di Don Antonello Iapicca

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal dal cielo: “Tu sei il mio
figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.
(Luca 3, 15-16. 21-22)

IL COMMENTO

Gesù all’ultimo posto. Gesù in fila scende per ultimo nell’acqua del battesimo. In Giappone una delle tradizioni più forti e sentite è quella del cosiddetto “o-furo”, che consiste nell’immergersi ogni sera in acqua bollente per rilassarsi prima di dormire. Di norma l’ultima persona della famiglia che vi entra è la madre, mentre i primi sono gli ospiti, manifestando così il rispetto e l’attenzione accogliendole in casa quali persone di riguardo. Gesù ha dunque un cuore di madre, entra per ultimo nelle acque del battesimo, ormai sporche, ormai ricolme di morte e peccato. E così facendo, ci riserva il posto d’onore, a noi che meriteremmo ben altro. Gesù appare come una madre premurosa che, per puro amore, prende l’ultimo posto.
E’ un particolare importante. Al Giordano Gesù porta a compimento l’incarnazione, prefigurando la discesa sino alle profondità della terra della sua sepoltura. Il luogo del battesimo di Gesù è infatti – secondo studi archeologici e una serie di riferimenti biblici, testi bizantini ed altri testi medievali, e la tradizione ininterrotta della Chiesa Greca Ortodossa, custode dell’area – da ritenersi presso le sorgenti più basse del Fiume Giordano, ad est di Gerico, il punto più basso della terra, centinaia di metri sotto il livello del mare. Gesù compie ogni giustizia, la giustizia della Croce, scendendo tutti i gradini che hanno visto l’uomo precipitare in balia del peccato e del demonio. Dio si spinge sino alle regioni più remote dello spirito umano, laddove siamo persi, distrutti, incapaci di rialzarci. Scendendo nelle acque Gesù sperimenta l’abbandono, l’assenza di Dio che svuota la vita e la fa rimbalzare da un peccato all’altro. Quanti uomini si trovano invischiati tra violenze, omicidi, furti, prostituzioni, nelle maglie dei peccati più atroci. Dove non c’è Dio non vi sono più freni, tutto diviene lecito, si smarrisce il valore della vita, e così se ne può fare qualsiasi cosa. Gesù è sceso in quest’abisso di morte. Ha varcato il gradino più basso. Ultimo. Nessuno dietro di sé. Dietro l’ultimo, il più grande peccatore della storia, perchè anche lui, come sospinto da Gesù, potesse risalire alla vita e gustare le dolcezze dell’amore di Dio. Giù negli inferi è sceso a cercare le perle smarrite del Padre. E in quell’acqua da Lui santificata, ha lavato ogni peccato, ogni macchia, per presentare al Padre, immacolate e splendide, le perle ritrovate. Sì, agli occhi di Dio anche il più incallito peccatore rimane una perla preziosissima. Nessuno è spacciato definitivamente. Come nulla è davvero perduto nelle nostre vite. Il prezzo del riscatto è altissimo, infinito, fuori ogni mercato. E’ la vita del Figlio. Tanto valiamo, tanto vale il peggior e più indurito pecatore. Un pluriomicida, uno stupratore, un violentatore, un pedofilo, un truffatore, un terrorista, ognuno vale quanto la vita di Gesù. E’ così che Dio ha guardato, e guarda, e guarderà ogni uomo. Sino alla fine del mondo, sino all’ultimo sospiro d’ogni vita. Gesù scende nelle voragini della terra per aprire ad ogni uomo un cammino di salvezza, una via di fuga verso la libertà. Nelle acque del Giordano, come negli inferi dove discenderà deposto dalla Croce, Gesù incontra tutti noi peccatori. Ci incontra e ci abbraccia, ci stringe, ci carica sulle spalle e ci riporta in vita, strappandoci dall’assurdo, dalla solitudine, dall’abisso del peccato, dall’assenza di Dio. In quelle acque luride che hanno gettato fuori l’amore del Padre, le acque melmose delle nostre vite così spesso prede dei rancori, dei giudizi, delle mormorazioni, dei tradimenti, possiamo oggi incontrare il perdono, la misericordia, la Vita. E risalire con Lui, risorgere, emergere dalle acque e ritornare ad essere figli. Ormai libero dalla morte Gesù vede aprirsi il Cielo e ricongiunto l’uomo e il suo Dio, come canta il Preconio di Pasqua. Gesù, assorto in preghiera come in una liturgia, ha offerto la sua vita in sacrificio di soave odore; “Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l’iniquità e l’ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l’Egitto” (Dall’«Omelia sulla Pasqua » di Melitone di Sardi, vescovo, Capp. 65-67; SC 123, 95-101). Nelle acque del Giordano Gesù, come fu per Giosuè, riconduce il Popolo dei suoi fratelli alla Terra Promessa, alla libertà dei figli di Dio. Per questo può scendere la colomba, immagine dello Spirito Santo. Essa, scampata al diluvio che ha sepolto ogni cosa, trova in Gesù riemerso dalle acque la dimora dove poter permanere. E tutto questo si compie oggi nella nostra vita. Passiamo dunque con Gesù alla vera libertà, lasciamoci alle spalle il diluvio che ha sepolto le nostre esistenze, quel rancore, quella radice velenosa che ci tiene in discomunione, quella concupiscenza che ci spegne il sorriso. Emergiamo oggi con Gesù dalle acque, alziamo lo sguardo verso il Cielo aperto per noi, lasciamo che lo Spirito Santo prenda stabile dimora in noi. Soprattutto, abbandoniamoci all’amore infinito di Dio che, in Cristo suo Figlio, ci riporta alla dignità di figli. Figli prediletti, nei quali Dio desidera compiacersi. E’ inaudito, ma è proprio così. In Cristo anche il peggior delinquente può sentirsi dire d’essere il Figlio amato, prediletto di Dio, oggetto d’ogni sua compiacenza. Anche ciascuno di noi, non importa se abbiamo vissuto da schiavi e figli del demonio obbedendo alle su menzogne. Non importa perchè Cristo è sceso nelle acque del battesimo ed è riemerso; è morto ed è risorto, perchè nessuno di noi viva più per se stesso, ma perdendo e donando la vita per amore. Per questo Dio sì è fatto carne, perchè le Parole colme di tenerezza scese dal Cielo sul Figlio fossero oggi per noi, e per ciascun uomo. Figli prediletti, amati, esattamente come siamo. Figli nei quali Dio si compiace, proprio noi che ne siamo stati la vergogna e lo scandalo. Figli che da morti siamo ritornati in vita, perduti siamo stati ritrovati.