisi profonda». Quindi il «mea culpa» per le colpe della Chiesa e l’appello a «guardare con umiltà la fragilità di tanti cristiani, il loro peccato, personale e comunitario, che ostacola l’evangelizzazione» verso le persone che, pur battezzate,«si sono allontanante dalla Chiesa», quelle «indifferenti o ostili alla fede,», i «credenti tiepidi».

Dopo la lotta agli scandali sessuali e finanziari, il Pontefice estende la «purificazione» ai tradimenti del clero che non predica più il Vangelo o lo contraddice col cattivo esempio. «Per i vescovi il Sinodo non sarà una vacanza a Roma ma una scuola di episcopato», commentano in Curia.