La Costituzione Italiana all’articolo 50 recita “ Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”.

L’art.109 del Capo XXV del Regolamento della Camera dei Deputati ( che nel raffronto con il Senato della Repubblica corrisponde agli artt. 140 e 141) recita :

  1. Le petizioni pervenute alla Camera sono esaminate dalle Commissioni competenti;
  2. l’esame in Commissione può concludersi con una risoluzione diretta ad interessare il Governo alle necessità esposte nella petizione ovvero con una decisione di abbinamento con un eventuale progetto di legge all’ordine del giorno;
  3. quando sia presentata una mozione su una o più petizioni, il testo della petizione è stampato e distribuito congiuntamente al testo della mozione relativa.

In questo momento vi è nel Paese, una situazione, quella del “budget del ricoverato”, situazione, se vera, molto delicata, importante, grave ed allucinante per la salute dei cittadini.

In breve, i tagli ai Bilanci Sanitari Regionali potrebbero essere utilizzati per praticare l’eutanasia nei confronti di tutti i pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere, cioè limitare in nome del risparmio il diritto alla vita ed alla salute restringendo i tempi di degenza per fasce dì età ( quindi favorendo pazienti giovani con problemi acuti )

ed in qualunque condizione di salute si trovi il “paziente”sia esso disabile, in tarda età od in fin di vita ( quindi sfavorendo pazienti con problemi cronici ) .

Nel nostro sistema sanitario si stanno verificando, se sono vere le voci che circolano tra i cittadini che riguarderebbero gli ambienti ospedalieri, logiche di convenienza, che ci allontanerebbero (se vere) dalla solidarietà e dal rispetto per l’individuo.

Infatti, il“budget del ricoverato” determinerebbe una situazione drammatica ed inquietante in quanto per ragioni di risparmio, finito quel “quid“spettante ad ogni degente, il malcapitato, soprattutto se malato cronico handicappato disabile, anziano od in fase terminale,verrebbe dimesso e rimandato a casa.

Ma quale legge impone questo “comandamento”?

Nella migliore ipotesi verrebbe trasferito nelle RSA ( Residenze Sanitarie Assistite), sempreché ci sia il posto disponibile visto che sono quasi sempre al completo.

A Roma e nel Lazio per un “taglio” sanitario regionale di bilancio, 1.200 pazienti nelle strutture alternative di riabilitazione dovevano essere dimessi entro il 31 dicembre 2009 e rinviati alle loro residenze. Quindi, in ultima analisi, ci sarebbe il rientro a casa con quale prospettiva di assistenza e cura si desidera sapere.

Se questo dovesse avvenire, il paziente verrebbe condannato a lenta sia essa breve o lunga agonia , che possiamo considerare una mascherata eutanasia “fuori” dalla logica di ogni legge ed ancora non conforme all’ordinamento giuridico italiano.

Secondo un possibile terribile “progetto”, tutto da verificare, la sanità avendo risorse modeste, deve stabilire delle priorità come quelle di concentrazione della spesa orientata solo, ripeto, sui giovani e sui malati acuti.

Questa cultura, che non ho nessuna remora a definire maltusiana o genetista, se si sviluppa comporta una situazione gravissima in quanto ingenera nell’opinione pubblica convinzioni devastanti sul piano sociale e diseducative per i giovani, portati a credere che gli anziani altri non sono che un peso inutile.

Sussiste, quindi, una palese contraddizione con gli sforzi della ricerca scientifica per l’allargamento della speranza di vita.

La sanità italiana, che occupa tra i Paesi Europei l’ultimo posto, deve la propria situazione deficitaria agli sprechi ed al mal utilizzo delle risorse finanziarie.

E’ una sanità molto malata, come vede Signor Ministro della Salute, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri!

Il nostro vuol essere un richiamo forte al Parlamento Italiano, al quale abbiamo indirizzato una Petizione col n.911 al Senato della Repubblica e col n.787 alla Camera dei Deputati per meno parole e più fatti, ma soprattutto per conoscere la verità.! Quid est veritas ?.

Ma ancora il Parlamento non ci risponde.

Ho tentato di chiedere spiegazioni, ma le risposte sono, come al solito, con le logiche di convenienza che se tali ci vorrebbero allontanare dalla solidarietà e dal rispetto per l’individuo-persona.

In una parola una singolare interpretazione della Costituzione Italiana troppe volte richiamata, ma non materializzata.

Ma nelle mie reminiscenze del diritto pubblico, mi sono ricordato che le petizioni sono espressioni della volontà dei cittadini, i quali in tale maniera esercitano il principio ( art.1 ) della “sovranità popolare” , che si esplica mediante la democrazia diretta ( referendum, plebiscito, petizione) e quindi inoltrate affinché le Istituzioni ( quindi come nel caso in esame sia la Senato della Repubblica e sia alla Camera dei Deputati ), hanno l’obbligo di un democratica attenzione, valutazione e risposta che nel contesto della urgentissima Petizione da me inoltrata ( col n.787 assegnata alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e col n.191 assegnata alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica ) ancora oggi gennaio 2010 non mi viene comunicata.

Ma è stata inoltrata per il bene comune !

Vorrei aggiungere che il diritto di petizione spetta a tutti, cioè ad ogni cittadino maggiorenne e costituisce un mezzo di collaborazione di tutto il popolo all’opera legislativa esplicata dalle Camere Legislative, perché permette a chiunque di segnalare le necessità, le aspirazioni, le esigenze popolari di carattere generale.

E non mi si dica che le petizioni vengono prese in considerazione quando vi è in esame un progetto di legge, od “altro”, come dire che un incendio non viene spento dai pompieri perché si deve restare in attesa della pioggia che il buon Dio ci manda dal cielo.

Ed intanto il “budget del ricoverato”, se vera questa condizione, costituisce una forma, ripeto, di eutanasia , che conoscendo la sensibilità del nostro Parlamento deve dare immediata chiarificazione alla pubblica opinione ed al rispetto della dignità dell’uomo, uno dei pilastri dell’antropologia umana.

Previte

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