di Vito Punzi
Tratto da La Bussola Quotidiana il 15 settembre 2011

Appena due mesi fa il cardinale di Vienna Christoph Schönborn si è ritrovato nel duomo di Santo Stefano a celebrare il funerale di Ottone d’Asburgo, l’ultimo appartenente all’antica famiglia imperiale. Non pochi hanno voluto vedere in quella cerimonia la fine del glorioso cattolicesimo austriaco.

Nella capitale governata da decenni da amministratori di stampo socialista, Schönborn, l’allievo ed amico di Ratzinger, discendente di un’antica famiglia aristocratica, è da giugno sotto pressione a causa di una “Iniziativa per la disubbidienza”, che vede protagonisti ormai più di trecento sacerdoti austriaci. Guidati da Helmut Schüller, già uomo di fiducia e vicario generale del cardinale, sempre più uomini di chiesa azzardano un’opposizione al sistema di governo ecclesiastico che loro definiscono come “rifiuto romano ad effettuare una riforma da tempo necessaria”. Schüller era stato rimosso dal proprio incarico dallo stesso Schönborn nel 1999 e da allora è assistente spirituale in università e parroco a Probstdorf. Attraverso la sua faccia, ben sfruttata dai media, da giugno quello che prima veniva descritto come malessere serpeggiante tra le fila del clero austriaco è diventato ormai un vero e proprio stato d’animo dominante. Con l’eclatante appello alla coscienza personale di sacerdoti e fedeli lanciato da Schüller nessuno si sente più di escludere che possa accadere a breve un vero e proprio scisma: nell’odierna Austria c’è davvero aria di luteranizzazione.

Le questioni al centro dell’«iniziativa per la disubbidienza» non sono nuove e corrispondono per lo più con le richieste di gruppi e associazioni di cattolici cosiddetti “progressisti” di tutta Europa: l’ordinazione dei sacerdoti sposati, l’assunzione di compiti liturgici da parte delle donne, l’ammissione alla comunione di divorziati risposati, di protestanti e, in casi particolari, di fuoriusciti dalla chiesa cattolica. La stessa gestione delle comunità, visto il numero sempre più esiguo dei sacerdoti, dovrebbe essere piuttosto affidata ad amministratori laici. Infine, più che sperare in un dibattito interno che abbia per oggetto le suddette richieste, i firmatari della “Iniziativa” hanno dichiarato che inizieranno semplicemente a praticare quanto vietato dal papa.

Lo sdegno espresso dalla gerarchia non ha prodotto frutti particolari ed il consenso per la rivolta è andato crescendo anche tra gli studiosi ed i pubblicisti cattolici. Molto dure le parole di Anton Kolb, professore emerito di teologia: “Bavagli, rimozioni, repressioni, minacce, insabbiamenti, emarginazioni, denigrazioni e silenzi non potranno essere utilizzati più a lungo come legittimi strumenti di potere”. Nella sua risposta alla “Iniziativa” Schönborn non ha proposto alcun compromesso, piuttosto, “con indignazione e tristezza” ha esortato gli insubordinati ad abbandonare la chiesa cattolica: “L’ubbidienza cristiana è una scuola di libertà”, ha scritto. Vale la pena ricordare come negli ultimi anni il cardinale di Vienna si sia guadagnato una certa stima nell’opinione pubblica per aver assunto la difesa delle vittime di sacerdoti pedofili: fu lui a dar loro voce nella sua cattedrale, a istituire nel 2010 una commissione indipendente guidata dall’ex governatrice della Stiria, Waltraud Klasnic e a polemizzare con il cardinal Sodano, accusandolo di “insabbiare” e di liquidare come “chiacchiericcio” lo scandalo pedofilia (per questo venne poi “ripreso” da Benedetto XVI). Tutto questo potrebbe aver fatto credere ai sacerdoti disobbedienti di oggi di poter ricevere un qualche sostegno da parte dello stesso Schönborn. Ma non è andata così. “Ogni sacerdote”, ha scritto il cardinale “così come tutti noi, deve decidere se vuole continuare a percorrere il cammino insieme al Papa, al vescovo e alla chiesa, oppure no. Sicuramente, è sempre difficile abdicare ad alcune idee e concezioni. Ma chi nega il principio dell’obbedienza, disgrega l’unità”.

Chi ha usato parola altrettanto chiare quanto quella di Schönborn è stato mons. Gerhard Wagner, colui che due anni fa sarebbe dovuto diventare vescovo ausiliare di Linz. Dopo essere stato nominato dal Papa Wagner, d’impostazione tradizionalista, fu vittima di una feroce campagna di stampa e di alcuni confratelli dell’episcopato, tanto da essere costretto alle dimissioni prima della consacrazione. Wagner ha definito uno “scandalo” quanto sta accadendo tra i preti austriaci e non ha esitato a definire la “Iniziativa per la disobbedienza” “sponsorizzata dai boss che hanno in mano i media”. “Esiste così tanto bene all’interno della chiesa”, ha aggiunto in una dichiarazione di alcuni giorni fa alla “Oberösterreichische Nachrichten”, “e invece di valorizzarlo ce ne stiamo attaccati a questioni fossili”. Wagner è considerato un ottimo pastore d’anime e, nonostante l’ostile campagna massmediatica del 2009, è uno dei sacerdoti più stimati d’Austria. Sul tema del celibato non ha bisogno di molte parole: “Guardiamo alla figura di Cristo: non aveva moglie. E i discepoli l’hanno seguito anche in questo”. “Come si può dire che con l’abolizione del celibato potrebbero essere evitate tante frustrazioni”, ha aggiunto, “non ci sono forse molti uomini sposati frustrati?”