Un articolo del Corriere della Sera sembra affermare che il ritrovamento di un lembo di tessuto funerario in una tomba del primo secolo mostrerebbe che la Sindone di Torino sarebbe un falso. La maggiore prova presentata è che il lembo ritrovato sarebbe intessuto in una trama semplice composta da solo due fili mentre la Sindone di Torino, essendo più complessa, andrebbe collocata nel medioevo.

Alla base di questo articolo c’è un abbaglio sorprendente. Innanzitutto l’articolo scientifico originale, dal titolo “Molecular Exploration of the First-Century Tomb of the Shroud in Akeldama, Jerusalem” nel quale non si fa alcun riferimento alla struttura del sudario. Da nessuna parte nel testo si parla di discrasie con la Sacra Sindone. Anzi, in molti passaggi dello studio, si evidenzia l’evidente stato di deperimento del tessuto associatosi ad elementi dello scheletro, dei capelli, ed altre tracce biologiche del defunto.

Il colpevole della storpiatura non è il Corriere ma il Dailymail dal quale trae ispirazione e che riporta le conclusioni dell’archeologo Shimon Gibson, l’autore di uno scientificamente inconsistente video-documentario che asseriva l’appartenenza di una tomba qualunque alla famiglia del Cristo.

Nel 1978, dall’8 al 14 ottobre, molti scienziati, la maggior parte dei quali membri dello statunitense STURP (Shroud of Turin Research Project), hanno condotto misurazioni ed analisi sulla reliquia per 120 ore consecutive, per realizzare un’indagine scientifica multidisciplinare.
I loro risultati hanno mostrato che è un lenzuolo di lino, filato e tessuto nella regione del Medio Oriente. La manifattura rudimentale del materiale, la torcitura Z in senso orario dei fili, la tessitura in diagonale 3 a 1, la presenza di tracce di cotone egizio antichissimo, l’assenza di tracce di fibre animali (infatti gli Ebrei tessevano la lana e il lino con telai separati), sono tutti elementi che rendono verosimile l’origine del tessuto nell’area siro-palestinese del primo secolo. Il tessuto a spina di pesce è di grande valore: quindi l’uomo che è stato avvolto in questa Sindone deve essere stato un uomo di alto livello. Sicuramente Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea avranno  certamente deciso di avvolgere il Cristo in un sudario “regale”, che essi potevano economicamente permettersi.

Il sudario recentemente ritrovato ricopriva invece il corpo di un malato di lebbra, malattia associata ad impurità e a castigo divino dalla comunità ebraica del tempo. Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea non potevano certo avvolgere il Cristo nelle bende di un “impuro” lebbroso.

© http://seraphim.splinder.com/ – 17 dicembre 2009