Le testimonianze di Michele, 38 anni, ricercatore, e di Giuliano, 31 anni, programmatore, che hanno ricevuto il Battesimo durante la veglia pasquale a Santa Francesca Romana dopo un lungo cammino di formazione di Marta Rovagna

La scoperta di una nuova esigenza. Della possibilità di vivere una vita radicati in Cristo. Di essere davvero presenti a se stessi. Una grande opportunità per la propria esistenza. Un tesoro che schiude un futuro di gioia. È questo il percorso e il traguardo dei catecumeni che, durante la veglia pasquale, hanno ricevuto il sacramento del Battesimo dopo un cammino di formazione durato diversi anni. Lo hanno compiuto nella parrocchia di Santa Francesca Romana all’Ardeatino, vicino a piazza dei Navigatori. A guidare il gruppo il parroco, don Fabio Rosini, che ha seguito personalmente gli otto catecumeni, provenienti da storie molto diverse.

Tra loro Michele e Giuliano, il primo trentottenne, ricercatore del Cnr e sposato da un anno con Ilaria; il secondo trentunenne, programmatore. Per Michele, figlio di atei, l’approccio al cristianesimo si è verificato in un momento particolare della vita: «Ho perso mia madre nel 2003 e mio padre nel 2005 – racconta – e, grazie a un amico, mi sono avvicinato alla Bibbia che ho iniziato a studiare con interesse. Poi ho conosciuto Ilaria, oggi mia moglie, e con lei, praticante, ho avuto modo di iniziare a conoscere il cattolicesimo». Michele, fino a qualche anno fa, pensava alla religione cattolica come a qualcosa di oppressivo, un modo di vivere e di approcciarsi alla realtà predeterminante. «Non mi ero mai reso conto – ammette adesso – che le mentalità atea e liberale hanno, ugualmente, una forte influenza sulla formazione di una persona, determinando ugualmente l’agire». Non essere stato battezzato, quindi, non ha significato essere «libero di scegliere», ma semplicemente vivere ed essere educato con altri valori e un’altra «bussola». Per Michele l’esperienza del catecumenato, vissuta da tre anni all’interno di una delle comunità neocatecumenali della parrocchia, e poi più specificatamente con il gruppo di catecumeni, è stata la scoperta di «un nuovo modo di stare al mondo e nella realtà, con la possibilità concreta di accoglierla, valorizzarla, cercando di amarla anche quando spiazza e disorienta».

Il catecumenato, pratica antichissima, presente sin dai primi secoli del Cristianesimo, è un percorso che dura diversi anni, finalizzato ad accedere al sacramento del Battesimo. I sacramenti dell’iniziazione cristiana sono amministrati ai catecumeni nel corso della veglia pasquale, dopo un periodo finale, di preparazione, quasi quotidiana, al momento conclusivo del percorso e centrale per il mondo cristiano, la Resurrezione di Cristo.

«Sono cresciuto in una famiglia che ha scelto di non battezzarmi perché non era interessata alla religione – racconta invece Giuliano -. I miei genitori erano più che altro indifferenti. Quando mi sono fidanzato con la mia attuale moglie ho iniziato a frequentare con lei delle catechesi di approfondimento sulle Dieci Parole, i “Dieci Comandamenti”, tenute da don Rosini a Santa Francesca Romana». Il primo impatto è stato forte: «Non ci ero andato con alcuna aspettativa, ma sono rimasto subito colpito – spiega -. Poi tutto è stato quasi automatico. Mi sono reso conto che non mi ero mai guardato dentro davvero e invece, piano piano, ho preso consapevolezza di me stesso». È iniziato così il percorso di catecumenato. «So, e ci dicono spesso – afferma Giuliano – che il Battesimo non è una bacchetta magica, ma è un processo che hai dentro e che cresce nel tempo, ma io mi aspetto una vita nuova, una gioia piena, come quella che ho assaggiato, in alcuni momenti, in questi anni. Come se avessi avuto l’antipasto e ora, ora desidero tutto il banchetto!». Per Michele l’attesa è segnata «da una grande stanchezza per questo periodo di preparazione così intenso, ma anche da tanta gioia. Per uno come me, con un percorso così lungo, per la mia età il Battesimo è un dono veramente prezioso e chiedo la forza di saperlo valorizzare, in modo che Gesù Cristo mi dia la beatitudine e la pienezza che promette a chi Lo segue. La mia speranza – conclude – è di godere di questa gioia».

6 aprile 2010

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