Durante la visita nella Basilica del Santo Sepolcro

di Mirko Testa

GERUSALEMME, venerdì, 15 maggio 2009 (ZENIT.org).- Il culmine del pellegrinaggio papale sulle orme di Gesù e tra le pietre vive della Terra Santa è stato una invocazione accorata affinché ritorni a sbocciare la speranza in questa terra martoriata da conflitti e tensioni apparentemente insanabili.

Dopo aver preso parte all’incontro ecumenico presso il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, Benedetto XVI ha percorso le vie strette della città vecchia per recarsi alla Basilica del Santo Sepolcro.

Sulla porta è stato accolto dai Padri di Terra Santa insieme ai rappresentanti del Patriarcato greco-ortodosso e della Chiesa armena apostolica, che in base allo “statu quo”, il decreto imperiale emesso dal Sultano turco nel 1852, sono i principali responsabili della vita delle 6 comunità cristiane presenti all’interno della Basilica.

Subito dopo padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, si è inginocchiato per baciare la “Pietra dell’Unzione”, il marmo che ricorda il luogo dove Gesù, deposto dalla croce, venne cosparso di unguenti.

“Il suo pellegrinaggio in Terra Santa – ha detto padre Pizzaballa – si conclude proprio qui, al Sepolcro vuoto di Cristo. Come non ricordare in questo momento la corsa di Pietro apostolo al Sepolcro, insieme al discepolo che Gesù amava, subito dopo la sua risurrezione?”.

“Da allora milioni di pellegrini sono giunti qui per compiere lo stesso gesto. Venire a vedere il Sepolcro vuoto – ha aggiunto –. Piegarsi per entrare nel Sepolcro e toccare queste pietre, testimoni fino ai nostri giorni, di quell’evento straordinario”.

“Il messaggio del Sepolcro vuoto non è una sorta di omaggio di pietà, ma è anzi un annuncio di gioia e di slancio, un guardare sempre al di là dell’orizzonte fino a scorgere i profili dell’alba”, ha proseguito.

“Grazie, Beatissimo Padre, per la sua alta testimonianza di Pace, consegnataci in questi intensi giorni di pellegrinaggio – ha detto il Custode di Terra Santa – . Ci sproni, ora, a seguire Gesù ovunque, senza paura, con la gioia dei figli, amati e salvati”.

C’è quindi stato l’Ingresso solenne del Papa, secondo il cerimoniale riservato molto tempo fa a tutti i gruppi di pellegrini che si recavano al Santo Sepolcro e che venivano accolti ufficialmente dal Custode di Terra Santa, incaricato da Papa Clemente VI con una bolla del 1342 di risiedere a Gerusalemme e di accogliere i fedeli.

Attraversata poi la porticina alta appena un metro e trentatré centimetri che permette di accedere al Sepolcro, il Santo Padre si è quindi inginocchiato per baciare la lastra di marmo che ricopre la roccia originale sulla quale venne deposto il corpo senza vita di Gesù.

Successivamente, nel rivolgere un breve saluto al Santo Padre il Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, ha detto “ora, siamo venuti in processione dalla pietra dell’Unzione alla Tomba vuota cantando il Te Deum, il grande inno di lode e di azione di grazie a Dio”.

“Questo Te Deum, lo cantiamo per esprimere la nostra gioia che Lei abbia potuto effettuare questo pellegrinaggio malgrado la situazione così complicata, il carico assai pesante che Lei porta e la conseguente fatica”, ha detto.

“Come Lei lo può costatare, Beatissimo Padre, la distanza tra la tomba della Resurrezione e il Golgota è assai breve”, ha osservato.

“Ugualmente noi speriamo – ha continuato – che, grazie alla preghiera della Chiesa, con l’impegno della comunità internazionale e per l’azione di tutti gli uomini di buona volontà, non resterà lontano dalle nostre croci quotidiane l’evento della pace e della giustizia”.

“Né il conflitto, né l’occupazione, né i muri di separazione, né la cultura di morte, né l’emigrazione dei cristiani non giungeranno ad abbattere il nostro morale, a spegnere la nostra speranza e ad immergerci nella gioia!”, ha esclamato infine.

Nel suo discorso il Papa ha ricordato che “qui Cristo morì e risuscitò, per non morire mai più. Qui la storia dell’umanità fu definitivamente cambiata”.

“La tomba vuota ci parla di speranza, quella stessa che non ci delude, poiché è dono dello Spirito della vita”, ha detto.

“Questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi, a conclusione del mio pellegrinaggio nella Terra Santa. Possa la speranza levarsi sempre di nuovo, per la grazia di Dio, nel cuore di ogni persona che vive in queste terre!”, ha esclamato.

“Possa radicarsi nei vostri cuori, rimanere nelle vostre famiglie e comunità ed ispirare in ciascuno di voi una testimonianza sempre più fedele al Principe della Pace”, ha poi continuato.

“La Chiesa in Terra Santa – ha sottolineato quindi il Santo Padre –, che ben spesso ha sperimentato l’oscuro mistero del Golgota, non deve mai cessare di essere un intrepido araldo del luminoso messaggio di speranza che questa tomba vuota proclama”.

“Gesù chiede a ciascuno di noi di essere testimone di unità e di pace per tutti coloro che vivono in questa Città della Pace”, ha concluso.

Infine il Papa si è recato nella Cappella delle Apparizioni per sostare in adorazione davanti al santissimo sacramento, prima di salire al Golgota per raccogliersi di nuovo in silenziosa preghiera sul luogo del Calvario.