Una serie di esplosioni ha colpito diverse zone della capitale, provocando il crollo di alcuni edifici. Un kamikaze si è fatto esplodere in un ristorante del centro. A Kirkuk leader di governo e capi religiosi musulmani hanno partecipato alla veglia pasquale. I fedeli hanno pregato per la riconciliazione nazionale. Mons. Sako: Cristo risorto ci ricorda il valore del perdono.

Baghdad (AsiaNews) – È di 35 morti e 140 feriti il  bilancio, ancora provvisorio, di un attacco coordinato che ha colpito Baghdad. Una serie di esplosioni – almeno sei – hanno investito tre diverse zone della capitale. Un attentatore suicida ha distrutto un ristorante nel centro. Intanto i leader cristiani irakeni hanno festeggiato la Pasqua invocando “pace e riconciliazione” su tutto l’Iraq. A Kirkuk, nel nord del Paese, una delegazione del governo locale e capi religiosi musulmani hanno partecipato alle funzioni religiose cattoliche.

Secondo le prime ricostruzioni almeno sei attacchi coordinati sono avvenuti alle 10 ora locale, colpendo le aree a maggioranza sciita della capitale. Molte delle vittime sono civili, rimasti sepolti nel crollo di due edifici nel quartiere residenziale di Shula, a nord-ovest della capitale. Un kamikaze si è fatto esplodere in un ristorante ad Alawi, nel centro città, vicino al Ministero della cultura e all’ambasciata iraniana. Diverse zone colpite dagli attentatori sono roccaforti dell’Esercito del Mahdi, milizia legata al leader sciita Moqtada al Sadr.
Gli attacchi di oggi a Baghdad seguono la serie di attentati avvenuti il 4 aprile scorso nei pressi di alcune sedi diplomatiche, nei quali sono morte oltre 40 persone e altre 200 sono rimaste ferite. Tra gli obiettivi le ambasciate di Iran, Egitto, Germania, Siria e Spagna. Le vittime sono in maggioranza civili, perché gli attentatori si sono fatti esplodere in mezzo alla gente non potendo raggiungere le sedi diplomatiche.
Le violenze non hanno tuttavia impedito ai cristiani irakeni di festeggiare la Pasqua. A Kirkuk una delegazione di funzionari governativi e leader musulmani locali hanno partecipato alla veglia pasquale e alla messa. Una testimonianza di solidarietà alla comunità cristiana, vittima nelle ultime settimane di una serie di attacchi mirati e costretti in migliaia alla fuga verso zone più sicure o all’estero.
Mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, riferisce ad AsiaNews che la chiesa era gremita e le donne hanno colorato migliaia di uova “per distribuirle ai fedeli e ai rappresentanti del governo”. Una famiglia musulmana ha preparato un enorme pane da distribuire ai presenti. Circa 500 bambini che frequentano le classi del catechismo, invece, hanno offerto i soldi risparmiati in quaresima ai poveri della città, compresi i musulmani. “Il bambino che ha portato il denaro all’altare – sottolinea mons. Sako – ha detto che ‘con la preghiera’ si vince il male e il terrorismo”.
Durante l’omelia l’arcivescovo di Kirkuk ha sottolineato che “la risurrezione di Cristo ci ricorda i valori del perdono, della riconciliazione, della pace e della vita”. Il sacrificio e l’amore di Gesù, ha aggiunto  il prelato, sono “la magna charta per una vita umana dignitosa”. Egli ha inoltre spiegato che “l’emigrazione è un esilio… dobbiamo rimanere nella nostra terra e rendere testimonianza della nostra fede cristiana”.
“Nella chiesa cristiana e nelle moschee – ha continuato mons. Sako – si impara l’amore, la tolleranza e la cooperazione, per essere più vicini a Dio”. Per questo gli irakeni, sulla base delle norme della legge e dei valori spirituali, devono “lavorare per la riconciliazione” e superare le divisioni, che sono “segni della morte: l’unità è il simbolo della vita”. In quest’ottica, secondo il prelato, sarà importante “la formazione del nuovo Parlamento e del nuovo governo, capaci di imporre l’ordine e garantire stabilità”.