Alla preghiera dell’Angelus in occasione della Giornata per la Vita

ROMA, domenica, 7 febbraio 2010 (ZENIT.org).- “Nessuno è padrone della propria vita” e “tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla, dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale”. Lo ha detto questa domenica Benedetto XVI ricordando la Giornata odierna per la Vita.

“Mi associo volentieri ai Vescovi italiani – ha detto il Papa al termine dell’Angelus e al loro messaggio sul tema: ‘La forza della vita, una sfida nella povertà’”.

“Nell’attuale periodo di difficoltà economica – ha spiegato – diventano ancora più drammatici quei meccanismi che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi”.

“Tale situazione, pertanto, impegna a promuovere uno sviluppo umano integrale per superare l’indigenza e il bisogno, e soprattutto ricorda che il fine dell’uomo non è il benessere, ma Dio stesso e che l’esistenza umana va difesa e favorita in ogni suo stadio”.

Questa Giornata – ha ricordato il Pontefice – si prolunga nella Diocesi di Roma nella “Settimana della vita e della famiglia”.

“Auguro – ha poi aggiunto – la buona riuscita di questa iniziativa ed incoraggio l’attività dei consultòri, delle associazioni e dei movimenti, come pure dei docenti universitari, impegnati a sostegno della vita e della famiglia”.

Prima di recitare la preghiera mariana dell’Angelus insieme ai fedeli radunatisi in piazza San Pietro, il Papa ha preso spunto dalla liturgia del giorno per soffermarsi a riflettere su come “l’incontro autentico con Dio porti l’uomo a riconoscere la propria povertà e inadeguatezza, il proprio limite e il proprio peccato”.

A questo proposito ha parlato della chiamata divina di Isaia, della pesca miracolosa che vede come testimone Simon Pietro e della coscienza di Paolo “di essere stato un persecutore della Chiesa” e quindi di essere “indegno di essere chiamato apostolo”.

“Nonostante questa fragilità – ha spiegato il Papa –, il Signore, ricco di misericordia e di perdono, trasforma la vita dell’uomo e lo chiama a seguirlo”.

Di qui l’invito del Papa a “non concentrarsi sui propri limiti, ma a tenere lo sguardo fisso sul Signore e sulla sua sorprendente misericordia, per convertire i cuore, e continuare, con gioia, a lasciare tutto per Lui”.

“‘L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore’, e rende degli uomini poveri e deboli, ma che hanno fede in Lui, intrepidi apostoli e annunciatori della salvezza”, ha continuato.

Il Pontefice ha poi ricordato l’Anno sacerdotale in corso ed ha invitato “tutti i sacerdoti a ravvivare la loro generosa disponibilità a rispondere ogni giorno alla chiamata del Signore con la stessa umiltà e fede di Isaia, di Pietro e di Paolo”.

Nei saluti finali Benedetto XVI ha ricordato ai fedeli che l’11 febbraio, memoria della beata Vergine di Lourdes, nella Giornata mondiale del malato, celebrerà al mattino la Santa Messa con gli ammalati nella Basilica di San Pietro.