Senza perdere la limpidezza dello sguardo continuiamo a stupirci per ciò che ci circonda

Bellezza, parola citata in questi giorni e consumata dalle cronache che ancora riguardano il Presidente del Consiglio e le belle giovani di cui pare si circondi. Mi ha colto un moto di tristezza, la tristezza che si intravvede in un uomo più che settantenne che per vincere la solitudine ha bisogno di circondarsi di “ragazze belle” per esorcizzare gli anni che avanzano, quasi a pensare che il tanto denaro e il tanto potere possano far vivere l’illusione di una eterna giovinezza.

Bellezza, parola antica, difficile da definire.

Ma mi piace pensare che le persone che si ritengono perfette e potenti non sappiano cosa sia la bellezza, quella vera. La bellezza è quella che si contempla nel volto degli uomini e delle donne, è la vita, la vita di tutti. Assume i suoi tratti di limpidezza soprattutto nelle cose semplici e deboli, ci mantiene bambini per sempre, ci rende gioiosi e un po’ nostalgici del bello che abbiamo perduto. La bellezza è quella che rende la nostra vita, la vita delle nostre città, godibile; è un cammino di verità e una promessa di felicità come è accaduto ai discepoli che hanno incontrato Gesù dopo la resurrezione. Non accetta di essere posseduta, di essere svilita, di essere comprata.

Il prete che ha accompagnato la mia giovinezza era un bel giovane, lo sapeva, e per difendersi trattava malissimo le ragazze del gruppo che un po’ lo corteggiavano. Mi ha insegnato Gesù attraverso la bellezza, la cura della propria persona, la cortesia, il gusto delle cose ben fatte che, se sono ben fatte – mi ripeteva – sono belle, belle sempre. Ha 85 anni, è un vecchio bellissimo che ancora riesce a stupirmi.

L’altro ieri sulla tratta Bologna-Modena, eternamente stanco, mi sono trovato davanti una coppia di donne africane. Una mamma – decisamente fuori misura – e la bimba , un cioccolatino ornato di bianco: la mamma davvero imponente l’ha sgridata in italiano, poi è passata alla lingua di origine, disperata si è messa a parlare in inglese. La bimba non stava ferma, teneva i piedi sul sedile, a suo dire stava “scomposta”. La mamma-fuori misura l’ha sgridata per almeno dieci minuti: le ricomponeva le gambine, le tirava giù i piedini. E lei, la bambina-cioccolatino, daccapo. Bellissime entrambe.

Due ragazze adolescenti dell’Agesci, un po’ disfatte e un po’ sporchine, a Bologna appena scese dal treno, con lo zaino, immagino di ritorno da un campo scuola: parlottavano tra loro, parlavano di cosa avrebbero fatto il sabato sera. Bellissime.

La settimana scorsa ho rivisto una amica pensionata, Zaira, oramai anziana ma con due occhi tanto vispi da abbagliare di curiosità chiunque li attraversi . Zaira si mantiene in forma, sempre ordinata, stenta a camminare: è rimasta bellissima. Da sposare.

Ieri sera sul treno di ritorno da Roma, davanti a me una ragazza bellissima, forse una pittrice. Un viso da cui non riuscivo a distogliere l’attenzione, un corpo da sogno. Per un attimo il mio sguardo è sceso sul suo seno.Si è messa il golf. Touché! In imbarazzo per il restante viaggio, non ho più mosso i miei occhi dal giornale e dal paesaggio che passava attraverso il finestrino.

Mi è capitato di dire a mia moglie che mi sembrava un po’ “ingrassatina”. Lei di risposta: “è quello che offre il convento. Prendere o lasciare” .

Prendere! E spero che lei continui a prendere me. Lei si dichiara bellissima, è vero. Anch’io mi difendo.               

Edoardo Patriarca da PiuVoce.net