di Julio J. Gomez
Tratto da La Bussola Quotidiana il 6 giugno 2011

La notizia è arrivata come una bomba già alcuni mesi fa, provocando disagio e scalpore negli ambienti prolife spagnoli: in alcuni ospedali dove si pratica l’aborto esponenti della Chiesa cattolica fanno parte del Consiglio d’amministrazione.

Si tratta degli ospedali di san Pau (Barcellona), sant Joan de Déu (Esplugues de Llobregat), appartenente ai Fatebenefratelli, e sant Celoni (Tarrasa), situati nelle diocesi di Barcellona, sant Feliú de Llobregat e Tarrasa. La partecipazione ecclesiastica in questi ospedali non è irrilevante: all’ospedale san Pau, per esempio, la Chiesa occupa il 33% dei posti nel consiglio di amministrazione.

Questo disagio ha portato il sacerdote Ignasi Fuster alle dimissioni, il marzo scorso, non solo del suo incarico di vicepresidente del consiglio di amministrazione dell’ospedale di sant Celoni ma anche dal suo incarico di parroco, in nome dell’obiezione di coscienza. Ad aprile, un altro sacerdote, il padre Custodio Ballester, della diocesi di Barcellona, ha deciso di inviare una lettera al suo arcivescovo, il cardinale Luis Martínez Sistach, esprimendo la sua preoccupazione per i gravi eventi accaduti negli ospedali. Nella lettera, il padre Ballester sollecita “la denuncia pubblica e la fine di questa scandalosa situazione e di qualsiasi partecipazione, rappresentazione e connivenza della Chiesa Cattolica nei consigli di amministrazione degli ospedali della santa Creu e san Pau di Barcellona, dell’ospedale Generale di Granollers a Tarrasa, dell’ospedale di sant Celoni a Tarrasa, e dell’ospedale sant Joan de Déu alla diocesi di san Feliú. In questo modo sarà palese la impossibilità di collaborare in qualsiasi modo con un reato abominevole che chiede giustizia”. La lettera del p. Ballester non ha però ancora ricevuto nessuna risposta dal cardinale Sistach.

La lettera è stata inviata anche in Vaticano, e padre Ballester afferma di aver avuto assicurazioni da un funzionario della Segreteria di Stato che Roma non solo conosceva già il problema, ma si era anche pronunziato. “Il funzionario mi ha assicurato che il Vaticano aveva invitato i presuli di Barcellona, san Feliú e Tarrasa che la Chiesa doveva abbandonare gli ospedali, ma ancora non avevano risposto né obbedito all’indicazione”, dichiara il p. Ballester. La richiesta della Santa Sede è stata inviata almeno tre mesi fa, con una indicazione chiara: “Se la Chiesa è presente negli ospedali, non si possono avere aborti. Sevengono praticati, la Chiesa deve ritirarsi”.

Secondo la denuncia dell’associazione Cruz de san Andrés, in questi ospedali si praticano aborti chirurgici, chimici, sterilizzazioni, vasectomie e tecniche di riproduzione assistita almeno dal 2005. Secondo la stessa associazione, all’ospedale san Pau è possibile perfino trovare professionisti apertamente opposti agli insegnamenti della Chiesa in materia bioetica. È il caso del capo del dipartimento di Ginecologia, il dottore Joaquim Calaf, che si è manifestato pubblicamente favorevole all’aborto.

Davanti al silenzio e alla passività dei vescovi, un gruppo di sacerdoti e laici, riuniti nella piattaforma “Cataluña Vida Sí”, ha deciso di realizzare una manifestazione pubblica di protesta presso l’ospedale di san Pau il 25 di ogni mese. Il p. Ballester ha dichiarato all’agenzia ACI Prensa che “questo evento mensile vuole essere una manifestazione del dolore che produce nei fedeli la inattività dei vescovadi di Tarrasa, San Feliú e Barcellona, davanti al crimine abominevole dell’aborto, che si realizza nei loro ospedali”.

Il p. Ballester ha spiegato che “l’atto consiste in un raduno davanti alla porta dell’ospedale”, per poi “pregare il Rosario, chiedendo misericordia per i non nati e coraggio per i nostri vescovi”. L’atto si chiude davanti alla facciata della Natività del tempio espiatorio della Sagrada Familia con la recita dell’Angelus e la benedizione.